Era felice. Il calore delle fan europee lo riempiva di gioia perché alcune di loro li avevano aspettati per mesi ed anni senza smettere un secondo di supportare la loro musica in un continente così lontano dalla madre patria. Jungkook rimaneva piacevolmente colpito ogni volta che facevano un concerto in uno Stato nuovo dove non erano mai stati perché le fan preparavano cartelloni e scritte in coreano e lui davvero si sforzava di imparare qualche parola in più lingue possibili per ricambiare il favore. Avrebbe voluto saper parlare perfettamente inglese ma gli sarebbe piaciuto imparare anche il tedesco, lo spagnolo, l'italiano, il cinese e il giapponese, magari il filippino e il thailandese. Avrebbe voluto che qualche genio dell'informatica inventasse un dispositivo capace di trasferire competenze linguistiche perché parlare e comprendere le sue fan di tutto il mondo era il suo desiderio più grande.
Atterrare in un paese come l'Inghilterra, la Germania, la Francia e sentire un'intera arena cantare le loro canzoni in una lingua così diversa lo riempiva di orgoglio. L'amore che un artista prova per i propri fan non può essere paragonato con nient'altro al mondo.
Jungkook si era davvero divertito in Europa, i primi concerti a Londra ed Amsterdam erano andati bene e lui era stato bene ed era riuscito ad esibirsi senza problemi.
L'unica cosa che gli dispiaceva era che una mattina, dopo essere atterrati a Berlino, decisero di uscire per fare un po' i turisti e visitare una città mai vista prima d'ora ma Taehyung disse che preferiva rimanere in hotel perché si sentiva particolarmente stanco. E la mattina dopo, quando vennero portati all'arena per fare le prove, Taehyung non era con loro. Jungkook chiese al manager come mai ma lui rispose di non preoccuparsi, chiese agli altri membri ma tutti sembravano straniti tanto quanto lui. La spiegazione arrivò qualche ora prima del concerto quando Taehyung arrivò nel backstage con il volto stravolto, gli occhi arrossati, la mascherina davanti alla bocca e una sciarpona a coprirgli la gola. Quella mattina si era svegliato senza voce e con un fortissimo mal di gola. Non sapevano se quella sera sarebbe riuscito a cantare.
"Prima Jungkook con l'influenza, poi Seokjin che quasi si sloga una caviglia durante una coreografia, ora Taehyung senza voce. Ragazzi ma che succede?" disse Hoseok non appena ebbe appreso la notizia.
"Secondo me siamo stanchi, sono mesi che siamo in tour. È la prima volta che sosteniamo un tour così importante, tante date, tanti Stati, troppi aerei in troppo poco tempo." Spiegò Namjoon.
Taehyung scrisse nelle note del telefono che era davvero dispiaciuto ma che aveva intenzione di richiedere una qualche pastiglia a base cortisonica per potersi esibire quella sera e poi ci fece leggere. Namjoon non era convinto perché il cortisone è un medicinale davvero forte e temeva che una volta passato l'effetto, Taehyung avrebbe potuto stare ancora peggio e non poteva continuare a prendere questi medicinali per giorni solo per portare a termine le date europee. Alla fine trovarono un compromesso, qualcosa che potesse dare sollievo alla gola del biondo per qualche ora, per migliorare leggermente la situazione.
Poco prima che il concerto iniziasse, tutti si erano posizionati sulla pedana e stavano aspettando il segnale per salire. Jungkook tirò leggermente Taehyung per la manica.
"Andrà bene, fai quello che ti senti."
Il biondo annuì senza rispondere verbalmente, fece un piccolo cuore con le dita della mano in direzione del minore e gli sistemò dolcemente i capelli sulla fronte.
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A metà concerto tutti si ritrovarono nel backstage per il cambio prima di tornare sul palco. La prossima canzone sarebbe stata The Truth Untold e la vocal line era la prima ad essere stata preparata.
Jin, Jimin, Taehyung e Jungkook in pochi minuti si ritrovarono di nuovo sotto la pedana e il maknae si sentì tirare la maglia dalla schiena. Si girò verso la persona che stava cercando la sua attenzione.
"Kookie mi devi fare un favore." Gli disse Taehyung.
"Tutto quello che vuoi." Rispose il minore, prendendo la bomboletta di ossigeno che stava usando il maggiore per respirare aria pura, puntandogliela alla bocca e aiutandolo, spremendola contro il suo naso e la sua bocca.
"Non riuscirò a fare gli acuti e neanche ad armonizzare quin-"
"Hyung non ci pensare, lo farai e anche se stonerai, non vorrà dire che non sai cantare."
"No Jungkookie, non lo potrò fare. Mi conosco e conosco il mio fisico, la mia gola non me lo permetterà perciò ti prego, ti scongiuro, fallo tu per me. Non voglio sentire silenzio durante le mie parti ma se fosse la tua voce a riempire le mie linee, mi sentirei meglio."
Jungkook lesse la disperazione negli occhi di Taehyung e annuì, fece quegli acuti e armonizzò con Jimin e Seokjin per coprire la mancanza della voce del più grande anche se continuava a pensare che non ce ne sarebbe stato bisogno perché le fan avevano capito che non stava bene e si erano messe a cantare le sue parti talmente forte che il maknae faceva quasi fatica a sentire la base in cuffia.
Finito il concerto a Jungkook gli si spezzò il cuore perché Taehyung pianse e pianse per molto tempo mentre Jimin lo abbracciava e cercava di tranquillizzarlo, accarezzandogli la testa e asciugandogli le lacrime. Il castano si chiese se quello che stava provando lui ora, fosse la stessa cosa che avevano provato i suoi hyungs quando era stato lui a stare male poco tempo prima o in passato.
Pensò che questa volta avrebbe voluto essere lui a prendersi cura del maggiore ma il biondo era testardo e dopo essersi calmato, decise di salire da solo sulla prima macchina pronta e tornare in hotel da solo. Ma Jungkook non demorse e non appena mise piede nella sua stanza, attaccò il telefono alla carica e corse in camera di Taehyung sperando di non trovare nessuno al di fuori di lui.
Bussò.
"Jiminie sto bene, sto per andare a dormire." Sentì dire da dentro la stanza.
"Sono Jungkook." Silenzio.
Poi si sentirono dei passi e il rumore della serratura che scattava. Taehyung aprì la porta e accolse Jungkook con un immenso sorriso sul volto.
"Vieni Kookie, pensavo fosse Jiminie perché mi aveva detto che sarebbe passato per vedere come stavo."
"Com'è che improvvisamente riesci a parlare? Anche se si sente che sei giù di tono."
Taehyung prese una scatola dal comodino e la mostrò a Jungkook.
"Quante ne hai prese?"
"Una, non ne prenderei di più. Volevo solo dormire tranquillo. È come se avessi degli spilli in gola, non riesco neanche a bere tanto dolore ho. Almeno ora che comincia a fare effetto riesco a parlare."
Jungkook scoppiò a ridere.
"Che voce sexy V-ssi." Disse tra un sorriso e l'altro.
"E a te piace questa voce sexy." Rispose Taehyung con tono di chi stava flirtando, facendo arrossire il più piccolo.
"Vabbè ora che ho visto che stai bene poss-"
"No aspetta." Il biondo lo prese per il braccio, impedendogli di varcare la porta per andarsene. "Rimani ti prego. Se sto da solo potrei finire per leggere i commenti del concerto di stasera e ci starei troppo male se mi capitasse qualche critica."
Jungkook richiuse la porta alle sue spalle e rientrò nella stanza, ovviamente non se lo fece ripetere due volte. Gli aveva scaldato il cuore sapere che se fosse stato Jimin l'avrebbe mandato via ma invece a lui aveva chiesto di restare.
"Vuoi vedere cosa ho trovato nel cassetto del comodino?" Gli chiese Taehyung dopo qualche secondo di silenzio. Jungkook annuì curioso e il biondo recuperò un mazzo di carte da Uno.
"Ommioddio!" il maknae scoppiò a ridere, ricordandosi quanta fatica avevano fatto lui e gli altri per spiegare al biondo come si giocava, senza ottenere buoni risultati. "Ti prego giochiamoci tipo ora, ho proprio voglia di stracciarti!"
"Ehi, pensavo fossi venuto qua per farmi sentire meglio!"
Decisero di sedersi sul letto e mentre Taehyung mescolava e spartiva le carte, Jungkook stava provando a rispiegare come funzionava il gioco con tutta la pazienza che aveva in corpo. La prima partita fece apposta a perderla per motivare il biondo che altrimenti si sarebbe stufato nel giro di pochi minuti. I due ridevano talmente forte che avevano paura di star disturbando tutto l'hotel ma si trovavano così bene quando erano insieme che non potevano trattenersi. Il maggiore sembrava un'altra persona, era totalmente cambiato da quando il maknae era comparso nella sua stanza e Jungkook fu immensamente felice di sapere che era lui la causa della gioia dell'altro.
Giocarono 7 partite di cui 5 vinte da Jungkook e 2 vinte da Taehyung solamente perché il più piccolo fece finta di perdere.
"Smettila di imbrogliare, ti vedo che fingi di perdere!"
Ma Jungkook continuava a dire passo anche se di carte ne aveva, faceva finta di dimenticarsi di dire "Uno" per pescare altre carte finché Taehyung non si stufò.
"Okay dammi le tue carte, fammi vedere!"
"No V-hyung aspett-" Scoppiò a ridere quando il più grande gli fece il solletico e cercò di appropriarsi del suo mazzo ma Jungkook lanciò le carte in aria e spinse l'altro sul materasso che però si aggrappò alla sua maglietta, portandolo giù con sé. Un secondo prima erano seduti uno di fronte all'altro e il secondo dopo erano distesi sul letto, Taehyung sotto e Jungkook sopra, con le mani ai lati del volto del maggiore.
Smisero di ridere e si guardarono seri con il respiro affannato.
"Sei diventato davvero forte." Ruppe il silenzio Taehyung.
"Merito della palestra."
"Forse dovrei cominciare a farne di più anche io. Almeno poi potrei batterti nel corpo a corpo." Ma Jungkook al solo pensiero di Taehyung in canottiera e sudato in palestra, non ebbe la forza di rispondere. Non sapeva se spostarsi o rimanere sopra di lui, avrebbe voluto distendersi sul suo corpo e bearsi del contatto ma non credeva che il più grande glielo avrebbe permesso.
"Consigliami. Da dove dovrei partire?"
Domanda strana ma Jungkook decise di stare al gioco e rispondere sinceramente, riferendosi agli esercizi che era solito fare lui.
"Beh direi dalle gambe. Bisogna avere un forte appoggio, come quando balliam-"
"Quale parte delle gambe?" lo interruppe Taehyung.
"Polpaccio e coscia. Ci sono dei muscoli che-"
"Quale esatto punto del polpaccio e della coscia?"
Jungkook stava andando completamente in panico. Perché Taehyung lo stava guardando in modo così serio e tremendamente sexy? Perché gli stava facendo domande così precise? Jungkook si chiese se il grande volesse farsi toccare e approfittando della situazione decise che avrebbe portato questo flirt fino in fondo.
Con decisione prese tra le sue dita il polpaccio sinistro di Taehyung, stringendolo.
"Qua e-" cominciò, facendo poi scivolare la mano verso l'interno coscia del più grande, alzandogli i pantaloni della tuta per stare a contatto con sua pelle bollente. "-qua." Si rese subito conto di quanto gli piacque quel contatto perché rabbrividì, poté letteralmente sentire il brivido partire dal lembo di pelle che stava toccando e espandersi a tutto il corpo.
"Okay...poi?"
Il cervello di Jungkook stava andando in cortocircuito. Davvero Taehyung voleva che lui continuasse a toccarlo in quel modo?
"Glutei." Disse, continuando la sua salita, strusciando la mano contro la pelle del maggiore fino al arrivare alla sua natica e stringerla tra le dita da sopra la stoffa dei boxer. Taehyung ansimò, neanche ci provò a trattenersi. "Anche se sento che li hai già abbastanza sodi."
"Sei un esperto eh?"
"Spero di diventarlo, si." Dove aveva trovato il coraggio per dire che avrebbe voluto diventare esperto di culi, Jungkook proprio non lo sapeva.
In tutto questo avevano continuato a fissarsi, non avevano spostato lo sguardo neanche per un secondo. Non un momento di debolezza o imbarazzo. Tutto ciò che leggevano uno negli occhi dell'altro era pura eccitazione con la sola differenza che Jungkook sapeva dare un nome a quello che stava provando, Taehyung non ancora.
"Okay quindi polpaccio, coscia, glutei. Poi, a salire?"
Il castano guardò il biondo con fare provocante.
"La parte che più di tutte mi piace allenare, gli addominali." E con decisione sfilò la mano dai pantaloni del più grande, gli alzò l'orlo della maglietta e con lentezza disarmante sfiorò la sua pelle dal fianco fino allo stomaco, dove avrebbero dovuto esserci appunto gli addominali. Di fronte a questo movimento Taehyung non riuscì a controllarsi e automaticamente alzò le mani per aggrapparsi ai lati della t-shirt di Jungkook, stringendo forte e boccheggiando per prendere aria. Il castano realizzò solo in quel momento che stava davvero cominciando ad eccitarsi e che se avessero continuato, a breve Taehyung si sarebbe accorto di una presenza ingombrate tra le loro gambe ma a Jungkook non interessava davvero. Era la prima volta in assoluto che aveva la possibilità di toccarlo così, di guardarlo così e di vedere quanto gli stesse piacendo quel contatto, pelle contro pelle.
Ciò che fece un secondo dopo Taehyung, lasciò Jungkook senza fiato. Dopo aver subito per tutto quel tempo, il biondo decise di reagire e avendo la mano già sul fianco del castano, semplicemente mollò la stoffa per infilarsi sotto di essa. Così come aveva fatto il più piccolo poco prima, strusciò lentamente le dita sulla sua pelle, quasi giocando con il contorno degli addominali. Quel toccò fece venire un mancamento a Jungkook che dovette mettere in campo tutto il poco autocontrollo rimastogli per non spogliarlo e baciarlo li immediatamente.
"Che c'è Kookie? Rabbrividisci?"
Ma Jungkook non si lasciò andare, non avrebbe perso in questo gioco di seduzione.
"Sai cos'altro dovresti allenare V-ssi? Le spalle e le braccia. E sai come si allenano spalle e braccia?" disse con il tono più provocante che riuscì a trovare. "Con le flessioni."
Di nuovo sfilò la mano da sotto la maglia di Taehyung. Con le ginocchia gli allargò le gambe, posizionandosi tra di esse, appoggiò entrambe le mani il più vicino possibile ai lati del viso del più grande e cominciò a fare il tipico movimento delle flessioni. Facendo forza sulle braccia mentre si alzava e si abbassava lentamente. Lo fece una, due, tre volte e alla quarta notò che l'espressione di Taehyung stava cambiando, come se volesse altro, come se volesse di più.
"C-che stai facendo, f-fermati!"
"Fermami tu."
Ma Taehyung non si mosse di un millimetro, avrebbe potuto semplicemente spostarsi o spingerlo via ma non lo fece. Ogni volta che Jungkook si avvicinava, il biondo schiudeva le labbra, aveva il respiro affannato. All'ennesima discesa strusciò il proprio bacino contro il cavallo dei pantaloni del maggiore che ansimò forte, assecondando il movimento per cercare un po' di soddisfazione. Quello strusciamento rese debole Jungkook che mollò la presa e cadde sul corpo di Taehyung e senza ritegno a sua volta gli ansimò all'orecchio, sussurrando debolmente il suo nome, mentre entrambi continuavano con quel movimento di bacino. A quel richiamo il più grande lo fece alzare, prendendogli il viso tra le mani e fu allora che Jungkook pensò che fosse arrivato il momento, finalmente avrebbe avuto modo di assaggiare le labbra che bramava da anni.
Ma fu proprio mentre lentamente si stavano avvicinando che il rumore di qualcuno che stava bussando alla porta li spaventò. Si girarono in contemporanea verso la porta e Taehyung spinse via Jungkook con una forza che fino a pochi minuti prima non aveva o non aveva voluto mostrare a posta.
"Chi è?" chiese il maggiore.
"Chi vuoi che sia? Ti avevo avvertito che sarei passato!" rispose Jimin da dietro la porta. Taehyung si girò verso un Jungkook che aveva ancora un'espressione in estati e il respiro affannato.
"Gli apro..."
"è camera tua, fai quello che vuoi." Rispose il maknae, sperando con tutto sé stesso che il maggiore decidesse di mandare via Jimin e poi riprendere da dove erano stati interrotti.
Ma Taehyung spalancò la porta e lasciò entrare l'amico che appena vide Jungkook seduto sul letto, gelò sul posto.
"Ho interrotto qualcosa?" chiese titubante.
"Cosa? Ehm no, stavamo giocando a Uno." Rispose il biondo.
"Ma tu non sai giocare a Uno."
"Eh infatti Kookie ha vinto 5 partite su 7 ma temo abbia fatto finta di perdere le altre, vero?" chiese, rivolto al piccolo che non rispose, si limitò a sorridere ai due e si alzò deluso e frustrato, dirigendosi verso la porta.
"Koo no dai dove vai, rimani qua ancora un po', voglio giocare anche io a Uno con voi!" disse Jimin ma Jungkook era consapevole che non ne avrebbe avuto la forza.
"Hyung sono stanco, è meglio che vada."
"Si Jiminie, forse è meglio che Jungkook vada." Disse Taehyung, glaciale, abbassando poi lo sguardo.
Il castano salutò i due, varcò la porta che poi richiuse alle sue spalle e si avviò verso la propria stanza.
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Non appena Jungkook se ne fu andato, Taehyung si precipitò verso il letto e cercò velocemente di mettere meglio le coperte che con il peso dei loro corpi si erano spostate. Poi raccolse le carte, anche quelle cadute a terra. Aveva in testa mille pensieri ma stava cercando di tenersi occupato per non doversi soffermare su nessuno di essi.
"C'è un'atmosfera strana qui." Jimin ruppe il silenzio.
"Cosa intendi?"
"Cosa stavate facendo tu e Jungkook?"
"Stavamo giocando a carte."
"E giocare a carte ti eccita, Taehyung?"
Il biondo congelò sul posto e alzò lo sguardo verso l'amico che stava puntando il dito verso il rigonfiamento che aveva nei pantaloni.
"JIMINIE cosa stai dicendo?????" disse Taehyung, quasi urlando "è la cucitura dei pantaloni che sta così!" cercò di giustificarsi, negando l'evidenza.
"Mh, ti è anche tornata la voce?"
"Jimin sono serio ora, se non la smetti di provocarmi quella è la porta e ti caccio fuori." Risposte in tono glaciale e improvvisamente serio. Jimin quasi si spaventò per quel cambiamento da parte dell'amico ma voleva comunque fargli capire che in ogni caso lui c'era e che qualsiasi cosa sarebbe successa non l'avrebbe mai abbandonato. Si sedette sul letto in parte all'amico.
"Tae." Disse con un tono dolce e pacato.
"Mh?"
"Cosa sta succedendo?"
"In che senso?"
"Tra te e Jungkook. Cosa sta succedendo?"
Ci furono un paio di secondi di silenzio in cui Taehyung non seppe cosa rispondere perché in effetti una risposta non ce l'aveva proprio. Così si limitò a mentire, perfettamente consapevole che quello che stava per dire era una bugia.
"Niente. Tra me e Jungkook non c'è niente se non una profonda amicizia. Perché me lo continui a chiedere?"
"Perché continuo a non crederti e spero che prima o poi ti deciderai a dire la verità almeno a me che sono il tuo migliore amico, che ci sono sempre stato per te e che ti supporterò e sopporterò sempre."
Taehyung rimase di nuovo in silenzio e senza parole. Si sentiva sotto attacco ma Jimin non aveva ancora finito.
"L'hai guardato in faccia? Magari per te potrà anche essere niente, ma non credo che Jungkook la pensi allo stesso modo. Guardalo Taehyung, osservalo e glielo leggerai in volto."
"Vattene." Fu l'unica parola che gli uscì. Breve, quasi sussurrata, categorica.
Jimin non se lo fece ripetere. Si alzò e andò alla porta. La aprì e si girò verso l'amico che però non aveva intenzione di alzare lo sguardo.
"Se hai bisogno di me sai dove trovarmi." Gli disse un'ultima volta, prima di andarsene definitivamente.
Rimasto solo Taehyung prese il cuscino dal letto e lo lancio contro il muro, trattenendo un urlo. Si prese il viso tra le mani e nel piegarsi in avanti si rese conto che Jimin l'aveva beccato con un'erezione, piccolo problema che era ancora presente e non accennava a scendere.
Si alzò e corse in bagno. Si spogliò e si fiondò in doccia sperando che lo scroscio d'acqua fredda avrebbe potuto farlo ragionare più lucidamente e avrebbe aiutato a calmarlo ma così non fu. Più l'acqua gli scivolava addosso e più lui pensava intensamente alle mani calde di Jungkook che viaggiavano sul suo corpo, sentì il sospiro caldo di Jungkook che gli ansimava nell'orecchio. Pensò a quanto gli era piaciuto sentire le loro eccitazioni gonfiarsi allo stesso modo nello stesso momento.
E dopo aver pensato per la prima volta in vita sua che avrebbe volentieri baciato una persona del suo stesso sesso, ora si era ritrovato per la prima volta a prendersi cura della sua erezione pensando ad un ragazzo, uno in particolare. E mentre sentiva l'orgasmo salirgli alla testa, si immaginò di sbattere quel ragazzo al muro e baciarlo con forza.
Spense l'acqua e si accasciò sul pavimento della doccia, fisicamente soddisfatto ma emotivamente stremato. Realizzò che non poteva più ignorare certi pensieri, doveva farci i conti. Doveva farsi un paio di domande e cominciare a darsi un paio di risposte.