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Tra Odio e Desiderio

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Lei lo ha amato prima di chiunque altro.Ma lui ha scelto la sua migliore amica.Amélia:«So che innamorarsi del marito della mia amica scomparsa è proibito. Non importa se l'ho incontrato molto prima di lei, o se i miei sentimenti per lui sono nati anni prima della loro storia. Ho sempre amato Ethan Morel… eppure lui mi disprezza. Allora come ho potuto ritrovarmi tra le sue braccia, proprio la sera della commemorazione della morte di sua moglie? Credevo che quella notte avrebbe cambiato tutto tra di noi… ma mi sbagliavo. Completamente. Avrei dovuto capire fin dall'inizio che certe ferite non guariscono mai.»Ethan:«Ho sempre tenuto Amélia Delcourt a distanza. Tutti sanno che non la sopporto. Allora come ho fatto a finire per passare la notte con lei il giorno in cui piangevo ancora la donna che avevo amato più di ogni altra cosa? Credevo di poter cancellare quell'errore e riprendere il controllo della mia vita… fino al giorno in cui Amélia è tornata con una notizia capace di sconvolgere tutto. D'ora in poi, sono diviso tra la promessa fatta a una donna scomparsa… e i sentimenti proibiti che provo per colei che avrei dovuto odiare.»

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CAPITOLO 1
Capitolo 1: «Prima che tutto bruci» Flashback Liceo Saint-Cloud, otto anni prima Ci sono sguardi che ti segnano a fuoco. Amélia Delcourt aveva quindici anni quando incrociò quello di Ethan Morel per la prima volta. Non era uno sguardo destinato a lei – no, attraversava il cortile del liceo come una freccia, mirando un gruppo di ragazzi troppo rumorosi vicino alle spallette. Ma in quella frazione di secondo in cui i suoi occhi grigio-verdi avevano spazzato lo spazio, lei ebbe l'impressione che un filo invisibile si tendesse tra di loro. Un filo che avrebbe portato da sola per otto anni. Quel giorno, lui indossava una felpa con cappuccio grigia, le mani in tasca, l'aria di annoiarsi di tutto il mondo. I suoi capelli castani gli cadevano sulla fronte, troppo lunghi, e li respingeva con un gesto meccanico. Non l'aveva notata. Perché avrebbe dovuto? Lei non era che una seconda tra le altre, un'ombra silenziosa contro il muro di mattoni rossi. Tuttavia, aveva trattenuto il respiro. «Lo conosci?», aveva chiesto Clara al suo orecchio, con una punta di divertimento nella voce. Amélia aveva sussultato, sorpresa che la sua amica avesse colto il suo sguardo. Clara Rousseau – la sua migliore amica dall'infanzia, quella che condivideva le sue risate, i suoi segreti, i suoi panini al formaggio durante l'intervallo. «No, perché?», aveva mentito Amélia, distogliendo lo sguardo troppo in fretta. Clara aveva sorriso, quel sorriso malizioso che sfoggiava quando intuiva qualcosa. Ma non aveva insistito. A quell'epoca, Clara non sapeva ancora che Ethan Morel sarebbe diventato l'ossessione silenziosa della sua migliore amica. E Amélia non sapeva ancora che Clara avrebbe incrociato quello stesso sguardo tre anni dopo, un giorno di pioggia, in una libreria del centro. Ma tutto questo sarebbe venuto più tardi. Per ora, c'era solo quel primo shock. Elettrico. Inspiegabile. E profondamente solitario. L'ammirazione nascosta Amélia non avrebbe saputo dire perché si fosse legata a Ethan. Non era un ragazzo particolarmente accessibile. Rideva poco, evitava le folle, preferiva la compagnia dei libri a quella dei gruppi rumorosi. Le ragazze gli correvano dietro senza successo. Le ignorava con una cortesia distante, quasi fredda. Ma Amélia vedeva oltre. Lo guardava di nascosto, durante le lezioni, quando leggeva sotto il banco. Lo osservava in mensa, quando dava discretamente il suo dessert a uno studente di terza che non aveva niente nel piatto. Lo sorprendeva nei corridoi, che abbassava la voce per consolare una ragazza che piangeva dopo essere stata lasciata. Ethan Morel non era freddo. Era discreto. E in quella discrezione, Amélia vedeva una profondità che gli altri ignoravano. Non ha bisogno di essere visto per essere buono, pensava. E lo ammirava per questo. A sedici anni, aveva cominciato un quaderno. Non un diario intimo ordinario. Un quaderno nero, dalla copertina rigida, dove annotava tutto ciò che imparava su di lui senza mai affrontarlo. Le sue passioni (la fotografia, i film vecchi, il jazz). Le sue abitudini (un caffè nero senza zucchero, una mela verde tutti i giorni alle dieci). Le sue ferite (aveva perso la madre giovane, e suo padre si era chiuso nel silenzio). Clara conosceva l'esistenza di quel quaderno. Lo aveva scoperto per caso, una sera in pigiama, mentre Amélia era andata a prendere delle patatine. «È un quaderno da stalker», aveva scherzato Clara sfogliandolo. Amélia era arrossita fino alle orecchie. «Non è da stalker. È… osservazione metodica.» Clara aveva alzato gli occhi al cielo, ma non aveva mai giudicato. Al contrario, aveva promesso di aiutare Amélia a parlargli un giorno. Quel giorno non era mai arrivato. Perché Amélia era troppo timida, troppo consapevole del divario che li separava. Ethan apparteneva a un'altra sfera – quella dei ragazzi popolari senza volerlo, degli studenti brillanti senza sforzo, delle persone che attirano la luce senza nemmeno cercarla. Lei, invece, era quella che passava inosservata. Quella che si dimentica nelle foto di classe. Quella che sorride in silenzio, sistema le sue cose, non si lamenta mai. Potrei sparire domani, e lui non lo saprebbe nemmeno, si diceva. Così lo osservava. Da lontano. Di nascosto. E se ne accontentava. Fino al giorno in cui tutto crollò. Il temporale prima dell'incendio Presente – sera della commemorazione, un anno dopo la morte di Clara La pioggia cadeva su Saint-Cloud come un insulto. Amélia guardava le gocce scivolare sul vetro della sala delle feste comunale. Dietro di lei, un centinaio di persone mormoravano, bicchiere di vino bianco in mano, vestite di nero come per un secondo funerale. Clara avrebbe odiato tutto ciò. Lei che detestava gli omaggi pomposi, i discorsi melensi, le persone che piangono perché è ciò che ci si aspetta da loro. «Stai bene?», aveva mormorato Lucie, sua sorella, stringendole il braccio. Amélia aveva annuito senza rispondere. Mentire era diventato una seconda natura. Non sapeva perché fosse venuta. Per far presenza? Per onorare la memoria di colei che era stata la sua migliore amica, prima che la vita le separasse? O perché sapeva, nel profondo, che lui sarebbe stato lì? Ethan. Non lo vedeva dal funerale. Un anno. Un anno a evitarlo, a cambiare marciapiede quando vedeva la sua macchina, a far finta che non esistesse più. Ma lui era lì, quella sera. Da qualche parte in quella folla. Sentiva la sua presenza come una calamita invisibile, un bruciore in mezzo al petto. «È arrivato», aveva dichiarato Jade, sua collega e unica vera amica dalla scomparsa di Clara, indicando discretamente con il mento l'ingresso. Amélia aveva girato la testa suo malgrado. E lo aveva visto. Ethan Morel attraversava la sala come un fantasma. Il suo abito nero era impeccabile, ma i suoi occhi tradivano notti insonni. Era dimagrito. I suoi zigomi sporgevano, il suo mento si era scavato, e i suoi capelli – che portava più lunghi di prima – gli cadevano in ciocche disordinate sulla fronte. Non guardava nessuno. Avanzava meccanicamente, stringendo mani senza vederle, annuendo a condoglianze che non ascoltava. È distrutto, aveva pensato Amélia. Completamente distrutto. E nonostante tutto – nonostante il senso di colpa che le attorcigliava le viscere ogni volta che pensava a Clara – non aveva potuto distogliere lo sguardo. Perché lo amava ancora. Forse più di prima. Forse proprio perché era distrutto, e lei voleva ricomporre i suoi pezzi. Ciò che nessuno sa Nessuno in quella sala conosceva la verità. Vedevano Amélia Delcourt, l'ex migliore amica di Clara, quella che era rimasta discreta durante la malattia, quella che non aveva pronunciato un'elogio funebre, quella che si sospettava avesse preso le distanze ben prima della fine. Non sapevano che Amélia aveva passato ogni notte degli ultimi tre mesi di Clara a vegliare al suo capezzale, mentre Ethan dormiva su un letto da campo nel corridoio dell'ospedale. Non sapevano che aveva visto Clara sorridere per l'ultima volta dicendole: «Prenditi cura di lui.» Non sapevano che non avevano litigato – no, il dramma era molto più crudele. Il dramma era che Amélia aveva incontrato Ethan tre anni prima di Clara. Che era stata innamorata di lui senza mai osare dirlo. Che aveva presentato Clara a una festa pensando «non sarà niente, non le piacerà». E che Ethan aveva posato i suoi occhi grigio-verdi su Clara e non aveva mai più guardato Amélia. Questa era la verità indicibile. Il segreto che Amélia si sarebbe portata nella tomba. Aveva amato Ethan prima di chiunque altro. Ma lui aveva scelto la sua migliore amica. E non l'aveva mai saputo. Quella sera, in quella sala troppo riscaldata, mentre qualcuno batteva sul bicchiere per prendere la parola, Amélia sentì uno sguardo pesare su di lei. Alzò la testa. Ethan la fissava. Niente rabbia. Niente disprezzo – almeno non ancora. Solo… un'interrogazione silenziosa. Come se si chiedesse perché lei fosse lì. Perché non fosse fuggita come faceva da un anno. Amélia sostenne il suo sguardo. Un secondo. Due secondi. Cuore battente, fiato sospeso. Poi Ethan distolse gli occhi e si allontanò verso il bar. Non le aveva rivolto la parola. Non l'avrebbe fatto. Non quella sera. Ma qualcosa era appena successo. Un filo che si ri tendeva. Un fuoco che covava sotto la cenere. E Amélia sapeva, con la certezza delle notti insonni, che quella sera non sarebbe finita come previsto.

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