Dex tirò indietro la mano per ripescare lo smartphone dalla tasca e ridacchiò alla vista delle quindici chiamate perse dei suoi famigliari. Lo sollevò.
«Tu dici?»
«Chiama i tuoi, prima che Tony ti rintracci.»
«Li richiamo appena arrivo a casa. Grazie.» Dex salutò Littman e poi lo ringraziò di nuovo per l’aiuto che gli aveva dato nel mantenere la stabilità mentale durante tutto ciò che era successo e che sarebbe arrivato in seguito. Si diresse verso l’auto a noleggio, nel garage. Non era così stupido da portare il suo gioiellino fino al palazzo di giustizia. Era difficile seminare i media su una Dodge Challenger arancione perlato. Se non fossero stati in centro avrebbe fatto mangiare loro la polvere, ma dato che erano in città sarebbe stato una preda facile.
Girando attorno all’auto per raggiungere il posto di guida, si sentì doppiamente grato di non aver preso la propria macchina, anche se la cosa non diminuiva la sua incazzatura. Gli avevano squarciato una delle gomme posteriore.
«Ma porca puttana.»
Diede un calcio allo pneumatico, come se servisse a ripararlo. Maledetta ruota, avrebbe dovuto farsi portare a casa da Littman. Aveva solo voglia tornare a casa, mangiare qualcosa e sprofondare sul divano. Grazie al Cielo esistevano i soccorsi stradali. Affondò la mano nella tasca per prendere il telefono e sentì qualcuno gridare dall’altra parte del parcheggio.
«Detective Daley!»
Alzò lo sguardo, d’istinto. L’aria defluì dai suoi polmoni in un attimo nel momento in cui qualcosa di duro lo centrò tra le scapole. Si piegò in avanti, un colpo sulla coscia lo scaraventò carponi con un grugnito di dolore. Era stato circondato da tre umani enormi, i visi coperti da passamontagna e guanti neri. Maledizione, da dove erano saltati fuori? Si mosse, con l’intento di alzarsi in piedi, ma uno di loro gli assestò un calcio nello stomaco, lasciandolo di nuovo senza fiato. Dex cadde bruscamente sul fianco, tenendosi le costole e lo stomaco indolenziti, i denti stretti mentre respirava con forza dal naso.
«Hai fatto una cazzata, Daley. Non avresti dovuto testimoniare contro il tuo partner.»
«Andate affanculo,» rispose lui sputando. Un altro calcio gli confermò che quella gente non amava troppo i chiacchieroni. Ovviamente non lo conoscevano. Con un lamento, si piegò leggermente per riuscire a vedere i loro abiti eleganti. No, forse lo conoscevano. «Chi vi ha mandati?» Non aveva bisogno di sapere la risposta. Inoltre, non gli interessava. Voleva solo avere abbastanza tempo per capire chi aveva davanti.
«La razza umana,» ringhiò uno dei tre.
Dex scoppiò a ridere. Che idiota. Non gli ci era voluto molto per fare due più due, dopo che aveva notato i vestiti e le scarpe nere lucide della gang. Imprecando, rotolò in avanti e premette la fronte contro l’asfalto. L’unica cosa strana di quel faccia a faccia era che non fosse successo prima. Perlomeno non erano lì per ucciderlo, solo per farlo sanguinare un po’. «Beh, ho capito l’antifona, potete andarvene a casa ora. Avete fatto il vostro dovere.» Ricevette un altro colpo sul braccio con un manganello, probabilmente lo stesso con cui lo avevano colpito alla schiena. Ragazzi, il giorno dopo gli avrebbe fatto male tutto.
Lo tirarono in piedi, due di loro lo tenevano, uno per ciascun braccio, mentre il terzo era in piedi davanti a lui. Dex chiuse gli occhi e si preparò, rimproverandosi di essere così codardo. Il pugno lo colpì proprio sulla mandibola, facendogli scattare la testa da un lato, e gli ruppe il labbro. Caaazzo, che male. Dex controllò con la lingua le arcate dentali per vedere se aveva perso qualcosa. No, non c’era niente di grave a parte il sapore pungente del sangue.
«Ehi! CPU! Mettete le mani dove posso vederle!»
Gli umani scapparono e Dex si mise in ginocchio. Due mani salde lo aiutarono ad alzarsi. Gli faceva male la schiena, il braccio, la coscia e la faccia gli pulsava per il dolore, e sentiva un nodo allo stomaco al pensiero di non aver reagito.
«Stai bene, Daley?»
Dex riconobbe quella voce. Alzò lo sguardo, stupito di scoprire che l’uomo che lo stava sorreggendo con un’espressione ansiosa stampata in faccia era il suo collega, il detective Isaac Pearce della Omicidi.
«Pearce?»
Il suo collega lo aiutò a camminare fino alla macchina e ve lo appoggiò contro, facendo una rapida stima dei danni. Sembrò rassicurato dal fatto che riuscisse a stare in piedi e scrutò il parcheggio, ma gli aggressori erano spariti. Riportò l’attenzione su di lui. «Stai bene?»
«Sì. Vorrei poter dire lo stesso del mio vestito.» Dex raddrizzò la schiena, trasalendo al dolore acuto che gli percorse tutto il corpo. «Che ci fai qui?»
«La solita convocazione, ma il tizio non si è presentato. È una bella giornata, perciò avevo deciso di fare due passi. Sono contento di aver cambiato idea.»
«A chi lo dici.» Dex fece una risatina, ma sussultò per il dolore pungente al labbro. Tony sarebbe uscito di testa per questa faccenda.
«Hai idea di chi fossero?» chiese Pearce preoccupato.
Sì. «No.» Dex scosse la testa, pulendosi la mano sui pantaloni del completo. «Degli umani incazzati.» Era già nella merda fino al collo, non serviva aggiungerne un altro strato. «Adesso, a dire il vero, voglio solo tornarmene a casa.»
«Beh, in effetti.» Pearce fece un cenno verso la gomma squarciata. «Vuoi un passaggio?»
Se avesse chiamato il soccorso stradale, Dex avrebbe dovuto aspettare che arrivasse qualcuno, che gli cambiassero la gomma – di certo non aveva la forza né la voglia di cambiare la ruota da solo – e poi avrebbe dovuto guidare fino all’autonoleggio. Oppure, poteva accettare l’offerta di Pearce e occuparsi dell’auto più tardi.
«Un passaggio sarebbe molto gradito.»
«Bene.» Pearce si illuminò. «Ho parcheggiato qui dietro l’angolo.»
Mormorando un “grazie”, Dex si diresse con Pearce verso la macchina del collega, una Lexus argento, molto più indicata per un detective della Omicidi. Almeno, era quello che avrebbe detto il suo ex partner Walsh. Non aveva mai approvato i suoi gusti. A pensarci bene, Walsh faceva sempre commenti maligni sul fatto che lui fosse un “figlio di papà”. Non li aveva mai presi troppo sul serio, ma col senno di poi c’erano grandi possibilità che Walsh fosse sempre stato uno stronzo sputasentenze. Aveva sempre fatto finta di non notarlo? E se l’avesse fronteggiato prima? Avrebbero potuto evitare tutte le conseguenze?
«Stai bene?» gli chiese di nuovo Pearce non appena prese posto sedile del passeggero, di fianco a lui.
«Sì, scusami. Sto ancora cercando di capirci qualche cosa.»
«Perché non mettiamo su un po’ di musica? Rilassati. Ti faccio scegliere anche la stazione.»
Dex emise un fischio leggero, agganciandosi la cintura di sicurezza. «Ti pentirai di avermi dato questo potere.» Accese la radio e navigò sul touchscreen fino a sintonizzarsi su Retro Radio. Rivolse un largo sorriso a Pearce quando la cassa sparò a tutto volume “Get Outta My Dreams, Get Into My Car” di Billy Ocean. Pearce lo fissò come se fosse impazzito e lui scoppiò a ridere. «Te l’ho detto che ti saresti pentito.»
Ridacchiando, Pearce uscì dal parcheggio. «Dove andiamo?»
«West Village, Barrow Street.»
Nonostante Bobby McFerrin gli stesse consigliando di non preoccuparsi e di essere felice, Dex ebbe qualche difficoltà a seguire il suo suggerimento. Magari fosse così semplice, Bobby. Magari.
Si spostarono con calma sulla Sesta Avenue, accompagnati per lo più da canzoni d’amore ed electropop direttamente dall’era della stoffa sintetica fluorescente, del taglio alla mullet con i capelli lunghi dietro e corti davanti e delle spalline imbottite, che ti regalavano un’apertura alare degna di un Boeing 747. Dex apprezzò che Pearce gli avesse concesso di rilassarsi anziché tentare un’inutile conversazione. Era strano stare nella sua macchina insieme a lui. In ufficio non si erano mai spinti più in là dei convenevoli, nonostante lavorassero entrambi alla Omicidi nel Sesto Distretto del CPU. In più, Pearce si era chiuso a riccio dopo aver perso suo fratello minore un anno prima, e nessuno del Sesto Distretto poteva biasimarlo. Anche Dex aveva un fratello più giovane e poteva solo immaginare quanto fosse stato difficile per il povero collega.
A quell’ora il traffico non era eccessivo, rallentarono soprattutto vicino al Tribeca Park e presero qualche buca sulla Sixth Avenue. In meno di dieci minuti stavano già imboccando l’affollata Bleecker Street. Forse poteva convincere Lou ad andare a prendergli un hamburger con patatine da Five Guys, giù all’angolo. Era pericoloso vivere lì con quel locale così vicino a casa. Accostarono davanti all’elegante palazzina in pietra arenaria in cui abitava e Pearce si voltò verso di lui sorridendo. «Eccoci qua.»
«Grazie per non avermi sbattuto fuori dalla macchina,» gli rispose Dex, spegnendo la radio.
«Ammetto che ci sono andato vicino quando hanno dato Jefferson Starship, ma poi ti ho visto tenere il tempo con le mani, con quel sorriso sdolcinato sulla faccia… Non ho avuto il coraggio.» Dex sbuffò e si appoggiò di nuovo al sedile, sorridendo quando Pearce scoppiò a ridere. «Sei un tipo strano.» Poi il sorriso di Pearce sparì e lui sembrò in imbarazzo. «Ci prendiamo un caffè qualche volta?»
«Certo.» Dex cercò di non lasciar trasparire la sorpresa dalla sua voce.
«So che non ci siamo mai parlati per più di due secondi, ma sei forte, Daley.» Pearce aggrottò le sopracciglia con aria preoccupata, cosa che lo fece sembrare più vecchio. Dex era poco più giovane di lui, ma il lavoro che svolgevano non li salvava di certo dal pericolo dell’invecchiamento precoce. «Stai attento. Mi spiacerebbe…» La voce di Pearce s’incrinò e lui si schiarì la gola. «Mi spiacerebbe se ti facessero del male di nuovo. Mio fratello, Gabe, credeva in ciò che faceva e guarda dov’è adesso.»
Dex corrugò la fronte, cercando di mettere insieme i ricordi dell’incidente. Rammentò che era stata molto dura per Pearce non avere accesso al caso. Ma dato che Gabe era un agente THIRDS, il CPU non aveva giurisdizione. «Pensavo che il tizio coinvolto fosse un informatore umano.»
Pearce scosse la testa. «Era un informatore del CPU, ma non umano. Era teriano. Un bambino.»
Merda. Suo fratello era stato fatto fuori da una spia teriana e Pearce aveva appena salvato un tipo che aveva testimoniato contro il suo partner umano in favore di un teppistello teriano. «E perché non mi stai prendendo a calci nel culo anche tu?»
L’espressione sul volto di Pierce divenne più preoccupata. «Se il tuo compagno è stato così stupido da lasciare che il suo pregiudizio intaccasse la sua decisione, si merita ciò che ha avuto. La verità è che ti ammiro. Non in molti avrebbero avuto le palle di fare ciò che hai fatto tu. Quel che è successo a Gabe… è un’altra storia.» Pearce sospirò, sembrava turbato. «Ti sto solo dicendo di guardarti le spalle. Ci sono un mucchio di fanatici in giro alla ricerca di una scusa per farsi giustizia da soli e le cose sono peggiorate da quando è stato trovato morto quell’altro UmanTeriano, un paio di mesi fa. Alcuni umani hanno sete di sangue.»
Pearce non aveva torto. Negli ultimi sei mesi erano stati assassinati due attivisti UmanTeriani e le prove portavano a un criminale teriano, il che significava che il caso ricadeva sotto la giurisdizione dei THIRDS. Sebbene l’organizzazione facesse del suo meglio per tranquillizzare i cittadini, tra umani e teriani stava per scatenarsi una tempesta, specie se non avessero preso il colpevole alla svelta. La deposizione di Dex contro il suo partner non poteva arrivare in un momento peggiore.
«Grazie della dritta, Pearce.» Dex uscì dalla macchina e chiuse la portiera, facendo un passo indietro per salutare il collega mentre ripartiva. Non appena l’auto si allontanò, Dex tirò un sospiro di sollievo. Adorava quelle stradine tranquille e costeggiate dagli alberi. Sorridendo dolente salì i gradini fino al portone. Finalmente era a casa. Infilò le chiavi nella serratura, le girò e cercò di aprire la porta ma rimase perplesso quando questa si bloccò a metà. Che diavolo c’era ancora? Era tenuta bloccata da qualcosa di pesante. Con un grugnito frustrato la aprì a forza, infilò piano la testa oltre l’uscio, turbato nel vedere lo scatolone pieno di CD e DVD aperto e un mucchio di altre cose che anziché lì avrebbero dovuto trovarsi nel soggiorno. Pensò subito ai ladri, anche se non aveva mai visto scassinatori che si fermavano a impacchettare la refurtiva.