LA CENA DEL VENERDÍdi Eleonora Della Gatta Ogni anno, in occasione del Natale, a Veneficio vedevo allestire sempre le stesse bancarelle. Dalla piazzetta principale del paese si irradiavano verso le vie laterali come sgargianti tentacoli fatti di suoni e profumi. Le strade si coloravano di musichette a tema, ragazzini imploranti e petulanti tiravano verso i loro balocchi preferiti mamme esasperate, che avrebbero voluto essere ovunque, tranne in mezzo al caotico sfavillio natalizio. La festa preferita di grandi e piccini ai miei occhi aveva perso il suo appeal da quasi un ventennio, di sicuro da quando, sei anni prima, erano morti i miei genitori. Occhieggiai in lontananza dolciumi colorati, cappellini di Babbo Natale, decorazioni chiassose da appendere agli alberi più kitsch, la soli

