Capitolo 01-2

2010 Words
Un uomo con un completo grigio, che portava con sé una cartella e una bracciata di fogli si immobilizzò sul posto, sgranando gli occhi. Dex gli fece cenno di andare dentro, ma dovette ripetere il gesto tre volte prima che reagisse. L’uomo corse veloce come il vento verso l’uscita dell’edificio, quasi sbattendo contro la porta a vetri nel suo tentativo di fuggire. Sloane fece segno di proseguire e Dex si preparò mentalmente, facendo un respiro profondo e buttando poi fuori l’aria. Era un agente dei THIRDS da otto mesi e a volte stentava ancora a crederci. Le piastrine identificative dell’organizzazione, premute contro la pelle sotto all’uniforme, gli ricordarono che non era più un detective della Omicidi, bensì un soldato. Gliele avevano conferite alla fine dei primi sei mesi, dopo aver passato brillantemente il suo periodo di prova. Nonostante la sua riluttanza iniziale ad unirsi ai THIRDS, dopo essere stato quasi obbligato dai burocrati del CPU, Dex non si era mai sentito tanto soddisfatto come nel momento in cui il suo tenente gli aveva messo quelle piastrine attorno al collo, di fronte a suo padre e a suo fratello che sembravano quasi traboccare di orgoglio. Quelle piastrine erano un promemoria della sua nuova vita e di tutte le persone che adesso contavano su di lui. La Destructive Delta lo aveva accolto e, nonostante l’esordio incerto, era sicuro di una cosa: non aveva alcuna intenzione di deluderli. Raggiunsero lo steccato di legno che li divideva dal retro della fabbrica. Sloane si fece da parte e fece un cenno a Dex. Aveva il compito di creare un varco. Finalmente qualcosa di divertente. Dex si voltò, permettendo a Sloane di prendere il kit Hooligan all’interno del suo zaino. Qualche istante dopo, Sloane gli porse un piccolo piede di porco, e Dex ne incastrò l’estremità tra due assi di legno prima di dargli uno strattone violento. Il legno cigolò e si frantumò. Afferrò l’asse allentata con una mano guantata e la strappò via. Dopo aver staccato la seconda, fu più semplice rimuoverne una terza. Si voltò per restituire il piede di porco a Sloane ma si trovò davanti due sguardi torvi. «Che c’è?» Ash indicò la palizzata. «Forse le tue chiappe umane rinsecchite ci passeranno, Daley, ma noi saremo fortunati se riusciamo a farci passare una spalla.» Diceva sul serio? Dex si girò di nuovo verso lo steccato, borbottando a bassa voce mentre conficcava di nuovo il piede di porco tra due assi. Non era colpa sua se i suoi colleghi teriani erano grossi come dei cazzo di bisonti. Gli andò bene che non finì a dover sradicare mezza palizzata. Si stava ancora abituando a fare parte di una squadra tattica, per giunta composta da teriani. Ci voleva del talento per passare inosservati quando si era armati fino ai denti. Passare inosservati se si pesava più di centotrenta chili, si era alti più di due metri e armati fino ai denti richiedeva un qualche tipo di magia voodoo. Stava ancora cercando di capire grazie a che razza di stregoneria Hobbs fosse riuscito a sparire dietro una Scion iQ, durante la loro ultima missione. «Muovi il culo, novellino,» brontolò Ash. «Ti piacerebbe, vero?» rispose Dex con un gemito, strappando via un’asse particolarmente resistente. «Devi proprio smettere di squadrarmelo, amico, altrimenti comincerò a farmi delle idee.» Ridacchiò quando Ash lo insultò a bassa voce. Una volta finito, Dex porse il piede di porco a Sloane, che lo rinfilò velocemente nel suo zaino. Il caposquadra gli diede una pacca sul braccio per segnalargli che aveva fatto e il giovane si spostò di lato, per tornare di nuovo in formazione. Dex si bloccò, guardando Ash con aria dubbiosa. «Non ti guardo il culo, Daley. Nemmeno se tu fossi l’ultima cosa scopabile su questo pianeta.» Dex fece un grande sorriso. «Quindi stai dicendo che sono scopabile?» Dio, quanto adorava mandare Ash fuori dai gangheri. Era troppo facile. Ash lo spinse attraverso la palizzata. «Dico che se non chiudi il becco, la prossima volta che guarderò il tuo culo sarà mentre sto prendendo la mira per sparargli.» «La prossima volta?» Dex scoppiò a ridere. «Oh, merda. Keeler mi ha guardato il culo.» «Sloane,» grugnì Ash. Sloane scosse la testa mentre si nascondevano usando i grossi macchinari attorno al cortile della fabbrica di insegne. «Dex.» Non era proprio un avvertimento, più un promemoria amichevole di chiudere la sua boccaccia. Comunque, Dex guardò Ash da sopra la sua spalla. Stava sorridendo con aria compiaciuta. Dex mimò con le labbra la parola «spione,» facendo sparire il sorrisetto di Ash in uno sguardo torvo. Così andava molto meglio. Corsero velocemente lungo il lato dell’edificio, tenendo lo sguardo fisso sull’obiettivo dall’altra parte della strada. Si acquattarono sul terreno che presentava chiazze di erba secca, dietro a un piccolo bulldozer parcheggiato a pochi metri dall’ingresso posteriore della costruzione. Dex sentì nell’auricolare la voce calma di Sloane. «Letty, Rosa, posizione?» «Stiamo arrivando dietro l’ufficio.» «Ricevuto. Calvin?» «Stiamo per fissare la miccia detonante alla porta. Vuoi che…» Calvin venne interrotto quando uno sparo esplose nell’aria. «Calvin?» Sloane si avvicinò lentamente alla parte anteriore del bulldozer. Nell’auricolare arrivarono dei gemiti lievi e Dex si sentì il cuore in gola. Sloane continuò a imprecare mentre cercava di ottenere una risposta dal loro compagno di squadra. «Maledizione, Calvin, di’ qualcosa. Cosa diavolo è successo?» «Cecchini,» ansimò Calvin, il fiato corto mentre cercava di parlare. «Sto bene. Mi ha preso sul giubbotto. Cazzo, fa un male cane. Siamo sotto tiro.» Non appena finì la frase, esplosero altri spari. Provenivano da un punto poco lontano. Sloane fece capolino dal bulldozer per individuare il punto in cui si trovavano i cecchini. «Li ho individuati. C’è un pullman proprio di fronte a voi. Tutti i finestrini sono completamente distrutti. È stato svuotato. Penso che ci siano due cecchini dentro.» «Sembra che qualcuno non sia rimasto soddisfatto del loro servizio,» borbottò Ash. «Cael, l’area è sgombra?» chiese Sloane. «A parte i cecchini, affermativo. Nessun civile.» «Agente Stone, agente Taylor?» «Qui agente Stone. Area sicura.» «Agente Taylor. Area sicura.» «Ricevuto. Destructive Delta, attacchiamo. Via, via, via!» Sloane balzò fuori da dietro il bulldozer, seguito da Dex e Ash, diretti verso un coro di spari, scoppi e urla provenienti da tre posizioni. Fecero uno scatto verso la carcassa del pullman nera e dorata, e Sloane lanciò due bombe fumogene dentro uno dei finestrini rotti prima che irrompessero all’interno attraverso la portiera aperta dell’autista. «A terra! Mettetevi a terra, subito!» gridò Sloane. I due cecchini umani gettarono i fucili da un lato proprio mentre Ash li agguantava e li obbligava brutalmente a sdraiarsi sul pavimento del mezzo. «Mani dietro la schiena,» sputò fuori Ash, estraendo delle fascette di plastica dalla cintura multitasche e stringendole ai polsi dei due cecchini. L’avvertimento di Calvin arrivò tramite i loro auricolari. «Esplosione!» «Dex, le uscite laterali!» Sloane spinse Dex verso la parte anteriore del pullman. Corsero per la strada, diretti verso l’edificio di alluminio, mentre la porta del terzo garage veniva catapultata fuori dalla struttura in una nuvola di fumo, slittando poi lungo il terreno prima di lanciarsi oltre la sponda, dentro il fiume. Come se non ci fosse già abbastanza merda laggiù sul fondo. Dex e Sloane si posizionarono su entrambi i lati delle entrate più piccole, con le schiene poggiate sulla struttura di alluminio, e aspettarono. Non dovettero attendere molto. Le porte si aprirono, un fucile che sbucava dall’uscio accanto a Dex. Lo afferrò con la mano destra e spinse il gomito sinistro sul volto dell’uomo armato, facendogli schizzare la testa all’indietro e uscire sangue dal naso. Dex gettò l’arma sull’erba accanto a lui con una mano, e con l’altra puntò il fucile contro gli umani che uscivano tossendo e respirando a fatica, gli occhi iniettati di sangue e pieni di lacrime a causa del fumo. «A terra! Mettetevi a terra, subito!» ordinò Dex. «Le mani bene in vista!» Uno dei criminali cercò di allungare la mano sotto la sua camicia a scacchi aperta, ma Dex gli premette lo stivale sulla schiena, spingendolo in modo aspro a pancia in giù, contro il terreno. «Ho detto mani bene in vista!» Sganciò una manciata di fascette di plastica dalla cintura, si accucciò, sollevò il lembo della camicia del tizio e vi trovò una pistola. La gettò fuori dalla loro portata, poi avvolse una fascetta attorno ai polsi del tizio e le diede uno strattone extra, sufficiente a far sibilare l’uomo. Non appena ebbe finito di perquisire tutti e tre alla ricerca di altre armi e li ebbe ammanettati, si alzò e toccò l’auricolare. «Ne ho arrestati tre.» Rosa rispose con voce affannata: «Ne abbiamo presi quattro.» «Noi cinque,» aggiunse Calvin bruscamente, urlando qualcosa a uno dei criminali. Il suo compagno di squadra era suonato scontroso, ma d’altronde chi non lo sarebbe stato dopo essersi beccato una pallottola nel giubbotto antiproiettile? Dex fece un passo indietro, guardando divertito Ash che trascinava lì i due cecchini del pullman, che stavano praticamente penzolando sul terreno. Gli agenti teriani della Difesa dell’Unità Alfa erano tutti Superpredatori, grossi felini, ognuno di loro aveva la forza di due agenti umani. Quando le squadre si trovavano ad affrontare dei criminali teriani, erano circa alla pari, con un vantaggio dell’agente teriano che dipendeva dalla sua forma fisica, dalla sua abilità e dalla sua intelligenza. Quando affrontavano dei criminali umani, gli agenti teriani della Difesa non facevano il minimo sforzo. A Dex piaceva un sacco quella situazione di disparità. Sloane si avvicinò a Dex e gli diede una pacca di approvazione sulla schiena mentre comunicava gli ordini. «Beta Pride, Beta Ambush, raggiungeteci. Voglio tutti i sospettati in fila, chiappe a terra. Agente Taylor, agente Stone, cercate di strappargli qualche informazione.» Arrivati i colleghi della Beta Pride e della Beta Ambush, lasciarono i malviventi sotto la loro sorveglianza e Sloane fece cenno a Dex di seguirlo. Mentre camminavano si tolsero gli elmetti e li porsero agli agenti che incrociarono. Entrarono nell’edificio principale, ancora pieno del fumo dell’esplosione con cui Calvin e Hobbs avevano creato il passaggio. «Cos’abbiamo?» chiese Sloane mentre esaminavano ciò che li circondava. La struttura di alluminio sarebbe dovuta essere un garage a tre posti, invece era stata organizzata come una base, con pareti insonorizzate, due delle quali coperte da una serie di scaffalature metalliche e una terza disseminata di bacheche di sughero piene di mappe, articoli di giornale, bolle di spedizione e un mucchio di altri documenti. Al centro della stanza c’erano tre grossi tavoli di metallo con cibo, scatole, telefoni usa e getta, attrezzi da carpentiere e armi. Dex notò lo sguardo di Hobbs e seguì l’indice del collega silenzioso puntato verso una delle grosse scaffalature. Calvin raggiunse il suo partner e li chiamò tutti. «Acido solforico, nitroglicerina, batterie, timer.» Calvin prese una scatola di chiodi robusti. «A quanto pare, non progettano di distruggere soltanto edifici.» Bastardi malati. Era già abbastanza brutto che volessero piazzare delle bombe, ma costruirle con il preciso intento di mutilare e uccidere dei cittadini innocenti? Quanto potevano essere illusi per pensare di stare facendo del bene? Come se il crimine già presente in quella città non fosse abbastanza, adesso avevano a che fare con tutto un nuovo livello di follia. «Ci sono bombe già pronte all’uso?» chiese Sloane. Calvin scosse la testa. «No, solo i componenti, anche se Hobbs dice che non hanno abbastanza materiale. Pensa che forse erano a uno stadio iniziale, raccogliendo il necessario per prepararsi a fabbricare degli ordigni.» Lanciò uno sguardo a Hobbs e il suo grosso partner teriano annuì con aria cupa. «Okay, grazie ragazzi.» Sloane sospirò; Dex sapeva a cosa stava pensando. Se uno di quei bastardi non avesse spifferato qualcosa, non avrebbero avuto granché su cui lavorare. Togliere quegli stronzi dalla circolazione era una vittoria, ma finché non catturavano Isaac Pearce, il pericolo era tutt’altro che finito. Chissà quante altre basi come quella esistevano in città, e quante di esse avevano già degli ordigni in attesa di esplodere. Dex si avvicinò alle bacheche di sughero, nella speranza di racimolare un po’ di informazioni, un indizio qualsiasi, che gli indicasse dove trovare il capo dell’Ordine. «È tutto troppo ordinato.»
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