12.

1446 Words
Nel pomeriggio, come promesso, Kylie è venuta a casa mia e assieme ci siamo preparate. Dopo esserci vestite con i rispettivi abiti che abbiamo comprato quella sera, ha preso la decisione di finire di prepararmi lei per questa sera. Dice che mi farà più bella di quanto lo sia già. Abbiamo passato dieci minuti a discutere perché io dovessi togliere il reggiseno da sotto al vestito. E purtroppo ha avuto lei la meglio. Due ore dopo, sta ancora lavorando sui miei capelli e sul mio viso e io mi ritrovo ormai impaziente nel vedermi. "Ora posso?" le domando ansiosa. Mi ha persino costretta a non sbirciare nello specchio prima che il suo capolavoro non sia giunto al termine. "Ora puoi" risponde sorridente e soddisfatta. Mi posiziono davanti al mio specchio e rimango sorpresa. I miei capelli scendono lunghi in morbidi boccoli. Il trucco, che sembra esser stato fatto da una professionista, mette in risalto i miei occhi color cioccolato. Le labbra invece sono dipinte di un rosa tendente al rosso. Il vestito invece aderisce perfettamente al mio corpo e non lo ricordavo così bello come l'ultima volta. Mi ammiro e per la prima volta mi sento realmente carina. Così come sono, senza cambiare niente. "Non fare quella faccia Abby, dovresti valorizzarti di più. Perché sei perfetta anche senza questo trucco e questo vestito" mi dice guardandomi con sincerità. "Ora però bella fanciulla scappo perché non vorrei arrivare in ritardo e far aspettare il mio accompagnatore, per niente male" mi dice con un sorriso malizioso mentre raccoglie le sue cose che si era portata con se. "Vengo anche io, tanto credo che Chesley sarà qui a momenti" le dico seguendola. Già lo immagino a guardare l'orologio impaziente. Era abbastanza entusiasta FI questa festa. "Ci vediamo sta notte" mi saluta con la mano scappando via su quei suoi tacchi vertiginosi. Non so neanche come faccia a starci su. Mii padre che scendeva le scale si blocca nel vedermi e torna indietro, togliendosi gli occhiali da davanti agli occhi per potermi vedere meglio. "Caspita, complimenti Nathan. Hai fatto davvero un ottimo lavoro" dice complimentandosi da solo. "Come sto?" gli domando mostrandomi su ogni prospettiva. "Sei stupenda Abby. Mi ricordi tanto tua madre al nostro primo appuntamento. Le assomigli così tanto" mi dice accarezzando il mio viso con un sorriso nostalgico. Sorrido nel sentirlo parlare di lei e mi avvicino a lui per abbracciarlo. Non oso immaginare cosa farei senza di lui. Le sue braccia sono state per tanti anni fin oggi il rifugio più sicuro che abbia mai trovato. Il campanello suona e mi allontano da lui per aprire la porta. Davanti a noi si presenta un Chesley davvero elegante e sorridente. "Lui è il ragazzo con cui passerai la serata?"domanda mio padre cingendo i miei fianchi. "Si. Papà lui è Chesley un mio amico" li presenti prima che possa metterlo in imbarazzo con le sue frasi da papà pazzo e protettivo nei confronti della figlia. "Piacere di conoscerla signor Moore" dice lui stringendogli la mano. "Mi raccomando, tratta bene mia figlia. Mi sto fidando di te" gli dice lui dandogli una pacca sulla spalla. "Non aspettarmi, non so a che ora torno" gli dico lasciandogli un bacio sulla guancia. "Sei fantastica sta sera" mi dice Chesley mentre saliamo nella sua macchina. Ringrazio che ci sia buio, cosicché non possa vedere il mio rossore. "Grazie" lo ringrazio con un piccolo sorriso, portandomi una ciocca di capelli dietro alle orecchie. Quando arriviamo a scuola tantissimi studenti vanno e vengono o aspettano di entrare. Posso sentire la musica alta fin qui. Mi circonda le spalle con un braccio e assieme entriamo nella palestra. Immediatamente ci travolge un'ondata di aria calda e un forte odore di alcool. Senza esitare mi prende una mano e mi porta in quella che dovrebbe essere una pista da ballo, fra le altre persone, e balliamo. Tra una canzone e l'altra e un drink durante qualche pausa passiamo così metà della serata, e devo dire che non lo aspettavo così divertente. "Abby, sto per fare una cosa che desidero da troppo tempo ormai.. Scusami" mi dice e senza lasciarmi il tempo per poter realizzare o reagire mi bacia. Mi bacia con lentezza tanto che per un momento mi stavo lasciando andare. Metto le mani sul suo petto e con tutta la forza che trovo mi allontano da lui. "Chesley.. Mi dispiace, ma non posso" gli dico sentendo dentro di me tanta confusione. Troppa. "Sapevo avresti reagito così. Non volevo darti fastidio, ma ne avevo davvero bisogno" mi dice distogliendo lo sguardo dal mio. "Non mi hai dato fastidio ma non voglio che tu vada a pensare che potrebbe esserci qualcosa fra di noi" gli spiego sentendomi leggermente in colpa. Ma illudere le persone è la cosa più crudele che si possa fare. "Vado a prendere un drink, torno subito" mi dice come se volesse dimenticarsi di questo avvenimento. Forse è la paura che mi impedisce di provare dei sentimenti. La paura di rimanere sola un'altra volta. La paura di ricevere poco da chi hai dato tutto. I minuti passano e di lui non vedo manche l'ombra, dovrebbe essere tornato ormai. E se se n'è approfittato per darsela a gambe a abbandormi qui? Decido comunque di andare a vedere nel banco dove ci sono le bevande e del cibo, ma non lo vedo da nessuna parte. Mi siedo in un angolino e rimango a mangiare un tortino, con la speranza che ritorni da me. "Il tuo principe azzurro ti ha lasciata da sola?" mi domanda quella vocd a me tanto conosciuta. "No, è solo andato in un posto a prendere una cosa. Sta tornando subito" rispondo fredda, guardandolo a mal modo. "Sai, credo proprio che rimarrà ancora un pó in quel posto" mi dice mentre sorseggia con tanta tranquillità dal suo bicchiere. "Come lo sai tu?" gli chiedo inarcando le sopracciglia. "É solo un'intuizione la mia" risponde facendo spalluce. "Balli?" mi domanda poi, allungando la sua mano verso di me. "Ma non sei stato tu a dirmi che d'ora in poi avresti fatto finta di non conoscermi? Non mi hai neanche guardata. E ora mi chiedi se ballo con te?" gli domando stranita. "É tanto importante che io ti guardi?" mi chiede con un sorriso. "Comunque so di averti detto così ma non riesco a stare lontano da te per troppo tempo e il bello è che non so neanche il perché. Davvero non so il motivo, perché nonostante tu sia insopportabile, arrogante, fastidiosa e paranoica c'è qualcosa in te che mi trattiene" mi dice scuotendo la testa. "Suona ridicolo vero?" chiede ridendo nervosamente. "No" rispondo trattenendo un sorriso. Afferro la sua mano e con il suo aiuto mi alzo, seguendolo al centro della palestra. Alza la mia mano che tiene ancora stretta e l'appoggia sulla sua spalla, e così fa anche con l'altra. "Se ti avvicini non ti mangio mica" commenta notando la nostra lontananza. "Lo so, ma ogni volta che stiamo vicini tra noi succede sempre qualcosa" gli faccio notare. "Sono sicuro che non ti dispiaccia. Hai mai visto qualcuno ballare una canzone lenta con un metro di distanza fra loro?" "No, ma non saremmo un'eccezione" Fa scivolare una mano sulla mia schiena e mi spinge verso di lui. Colta di sorpresa e per via dei tacchi inciampo sui miei stessi piedi e mi ritrovo aggrappata a lui. "Così va meglio" mi dice ad un centimetro dal mio viso, muovendosi lentamente. Incerta appoggio la testa fra il suo collo e la sua spalla e mi lascio andare. Chiudo gli occhi ed improvvisamente è come se attorno a noi tutto fosse scomparso. Ho abbracciato tante persone nella mia vita, più delle volte per loro volere, e mai mi sono sentita così. Effettivamente è strano come riesca, solamente stringendomi fra le sue braccia, a cancellare ogni male dentro di me. E dentro di me sorge una domanda: perché non ho reagito ai suoi baci nel modo in cui ho reagito con Chesley. Non riesco a darmi una risposta concreta e per il momento credo sia meglio lasciarla in sospeso. Quando la canzone finisce e ne parte una più movimentata, mi prende una mano e mi fa fare una giravolta. Fa smorfie strane e passi talmente buffi da farmi scoppiare a ridere. "Sei bella quando ridi!" urla per farsi sentire affianco al mio orecchio. Posso sentire in questo momento il mio cuore scoppiare letteralmente. Da lui mi sarei aspettata una delle suoi commenti sulla mia scollatura o una delle sue battute, e invece ha preferito notare il mio sorriso. Lo guardo mentre canta a squarciagola spensierato e mi accorgo che forse ho sbagliato a giudicarlo per quello che sembra.
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