13.

2547 Words
La mattina dopo, che fortunatamente è di domenica, mi accorgo di aver dormito tantissimo. Ma sono ritornata dalla festa a tarda notte e per di più non ho più visto Chesley in circolazione. Mi dovrà dare una motivazione valida per avermi lasciata lì da sola. Scendo di sotto ancora assonnata con il mio bellissimo pigiama rosa con gli orsetti. Stavo per entrare in cucina per fare la mia colazione quando sorprendo mio padre con la sua adorata Sheryl, seduti l'uno davanti all'altra. Parlano a bassa voce e si guardano, nessuno dei due sembra voler staccare lo sguardo dagli occhi dell'altro. Ma rimango ancora più meravigliata quando mio padre scoppia a ridere, una risata così sincera, che ne rimango incantata. Non ricordo neanche l'ultima volta che l'ho visto sorridere con così spensieratezza, che mi viene da sorridere anche a me. "Abby! Non ti avevo vista, ti ho comprato la colazione che piace a te" mi dice accorgendosi solo ora di me. "Si, grazie" rispondo scuotendo la testa in modo da farmi tornare nella realtà. Avanzo silenziosa e mi siedo accanto a lui, divorando in ben che non si dica il croissant alla crema e la cioccolata. "Senti tesoro, avrei una cosa da chiederti" mi dice con uno strano tono, posso capire da come gesticola con le mani che è nervoso. Annuisco portando la mia attenzione su di lui, cercando di prepararmi psicologicamente a qualsiasi cosa abbia da dirmi. "Sta sera io e Sheryl vorremmo cenare assieme" mi dice, al che lo guardo interrogativa. So che c'è dell'altro, anche perché non è la prima volta che mangiano assieme. "E ci tenevamo alla tua presenza, che ne dici?" mi chiede con un sorriso. Sospiro e vorrei davvero dirgli di no, ma mi sta guardando con quei suoi occhi supplichevoli che non posso fare altro che acconsentire. "Okay" "Ah, sei la figlia migliore del mondo" mi dice baciandomi sulla fronte. "Fatti trovare pronta per le otto, andremmo in ristorante per oggi" aggiunge contento. La suoneria del mio telefono squilla e quando rivolgo il mio sguardo sullo schermo noto che un numero mi sta chiamando. É salvato come "Il più bello" con la faccina maliziosa accanto e so già a chi possa appartenere. "Cosa vuoi?" rispondo. "Lo so che sei felice di sentirmi, non cercare di nasconderlo con questo tono scocciato!" mi dice ridacchiando. "Per cosa mi hai chiamata?" gli domando sbuffando. "Devo portare Ice a passeggio e tu devi venire con me" "É un ordine? Se io non avessi voglia di venire con te? Mi spieghi perché devo accompagnarti?" "oddio Abby, sei davvero noiosa a volte! Alza quel tuo bellissimo culo dalla sedia e raggiungimi fuori" mi dice prima di chiudere la chiamata. Controvoglia percorro le scale e con molta lentezza mi cambio con qualcosa di più presentabile. Infilo dei semplici leggins e una felpa, le scarpe, il telefono ed esco di casa. "Tredici minuti, pensavo ci avresti messo come minimo mezz'ora" mi prende in giro. Tiene il suo piccolo cucciolo in braccio che non appena mi vede salta via, venendomi in contro. "Ciao" lo saluto con una strana vocina prendendolo fra le braccia, è davvero tenero. "Io non esisto?" mi domanda con una faccia offesa, incrociando le braccia al petto. "Sei un rompi scatole, mi ero appena svegliata. E poi, come ti è venuto in mente di salvarti in quel modo?" "Perché è la verità, semplice. Conosci per caso qualcuno più bello di me?" mi domanda presuntuoso mentre aggancia il guinzaglio al cucciolo. "Si, sono talmente tanti che non mi basterebbe una giornata. Magari quando ho tempo ti scrivo una lista" rispondo toccando il suo orgoglio. "Poi sarei io quello insopportabile, mai che dici qualcosa di gentile. Sai che con questo caratteraccio che hai nessuno vorrà stare con te?" mi dice con fin troppa serietà. "Lo so, ma a volte comportarmi così è l'unico modo per stare bene" rispondo abbassando lo sguardo. "Cosa vuoi dire?" "Se mi comporto così nessuno si avvicinerà a me, nessuno si affezionerà a me e io eviterò di starci male ancora. Fin'ora ha funzionato" spiego premendo le labbra. "Quindi è questo ciò che ti preoccupa? Non pensi che a volte valga la pena rischiare? Sono sicuro che non ti piace poi così tanto strare sola" "No, ma anche se non mi piace ne sono costretta. Nessuno vorrebbe avere accanto una persona come me e ne ho avuto la conferma" "Perché, cosa avresti tu di sbagliato? Magari eri troppo per quella persona di cui tu stai parlando, ma ti ha fatto credere il contrario" "Tante cose. Se fosse stata solo una persona probabilmente ci sarei passata sopra, ma l'hanno fatto tante persone. Il problema sono io, non loro" "Io non sono d'accordo. Significa che quelle persone non tenevano a te realmente. Perché se tieni ad una persona poco ti interessa se è capricciosa, impertinente e lunatica. Un pó come te" "Allora perché mi hanno fatto credere tante di quelle cose che si sono rivelate solo un inganno?" "Sono semplicemente persone che hanno ricevuto prima di te tutto ciò e l'hanno usato contro di te per sentirsi un pó meglio. Come appagati. In giro ci sono tante persone cattive, Abby" "Devi credere di più in te stessa, perché continuando a pensare tutte queste cose che hai detto non potrai mai andare avanti del tutto. Solo avendo fiducia in te puoi fare qualcosa. Ci sono persone che invece vorrebbero davvero darti il meglio di loro, ma tu facendo così potresti ferirle o allontanarle" "A te sembra facile, ma non lo è per niente. Sai quante volte ci ho provato? Quante volte mi sono ripetuta di essere forte? Eppure, ogni volta qualcuno calpestava quel poco di fiducia che avevo" "Non ho mai detto che sia facile, pensi che la mia vita sia tutta rose e fiori? Ma Abby, davvero vuoi sprecare la tua vita a stare male per cose accadute in passato? Per persone che magari ora se la spassano? Se sorridi tutto è più facile" "Quindi mi stai dicendo che dovrei dare una possibilità a Chesley?" gli domando, tornando in me. "Cosa? Che c'entra quel caprone ora?" "Perché caprone?" "Perché ogni tipa con cui stava se la facevano con me dieci minuti prima che si vedessero. Non dirmi che non hai mai notato le corna che ha fra i cepelli!" "Cioè lui non me lo ha detto apertamente, però dal suo comportamento nei miei confronti, sembra che io gli piaccia. So che fa ridere" "Ah ma è palese. Voglio assolutamente sapere cosa ti dice. Come minimo una di quelle frase fatte che si cerca appositamente il giorno prima e se le studia a memoria" "Smettila di prenderlo in giro, è un ragazzo fantastico, al contrario tuo!" "Comunque sia, io non mi riferivo a quel caprone. Insomma, come fa a piacerti? Ha una faccia da rammollito!" "Ma chi ha detto che mi piace? Ho solo detto che è un fantastico ragazzo. E poi non puoi dire che la sua faccia sia brutta" "Giusto hai ragione, a te piaccio io" risponde con talmente tanta sicurezza che io rimango di stucco a boccheggiare indignata. "Con te non si può mai parlare!" esclamo nervosa aumentando il passo. "Chi tace acconsente" urla dietro di me con uno stupido sorriso sulle labbra. "Ma io sto parlando, o sei sordo? Senti? La la la la la" dico facendogli la linguaccia. "Perché non vuoi ammettere che sono bello? Ti costa tanto?" ritorna sull'argomento, al che sbuffo sonoramente. "Ma se ne sei così tanto sicuro di esserlo perché vuoi che te lo dica proprio io? Chiedilo a qualcun'altra!" "Perché adesso ci sei tu e quindi voglio sentirlo dire da te" "Questo significa che se ci fosse stata un'altra persona l'avresti chiesto a lei? Puoi anche far finta che io non ci sia allora" "Adesso fai la gelosa? Voglio che me lo dici tu perché sarebbe diverso! Insomma, non devo pregare mai nessuno per dirlo e quando lo fanno e quasi noioso. Ma se me lo diresti tu sarebbe più bello perché di solito tu mi insulti!" "Ma che ragionamenti fai?" gli chiedo allibita. "Ti prego" mi dice facendo il labbruccio e gli occhi dolci, un pó come i bambini piccoli quando vogliono un giocattolo. "Okay! Sei bello!" esclamo esasperata. "Grazie" mi sorride raggiante, lasciandomi una veloce carezza sul mento. Sta davvero impazzendo. "Ora che ci penso, questo pomeriggio dovrebbe venire a casa mia per finire il progetto di storia. Sempre che sia ancora vivo" dico pensierosa, ricordandomi solo ora. "Posso spiegartela io, sono bravo in storia e sono sicuro che apprenderesti al volo. Prenderai una A sicuramente con il mio aiuto" mi dice felice. "Voglio proprio vedere se sei così bravo come dici, genio" gli dico ridendo, mi diverto troppo a stuzzicarlo. "Facciamo così, pranzi con me e poi studiamo" mi propone. Lo guardo incerta e andrei contro la mia volontà se dicessi di no. "Anche Ice vuole che stai con noi, così almeno lasci tuo padre un pó con la compagna" mi sorride ed è piuttosto convincente. "Rimango solo perché Ice è troppo tenero" rispondo sorridendo di ricambio. Scuote la testa e con me al mio seguito torna a casa sua. Assieme apparecchiamo la tavola e prepariamo della semplice pasta, che risulta essere più complicata con lui che non smette di aggiungere gli ingredienti sbagliati. "Aveva troppo sale" ripeto per la centesima volta buttandomi sul suo divano. "A me piaceva, ti lamenti tanto però te la sei mangiata tutta!" mi rinfaccia sedendosi al mio fianco con il libro di storia in mano. "Solo perché avevo tanta fame, non ti credere!" rispondo incrociando le braccia. "Cominciamo, ascoltami bene perché dovrai ripetere ciò che ti sto spiegando" mi dice aprendo il libro sulla pagina segnata. Inizia a spiegarmi ciò che devo studiare rendendolo più facile e riassunto. Alzo lo sguardo sul suo viso, mentre lui tiene gli occhi su quelle pagine concentrato, e senza volerlo osservo le sue labbra che si muovono velocemente. In me si accende il desiderio di toccarle ancora una volta, come se non fosse mai abbastanza, come se non potessi stancarmi mai di sentirle sulle mie. Mi mordo il labbro inferiore e senza pensarci sopra, con un movimento quasi spontaneo mi avvicino a lui impossessandomi della sua bocca. Inizialmente rimane rigido, sorpreso dal mio gesto, ma non passa molto prima che mi prenda per la vita e mi avvicini maggiormente a lui. Mentre chiudo gli occhi, nuovamente ci ritroviamo soli, in quel posto che assomiglia tanto ai miei sogni. Nello stesso in cui mi sono immaginata di essere quando stavo fra le sue braccia. Ci baciamo con lentezza, le nostre labbra si sfiorano con delicatezza e appoggio la mia mano sul suo petto. Mi piace sentire il suo cuore che accelera di battiti, come il mio. Ma le cose belle durano poco e ad interrompere il nostro momento ci pensa la suoneria del mio telefono che non smette di squillare. Raccolgo tutta la mia buona volontà e mi stacco da lui afferrandolo. Quando leggo il nome di Chesley per poco non svengo, notando che Brooklyn ha letto. "Pronto?" rispondo con un colpo di tosse, sistemandomi i capelli che avevo un pó disordinati. "Abby..sono fuori da casa tua, dobbiamo completare il lavoro di storia. Ricordi?" mi chiede e improvvisamente non so più cosa rispondere. "Eh.. Si, solo che.. Arrivo" rispondo chiudendo la chiamata. "Poi mi chiedono perché lo odio, è mai possibile che questo deve sempre stare stare in mezzo?" mi domanda scocciato, alzandosi assieme a me dal divano. "Dove vai?" gli chiedo. "Ti accompagno fuori, ti dispiace?" mi domanda con un sorriso che non promette nulla di buono. Avanzo silenziosa verso la porta pronta a qualsiasi cosa, sia alla reazione di Chesley nel vedermi uscire da casa sua, sia a quella di Brooklyn. Sono sicura che non starà a bocca chiusa. Ed eccolo, fuori dal mio cancello che sposta lo sguardo da me a lui confuso. Tra noi c'è un silenzio tomba e posso vedere come si lanciano sguardi, che se potessero uccidere, sarebbero morti entrambi. "Sai, sei arrivato in ritardo, perché ci ho già pensato io ad aiutarla con storia visto che tu sei davvero lento. E non solo" dice facendomi l'occhiolino. "Andiamo" gli dico trascinandolo dentro casa, sono sicura di esser diventata più rossa di un pomodoro. Poteva anche evitare quella sua frase. "Cosa intendeva? Perché eri da lui?" mi chiede entrando dentro casa. "Dovrei essere io a fare le domande! Posso sapere perché mi hai lasciata sola alla festa? Se era uno scherzo è stato davvero pessimo!" gli chiedo ricordando solo ora, facendo riemergere la mia rabbia. "Non lo so che è successo Abby, quando ti ho detto che sarei andato a prendere un drink ne ho approfittato per entrare in bagno, ma ad un certo punto qualcuno mi ha chiuso dentro. Non riuscivo più ad uscire e per fortuna che un ragazzo mi ha sentito chiamare" mi spiega passandosi una mano fra i capelli. "Oddio.." esclamo ripensando alla festa, subito dopo che se n'è andato è comparso Brooklyn. Ora capisco quelle sue frasi sospettose. "Mi dispiace, ti ho cercata ovunque ma eri andata via e ho pensato che ce l'avessi per ciò che è successo. Non ho avuto il coraggio di chiamarti.." "No assolutamente, scusa se me la stavo prendendo con te. Studiamo?" gli chiedo aprendo per la seconda volta il libro di storia davanti a me. Passiamo la serata tranquilli a scrivere appunti ed esporre ciò che abbiamo studiato, a turni. Verso il tardi decido di prepararmi per la cena con mio padre e Sheryl. Ripenso al suo sorriso e per una volta mi sento in dovere di renderlo un pó più contento. Perciò indosso un vestito nero, abbastanza semplice ma elegante. Mi metto un rossetto rosso sulle labbra e infilo ai piedi le mie converse bianche. Quando scendo di sotto, lo trovo davanti allo specchio mentre si sistema la sua camicia bianca con un cipiglio sul viso. "Ti aiuto" gli dico ridacchiando, l'ha abbottonata saltando un bottone, e per questo risulta tutta storta. "Abby, sta sera cerca di comportarti bene con lei. Fallo per me, non vorrei succedesse qualche malinteso" mi dice preoccupato. "Stai tranquillo, per oggi farò la brava" gli dico sorridendo, in fondo se lui è felice lo sono inevitabilmente anche io. "Su andiamo, ci starà già aspettando sicuramente. Non vorrei arrivare in ritardo" mi dice ansioso prendendo le chiavi della sua macchina. Ci mettiamo in viaggio e un quarto d'ora dopo arriviamo a destinazione. Già dall'esterno sembra essere davvero bello. Sospira nervoso e assieme a entra all'interno, dove il calore e un buon odore di cibo ci accoglie. Cammina spedito verso il tavolo prenotato e fortunatamente non è ancora arrivata. Ne approfitto per prendere il menù e scegliere tutti i piatti che desidero, sotto lo sguardo divertito di mio padre. "Nathan! Eccoci qui" sento dire, ma troppo impegnata a leggere non le presto molta attenzione. "Lei è Maddison, mia figlia" aggiunge, solo allora alzo il viso dal menù, giusto il tanto per scorgere la ragazza che sta davanti a me. Mi guarda, e nell'esatto istante in cui i nostri sguardi si incontrano, capisco che mi porterà non pochi problemi. Lo capisco da come mi guarda, con quell'aria di superiorità, mentre tiene stretta la sua borsetta sbrilluccicosa e si attorciglia una ciocca bionda fra le dita.
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