La cena non poteva andare peggio, sono dovuta rimanere tre ore seduta su una sedia scomoda, a vedere mio padre che flirta con Sheryl, come un sedicenne. Per giunta, sua figlia, non ha fatto altro che lamentarsi e guardarmi male. La sua vocina è più insopportabile del rumore che fa quando raschia le sue unghie rosa fosforescenti sul tavolo.
Esco di casa a passi veloci e come se non bastasse, inciampo sul tappeto, facendo un volo di due metri per poi schiantarmi a terra.
Sento una risata dietro di me che non fa altro che convincermi a rimanere spiaccicata sul pavimento.
"Hai intenzione di rimanere lì tutta la mattina?" mi domanda colui che ha il potere di infastidirmi in soli due secondi.
Mi alzo da terra e mi aggiusto velocemente, esco di casa e proseguo il mio cammino verso l'inferno.
Sento le ginocchia bruciare e mi fa male la faccia, ma in questo momento sono troppo arrabbiata per poterci pensare.
"Abby! Santo cielo perché ogni volta mi ignori?" urla dietro di me, i suoi passi si fanno sempre più vicini.
"Cavolo Brooklyn, lasciami in pace una buona volta!" grido al limite della mia pazienza, sono davvero stanca.
Mi guarda in faccia e spalanca gli occhi, zittendosi di colpo.
"So che faccio schifo, ma almeno cerca di nasconderlo!" aggiungo sospirando, non ho neanche la forza di restare arrabbiata a lungo.
"Non fai schifo. Solo ti sei ferita, ti fa male?" mi domanda toccando la mia guancia.
"Non importa, arriveremo tardi a scuola" rispondo distogliendo lo sguardo dal suo, non so per quale motivo, ma non riesco a guardarlo per troppo tempo negli occhi.
"Non me ne frega se arriviamo tardi a scuola, non puoi andarci così" dice afferrando il mio polso deciso.
"Mio padre non c'è" gli dico, ricordando solo ora che ha il turno di lavoro di mattina.
"Fa nulla, andiamo a casa mia. Certo che a volte sei proprio sbadata eh" mi dice trascinandomi dentro casa sua, nella cucina.
"Stavo pensando, non mi ero accorta del tappeto" mi lamento.
"Scommetto che stavi pensando a me, puoi anche dirmelo. Posso capirti, so di essere irresistibile" dice mentre fruga dentro ad un cassetto.
"Non esagerare adesso, sei fin troppo presuntuoso" gli dico sbuffando, prende una crema fra le mani e ne mette un pó sul dito.
"No, semplicemente sto bene con me stesso e mi piaccio, cosa in cui tu scarseggi. Stai ferma" mi dice tenendomi il viso con una mano e spalmando la crema con l'altra sulla ferita.
"Anche sulle ginocchia" gli dico alzando con cautela i pantaloni, sono talmente abituata a questo tipo di figuracce che neanche ci do peso ormai.
Mi lascio andare contro lo schienale della sedia e lo osservo, solo ora mi ricordo di ciò che ha fatto.
"Tu!" esclamo prendendolo in modo aggressivo per la maglietta, avvicinandolo a me. "Mi hai ingannata, hai rinchiuso Chesley in bagno alla festa e mi hai fatto credere che se n'era andato"
"Ci avrei scommesso che sarebbe tornato a dirtelo, che perdente. Comunque sia, è inutile che fai finta di arrabbiarti Abby, sappiamo entrambi che sei stata molto meglio con me la sera" mi dice ad un centimetro di distanza da me.
"Si ma non c'era bisogno, avresti potuto chiedermi di ballare con te lo stesso" rispondo deglutendo.
"Oh ma dai, hai visto come ti sta appiccicato? Avevo paura che svenissi da un momento al altro quando ti ha baciata, avevi una faccia" mi dice ridendo.
E faccio davvero fatica a controllarmi, non so neanche perché il mio cuore batte all'impazzata.
"Non bacia poi così male"
"Ne dubito, il migliore in questo campo sono io. E se non mi lasci andare potrei farti una dimostrazione" mi dice toccando le mie labbra.
Lo guardo incapace di dire o fare qualunque cosa, ma la verità e che ho tanta voglia di ribaciarlo.
E come se mi avesse letto nel pensiero, mi bacia. Ci baciamo di continuo, più lo facciamo e piú ne abbiamo bisogno.
E mi piace il modo in cui lo fa, il modo in cui sfiora le mie labbra. Mi piace il suo sapore e come passa le sue mani fra i miei capelli.
I suoi baci potrebbero esser paragonati ad una droga, ne voglio ogni giorno di più, pur sapendo in contro a quale male sto andando.
"Se continuiamo di questo passo non riuscirò più a smettere" mi dice allontanandosi con decisione.
"E smettila di leccarti le labbra" mi sgrida.
"Andiamo a fare colazione. Non te lo chiedo perché so che hai fame, tu ne hai sempre" mi dice ridacchiando. Lo seguo senza ribattere, un pó imbarazzata, ma anche perché non ho mangiato questa mattina.
In macchina, fra noi, regna il silenzio assoluto. Respiro a fondo e non posso far altro che pensare a quanto sia buono il suo profumo.
Ci fermiamo davanti ad un bar e osservandolo meglio mi rendo conto che è lo stesso in cui lavora.
Entriamo all'interno e ci sediamo sugli sgabelli che ci sono affianco al bancone.
"Buongiorno" dice con un sorriso alla ragazza che sta dietro al banco, mentre chiede il suo caffè.
"Brook" lo tiro per la manica del maglione, "le voglio tutte" dico guardando con amore il vassoio di ciambelle di ogni gusto e colore, esposte dietro al vetro.
"Tutte?" mi domanda stranito, "Ti verrà il mal di pancia con tutti questi dolci" mi dice facendomi sentire improvvisamente in colpa.
"Una sola" gli chiedo sbattendo più volte le ciglia.
"Una e basta" mi concede, le guardo una per una e sono davvero troppo invitanti per poterne scegliere solo una.
"Voglio quella azzurra" esclamo soddisfatta.
"Sta sera devo lavorare, volevo chiederti se potevi tenere Ice. Quando rimane troppo tempo da solo in casa finisce per combinare guai. Ti assomiglia" mi dice sorridendo.
"Sii, adoro quel cane" dico felice.
"Anche lui ti adora, ascolta più te che me" risponde alzando gli occhi al cielo, divertito.
"Guarda chi si rivede, non poteva iniziare peggio la mattina" commenta un'esemplare rosa fluo.
Maddison sta davanti a noi con una smorfia sul viso mentre si sventola ripetutamente i capelli.
"Hai ragione, si stava bene senza di te" rispondo con lo stesso tono, guardandola con l'aria più odiosa che posso assumere.
Sposta lo sguardo su Brooklyn che ci osservava confuso mentre beveva il suo caffè e gli sorride maliziosa, appoggiando una mano sulla sua spalla.
"Lui chi è? Scommetto che tuo padre non sa che sei qui a spassartela anziché essere a scuola" mi dice senza smettere di toccarlo.
"Piacere, mi chiamo io e Abby vorremmo stare soli" gli dice lui stringendole la mano.
Toglie subito la mano dalla sua con una smorfia e si mette dritta, spostandosi i capelli dietro alla schiena.
"Me ne stavo andando, ho cose più importanti da fare che stare qui con voi" risponde girando i tacchi.
"Sentiremo la tua mancanza" le rispondo guardandola un'ultima volta andare via sui tacchi come se il marciapiede fosse una passerella.
"Chissà quali sono le cose importanti di cui ha parlato. Si farà le unghie di una tonalità di rosa diverso? Oppure cambierà le scarpe con un paio più vistose?" gli chiedo sbuffando. Lui scoppia a ridere scuotendo la testa.
"Sei impossibile, posso sapere chi è?" mi chiede.
"La figlia della donna con cui si vede mio padre, non ha fatto altro che guardarmi con sufficienza. Avresti dovuto vedere come ha mangiato la pizza!"
"Odio a primo sguardo? Come l'ha mangiata?"
"Con forchetta e coltello, pezzetti piccoli quanto le mie unghie!" dico ripensando alla serata precedente.
"Era carina, ma ripensandoci ho preferito stare dalla tua parte. É stato meglio non andare contro l'ira di Abby" mi dice guardandomi con la coda dell'occhio.
"Perché mai? Sei ancora in tempo se vuoi, non sarà andata molto lontano. Io andrò a scuola, sono ancora in tempo per entrare alla seconda ora" gli dico cercando di apparire indifferente.
"Nah, non mi attirano più di tanto le bionde. Oltretutto non mi piacciono le ragazze facili"
"Cioè?" domando curiosa.
"Il genere come lei, ci stava palesemente provando. Non le interessava sicuramente conoscermi. Non vogliono impegni e se accettano una relazione è solo per farsi riempire di regali. Ci sono già passato. Preferisco le cose difficili"
"Ma le cose difficili sono complicate"
"Ma sono anche più belle. Tu saresti più soddisfatta di vincere una partita ad un gioco facile o difficile?"
"Difficile"
"Esatto. Sicuramente dovrai metterci più impegno, ma una volta ottenuta capisci che ne è valsa la pena" mi dice guardandomi intensamente.
Allungo la mano verso il pezzetto di ciambella che avevo lasciato posata sul banco e torno a mangiucchiarla.
Ogni volta riesce sempre a sorprendermi in qualche modo, rimango sempre affascinata dal suo modo di pensare.
Lascia i soldi sul bancone e assieme, molto silenziosamente, usciamo dal bar. Nel pomeriggio ci siamo visti solamente per lasciarmi Ice, è scappato direttamente a lavoro.
Aggancio il guinzaglio al cucciolo e decido di portarlo a fare una passeggiata cosicché possa approfittarne per fare un pó di esercizio.
Percorro le strade vicine al mio quartiere, solo ed esclusivamente quelle che conosco. Dopo l'ultima volta ho il terrore di perdermi nuovamente.
Un'ora dopo, mi siedo su una panchina e prendo Ice in braccio accarezzando il suo pelo grigio e morbido. É davvero un coccolone.
"Abby!" esclama con un sorriso Kylie.
"Hey!" la saluto con un sorriso, facendole spazio accanto a me. "Eri a fare compere?" le domando notando le buste con una marca di vestiti stampata sopra.
"Si! Ho preso delle magliette davvero fantastiche, un giorno te le farò vedere. Di chi è questo cane?" mi chiede toccandolo sulla testa.
"Di Brooklyn" rispondo.
"Brooklyn? E come mai ce l'hai tu?" chiede incuriosita.
"Aveva da fare e mi ha chiesto di tenerlo. Si chiama Ice, ho scelto io il nome. Non è adorabile?" le domando stringendolo. Si alza su di me contento e inizia a leccarmi il viso.
"A quanto pare siete molto amici, sono sicura che c'è qualcosa di più. O sbaglio?" mi dice inarcando le sopracciglia.
"Ma no" nego.
"Non mentire, sei diventata improvvisamente rossa in faccia" mi dice sorridendo furba.
"No, è solo che non so neanche io cosa c'è fra di noi" rispondo giocherellando con le dita nervosa.
"Siete usciti assieme?"
"No, è questo il bello. Però ho perso il conto di quante volte ci siamo baciati. Ormai lo facciamo di continuo, non ci capisco nulla Kylie!" le confido frustrata.
"Allora la cosa è più seria di quanto pensassi, ma fidati che se Brooklyn si avvicina ad una ragazza non è solo per divertimento o sfizio. Non è tipo da queste cose. Ti piace?"
"Cosa?" quasi grido strozzandomi con la mia stessa saliva.
"Hai sentito, ti ho chiesto se ti piace!" ride, dandomi un leggero colpetto sulla testa.
"Beh.. Non lo so, non posso dire che è brutto, perché ha un sorriso bellissimo. E anche le labbra, e i suoi capelli e poi una volta l'ho visto senza maglietta e ti posso assicurare che è.."
"E poi? Che altro? Come si comporta con te?"
"Non saprei come definire il nostro rapporto. Noi litighiamo sempre, per ogni cosa! Pensa che ha chiuso Chesley in bagno solamente perché voleva ballare con me, ha detto che non si sarebbe staccato da me! Però quando non discutiamo, a volte, mi dice delle cose davvero belle"
"Abby fatti dire che sei cotta, si vede lontano un miglio. Fra un pó ti escono i cuoricini da tutte le parti" mi dice divertita.
"Cosa? Non è affatto vero, la mia si chiama attrazione fisica!"
"Ah ma smettila con questa idiozia, non ci crede più nessuno. Mentre mi raccontavi ciò avevi un sorriso enorme e un'aria sognante. Se fosse solo attrazione fisica non ti piacerebbero anche le cose che ti dice"
"Ma-ma ne sei sicura? Io non posso, non me ne sono resa conto. Avevo altro per la testa e ho dato per scontato la sua presenza" dico agitata.
"Ma non c'è niente di male a prendersi una cotta per un ragazzo, perché la fai così tragica? Non puoi certo decidere chi farti piacere o meno"
"Devo andare a casa. Si, devo fare.. delle cose per mio padre. Se torna e non mi vede a casa si arrabbia... Ciao" la saluto scappando letteralmente.
Mi butto sul divano di casa mia e infilo la testa sotto al cuscino, come se potesse assorbire in qualche modo i miei pensieri e tutto il casino che c'è nella mia mente.