"Sei pronta?" mi domanda Chesley accanto a me, mentre rilegge per la millesima volta il riassunto che abbiamo preparato per il progetto di storia.
"Si" annuisco cercando di convincere sia lui che me stessa, non sopporto questa materia, non riesco proprio a farmela entrare in testa.
"Senti, stai tranquilla. Andrà benissimo" mi rassicura appoggiando una mano sulla mia spalla.
"Fra l'altro non potrà mettermi un brutto voto, guarda questa cartina. É perfetta!" esclamo osservando il disegno creato da me.
"Tu sei perfetta" mi dice con tanta naturalezza, mentre io per poco non mi strozzavo.
Prendo un bel respiro e con tanta buona volontà mi faccio avanti, ripetendo mentalmente ciò a cui ho pensato durante questi giorni in cui non ci siamo visti.
"Senti Chesley, non voglio che tu fraintenda, e mi dispiace se ti ho permesso di pensare che fra noi potesse esserci qualcosa. Ma io ti vedo solo come un amico e ti capisco se non vorrai più avere niente a che fare con me. Ma io non riesco a vederti in un altro modo, sono così confusa" dico frustrata, sospirando.
"Tu mi piaci tanto Abby, anzi mi sei piaciuta sin da quando ti ho parlata la prima volta nel andito. Ma l'avevo già intuito, a quanto pare Brooklyn ha qualcosa in più che io non ho e che ti attrae"
"Cosa c'entra lui adesso?" domando agitandomi improvvisamente, questo ragazzo diventerà la mia rovina.
"Pensavo fosse per lui, non sono l'unico comunque che lo pensa. Tutta la scuola ne parla, niente sfugge alla gente se si tratta di Brooklyn. Soprattutto se è perché è scoppiata una nuova scintilla" mi dice facendo spalluce.
"É stato Brooklyn a dire questo? Io vado ad ucciderlo, sai quanto può far male un libro?" gli chiedo aggressiva.
"No, anzi. Per quanto lo odi è un tipo che si tiene tutto per se. Se parla di qualcosa, non rivela certo le sue nuove conquiste"
"Oddio ma cosa vi fa pensare che io sia una sua nuova conquista? O semplicemente che fra di noi ci sia qualcosa? Io e lui siamo solo amici"
"Puoi raccontarla a chi vuoi questa bugia ma non a me, perché è evidente da entrambe le parti. Hai visto come è geloso di te? Mi ha minacciato di non avvicinarmi a te, gli amici non fanno così. E tu, non ti accorgi neanche di come lo guardi, tutta sorridente talmente ne sei presa. Non appena senti il suo nome, subito scatti sull'attenti" mi dice fin troppo sicuro di se.
"Non può essere, non è così che doveva andare. Io non dovevo affezionarmi a nessuno di voi, e invece guardarmi. Non faccio mai quello che dico" mi lamento accasciandomi sul banco.
"Ah beh in questo caso direi, più che affezionata, innamorata"
"Assolutamente no, non provare a ridirlo. Io non sono innamorata, le persone innamorate sono altre. Io lo odio, è chiaro?" urlo disperata, mettendomi le mani nei capelli.
"Scusa, non pensavo te la prendessi tanto. Comunque è solo una mia intuizione, possibile che tu invece non lo sia" mi dice alzandosi anche lui.
"Perché è così, hai preso sicuramente un colpo alla testa. Tra me e Brooklyn non c'è e non ci sarà mai niente" dico decisa entrando nella classe dove verremo interrogati.
"Ragazzi se siete pronti potete anche venire davanti alla cattedra" ci dice la professoressa. Ci aviciniamo e fortunatamente Chesley prende il controllo della situazione, ripetendo ciò che abbiamo studiato alla perfezione.
Mi ha chiesto poche cose e ha apprezzato il mio lavoro, grazie al mio compagno, alla fine ci ha messo una A.
É orribile il modo insistente in cui tutte le persone che ci sono in questo corridoio continuano a fissarmi, non mi avranno mica presa per attrazione da circo.
"Abby, hey, Aspettami!" grida Kylie dietro di me, correndo nella mia direzione particolarmente felice.
"Come mai tutta questa euforia?" le domando curiosa.
"Devo raccontarti una cosa che mi è successa, però prima mi devo assicurare di una cosa" mi dice ricomponendosi.
"Cosa?" chiedo.
"Tu e Chesley siete amici o fra voi c'è del altro... insomma... per te cos'è?" mi chiede titubante.
"Anche tu per favore no, non iniziare con queste storie di chi mi piace, chi no, chi sta con me, chi non sta e cose simili. Io e Chesley siamo amici, ho chiarito con lui poco fa" le dico gesticolando nervosa.
"Bene, perché credo di provare qualcosa per lui. Ieri quando stavo tornando a casa stava facendo buio e siccome non abitiamo tanto lontani mi ha offerto un passaggio. Non so se hai presente quella sensazione strana che senti quando stai con quella determinata persona, dentro di me c'era il caos. E poi ha degli occhi, che visti da vicino, sono ancora più belli" mi dice con aria sognante.
"Ma non vi conoscevate già scusa?" le domando confusa, è buffa in questo momento.
"Si, solo che non ho mai avuto occasione di parlarci e mi chiedevo se per te fosse un problema.."
"Per me? Puoi stare tranquilla, io riesco a vederlo solo come un amico perciò se mi fai il favore di fargli passare me dalla mente, ti ringrazio" le dico sollevata.
"Ah ora non fare la presuntuosa, non pensarti chissà chi solo perché due bei ragazzi ci hanno provato con te!" mi dice con aria da finta cattiva.
"Ma non sto facendo la presuntuosa, anzi, sarei davvero felice se trovasse una ragazza che potesse volergli bene come merita. É un ragazzo davvero dolce in fondo" dico con sincerità.
"Si lo so, e poi ha quelle fossette che sono la fine del mondo! Anzi, ora sai che faccio? vado a cercarlo e se lo trovo faccio finta di svenire così che lui mi prenda fra le sue braccia e mi possa dare un bac-"
"Kylie non sei né in una favola né in un film" le ricordo distruggendo tutti i suoi sogni.
Mi fa la linguaccia e se ne va a passo svelto, girando la faccia qua e là alla ricerca del suo principe azzurro.
Tiro fuori un libro dal mio zaino e sfoglio le pagine finché non trovo il segnalibro che ci avevo segnato mentre lentamente mi dirigo verso l'uscita di scuola. Mi piace leggere, ha il potere di rilassarmi. Quando lo faccio è come se fossi dentro ad una bolla, tutto ciò che accade nel mondo reale scende in secondo piano ed io rimango con gli occhi fra quelle righe ad immaginare scena per scena.
Quando raggiungo casa, per non so quale strano motivo, mi sento terribilmente stanca. Così senza pensarci appoggio la testa sul cuscino e mi addormento per quasi quattro ore e mezza.
Apro gli occhi e sbatto più volte le palpebre, fuori sta già facendo buio, essendo le cinque.
"Buongiorno bambola, hai dormito tanto" sento dire dalla persona che sta nei miei pensieri più di tutte, ultimamente.
"Cosa ci fai nel mio letto, nella mia stanza e nella mia casa Brooklyn?" gli domando strofinandomi il viso.
"Ti ho mai detto quanto è eccitante il mio nome pronunciato da te? Soprattutto appena sveglia?" mi chiede fin troppo serio.
"La smetti?" quasi grido, imbarazzata.
"Oh è inutile che reagisci cosí, lo so che leggi libri a sfondo sessuale" mi dice mostrandomi il romanzo che avevo lasciato accanto a me.
"Non è come pensi tu, hai solo beccato la pagina dove i protagonisti fanno l'amore. Non è colpa mia" lamento strappandoglielo dalle mani.
"Per questa volta ti credo" mi dice sdraiandosi accanto a me, a pancia in su.
"Non mi hai ancora detto perché sei qui e poi, come hai fatto ad entrare?" gli domando reggendomi sui gomiti.
"Sono venuto a cercarti e mi ha fatto entrare tuo padre, stava giusto uscendo per andare a lavoro" risponde girando il suo telefono fra le mani.
"Perché mi cercavi?"
"Così, avevo voglia di vederti, è un problema?" mi chiede spostandomi una ciocca di capelli da davanti agli occhi.
"No" sussurro lasciandomi andare sul cuscino. Nessuno era mai venuto a cercarmi senza un motivo preciso, solamente perché aveva voglia di vedermi. Il che mi risulta irreale.
Afferra una scatola rossa da sopra al mio comodino e la apre curioso, trovandoci all'interno tantissime foto.
"Oh, voglio proprio vederle! Tutte" dice contento, mettendosi seduto con la scatola fra le gambe.
"É tua mamma questa?" mi domanda tenendone una in mano. Ci siamo raffigurate io e lei, mentre mi tiene in braccio. Avevo pochissimi mesi.
"Si" rispondo sorridendo nel vedere quella foto, era davvero bellissima.
"Le assomigli davvero tanto, il sorriso è identico al tuo" dice alternando lo sguardo da me alla foto.
"Qui quanti anni avevi?" mi chiede sorridendo.
"Quattro anni, adoravo quel maglioncino. Non volevo più toglierlo e mia mamma usciva sempre fuori di testa con i miei capricci. Dovrei avercelo conservato ancora" gli racconto ridacchiando.
"E questa? Hai davvero avuto la frangetta?" mi domanda continuando a sfogliarle.
"Si, hai qualcosa da dire a proposito?" dico incrociando le braccia al petto.
"Assomigliavi ad un barboncino" mi dice mordendosi il labbro inferiore cercando di trattenere una risata.
"Woah, questa?" esclama prendendo una delle poche foto che preferivo non vedesse.
"Questa no" gli dico strappandogliela dalle mani, tornando seria. Raffigura me un un anno e mezzo fa, in costume da bagno con quella che credevo la mia migliore amica.
"Perché? Che c'è di male?" mi domanda. Con un gesto veloce mi blocca per le braccia e sale su di me, strappandomi la foto dalle mani.
Improvvisamente la mia mente torna indietro, come se si fosse riavolto il nastro della mia vita. Le immagini scorrono veloci davanti ai miei occhi e le parole rimbombano talmente tanto forte nella mia testa da farmi portare le mani sulle tempie.
"Guardati Abby, sei grassa e goffa. Alla gente non piacciono le persone come te, come hai potuto credere di piacergli? Sei solo un'ingenua" rise, guardandomi dall'alto verso al basso con un'espressione di disgusto.
"Devi fartene una ragione, ti ha dimenticata. Ha trovato qualcuno di meglio. Migliore di te. Credevi davvero che uno come lui: bello, talentuoso, potesse amare una come te?" mi chiese scuotendo la testa.
"Certo che no. Sei destinata a stare sola a mangiare e rimpiangere tua madre, ormai incenerita" aggiunse sorridendo per poi buttarmi quel braccialetto che significava tanto per me, affianco, sul pavimento.
"Abby!" mi chiama muovendomi con un'espressione preoccupata in viso, "Se non vuoi che la veda non lo farò, non volevo farti stare male, a che pensavi?" mi chiede accarezzando il dorso della mia mano.
"Per favore buttala, falla in mille pezzetti, mi ricorda cose che non mi fanno bene" gli dico tremando con la voce.
"Non permetterò ad una stupida fotografia di farti sentire come ti ho vista poco fa, osserva cosa faccio, bambola" mi dice con un sorriso infilando le mani in tasca.
Tira fuori un accendino e la brucia davanti ai miei occhi, facendo cadere la cenere fuori dalla mia finestra.
"Ora non esiste più, vogliamo bruciarne qualcun'altra? Se peferisci, possiamo bruciare anche qualche persona. Diventeremo dei serial killer" mi dice facendomi l'occhiolino.
"Uccideresti qualcuno per me?" gli chiedo inarcando un sopracciglio.
"Per te potrei fare tante cose, se tu le desideri" risponde con un tono serio, fissandomi intensamente con il suo sguardo profondo.
"Quindi mi porteresti a mangiare lo yogurt? Tutta questa agitazione mi ha fatto venire fame" gli chiedo innocente.
"Ecco perché ti adoro, andiamo a mangiarci questo yogurt. Hai già pensato al gusto?" mi domanda mentre usciamo di casa. Effettivamente è strano, come una persona che fino a poche settimane fa era uno sconosciuto, riesca ad avere un tale potere su di me da farmi cambiare umore.
Da rendermi realmente felice con poco, anche con una semplice parola.