Dopo aver mangiato, ci siamo seduti su una panchina isolata dalle luci della città, nonostante il freddo in questo momento il rumore del mio cuore che batte velocemente è più forte da sovrastarlo.
Mi guarda incantato, con un'espressione corrucciata, pensando sicuramente a qualcosa.
"Che c'è?" gli chiedo.
"Sai, ultimamente ti ho pensata. Durante i primi giorni in cui ci parlavamo a malapena mi dicevo 'non può essere sempre così scontrosa e acida sta ragazza'. Mi imponevo di credere che tu potessi essere in qualche modo diversa" mi dice gesticolando.
"E cosa ti ha portato a cambiare idea?" gli chiedo confusa e incuriosita.
"Il tuo sorriso" risponde.
"Il mio sorriso?" domando non riuscendo a capire cosa c'entri con il fatto che io potessi esser diversa.
"Si, ero così abituato a vederti sempre arrabbiata, con quel broncio che quando hai sorriso ho capito che in fondo, dietro a questa facciata da insopportabile e arrogante si nasconde una Abby differente. Ho visto i tuoi occhi mentre ridevi, era come se ti fossi liberata da un grande peso. Ma li ho visti anche questo pomeriggio, quando eri assorta nei tuoi pensieri. Nei tuoi occhi ho visto paura, e mi sono chiesto cosa può esserti successo per farti stare così. Per farti soffrire in questo modo. Per portarti a costruirti questa tua corazza"
"Vuoi sapere cosa è successo?" gli domando chiudendo gli occhi. "É successo ciò che una ragazzina spensierata come me, a quel periodo, non immaginava. Credevo di aver trovato delle persone sincere a cui piaceva la mia presenza. Mi sentivo amata, e in quei momenti era tutto ciò di cui avevo bisogno. Ma purtroppo se non sei bella, ricca, con un fisico perfetto, automaticamente non verrai accettata. Le persone sono così superficiali, si basano tutti sull'aspetto esteriore. Ti giudicano senza neanche un perché. E quando dai tanta fiducia, tutta te stessa a qualcuno e questa ne fa ciò che vuole, ci gioca senza preoccuparsi minimamente di come tu possa sentirti, dopo non potrai più essere lo stesso"
"Per punizione dovrebbero vederti adesso, non dev'essere bello vedere ciò che hai tentato di distruggere diventare qualcosa di incantevole. Sapere che nonostante loro abbiano provato a buttarti giù in ogni modo possibile, tu hai comunque trovato la forza per andare avanti. E sai quale sarebbe il colpo finale? Quello che più li farebbe invidia?" mi chiede, sfiorando delicatamente la mia guancia. Mi limito a scuotere la testa in senso di negazione, aspettando la sua risposta.
"Vederti sorridere, sapere che tu puoi andare avanti anche senza di loro. Sapere che senza di loro, stai solamente meglio. Non ne vale davvero la pena, Abby" dice guardandomi attentamente negli occhi.
Non so dire con esattezza quanto tempo siamo rimasti in silenzio a guardarci su quella panchina, e non ricordo neanche come sono arrivata fin qui in camera mia.
Sono ancora incastrata con il mio sguardo nel suo. Mi sono sentita così bene quando gli ho raccontato tutto, quando mi sono lasciata andare senza paura. Mi sono fidata di lui senza pensarci due volte, e questo non mi ha lasciata sorpresa.
Sono qui, davanti alla mia finestra, ad osservare il cielo scuro illuminato solamente dalla luna che si riesce a scorgere fra le nuvole.
"Mi sento strana mamma, mi sento viva. Ed era da tanto che non mi sentivo così" sussurro appoggiando la testa sul davanzale.
Una luce attira la mia attenzione e quando alzo la testa lo vedo lì, in piedi davanti alla finestra che fuma a torso nudo.
Lo trovo fin troppo affascinante in questo momento, mentre espelle il fumo dalla sua bocca e tiene il braccio muscoloso a mezz'aria.
Istintivamente le mie labbra si aprono in un sorriso che ricambia senza esitare.
"É successo qualcosa?" mi domanda mio padre appoggiando le braccia incrociate sul tavolo.
"Cioè? Cosa dovrebbe esser successo?" gli chiedo mentre bevo la mia cioccolata calda.
"In questi giorni ti vedo più serena, è dovuta a qualcosa o qualcuno in particolare questa felicità?" mi domanda guardandomi negli occhi, odio quando lo fa. Capisce sempre se mento o meno, se in realtà sto male o se sono solo stanca.
"Non sono come sempre?" chiedo guardando il mio riflesso dallo schermo del telefono.
"Qualche settimana fa avrei dovuto fard i salti mortali per svegliarti e quando saresti scesa di sotto mi avresti sicuramente fulminato von uno sguardo, o vorresti dirmi il contrario?" mi chiede inarcando le sopracciglia.
"Sono solamente di buon umore, non capisco perché ti lamenti tanto papà" rispondo sospirando.
"Si tratta di quel ragazzo che mi hai presentato la sera di Halloween?" mi domanda pensieroso.
"Mh? Chesley? Ti ho già detto che è un mio amico" esclamo alzando gli occhi al cielo.
"Ho capito che non me lo vuoi dire, lo scoprirò da solo!" mi dice aprendo il giornale davanti a se stesso come se fosse una barriera.
"Non ti puoi offendere per qualcosa inventata da te, te l'ho detto. Mi sono svegliata bene, tutto qui" gli dico uscendo di casa.
"Abby" mi chiama venendomi in contro, lo guardo confusa e senza darmi il tempo di parlare mi abbraccia. Il tempo passa ma tra le sue braccia mi sentirò sempre così piccola e protetta.
"Mi piace vederti sorridere, mi sento meglio se so che tu stai bene" mi dice stringendomi forte a se.
"Ti voglio bene papà. Ora lasciami andare altrimenti farò tardi a scuola, ci vediamo sta sera" lo saluto dandogli un veloce bacio sulla guancia. Salto il tappeto e percorro a passi veloci il vialetto.
Sento il clacson di una macchina suonare e quando alzo lo sguardo trovo Brooklyn fermo di fronte a me.
"Potrei farci l'abitudine dei tuoi passaggi" gli dico mentre mi siedo nel sedile accanto al suo.
"Vi ho visti, teneri" commenta notando mio padre ancora sulla porta che ci guarda, nella sua mente ci saranno in evoluzione miliardi di pensieri in questo momento.
"É paranoico" commento litigando con la cintura che non ne vuole sapere di agganciarsi.
"Perché non riesco ad infilarlo!" dico nervosa, mettendoci tutta la mia forza.
"Lascia fare a me" mi dice prendendola dalle mie mani, un secondo dopo riesce ad agganciarla.
"Ma.."
"La stavi mettendo al contrario, se mi rovini la macchina ti lascerò andare a piedi!" mi dice puntandomi il dito contro.
"Okay" rispondo alzando gli occhi al cielo, scendo dalla sua macchina e lo seguo all'interno della scuola.
Ogni persona presente nel cortile posa lo sguardo su di noi, seguendoci finché non spariamo dalla loro vista.
"Ma che hanno da guardare tanto?" esclamo infastidita, lanciando un'occhiataccia ad una che ci fissava.
"Lasciali perdere, prima o poi si stancheranno" mi dice guardando davanti a se. Come faccia a star così calmo non lo so.
Mi supera e occupa l'ultimo posto in fondo all'aula. Aumento il passo e velocemente mi siedo accanto a lui, precedendo una ragazza che mi guarda in mal modo.
Le sorrido falsamente e appoggio il mio zaino sul banco, togliendo fuori il quaderno per la prima lezione.
"Io non ho ancora capito perché ci devono far studiare obbligatoriamente materie come la storia. Povere tutte queste persone morte, chissà quante volte al secondo gli suoneranno le orecchie" esclamo pensierosa.
"Io invece mi chiedo perché ti fai certi problemi, se sono morti come fanno a fischiargli le orecchie?" mi chiede accigliato.
"Loro stanno in cielo! Ci vedono e ci sentono tutti i giorni, sanno ogni cosa che noi facciamo" rispondo.
"Abby non dire sciocchezze, questa è la storiella che raccontano ai bambini per non dirgli che in realtà stanno seppelliti!" mi dice con un tono fin troppo duro.
"Mi piace pensare ancora che sia così, quando ero bambina ci credevo" sussurro sentendo nuovamente quell'orribile fitta al centro del mio cuore.
Improvvisamente mi sento a disagio, sento mancarmi l'aria dentro quest'aula affollata e l'unica cosa che riesco a fare è muovere le gambe per uscire da qui e cercare un pó d'aria.
So cos'è quella fitta che sento ogni volta, è la sua mancanza. Il fatto di non riuscire ancora, dopo dieci anni, a capacitarmi del fatto che lei non sia più con me.
Odio reagire in questo modo quando qualcuno mi dice semplicemente la verità.
Prendo un respiro profondo e mi siedo su una panchina nel cortile della scuola. In quel momento sento qualcuno fermarsi davanti a me, alzo lo sguardo, e con mi spiacevole sorpresa la rincontro per la terza volta nel giro di una settimana.
"Possibile che ovunque vada io debba trovare proprio te? Per caso mi segui?" mi domanda Maddison, con una mano in aria, mettendo in mostra le sue unghie dorate sta volta.
"E secondo te io spreccherei ore preziose del mio tempo a seguire una persona di cui non mi frega niente?" chiedo inarcando le sopracciglia.
"Oh, la cosa è reciproca" mi risponde.
"Posso sapere cos'hai esattamente contro di me?" le domando.
"Sei il mio opposto, non possiamo andare d'accordo e poi è colpa tua se tuo padre si sta avvicinando a mia madre. Stavamo così bene da sole!" dice dopo averci pensato sopra, è davvero ridicolo ciò che ha detto.
"E perché sarebbe colpa mia? Non sono stata io a dirgli di avvicinarsi a lei. E anche io stavo bene sola con lui, ma non sono egoista. E se lui è felice a me non resta che accettarlo. Che sia tua madre o meno" rispondo incrociando le braccia.
"Questo tuo comportamento da finta figlia perfetta è irritante, a quale scopo lo fai?" mi chiede.
"Per essere una figlia perfetta ci vuole ben altro, io voglio soltanto la sua felicità. Non importa con chi. Dovrebbe essere lo stesso per te"
"Mia mamma era già felice anche prima che arrivasse tuo padre a mettersi in mezzo"
"Come lo sai? É andata da te a dirti tutto questo?"
"No, ma è così e basta"
"A me sembra che di lei non ti importi tanto, o almeno così dimostri. La tua egocentricità non ti farà fare lunga strada" le dico alzandomi dalla panchina.
"Si che mi importa" mi dice distogliendo lo sguardo.
"Allora lascia che sia felice" rispondo aggiustando il mio zaino sulla spalla. La poca voglia di rimanere a scuola sembra esser svanita del tutto perciò mi incammino verso l'uscita.
"Hey Abby!" mi saluta Chesley con un sorriso incerto, apparendo al mio fianco.
"Ciao" rispondo piegando lievemente le labbra. In questo momento sono così scocciata che preferirei rimanere sola, quando mi sento in questo modo finisco per prendermela anche con chi non c'entra. Spesso delle volte per la frustrazione dico cose che neanche avrei pensato di dire, mio padre ormai ci è abituato.
"Disturbo? Non sembri molto contenta, se è per me.." mi dice gesticolando.
"Chesley non metterti certi problemi, la tua presenza mi fa sempre piacere. Sono solo stressata." rispondo sospirando.
"Un abbraccio? A volte può servire" mi dice aprendo le braccia con un'espressione talmente dolce che non posso fare a meno di accettare la sua proposta.
Mi avvicino a lui e appoggio la mia testa sul suo petto, prendendo un lungo respiro. In questo momento era tutto ciò di cui avevo bisogno: una persona che mi desse conforto senza fare troppe domande.
"Bravi, davvero belli. Insieme siete davvero una fantastica coppia!" sentiamo di fianco a noi, mentre batte le mani, attirando l'attenzione di tutti gli studenti.