17.

1044 Words
"Geloso Brooklyn? Non ti da fastidio se la tocco e le sto vicino, molto vicino?" gli chiede sfiorando il mio collo con il suo naso. Metto una mano sul suo petto e apro bocca per intromettermi quando mi ritrovo fra i due, che in questo momento si fulminano con lo sguardo. "Sai, ultimamente mi sono accorto di trovare un certo fascino anche nei ragazzi. Ti trovo irresistibile, non ti dispiace se mi avvicino a te? Solo una carezza" gli dice e con un gesto veloce, impossibile da prevedere, lo afferra per il collo. Chesley cerca di difendersi ma lui lo colpisce con un pugno sul viso, prima di spingerlo a terra. "Voi due siete pazzi, volete per caso esser sospesi?" dico agitata, aiutando Chesley ad alzarsi. "E tu stai zitta perché è tutta colpa tua!" mi dice sorpassandomi con una spallata per niente delicata. "Brooklyn! Torna indietro!" grido seguendolo, improvvisando una piccola corsetta per raggiungerlo. "Cosa vuoi?" mi domanda con tono scocciato, sbuffando. "Parlare con te, io-" "Tu, tu, tu. Non mi importa cosa hai da dirmi, non mi importa niente di te. Chiaro?" mi grida chiudendomi lo sportello della sua macchina letteralmente in faccia. Rimango qualche minuto immobile, mentre le sue parole si ripetono sempre più forti nella mia mente, fin da farmi venire il mal di testa. E in quel momento mi rendo conto, ancora una volta, di aver sbagliato tutto. L'ho fatta di nuovo: mi sono fidata, ho creduto alle sue parole senza pensarci un attimo. Mi sono fatta abbindolare dal suo fascino e dai suoi gesti. Non credevo fosse possibile affezionarsi ad una persona in così poco tempo, eppure io ci sono riuscita. Non credevo possibile neanche che il mio cuore potesse rompersi ancora, dopo tutto ciò. E invece l'ho sentito sgretolarsi. "Ciao tesoro, perché non mi hai chiamato? Sarei passato a prenderti" mi dice mio padre. Pur essendo ad una stanza di distanza da me, la sua voce sembra essere così lontana. "Abby, ti ho preparato il pranzo! Non vieni a mangiare? Si raffredderà tutto" mi dice guardandomi confuso. "Non ho fame" rispondo con quel poco di voce che mi è rimasto. Aumento i passi e salgo in camera mia, lontana e al sicuro da tutti. "É successo qualcosa?" mi domanda fuori dalla porta. "No" "Si invece, la mia bambina non rinuncerebbe mai al mio pranzo. Sta mattina ti ho lasciata con il sorriso, non vuoi dirmi cos'hai?" insiste. "Non ho niente, lasciami in pace!" esclamo forse troppo duramente. Per quanto possa sembrare stupido ed esagerato il mio comportamento, fa tremendamente male sentirsi dire che non importi niente. E io me lo sono sentita dire così tante volte che avrei dovuto già farci l'abitudine. Eppure a certe cose non ci si abituerà mai Chiudo gli occhi e mi ripeto di essere forte, di poter superare qualunque cosa, ma involontariamente le lacrime scendono sulle mie guance finché non si bagnano completamente. In camera mia regna il silenzio e l'unico rumore che si sente è quello dei miei singhiozzi. Sento la mia porta aprirsi nuovamente e convinta fosse mio padre una terza volta, infilo la testa sotto al cuscino. "Papà sto bene!" dico con tono scocciato. "Sono Kylie, posso entrare?" mi domanda sulla soglia della porta, con un sorriso incoraggiante. "Entra" sospiro cercando di sistemarmi al meglio i capelli e il viso, sono sicura di sembrare un mostro. "Tuo padre mi ha detto che sei strana, ha detto che ti sei rifiutata di mangiare, cosa estremamente grave" mi dice sedendosi nel letto accanto a me. "Mio padre esagera sempre, ho solo un pó di mal di stomaco" mento, con una smorfia, sperando di convincerla. "Quindi non c'entra niente questo tuo cambio d'umore con ciò che è successo oggi a scuola? Mi hanno raccontato che è successo" mi dice abbassando lo sguardo. "Qualunque cosa ti abbiano detto sono sicura che non è la versione giusta" dico convinta, ciò che vedono gli altri è sempre tutt'altro di ciò che in realtà è. "Beh ero passata anche per questo, speravo avessi voglia di dirmelo tu" ammette. "Ma niente, ho solo reagito male ad una cosa che Brooklyn mi ha detto, volevo stare un pó da sola e in cortile ho incontrato Chesley. Ci siamo scambiati due parole e mi ha semplicemente abbracciata perché ero un pó giù. Ma lui ci ha visti e ha fatto una scenata, è furioso" le spiego mordendomi le labbra per non tornare a piangere. "Che ti ha detto? Dopo che vi ha visti, intendo" mi chiede incerta. "Si è messo ad urlare davanti a tutti che eravamo una bellissima coppia, come se non bastasse poi, gli ha dato un pugno. Quando ho cercato di parlargli mi ha spinta e se n'è andato via. Ha avuto una reazione esagerata, Chesley e io siamo amici.." "Magari era solamente arrabbiato, in fondo se ha reagito così è perché a te ci tiene veramente" "No, mi ha detto che di me non gli importa niente. Penso che se la sia presa tanto perché fra lui e Chesley non c'è mai stato un bel rapporto" "Ti ha detto così seriamente?" mi domanda incredula. "Già" rispondo premendo le labbra in quello che doveva sembrare un sorriso. "É per questo che piangevi?" mi chiede cogliendomi sorpresa. "Quando sono entrata avevi gli occhi lucidi e rossi" si giustifica facendo spalluce. "No, te l'ho detto. Ho mal di stomaco" le dico, riproponendo la scusa che ho usato poco fa. "Abby, non sei per niente credibile. É più che comprensibile se ci sei rimasta male. Comunque, ora alzati da questo letto, perché usciamo un pó" mi dice facendomi gli occhi dolci. "No, non se ne parla" "Ti prego, non passiamo tanto tempo assieme. Potresti uscire qualche volta con me" mi scongiura. Alla fine ho dovuto cedere, mi ha trascinata da una parte all'altra del centro città, da un negozio all'altro e ha fatto di tutto per strapparmi un sorriso. E per quanto potesse piacermi passare del tempo in compagnia di Kylie, sentivo la sua mancanza. Da quando mi sono trasferita, involontariamente, ho passato ogni mia giornata in sua presenza. Per una cosa o per l'altra mi ritrovavo sempre con lui. E odio esserne così dipendente, lui è una di quelle persone che quando non ci sono te ne accorgi.
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