Per quanto posso essere arrabbiato per ciò che è successo, dentro di me sento anche un gran senso di colpa. Forse la mia reazione è stata lievemente esagerata e forse l'ho trattata come non meritava, ma in quel momento non ci ho visto più.
Credo che anche Ice abbia capito quanto sono teso, solitamente è super vivace e corre da una parte all'altra prima che io riesca a mettergli il guinzaglio.
Sta crescendo a vista d'occhio e ogni giorno diventa sempre più scalmanato, ovunque si trova combina qualche disastro. Ormai ho paura a lasciarlo da solo in casa per più di un quarto d'ora.
Passeggiamo per dieci minuti buoni in completa pace e tranquillità quando d'un tratto inizia ad abbaiare e mi sfugge dalle mani, correndo come una furia.
"Ice torna qui!" grido correndogli dietro, con la speranza che prima o poi si fermi.
Solamente quando la vedo venire nella nostra direzione e mi accorgo che è scappato perché l'ha vista, rimango ancora più sconcertato.
Quando si abbassa per accarezzarlo si alza su due zampe e la butta a terra leccandole tutta la faccia, mentre lei ride cercando di fermarlo.
Solo io posso avere un cane che mi fa fare certe figuracce, e non capisco neanche per quale assurdo motivo ogni volta che la vede sembra diventare pazzo.
"Preso, ora non mi scappi più!" gli dico tenendolo stretto fra le braccia, cercando allo stesso tempo di calmarlo.
Le porgo una mano per aiutarla a rialzarsi e solo dopo avermi dato una veloce occhiata, si strofina le mani sui leggins e si solleva da terra da sola.
Ciò non può far altro che farmi rimanere più male di quanto già mi sentissi, anche se è più che comprensibile il suo comportamento.
"Abby aspetta, non andartene. Vorrei chiarire con te riguardo a-"
"Riguardo a cosa? A me sembra tutto perfettamente chiaro, a te non importa niente di me e io non devo far altro che accettarlo" mi dice con freddezza.
"Non fare la vittima, non ero io quello che stava abbracciato ad un'altra ragazza nel cortile della scuola!" le dico stringendo la presa su Ice, che in questo momento sta buono.
"Chesley mi stava solo confortando perché ero giù di morale per la discussione che avevo avuto con te qualche minuto prima. Non credi di essere stato troppo pesante, per me è un argomento delicato. Ma a te non importa neanche di questo, non ti importa di come posso starci. Perché tu non hai idea di come ci si senta a perdere la propria mamma!" mi dice, posso notare i suoi occhi diventare lucidi e le sue labbra che cominciano a tremare.
"Non è vero, niente di quello che hai detto è vero. Io non avevo alcuna intenzione di ferirti, io l'ho detto senza pensarci. E dovresti solamente sentirti fortunata, perché almeno ti ha amata. Tu non hai idea di cosa significhi avere dei genitori invece che non ti considerano neanche loro figlio, loro non mi hanno mai dimostrato affetto, eppure non mi sembra di fare certe scenate!" grido frustrato.
"Questo non ti da il diritto di sminuire il dolore che provo io" mi dice scuotendo la testa.
"Io ti sto chiedendo scusa! Fatico a controllare la rabbia, e so che non è una giustificazione, ma in quel momento ero furioso. Odio quando qualcuno ti sfiora solamente. Mi dispiace che tu abbia creduto alle mie parole, ma credo che anche tu quando sei arrabbiata dici cose che non vorresti. Pensi veramente che se non mi fosse importato niente di te io avrei sprecato il mio tempo per te? Pensi che ti avrei detto tutto ciò che ti ho detto se non mi fosse importato niente di te? Rispondomi." le chiedo con il respiro corto.
"No" sussurra abbassando lo sguardo.
"Esatto! Io forse sono stronzo, ma non come quelli che hai incontrato prima di me. Lo so che l'hai pensato, non hai esitato a mettermi nella fila di persone che ti hanno presa per il culo!"
"Ora sei tu quello arrabbiato con me? Forse non te lo ricordi, ma una volta hai baciato un'altra ragazza, nel cortile della scuola, eppure non mi sembra né di averla picchiata né di aver fatto tutte queste storie" mi dice incrociando le braccia al petto.
"In quel caso è stata lei a baciare me, e non mi sembra che lei fosse la persona che più odi, e poi non eravamo... mh..."
"Non eravamo che cosa? Da prima a ora cosa è cambiato? Il freddo? In effetti ormai siamo a dicembre, e quel giorno se non sbaglio risale ad ottob-"
"Abby" la richiamo.
"Tu mi confondi, prima mi baci, poi mi dici che per te è come se non esisto, poi mi baci di nuovo, quasi uccidi un ragazzo perché mi ha semplicemente abbracciata e poi mi dici che non ti importa di me, poi dici che non volevi dirlo sul serio e-"
"Poi parli troppo, fai certi discorsi che mi fanno venire il mal di testa. Mi piaci di più quando stai zitta, magari sul mio letto, senza niente addosso"
"Tu sei un maleducato, non ti sopporto!" grida rossa in viso, voltandosi dall'altra parte.
"Stavo scherzando, non te la prendere dai" le dico toccandola su una spalla.
"Se pensavi che ti avrei perdonato hai fatto male, e ora lo farò ancora di meno" mi dice puntandomi un dito contro al petto.
"Va bene, troverò un modo. Intanto potresti farmi un piacere? Io devo lavorare e mi chiedevo se avessi voglia anche oggi di tenere la bestiolina" le domando indicando Ice che sembra non veder l'ora di scendere.
"Certo, mi piace la sua compagnia" risponde prendendolo dalle mie mani.
"Grazie, se ha fame nella dispensa dovresti trovare tutto e se succede qualcosa chiamami" le dico dandole le chiavi di casa mia.
"Ah ma non lo faccio per te, lo faccio per lui, non vorrei che lo lasciassi solo soletto" mi risponde con un sorrisetto.
"Come vuoi tu" rido, rimane ferma a guardarmi per qualche secondo come se fosse concentrata a pensare qualcosa.
"Adesso scappo, sono già in ritardo" continuo, con un gesto veloce mi avvicino al suo viso e le lascio un bacio sull'angolo della bocca prima di scappare via.
In pochi minuti arrivo al bar e fortunatamente indosso già la divisa così che posso lavorare senza perdere altro tempo.
In questo periodo, con le feste natalizie, la città è più popolata e ci sono più clienti. Per questo motivo il mio capo vuole che io faccia degli extra.
"Brooklyn, la camicia" mi dice Annie, una ragazza di due anni in più di me che lavora nel mio stesso turno.
Abbasso lo sguardo e mi accorgo di averla sbottonata fin metà. L'aggiusto e inizio ad asciugare le tazzine sopra al piano.
Mi guardo attorno e sbatto più volte le palpebre quando mi sembra di vedere Abby in fondo alla sala, e su ogni volto femminile presente.
"Queste vanno qui, oggi sei distratto" mi dice spostandole dal posto in cui le mettevo senza neanche darci caso.
"Si, scusa" rispondo scuotendo la testa.
"Tutto okay, chi è la persona a cui stai pensando? Una ragazza?" mi domanda con un lieve sorriso.
"Come fai a sapere che sto pensando ad una persona?" le chiedo stranito, avrei potuto pensare anche a qualcosa.
"Tutti hanno qualcuno fra i pensieri, una persona che da qui non se ne va" mi dice indicando con un gesto la sua mente.
"Stavo pensando ad un modo per farmi perdonare, mi sono comportato in un modo sbagliato ed è terribilmente testarda" rispondo sospirando.
"Cosa hai combinato?" mi domanda mettendo le mani sui fianchi.
"Ha abbracciato un tizio che proprio non mi va giù, le sta sempre attorno e più lo avverto e più ci prova con lei. Mi sono arrabbiato più del dovuto e le ho detto una cosa per niente bella" spiego sbuffando.
"Credo che il problema non sia tanto il tizio che non ti va a genio, te la saresti presa comunque anche se fosse stato un altro ragazzo. Credo che ti abbia fatto arrabbiare di più il fatto che non sia stato tu ad avere le sue attenzioni. Non è così?"
"No! Cioè, non lo so" dico nervosamente, passandomi una mano sul viso.
"É la ragazza che hai portato qui qualche mattina fa, quella indecisa su quale ciambella prendere?" mi domanda mentre continua il suo compito con tanta disinvoltura.
"Si" ammetto distogliendo lo sguardo.
"É molto bella"
"Si, lo so che è bella. Però è anche una rompi scatole autentica e non so mai cosa c'è dentro la sua testolina. Ed è sempre attenta ad ogni cosa che fa, non si lascia mai andare" dico spostando freneticamente tutto ciò che ho davanti.
"Se questi sono i suoi aspetti negativi ce ne devono essere altrettanti positivi, per quale motivo ti piace tanto?"
Apro bocca per ribattere ma mi interrompe minacciandomi con un cucchiaio che aveva in mano.
"E non min dire che non ti piace perché altrimenti non saresti qui a farti tutti questi problemi, non staresti pensando a cosa poter fare per ottenere il suo perdono!"
"..io non lo so perché mi attira tanto, però mi piace un sacco" sospiro
"Beh comunque, sta a te conquistare la sua fiducia. Ovviamente se ti comporti male nei suoi confronti non puoi pretendere che lei si lasci andare con te. Per certe cose ci vuole tempo"
"Credete che solamente voi potete avere dei sentimenti, perché non può essere lei invece a conquistare la mia fiducia? Credi che io ci rida su quando dubita di me?" chiedo
"Queste cose devi andare e dirle a lei, non a me. Se non parlate non risolverete mai niente" risponde e non posso far altro che darle ragione.
Sento la sedia davanti a me strisciare e quando alzo lo sguardo pronto a chiedere cosa desidera, incontro la sua faccia odiosa.
"Un caffè" mi dice con prepotenza appoggiandosi al piano molto comodamente, un pó come se fosse a casa sua sopra al divano.
"Forse se me lo chiedi con un altro tono potrei fartelo" gli dico guardandolo con tutto l'odio che posseggo in corpo.
"Sono un cliente, mi devi dare tutto ciò che ti chiedo" risponde alzando le sopracciglia.
"E per questo credi di avere il diritto di mancare di rispetto alle persone che lavorano? Qua sopra la gente ci mangia quindi sei pregato di togliere i piedi, altrimenti puoi anche andartene"
"Ricordati che è con i miei soldi che ti pagano lo stipendio, non vi pagherò più neanche un bicchiere d'acqua. Già che mi stai mandando via ne sporofito per andare a trovare Abby. Sarà sicuramente entusiasta di vedermi"
"Ma fammi il favore, stiamo tutti meglio senza di te. Compresa Abby"
"Prima o poi si accorgerà con che razza di persona ha a che fare, e quando arriverà quel momento io sarò pronto ad accoglierla a braccia aperte" mi dice prima di uscire dal bar.
"Io lo uccido, per certe persone la vita è davvero uno spreco" esclamo.
Per tutta la sera sono rimasto nervoso con il pensiero che potesse seriamente stare con Abby mentre io non potevo muovermi da qui.