19.

1488 Words
Erano ormai le nove passate quando il mio telefono ha iniziato a squillare e spaventata perché potesse essere mio padre alzo lo sguardo. Ma a chiamarmi è solo Brooklyn e non credo abbia qualcosa di importante da dirmi, chiudo la chiamata e appoggio nuovamente la testa sul cuscino assonnata. Evidentemente però non gli è bastato come avviso e torna a chiamarmi. "Brooklyn cosa vuoi?" gli chiedo con tono scocciato. "Quanto entusiasmo nel sentirmi eh? Se ricordi ti ho lasciato le chiavi di casa mia, pensavo che ti avrei trovata a casa. Dove sei?" mi domanda. "A letto?" "Perché?" "Che razza di domanda è? Forse perché ho sonno?" "Beh, potresti venire ad aprirmi? Vorrei entrare a casa mia, fuori si congela e ho un urgente bisogno di andare in bagno" "Dammi un attimo che mi vest-" "In fretta, non so quanto potrò resistere!" mi interrompe. Sbuffo sonoramente e scendo di fretta le scale per poter andare ad aprirlo. "Sorpresa!" esclama euforico posizionandomi una busta del McDonald's davanti alla faccia, tanto vicina da sentire il buon odore. "Tu non dovevi andare in bagno? E non stavi congelando? Ti vedo abbastanza tranquillo, diversamente da come mi hai detto al telefono" gli chiedo mentre prendo la busta fra le mani, un pó confusa da tutto. "Era una tattica per farmi aprire prima, e comunque, c'è realmente freddo" risponde buttandosi a peso morto sul divano. "Questa?" gli domando ritornando alla busta che sto tenendo. "Speravo non avessi ancora cenato, ho preso due panini, le patatine, le crocchette e due bibite. Mi hanno dato un kiwi in omaggio" mi dice sorridente. "In effetti non ho mangiato, per una volta hai fatto qualcosa di giusto" gli dico prendendo un panino per me. "Eh si, eccome se ho fatto qualcosa di giusto. Credo che ti chiamerò puntualmente quando starai a letto se verrai ogni volta ad aprirmi così" mi dice toccando con un gesto veloce le mie cosce scoperte. "Tu sei un approfittatore, hai fatto tutto questo cosicché io possa perdonarti? Contratti con un panino?" gli domando indignata, assottigliando gli occhi. "Anche un kiwi" mi dice porgendomi quel che è rimasto del frutto, ormai fatto a purè. "Questo stupido kiwi te lo mangi tu, e anche tutte queste cose. Ora ti porto le chiavi e te ne vai da casa mia!" gli dico incrociando le braccia. "Certo che a volte sai essere proprio strana eh, però se non hai più fame va bene. Ero venuto in pace" risponde alzando le mani, in questo momento la sua espressione non può far altro che trasmettermi tenerezza. "Non trovi che i piedi abbiano una forma bizzarra?" gli chiedo osservando i miei piedi nudi, muovendo le dita. "Le tue domande inopportune mi stupiscono ogni giorno di più, ti assicuro che di notte la forma dei piedi non è al centro dei miei pensieri. Comunque, cosa hai fatto tutta la sera?" mi dice facendomi leggermente ridere. "Sono stata con Ice e poi sono tornata a casa, cosa avrei dovuto fare?" chiedo stranita. "Non hai incontrato un'esemplare alto, fin troppo presuntuoso, irritante e insopportabile?" "Si, e in questo momento è seduto di fronte a me, che mi parla con un panino in mano" gli dico scoppiando a ridere per la sua faccia offesa. "Tu non fai altro che prendermi in giro e insultarmi, questo è bullismo. Posso denunciarti, sai?" mi dice fin troppo seriamente. "Ma io scherzo" esclamo stringendogli le guance, tirandole verso l'esterno in modo da creargli una sorta di sorriso. Si avvicina al mio viso sotto il mio sguardo confuso e lecca il mio labbro inferiore con molta naturalezza, come se per lui fosse una cosa del tutto normale. "Che c'è? Avevi un pó di salsa qui" mi dice toccandomi le labbra con l'indice. "Brook, posso chiederti una cosa?" gli chiedo abbassando lo sguardo, sperando che risponderà alla mia domanda con sincerità. "Certo, cosa succede?" mi domanda preoccupato, cercando il mio sguardo. "Tu questo pomeriggio mi hai fatto capire di esser rimasto male dal mio comportamento, cosa ti ha trattenuto dal dimenticarmi. Perché hai voluto parlarmi?" "Non lo so. Quando ci sei di mezzo tu non so mai rispondere con certezza, ma penso che a volte per certe persone si è disposti un pó a tutto pur di tenerla ancora accanto a se." mi risponde alzandomi il mento per potermi guardare. "So che per te è difficile poterti fidare di qualcuno, so che è stata dura e che hai paura che ti possa succedere di nuovo. Lo vedo da come dopo ogni tuo gesto o parola, ti fermi a riflettere, come per capire se hai fatto bene o no. Non è una cosa bella stare sempre in allerta, devi lasciarti andare e vivere la tua vita con tranquillità. Non posso prometterti che andrà tutto bene, perché sarebbe impossibile. In realtà non voglio prometterti nulla, perché non voglio che tu rimanga delusa. Credo anche che più avanti, magari anche domani, avremmo un'altra discussione e torneremo ad odiarci un pó. Voglio farti capire che non ho intenzione di approfittarmi di te, non voglio che tu lo pensi. Voglio farti capire che se sto accanto a te, e ti sopporto ogni giorno, non è perché mi fai pena, ma perché semplicemente sto bene. Mi piace passare le giornate con te, semplice. Non crearti troppi problemi inesistenti. E non dubitare su ciò che ti dico perché magari un giorno sono arrabbiato e mi parte qualche bugia. Se ti dico che sei bellissima, è perché penso che sia così. Se ti dico che per me importi, che sei intelligente o rompi palle, indecisa e golosa. É così" mi dice, tutto con molta calma e dolcezza. Non sapendo cosa rispondere, mi avvicino maggiormente a lui e appoggio la testa fra la spalla e il suo collo. Chiudo gli occhi e mi beo del suo profumo, del calore che mi trasmettono le sue braccia attorno al mio corpo, e di quella strana sensazione che sento. La sensazione di non voler altro perché hai già tutto quello di cui hai bisogno. Strofina il naso sulla mia fronte e mi lascia un bacio umido su di essa. Un gesto cosi semplice, capace di farmi battere il cuore ad una velocità indescrivibile. "Si è fatto tardi, forse è meglio se vai a dormire. Hai gli occhi stanchi" mi dice staccandosi leggermente. "No, non ho sonno. Voglio stare ancora con te" mi lamento cercando di spalancare gli occhi. "Stai facendo la bambina capricciosa, se non vai a letto domani sarai più in ritardo del solito" mi dice mettendo le mani sui fianchi. "Domani è domenica!" esclamo incrociando le braccia, come se la mia fosse la risposta vincente. "Ti stai addormentando sul divano, muoviti pigrona!" mi dice tirandomi per le braccia fino a portarmi in piedi. "Solo se dormi qui, mio padre lavora, e tu non vuoi lasciarmi da sola in una casa così grande. Vero?" gli dico facendo gli occhi dolci. "Nei giorni scorsi, senza di me, come hai fatto?" mi chiede muovendo le mie mani in un modo strano. "Non me lo ricordo, tu fai troppe domande. Vuoi esser pregato?" mi lamento, sbuffando. Odio ammetterlo, ma ha ragione, sto morendo dal sonno. "Va bene, avrai il privilegio di passare una notte con me. Suona strano" dice, parlando più che altro con se stesso. "Il mio letto è troppo lontano, dormiamo nelle scale?" gli domando sedendomi in terra, sul marmo congelato. Mi rialza da terra, e come un sacco di patate, mi carica sulle sue spalle e mi porta fino a camera mia. Dev'essere forte per aver sollevato con così tanta facilita una come me. Mi fa stendere sul mio letto, dove Ice sta ancora sopra di esso addormentato, e solleva le coperte. "Secondo te tuo padre ha qualche pantalone di tuta che può starmi per dormire?" mi domanda a bassa voce, spostandomi i capelli dal viso. Annuisco incapace di parlare e sparisce dalla mia vista. Poco dopo lo sento tornare e sistemarsi al mio fianco. "Buonanotte bambola" mi dice posando una mano sul mio fianco caldo. Sento il suo respiro, sulla mia pelle, farsi regolare e per dei minuti mi concentro su di essi cercando di addormentarmi. Mi alzo sui gomiti e lo guardo pensierosa mentre osservo il suo petto scoperto alzarsi e abbassarsi. "Brook?" lo richiamo. Mi risponde con un verso, aprendo di poco i suoi occhi scuri, illuminati da quel poco di luce che entra dalla finestra. "Ti stancherai di me?" gli chiedo. É una delle tante domande a cui vorrei dare una risposta, nella mia mente ce ne sono così tante. "No" mi risponde con sicurezza. Lascio un sospiro e riapoggio la testa sul mio cuscino morbido. "Non penso che per certe cose sia possibile. Come la pizza, ti stancheresti mai di mangiarla?" "No" "É più o meno la stessa cosa per me, non credo potrò stancarmi di te" mi risponde con semplicità. Involontariamente sorrido e mi accoccolo sul suo corpo, cadendo presto in un sonno profondo.
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