Non riuscirei a negarlo, non c'è stato risveglio migliore di questo. Mi piace tremendamente tanto dormire fra le sue braccia, ed è strano come la sua presenza riesca a trasmettermi tanta protezione e sicurezza. Come se finché ci sarebbe stato lui accanto a me nessuno sarebbe riuscito a farmi del male.
Mi piace tenere la mia testa sul suo petto caldo e ascoltarlo mentre respira rilassato, e magari sentire anche il battito del suo cuore. Il suo profumo è ormai su di me e sulle coperte.
Mi rilassa aprire ogni tanto gli occhi, per assicurarmi che sia ancora lì accanto a me, o passare la mano fra i suoi capelli ripetute volte.
"Si sta comodi, completamente distesi su di me?" mi domanda ancora assonnato, con un tono di voce profondo.
Annuisco con un piccolo sorriso e allungo le braccia, stiracchiandomi.
"Almeno mi sei stata utile e mi hai tenuto al caldo, anche perché a furia di muoverti hai buttato tutte le coperte a terra" commenta notando che è rimasto solo un lenzuolo sui piedi.
"Io non mi lamenterei, mio padre si rifiuta di dormire con me perché sostiene che io gli dia calci e che parli nel sonno. Perciò devi ritenerti fortunato" gli dico mentre mi infilo dei leggins neri.
"Onorato di non aver ricevuto i tuoi calci, bambola" mi risponde seguendomi di sotto.
Tutto sembrava andare per il verso giusto, o almeno, finché non entro in cucina e mi accorgo di avere ospiti poco desiderati da parte mia.
Faccio il giro della cucina prendo la colazione per me e Brooklyn sotto lo sguardo indecifrabile di mio padre.
"Che ci fa lei qui?" gli domando, senza degnarlo di uno sguardo. Apro la busta dei biscotti e ne porgo al ragazzo davanti a me, che in questo momento ha un'espressione davvero buffa.
"Potrei chiederti la stessa cosa" mi risponde lui con un tono scocciato, togliendomi i biscotti dalle mani.
"Ho fatto per prima la domanda, e aspetto una risposta"
"Sheryl è fuori per lavoro perciò Maddison starà da noi per qualche giorno, stavo giusto aspettando che ti svegliassi per chiederti se potevi aiutarla a sistemare le sue cose in camera tua" mi dice con molta tranquillità, mentre io cerco inutilmente di controllare la mia rabbia.
"Spero tu stia scherzando" gli chiedo allontandomi istintivamente dal tavolo.
"No, non sto scherzando Abby"
"Beh, scordati che io farò quello che tu mi hai chiesto. Quella è la mia stanza, e non permetterò ad una sconosciuta di starci per chissà quanti giorni!" esclamo salendo velocemente di sopra.
"Abby torna qui, stai solamente facendo la figura della maleducata in questo modo. Non ti costa niente farmi questo favore!" mi dice seguendomi.
"Invece si che mi costa, questo è il mio spazio e non voglio condividerlo con nessuno che io non voglia! Anzi, sai che faccio? Visto che ci tieni tanto, sarò io ad andarmene" gli dico al limite della sopportazione.
Prendo il mio zaino da dentro al mio armadio ed inizio ad inifilarci vestiti a caso.
"Smettila di fare scenate, non andrai da nessuna parte" grida cercando di fermarmi.
"E non mi hai ancora detto cosa ci faceva Brooklyn qui, mezzo nudo con i miei pantaloni addosso!" continua con quel tono duro che poche volte gli ho sentito usare nei miei confronti.
"Vuoi saperlo? Mi faceva compagnia visto che io sto sempre sola, perché tu non ci sei mai!"
"Lo sai benissimo che sono a lavoro"
"E smettila con questa scusa per favore, perché per la tua nuova fidanzata e per sua figlia lo trovi il tempo di passarci le giornate nonostante il lavoro" gli rispondo scuotendo la testa.
Lo supero e scendo le scale a passi svelti, afferro Brooklyn per il braccio e lo trascino via con me.
Giusto il tempo per potermi lasciare andare, e scoppiare in lacrime per la troppa frustrazione e tristezza che provo.
"Io odio così tanto" piango aggrappandomi alle sue spalle per non lasciar che le mie gambe cedano.
"Non dire così.."
"Si invece che lo dico, sembra non gli importi più di me. Quello non era il mio papà. Lui non mi avrebbe mai trattata in quel modo, lui cercava sempre di passare almeno il pranzo assieme a me. Erano quattro giorni che non lo vedevo per più di dieci minuti, e quando lo rivedo sta con un'altra persona e pretende che questa stia nell'unico posto veramente mio" gli dico sfogando tutto ciò che ho trattenuto fin oggi.
Si limita a stringermi più forte, cercando di rassicurarmi con le piccole carezze che mi fa sulla schiena.
"Dove pensi di stare visto che l'hai minacciato di non tornare a casa finché non se ne va lei?" mi domanda facendomi sedere sul suo divano.
"Qui" rispondo sbattendo le ciglia più volte, sperando che questo mio gesto possa trasmettergli tenerezza.
"Tanto non ho altra scelta, ormai il danno l'ho fatto. E smettila di guardarmi così" mi dice puntandomi il dito contro.
"Che danno? E Perché devo smetterla?" gli domando tirando su con il naso, mentre continuo a fargli gli occhi dolci.
"Averti fatto capire che io tengo a te un pochino è stato un danno, tu sfrutti questa cosa a tuo favore. Approfittatrice!" mi accusa passandomi un fazzoletto di carta.
Mi asciugo il viso e appoggio la testa sul cuscino del divano, chiudo gli occhi e lascio un sospiro.
É in momenti come questi che sento maggiormente la mancanza di mia mamma. Quando c'erano queste situazioni era lei a riportare la calma e a rassicurarmi.
"Hey, chiunque stia con Brooklyn Jackson è felice. Quindi togliti quel espressione triste dalla faccia e fammi un bel sorriso" mi dice riportandomi alla realtà.
"Non ho un motivo ben preciso per sorridere, non so se ricordi ma dieci minuti fa ho litigato pesantemente con mio padre" gli dico sbuffando.
"Invece si che ce l'hai un motivo" ribatte sicuro di sé.
"Quale sarebbe?"
"Me!" Esclama aprendo le braccia, aprendo le sue labbra in un enorme sorriso luminoso.
Si alza e corre velocemente da una parte all'altra e ne ritorna con un bloc notes in mano e una penna nera.
"Facciamo una cosa in modo da non annoiarvi e rimanere a guardarci come ora. Pensiamo a delle cose che potremmo fare per passare il tempo e io le scrivo" mi spiega.
"Mangiare"
"Oltre a quello, cerca di non pensare per un momento al cibo"
"Voglio andare al cinema, in questo periodo escono tanti bei film" gli dico pensando al fatto che è da tempo che non ci vado.
"Non tropo smielati, sia chiaro" precisa, anche se in mente avevo ben altro.
"Potremmo andare a comprare il regalo che tu mi farai per natale" gli dico battendo le mani.
"Perché devo anche farti un regalo per natale?" Mi domanda, e sembra anche fin troppo serio.
"Si, Brooklyn, non hai scelta. Dimmi tre cose che ti piacciono e io sceglierò fra queste cosa regalarti" mi dice
"Facile, libri, vestiti, scarpe" rispondo senza neanche pensarci, anche se avrei tanto voluto vedere la sua espressione dentro ad un negozio da donna o a scegliere certe scarpe o certi libri.
"Segnato. Che ne dici del Luna park? Voglio proprio vedere se sei abbastanza coraggiosa da provare quei giochi là" mi propone mordicchiando la penna.
"Sappi che se morirò mi avrai sulla coscienza" lo avviso.
"Per ora vanno bene, sono sicuro che non starai poi cosi a lungo lontana da tuo padre" dice soddisfatto.
"Quindi, ora che facciamo?" Gli domando mettendomi seduta sulle ginocchia.
"Oh, per ora avevo già in mente qualcosa di meglio di tutto ciò che abbiamo scritto in quel foglio" mi dice guardandomi con insistenza le labbra.
Ma io rimango incantata dai suoi occhi che hanno una strana luce in questo momento mentre mi fissa.
Sfiora la mia guancia in un tocco quasi imperdibile, e mi sposta i capelli facendoli cadere lunghi sulla mia schiena.
In questo momento mi rendo conto di non voler altro al di fuori di questo, al di fuori di lui che mi faccia sentire speciale.
Ed ogni volta che appoggia le sue labbra sulle mie, e mi bacia, con quella dolcezza e intensità, è come se fosse la prima volta.
Ed ogni volta, è come se ogni suo bacio fosse capace di guarire un pezzo del mio cuore che è stato distrutto.
I suoi sono quei tipo di baci che mi fanno dimenticare qualsiasi cosa, anche di star trattenendo il fiato.
E non so neanche quanto tempo rimaniamo a sfiorarci con le mani e baciarci, come se il resto non avesse importanza.
Anche se in effetti non mi interessa in questo momento ciò che succede al dì fuori di noi e del nostro momento magico
Mi bacia un'ultima volta e si stende accanto a me, tiene lo sguardo perso nel vuoto, probabilmente pensando a qualcosa.
Mi volto verso di lui osservando il suo viso, che per non so quale strano motivo trovo più bello del solito.
Saranno le sue labbra leggermente gonfie o i suoi capelli scompigliati che gli ricadono sulla fronte.
Afferra il suo telefono, mi avvicina a se e scatta una foto mentre sorride. E in seguito ad essa tante altre, alcune con certe smorfie o facce buffe o con degli effetti davvero strani.
Ma è più buffo come una persona come lui, che non apparteneva ai miei piani, sia potuta diventare così essenziale nei miei giorni.