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1915 Words
Da quando sono su questo letto che ha il suo profumo, e mi guardo attorno, lui è tutto ciò che mi viene in mente. Per quanto io possa sforzarmi di cambiare pensieri, in qualche modo ritorna sempre nella mia mente. É buffo come io sia arrivata in questa città con la convinzione che non mi sarei più avvicinata né affezionata a qualcuno, e ora invece mi ritrovo qui, accanto ad un ragazzo. Ciò che più attrae, non è il suo aspetto esteriore, che comunque non ho nulla da ridire su esso. Ma è il modo in cui mi tratta, il modo in cui nessuno mi ha trattata mai. Gesti, che per quanto possano sembrare semplici, per me valgono tanto. Abbiamo passato un intera giornata assieme, senza nessuno che si intromettesse. Ha cercato in ogni modo di strapparmi un sorriso, e per quanto le sue battute potessero essere stupide, mi hanno fatta comunque ridere. Siamo andati al cinema e dopo una lunga discussione, alla fine ha deciso lui il film da guardare. Tra l'altro si è rivelato più carino di quanto pensassi. Mi ha portata in giro per la città, e ogni tanto mi trascinava via perché rimanevo incantata nelle vetrine. Mi ha mostrato Los Angeles illuminata dalle luci natalizie, e non ci sono parole per descrivere tale bellezza. Ciò che più adoro è il fatto che con lui io riesca a sentirmi a mio agio, essere semplicemente me stessa, senza nulla in meno. Qualche mese fa, avrei sicuramente pensato a questo giorno in modo diverso. Avrei sicuramente immaginato la vigilia di natale in compagnia di mio padre. Eppure, le cose in un modo o nell'altro vanno sempre diversamente da come le immaginiamo. Mio padre lo passerà con Sheryl e Maddison, in chissà quale ristorante. Non so se abbia provato a chiamarmi o meno, ma ho preferito spegnere il telefono. Non so se lui faccia sul serio con lei, se abbia intenzione di conoscerla meglio e costruire qualcosa di più. E se lei stessa abbia buone intenzioni nei suoi confronti, se sia una persona affidabile che possa prendersi cura di lui. Non so più niente, nell'ultimo periodo si è completamente allontanato da me e io non mi sono neanche sforzata più di tanto, a dirla tutta. "Non posso lasciarti sola qualche minuto che tu diventi nuovamente triste? Perché hai questo faccino ora?" mi domanda stiracchiando le sue braccia muscolose. "Non sono triste, stavo solamente pensando" gli rispondo sospirando. "Allora smettila di pensare perché oggi passerai un'altra giornata con me, e sono sicuro che ti divertirai come non mai" mi dice alzandosi dal letto. "Dove vai?" gli chiedo seguendolo con lo sguardo finché non sparisce dalla stanza e io non riesco più a vederlo. "Eccomi. So che natale è domani, però io ti darò il mio regalo oggi. Perché voglio che lo indosserai sta sera" mi dice porgendomi una scatola argentata, di media grandezza. Lo guardo per qualche secondo incerta, sentendo anche un leggero senso di colpa per il fatto che io non abbia ancora trovato il regalo giusto per lui. Sfilo il nastro e la apro, all'interno di essa c'è una carta bianca che incarta un abito rosso fuoco. Lo tiro fuori definitivamente e lo posiziono davanti a me, ammirandolo. É lungo, senza niente di esagerato. Semplice, ma bellissimo. Assomiglia tanto ai vestiti che indossavano le principesse dei miei cartoni, e che io sognavo sempre di indossare. "Dalla faccia direi che ti piace" mi dice con un sorriso. "É davvero stupendo. Grazie Brook, non credo riuscirò mai a farti qualcosa che valga lo stesso tanto" lo ringrazio sedendomi sul letto. "Ma non devi preoccuparti, io ho già tutto ciò di cui ho bisogno" mi risponde guardandomi con attenzione negli occhi. "Inoltre non vedo l'ora di vedertelo addosso, sono sicuro che starai benissimo" aggiunge facendo uno strano movimento con le sopracciglia. "Chi è quel bambino accanto a te?" gli domando curiosa, notando una foto sul suo comodino. "Oh, questo? É il mio migliore amico" mi dice prendendola in mano. "Dov'è ora?" "É partito per un viaggio di studio, fra un pó di tempo dovrebbe tornare. Non trovi che fossi bellissimo già da piccolo?" mi chiede mostrandomi il suo faccino. Più guardi il viso del bambino accanto a lui e più mi sembra familiare, magari è solo una mia impressione. "Sono sicura che non eri così presuntuoso come adesso, eri anche più carino. Adesso sei insopportabile e la tua barba mi punge sempre" gli dico ridacchiando. Mi guarda indispettito e con un movimento veloce prende un cuscino e mi colpisce sulla faccia. "Non vale, mi hai presa alla sprovvista" esclamo alzandomi in piedi sul letto con due cuscini in mano. In ben che non si dica iniziamo a combattere, e per quanto io mi impegno, riesce a buttarmi giù e lasciarmi senza armi solamente con la mia risata che sembra non voler finire più. "Ed ecco che vince, il grande e unico Brooklyn Jackson!" urla alzando le braccia come se ci fosse il pubblico, camminando da una parte all'altra e facendo qualche inchino. Tra una cosa e l'altra, le ore sono passate in fretta e io mi ritrovo in preda al panico, avendo pochissimo tempo per prepararmi. "Brook?" lo chiamo, affacciando la testa alla porta della sua stanza. L'ho stressato e pregato in ogni modo affinché mi dicesse dove mi vuole portare sta notte, eppure continua a volerlo tenere nascosto. "Che c'è?" mi chiede degnandomi finalmente di attenzioni. Lascia perdere il suo telefono e si volta verso di me, spalancando gli occhi. "Non è che potresti prestarmi l'asciugacapelli?" gli domando tenendo stretto l'asciugamano che mi copre. Annuisce e rimane immobile a guardarmi in un modo strano. "Grazie.." sussurro prendendolo, ritorno nel bagno e velocemente mi preparo. Decido di legarmi i capelli in una coda bassa e di truccarmi in modo leggero. Dopo qualche difficoltà riesco finalmente ad alzare la cerniera del vestito, che iniziava a farmi arrabbiare. Ed infine Infilo le scarpe nere che ho indossato anche alla festa di Halloween. Lo sento borbottare qualcosa, e probabilmente troppo indaffarato, non si accorge di me. Si posiziona davanti allo specchio e si sistema i capelli scompigliati. "Ti stanno meglio così" gli dico passando la mano fra i suoi capelli, spettinandolo un pó. Sposta lo sguardo su di me e mi osserva con uno strano luccichio negli occhi, potrei sembrare scema, ma ogni volta che mi guarda io non riesco a non sorridere. "Sapevo ti sarebbe stato alla perfezione, appena l'ho visto ti ho pensata" mi confessa alzandomi un braccio come per ammirarmi meglio. E potrei sembrare ancora più scema, ma il fatto di esser stata fra i suoi pensieri, mi fa sorridere ancora di più. Mentre recupera le sue cose, non posso fare a meno di notare a quanto possa essere bello qualunque cosa abbia indosso. Ma con la camicia, lo preferisco particolarmente, gli da un'aria affascinante. "Adesso puoi dirmi dove stiamo andando? Tanto ormai non potrei comunque cambiare idea" gli dico notando che ci siamo allontanati parecchio da casa. "Sei piuttosto impaziente. É una festa organizzata dai miei genitori a cui mi hanno letteralmente obbligato a partecipare. Ero già pronto a dirgli che mi sentivo male, come ogni anno, ma poi mi sei venuta in mente tu e allora ho ideato un piano geniale" mi dice mentre cammina al mio fianco. "Perché io? E che piano?" gli domando agitata, mi mette tensione conoscere persone nuove. Tendo sempre a mostrare la parte antipatica di me, la falsa figura che mi sono costruita. "Ti spiego: tendono sempre alle cose grandi e costose, e qui dentro ci sarà parecchio cibo. Perciò noi di nascosto ne prenderemo un pó, e poi ti porterò in un posto che sicuramente ti piacerà" mi dice elettrizzato. "Tu sei pazzo, è folle" "Può essere, vedrai, sarà divertente" mi dice trascinandomi con se all'interno di un locale, che solamente da fuori parla da sé. Ovunque è pieno di persone di età adulta, vestiti in modo impeccabile, che ti squadrano dalla testa ai piedi. "Eccola lì, sorridi ad ogni cosa che ti dice e non prendere sul serio eventuali sciocchezze escano dalla sua bocca. Ci penso io" mi dice andando nelle direzione di una donna abbastanza bella, con un abito nero lucente. "Figliolo! Sono felice che tu sia venuto!" esclama con un tono esagerato stritolandolo fra le sue braccia. "Potresti evitare di trattarmi come un bambino? Ho diciannove anni!" la sgrida lui e mi trattengo dal scoppiare a ridere per la sua espressione. "Hai ragione, ormai sei un uomo. La vedi quella ragazza laggiù? Anche lei è sola e avevo pensato di fartela conoscere. É molto bella e i suoi genitori hanno un-" "Niente contro quella ragazza, ma io ho già Abby e sto bene con lei" dice mettendo una mano attorno al mio fianco in modo da avvicinarmi a loro. "Potresti sempre scambiarci due parol-" "Noi andiamo a farci un giro, ci sono tantissimi ospiti a cui puoi presentarla!" le risponde scappando letteralmente. "Hai visto come mi ha guardata? Anzi, mi ha del tutto ignorata. Non credo di piacerle molto" gli dico nervosa. "Non è a lei che devi piacere, di quello che pensa non mi è mai importato niente" mi dice lasciandomi una veloce carezza sulla guancia. Prende un vassoio vuoto e inizia a riempirlo con ogni pietanza presente sull'enorme tavola. "Da dove pensi di passare? É impossibile non farci beccare in questo posto, sembrano tutti così pettegoli" gli dico tenendo un vassoio che mi ha appena passato. "Non è che sembrano, lo sono. Ma noi passeremo dal retro e nessuno potrà vederci. Cosa preferisci da bere?" mi domanda prendendo un bicchiere con una strana bevanda rossa. "Acqua" rispondo, indicandogli la bottiglia infondo al tavolo. "Sguardo alto, camminata sicura e seguimi" mi dice aumentando i passi verso una parte del locale dimenticata da tutti. E proprio quando stavo giusto per chidermi cosa ci potesse essere di tanto speciale fuori da quella porta, ci troviamo improvvisamente su una terrazza che si affaccia sul mare. "É fantastico" dico meravigliata. "Lo so, quando ero piccolo scappavo sempre qui e a volte mi facevo anche il bagno, ma adesso c'è troppo freddo" mi dice e adoro il fatto che mi abbia raccontato qualcosa di lui. "Decisamente. Facevi il bagno di notte?" gli domando curiosa. "Si" risponde con tanta naturalezza. "Non mi dire che non hai mai fatto il bagno di notte!?" esclama come se fosse qualcosa da non perdere assolutamente. "No, mai" "Beh, questa estate è la prima cosa che faremmo allora" risponde. Lascio una piccola risata e vado a sedermi accanto a lui. Mangiamo in completa tranquillità, con la musica di sottofondo e il suono rilassante del mare. "Brook, cosa intendevi prima quando hai detto che hai me?" gli domando pensando alle sue parole. "Intendevo dire che non voglio conoscere altre persone, perché appunto, ho te e non ho bisogno di altro" risponde. "Sei davvero felice con me?" "Si, davvero" "Anche io" Non saprei spiegare il perché, non lo so che mi succede, ma quando si tratta di lui io mi sento felice. E più lo guardo e più mi rendo conto di esser felice nonostante non sia fra le persone a cui pensavo di non saperci stare senza. Mi avvicino a lui e mi appoggio con la testa sul suo petto, come amo fare, e lo stringo forte a me. Mi lascia un bacio fra i capelli, e rimane in quella posizione senza aggiungere una parola. E non mi serve nient'altro per stare bene, che non sia lui.  
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