Nonostante è dicembre, fuori è una bella giornata e trovandomi sola con quel cucciolo di Husky, che tanto piccolo non sembra, ne ho approfittato per fare una passeggiata.
A lui piace e anche a me. Fa freddo, ma non troppo, si sta bene con il giubbotto.
Abbiamo camminato per svariati minuti attorno al nostro isolato e proprio quando mi viene in mente di fare una pausa, è lì che noto Kylie.
Sta seduta su una panchina e il suo maglioncino bordeaux risalta con i suoi capelli biondi e la sua pelle chiara.
Mi avvicino allegra e mi siedo accanto a lei, tenendo stretto il guinzaglio di Ice che cerca sempre di farsi furbo.
"Hei" la saluto con un leggero sorriso. Eppure non sembra essere altrettanto felice, data la sua espressione.
"Ciao" mi risponde, con un tono scocciato, senza degnarmi di uno sguardo.
"Tutto okay? É successo qualcosa?" le domando confusa per il suo strano comportamento. Solitamente è sempre stata lei quella positiva.
"No, non è tutto okay. Adesso guardarmi, con attenzione, e dimmi se tu fossi un ragazzo se ti innamoreresti di me o meno. Ho qualcosa che non va?" mi chiede voltando il viso da una parte all'altra, cosicché io possa vederla in ogni suo profilo.
"Personalmente non trovo niente che non va. Perché pensi questo tutto d'un tratto?"
"Lo pensavo anche io, finché non sono stata rifiutata per la prima volta in diciotto anni, da l'unica persona di cui mi importava almeno un pó". Sospira e appoggia la testa sulle sue ginocchia.
"Ultimamente non abbiamo parlato molto e non vorrei sbagliarmi, ma parli di Chesley?" le chiedo incerta.
"Si. Siamo usciti due volte, e sembrava andare ogni cosa per il verso giusto. Sta mattina mi ha chiamata, e sai che mi ha detto? Che sono carina, ma che non riesce a veder niente di più in me, che un'amica" mi spiega, parecchio giù di morale.
"Capisco come ci si sente, ma non buttarti giù. Il fatto che a lui non piaci nello stesso modo in cui lui piace a te non significa che in te ci sia qualcosa che non va" le dico, sperando di rassicurarla almeno un briciolo.
"Io credo di sapere il perché mi abbia detto così" mi dice spostando lo sguardo su di me.
"..perché?"
"É semplice, pensa ancora a te. Quando siamo usciti, mi ha chiesto entrambe le volte di te. Anzi, sono sicura che stia aspettando solamente il momento giusto per poterti conquistare"
"O magari ti sbagli. Io e Chesley abbiamo chiarito ormai da tempo, e non mi è parso molto dispiaciuto" la contraddico.
"Beh, io sto fedele al detto 'se vuoi qualcosa, vai e prenditelo', e non lascerò certo che qualcuno spenga ogni mia speranza con una chiamata. Se non starà con me, non starà con nessun'altra" mi dice, decisa, scattando in piedi.
Forse è stata un tantino teatrale, penso, mentre la osservo andare via a passi svelti.
"Siamo rimasti nuovamente soli, che dici se torniamo a fare merenda?" domando ad Ice che mi osserva attento, con le orecchie alte.
"Lo prendo come un si" esclamo tirando fuori, dalle tasche dei miei jeans, le chiavi che Brooklyn mi ha lasciato.
Apro il cancello e mi accorgo di uno sguardo su di me, e so anche che appartiene a qualcuno che conosco fin troppo. Mio padre.
É appoggiato alla recinzione che divide casa mia da quella di Brooklyn e mi osserva, probabilmente perso fra i suoi pensieri.
Siamo così vicini eppure io mi sento tremendamente lontana da lui. Non sembra essere molto felice dall'espressione.
"Non ti va ancora di parlarmi?" mi domanda, picchiettando nervosamente il dito sul muro.
"Dovrei?" gli domando guardandolo senza alcuna emozione negli occhi.
"Possiamo parlare con tranquillità da un'altra parte, senza il rischio che qualcuno ci ascolti?" mi chiede.
"Di cosa vorresti parlarmi? Tanto mi dici sempre le stesse cose. Ti dispiace, non è come penso io, eri solo stanco e hai reagito di impulso, o no?"
"Abby, per favore" mi dice addolcendo il tono della voce.
"E va bene!" sospiro, e mi rendo conto che per quanto cerchi di fare la dura, alla fine prevarrà sempre la parte di me che lo ama troppo, per perderlo.
"Allora, come stai?" mi domanda sedendosi nella poltrona di fronte a me.
"Smettila di perdere tempo e vai dritto al punto, papà" gli dico sospirando.
"Non sto perdendo tempo, sai che mi interessa sapere come ti senti" mi dice scuotendo la testa, contrariato.
"Non sembrerebbe dato l'ultimo periodo" ribatto con una smorfia.
"E so che adesso mi dirai quanto il mio comportamento risulti infantile, ma tu non hai provato minimamente a metterti nei miei panni e provare a capire come io potessi sentirmi. Mi sono sentita rimpiazzata, e non credo tu abbia mai provato su di te questa sensazione. Ma io si ed é orribile, soprattutto se si tratta di qualcuno a cui tieni particolarmente" rispondo sfogando tutto ciò che ho dovuto trattenuto in questi giorni.
"So che non sono molto presente nella tua vita, e su questo ne sono tanto pentito. Ho fatto tanti sbagli nei tuoi confronti, ma non pensare mai a questo. Non posso permettere che dubiti sull'amore che provo nei tuoi confronti. Perché quando ti dico che sei ciò che ho più di importante, sono sincero. E se c'è una persona che non potrà mai essere rimpiazzata nella mia vita, quella sei tu"
"Mi dici sempre tante cose, e io mi sforzo sempre di crederti. Ma non ti impegni mai per essere un padre migliore. Il fatto che io non sia più una bambina, non significa che io non abbia bisogno di te!"
"Lo so, ne sono consapevole. Quando tua madre è morta ho promesso che mi sarei preso cura di te e che non ti avrei mai fatto mancare niente. Credevo che sarei riuscito a farti sentire amata nonostante lei non ci fosse più. Ma io non sono in grado di fare tutto questo, e mi dispiace tanto per non esserci riuscito. Ogni volta che ti vedo piangere, mi accorgo di aver fallito. Perché ti avevo giurato che nessuno ti avrebbe mai fatta soffrire, e invece io sono il primo a farlo" mi confida, e mi si spezza il cuore nel vederlo così.
"Quando ho conosciuto Sheryl, ho pensato che fosse l'occasione giusta per cambiare pagina. Ammetto di esser stato un pó egoista, non ho pensato a come avresti reagito con una nuova donna nella tua vita. Ma io sentivo questo bisogno di avere un appoggio, perché la perdita di tua madre è stata inaspettata per te, quanto per me. E io non ero pronto. Mi sono trovato con mille responsabilità addosso, ed erano tante le volte in cui pensavo di non riuscir a superare la notte" continua, tenendo lo sguardo basso.
"Tu non mi parli mai di cosa provi, a volte mi fa sentire esclusa dalla tua vita. Perché non mi hai mai detto tutto ciò?"
"L'ultima cosa che farei è addossarti la mia tristezza, a volte darei di tutto per un tuo sorriso, ma mi rendo conto che le bambole non sono più sufficienti. Sei così piccola, eppure sei più forte anche di me"
"Tu credi di aver fallito, ma non è così. Ovviamente è inevitabile che ogni tanto io mi senta giù di morale. Ma a differenza di ciò che credi, mi hai dato tanto. Però non voglio che tu stia con una persona soltanto per dimenticarne un'altra, non voglio che tu dimentichi la mamma" gli dico abbracciandolo, è tutto ciò che mi serve, ora come ora.
"Come pensi che io possa dimenticarla se ho davanti la sua versione in miniatura? Ritorna a casa, senza di te mi sento perso" mi dice facendo un grosso respiro.
"Solo se mi prometti di passare più tempo con me, e potresti farmi le lasagne che mi piacciono tanto?" gli domando. Nonostante abbia sedici anni, quando mi tiene sulle sue gambe, fra le sue braccia, è come se io tornassi magicamente bambina.
Il tempo può passare, ma certe cose non possono cambiare.
"tutto quello che vuoi. Ora però vorrei parlare di un'altra cosa" mi dice cambiando improvvisamente sguardo.
"Di cosa?" chiedo confusa.
"Non è che hai usato il nostro litigio come scusa per stare appositamente con il giovanotto accanto? Perché ultimamente ho notato che andate parecchio d'accordo e sono sicuro che la tua allegria sia dovuta proprio a lui" mi dice con uno strano sorriso.
"Per niente" nego muovendo freneticamente la testa.
"Per niente era la riposta alla prima domanda? Perché quegli occhietti mi sembrano li stessi di una Abby innamorata, dico bene?" insiste, mettendomi parecchio in imbarazzo.
"Non credi sia una parola troppo grossa? Siamo amici, non c'è niente di strano nel passare un pó di tempo assieme"
"Ci avrei creduto se non avessi visto quel bacetto e quel sorriso enorme ieri notte"
"Cosa? Tu mi spii?" esclamo scattando in piedi, puntandogli un dito contro.
"Beh, devo pur assicurarmi che mia figlia stia bene e soprattutto nelle giuste mani, ho come l'impressione che dovrò fare una chiacchierata con lui" dice pensieroso.
"No, toglitelo dalla testa"
"Voglio solo avere la certezza che sia un ragazzo apposto, Abby, tu non sei una ragazza qualunque.."
"Cosa vorresti dire con questo?"
"Voglio dire che sei una ragazza speciale e hai bisogno di continue attenzioni e di tante certezze"
"Beh puoi stare tranquillo, Brooklyn mi da tutte le attenzioni di cui ho bisogno" gli dico e scappo in cucina, non volendo proseguire il discorso.
"Mi chiedo dove trovi il coraggio di negare l'evidente, lo trovo palese" continua imperterrito.
"Chiudi quella bocca" gli dico minacciandolo con un cucchiaio. Alza le mani e silenziosamente se ne va di sopra.
Il problema è proprio il fatto che anche se non se ne sia accorto, io non l'ho negato. Una persona innamorata prova amore, e non so definire con certezza ciò che provo nei suoi confronti.
Non so come ci si sente quando si prova tale sentimento, ma ciò che provo è qualcosa di tanto forte.
Qualunque cosa io faccia lui è il mio pensiero principale. Ogni cosa che io vedo mi riporta anche senza che io lo voglia a lui. E il mio cuore non smette di battere in quel modo, come se volesse uscire dal mio petto.
Può andarmi tutto male, eppure, mi basta vederlo per tornare serena. I suoi occhi sono capaci di annientare ogni mia paura, ogni mia insicurezza.
E quando mi guarda, anche se per pochi secondi, è capace di farmi sentire un pó più importante.
Raramente mi è capitato che una persona mi mancasse in tal modo, pur avendo passato solamente poche ore in sua assenza.
Improvvisamente sento qualcuno toccarmi dietro e mi volto di scatto spaventata, soffocando un urlo.
"Vuoi picchiarmi con un cucchiaio?" Mi domanda è per un momento credo persino di avere le allucinazioni.
"Che ci fai qui? Non dovresti essere a lavoro?" Gli domando posando il cucchiaio sul piano della cucina. Sono sorpresa della sua presenza inaspettata.
"Oggi finivo prima, non ho mai asciugato tutte quelle tazzine tanto velocemente" mi dice sfiorando le mie braccia.
"Come mai?"
"Non vedevo l'ora di vederti" mi risponde con un sorriso sincero e mi rendo conto, che quello è l'unico sorriso che voglio vedere la notte prima di dormire e al mattino, appena sveglia.