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1497 Words
Più guardo l'orologio appeso alla parete di fronte a me e più sembra che il tempo non passi più. Picchietto il piede a terra spazientita in attesa che questa noiosissima lezione finisca il prima possibile. Ultimamente ho perso tutto l'interesse che avevo per lo studio, e questa cosa non è positiva. Ciò che più mi rende nervosa è il fatto che sia nella mia stessa classe e continui insistente a fissarmi. Quando finalmente suona la campanella mi precipito fuori dall'aula e a passi veloci percorro il corridoio che si affolla rapidamente. "Perché mi eviti in questo modo? Ho fatto qualcosa di male per non meritare neanche un tuo saluto?" Mi domanda proprio colui da cui speravo di scappare, trattenendomi per un braccio. "Lasciami andare Brooklyn" gli dico dimenandomi infastidita. "Ti ho fatto una domanda, potresti rispondermi?" Mi chiede con finta gentilezza. "Sai sta mattina avevo voglia di parlare con te, tanto che sono andata a cercarti ma evidentemente tu avevi qualcosa di meglio a cui pensare!" Gli dico con tono freddo. "Anzi, qualcuno" mi correggo. "E? Non ricordo di averti vista sta mattina" mi dice confuso, passandosi una mano dietro al collo frustrato. "Oh certo, eri troppo preso nella conversazione con quella ragazza. Non sapevo che questo fosse il tuo modo di aspettarmi" gli faccio notare. "Oh giusto. È una mia compagna, siamo in coppia assieme per un progetto di scienze e ci stavamo soltanto mettendo d'accordo per organizzare meglio il lavoro" mi spiega, e posso capire dai suoi occhi che è del tutto sincero. "Non sapevo che parlassi di scienze anche alle feste. È il tuo modo per conquistarle? >" dico con una smorfia, cercando di imitare la sua voce profonda. Lui si illumina è un attimo dopo scoppia in una fragorosa risata. Per quanto al momento questo suo comportamento sia piuttosto irritante, la sua risata è indiscutibilmente il mio suono preferito. Quello che non mi stancherei mai e poi mai di ascoltare. "Mi spieghi cosa ci trovi di divertente?" Gli domando indispettita, incrociando le braccia al petto. "Mi piaci quando fai la gelosa" mi dice, si inchina su di me e velocemente mi stampa un bacio sulla guancia. Sono sicura di esser arrossita dato che sento il viso andare in fiamme. "Sei.. sei insopportabile!" Esclamo dandogli le spalle, tornando a camminare verso l'uscita. "Credevo l'avessimo superata questa fase" mi dice divertito senza mostrar alcuna voglia di lasciarmi in pace. "Cosa te l'ha fatto pensare? Continuo a trovarti particolarmente irritante" ribatto alzando un dito. "Eccola che ritorna la ragazza acida di qualche mese fa. Ti crederei se non fosse per il fatto che so come stanno realmente le cose" mi dice sicuro di se. "E come stanno?" Gli chiedo inarcando le sopracciglia. "Sono più che sicuro di piacerti, anche tanto. Perciò evita di apparire indifferente. Non mi sono scordato il modo in cui mi baciavi una settimana fa" risponde con un sorriso. "E tu evita di essere così presuntuoso, mi innervosisci" gli dico cercando di uscire, ma me lo impedisce e si piazza proprio davanti alla porta. Rimaniamo per qualche minuto spostandoci da destra e sinistra finché non cedo sbuffando e mi siedo per terra. "Avevi qualcosa di importante da dirmi sta mattina? Mi dispiace di non essermi accorto di te" mi dice sistemandosi accanto a me. "Non... non avevo niente di importante da dirti, in realtà non so neanche perché ti cercavo. Credo volessi scusarmi con te" ammetto tenendo lo sguardo fisso davanti a me. "Scusarti per cosa? Non mi pare tu mi abbia fatto qualcosa per cui scusarti" mi dice stranito. "L'altra volta... non volevo respingerti. In alcuni momenti mi sento sotto pressione e ho bisogno di un po' di tempo per riflettere e mettere in ordine i miei pensieri. Ero soltanto un po' giù di morale, e quando lo sono tendo a chiudermi in me stessa. So che a volte posso risultare capricciosa o infantile, ma-" "Non ho mai pensato che tu sia infantile, però capricciosa alcune volte si. Capisco perfettamente le tue esigenze, tutti abbiamo bisogno di stare per conto nostro in certi momenti. La mia intenzione era soltanto aiutarti, sai che non mi piace vederti triste". Mi volto verso di lui e gli regalo un piccolo, ma dolce sorriso, appoggiando la mia testa sulla sua spalla. Mi bacia fra i capelli e si lascia andare contro di me. È inspiegabile ciò che succede dentro di me ogni volta che compie quel gesto. "Comunque come mai sei andata via con Chesley ieri notte? Ho avuto come l'impressione che abbia approfittato della situazione per toccarti, con la scusa di aiutarti" mi chiede sospettoso. "Non dire sciocchezze! Non preoccuparti di lui, interessa a Maddison e non mi metterei mai in mezzo. Sa essere spietata" gli dico con una risatina. "Come mai ultimamente andate così d'accordo?" "Non esattamente però ci stiamo impegnando. È stata più un'idea sua. Mi ha detto che mi infastidisce soltanto perché sono divertente da arrabbiata" "Concordo con lei". "Adesso dovrei andare.." dico alzandomi da terra. Avrei voluto passare altro tempo con lui, anche tutta la mattinata se fosse stato per me. "Si, anche io" annuisce alzandosi pure lui. Raccoglie il suo zaino da terra, lo sistema bene in spalla e avanza di qualche passo. "Brook" lo richiamo. Si volta verso di me e mi sorride lievemente, in quel esatto momento ogni mia incertezza si disintegra. "A dopo" mi dice come se mi avesse letto nel pensiero. Percorro il cortile della scuola e mi dirigo all'interno della palestra dove si svolgono gli allenamenti della squadra della scuola. Vago con lo sguardo sugli spalti finché non trovo Maddison e la raggiungo, sedendomi accanto a lei. "Dall'espressione idiota che hai sulla faccia presumo che abbiate chiarito" mi dice guardandomi. "Si" rispondo con un sorriso. "Ma cosa stai facendo?" Le domando curiosa osservando i suoi buffi movimenti. "Prendevo questo, per un momento non mi scopriva" mi sgrida sfogliando un quaderno dalla copertina blu. "Perché hai preso il quaderno di Kylie?" sussurro confusa, mentre lei è concentrata sulla partita. "Frequentiamo lo stesso corso di matematica e voglio vedere se ha fatto i compiti" "Vuoi copiarli?" "Meglio ancora" mi dice con un sorriso che non promette nulla di buono. Si guarda attorno e quando si accerta di non esser vista da nessuno strappa l'intera pagina. "Non vedo l'ora di vedere la sua faccia quando il professore passerà a controllare i compiti e lei aprirà il suo quaderno convinta. Avrà una spiacevole sorpresa" mi dice battendo le mani euforica. Si inchina e rimette il quaderno nella sua borsa con molta tranquillità, per niente preoccupata. Tutte le persone che assistono alla partita si alzano in piedi esultanti compresa Kylie, che agita le mani in aria. "Chesley sei fantastico!" Urla con tutta la sua voce. "Illusa, ha scelto la nemica sbagliata" borbotta Maddison alzando un enorme cartellone rosa, con le scritte a caratteri cubitali in nero. Lui si volta nella direzione di Maddison e le fa l'occhiolino. Sono rimasti per qualche secondo a guardarsi come se ci fossero soltanto loro. "Che vi siete detti alla festa?" Le chiedo passando la mia mano davanti alla sua faccia per riportarla alla realtà. "Non abbiamo avuto molto tempo per parlare a causa di una ragazzina combina guai, ma abbiamo ballato. Ed è piuttosto bravo" mi dice con un sorriso malizioso. "Si lo so" le dico alzando gli occhi al cielo. "Come lo sai?" Esclama sgranando gli occhi e incrociando le braccia. "Non saltare a conclusioni affrettate. Durante i miei primi giorni qui a scuola mi ha mostrato la sala dove fanno le prove di danza e mi ha anche fatto vedere un pezzo di coreografia. Voleva che mi iscrivessi" le rispondo alzando le spalle con aria innocente. "Tu? Danza?" Mi chiede incredula prima di scoppiare a ridere. "Molto divertente , devo riconoscerlo" borbottò da finta offesa, sono la prima ad esser consapevole di essere negata in ogni tipo di sport. "Dimmi la verità, hai un segreto. Un metodo per attirare i ragazzi affascinanti? Non ho altre spiegazioni altrimenti, insomma cosa ci trovano di interessante in una come te? Mi metti ansia sola a guardarti" "Sto perdendo quel briciolo di simpatia che provavo nei tuoi confronti" "Oh non importa, tanto dovrai sopportarmi comunque" mi dice con un'espressione cattiva, stile film horror, sul viso.  Al termine della partita si fionda giù dagli spalti e si fa spazio fra gli studenti alla ricerca di Chesley, mentre io provo a raggiungerla senza speranza. "Dove corri?" Mi chiede qualcuno bloccandomi per le spalle. "Kylie, mi hai spaventata" le dico con una mano sul petto, lasciandomi sfuggire una risatina nervosa. "Spero per te che tu non stia aiutando quella là, com'è che si chiama? Patetica?" Mi chiede con aria minacciosa. "Non so a cosa tu ti riferisca" "Non fare la finta tonta, lo sai benissimo. Ti do un consiglio, se non vuoi problemi, stanne fuori. Non avrò pietà per nessuno" mi dice superandomi con una spallata.
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