"Potresti spiegarmi cosa è successo esattamente? È assurdo come tu riesca a cacciarti nei guai nel tempo di una canzone!" Mi domanda Maddison con le braccia incrociate, e un'espressione furibonda in viso.
"Mi dispiace di aver rovinato il tuo momento! Sapevo che sarei dovuta rimanere a casa, ma tu hai insistito tanto" gli dico alzando il tono della voce, fregandomene del fatto che siamo in piena notte. Mi portò una mano sulla caviglia, cercando di alleviare il male che sto provando.
"Voglio sapere chi era quel tizio, e non cercare di cambiare argomento. Non c'è scusa che valga"
"Non ti importa!" Esclamo infastidita.
"Invece si che mi importa! Se non ci fossi stata io ad accorgermi che non c'eri più, chissà come sarebbe andata a finire!" Mi grida contro.
"È stato il mio ragazzo" le rispondo, deglutendo.
"Mi spieghi che problemi avevi per fidanzarti con una persona del genere? Voglio sapere tutto"
"Ero troppo piccola e ingenua. Sentivo un vuoto dentro di me che avevo cercato di colmare, aggrappandomi alla prima persona che aveva dimostrato un minimo di interesse nei miei confronti. Senza badare alle sue reali intenzioni. Mi diceva tante di quelle cose belle, che pur essendo false, avevano il potere di rendermi la persona più felice del mondo. Desideravo solamente essere amata, essere importante per qualcuno. Io non avevo idea di che razza di persona fosse! Io non sapevo che stava accanto a me soltanto per prendermi in giro. Mi ridicolizzava davanti a tutti, rideva di me e del mio aspetto esteriore. Sapeva che lo avrei sempre perdonato. Ero disperata. E se non fosse stato per mio padre, probabilmente gli avrei permesso di trattarmi ancora in quel modo" le spiego cercando inutilmente di trattenere le lacrime. Odio piangere davanti agli altri, odio essere così sensibile e mostrarmi così debole agli occhi altrui.
"Pensavo che finalmente fosse finita, e invece è tornato qui. E cosa ancor peggiore, è il migliore amico di Brooklyn" aggiungo, rendendomi conto che la situazione è ancor più peggiore di come la pensavo.
"E cosa vuole adesso da te?"
"Mi ha detto che vuole farmela pagare, vuole vedermi marcire. E che è ripagante vedermi piangere" le rispondo, asciugandomi le guance bagnate.
"È completamente pazzo. Questo Brooklyn lo sa?"
"Loro sono amici da tanto, pensi che crederebbe ad una che conosce da quattro mesi? È così felice del suo ritorno"
"Cavolo Abby, ti ha messo le mani addosso! Non puoi farti trattare in questo modo, stando zitta gli faciliterai soltanto le cose" mi dice camminando avanti e indietro per la stanza.
"Non ne voglio più parlare" le dico, coprendomi fino alla testa. Non mi va neanche di spogliarmi e mettere qualcosa di più comodo.
La sento sbuffare e sbattere la porta, prima di uscire da camera mia. Essendo stanchissima in pochi minuti mi addormento e quando riapro gli occhi sono già le sette del mattino.
Durante il tragitto verso scuola Maddison ed io non ci siamo scambiate una parola, dopo la scorsa note non ho tanta voglia di parlare.
Alcune volte, come questa mattina, mi capita di sentire quella sensazione di fuori luogo farsi più forte. In certi momenti di silenzio mi accorgo di essere nel posto sbagliato.
Tante volte ho cercato di immaginare il mio posto perfetto, un luogo che mi facesse sentire a mio agio e al sicuro da qualunque cosa. E ora so qual è: le sue braccia.
Sono passati pochi giorni senza parlarci, eppure mi sembrano anni. Lo osservo camminare con passo sicuro, mentre guarda davanti a se. E ai miei occhi appare più bello di quanto potesse già essere.
Indossa una felpa nera, dei pantaloni di tuta del medesimo colore, è un cappello verde scuro messo al contrario. Non credo di aver mai conosciuto qualcuno di tanto affascinante come lui.
"Si sente che qualcosa non va, non è da te stare zitta per così tanto tempo. Non mi stai neanche ascoltando, cosa stai guardando?" Mi chiede seguendo la traiettoria del mio sguardo.
"Perché non lo saluti?"
"È meglio di no, io.. cioè, noi... credo che non voglia parlare con me" le dico in un sospiro, abbassando lo sguardo sulle mie scarpe.
"Come mai? Che è successo con lui? Sembrava andare tutto bene" mi dice confusa, ha detto bene, sembrava.
"Lui si merita meglio. Si sarebbe accorto da solo che è meglio stare lontani dalle persone come me. Perciò ci ho pensato io"
"Ma che dici?"
"Presto si sarebbe reso conto da solo che sono troppo complicata. Insomma, chi preferirebbe stare con una persona che ha repentini cambi d'umore. Che vive tormentata dal passato, che trova sempre qualcosa per tenere il muso. Piena di paranoie e problemi?"
"Sei esasperante Abby, dico davvero. Non sei l'unica ad aver avuto delusioni, non pensare che gli altri siano perfetti. Sicuramente anche Brooklyn avrà i suoi difetti. Tu ci pensi troppo, quando invece dovresti soltanto lasciarti andare. Non ci sarà una seconda possibilità e potresti rimpiangere di non aver fatto determinate cose" mi dice, alzando gli occhi al cielo.
"Si lo so, ma è solo ch-"
"Non fare la noiosa e sbrigati, fra un po' suona la campanella" mi dice spingendomi verso l'entrata della scuola.
Aumento il passo e mi guardò attorno, cercandolo ovunque. Lo noto in lontananza, appoggiato ad un armadietto e mi affretto ad avvicinarmi sentendo il cuore quasi esplodere.
Ma quando sono a pochi passi da lui mi accorgo di essere arrivata troppo tardi. Davanti a lui c'è una ragazza che sono sicura sia la stessa con cui l'ho visto alla festa.
Parlano come se fossero amici da una vita e automaticamente ritorno indietro, sentendo adesso soltanto un grande tristezza dentro di me.
Aveva detto che mi avrebbe aspettata, e io ci avevo creduto.