Sapevo che quella scelta non mi avrebbe resa felice, anzi, più andavo avanti e più mi accorgevo di quanto dipendessi da lui. Eppure so anche che è stata la cosa migliore per entrambi.
Ogni volta che lo guardo non posso fare a meno di pensare a quanto io stoni accanto a lui. Non riesco a non pensare che meriti qualcuno di meglio accanto.
"Dov'è finita la mia bambina sorridente?" Mi chiede mio padre girando attorno al divano. Sposta le mie gambe e si siede accanto a me, togliendomi i capelli dal viso.
"È scappata" dico in un lamento.
"E come mai va via? È successo qualcosa che ti ha messo tristezza? Non sono più abile come qualche tempo fa, ma se c'è bisogno il tuo papà sa ancora dare pugni" dice stringendo le mani.
"Non è colpa di nessuno, solo mia"
"Vieni qui, raccontami cosa ti turba" mi dice facendomi sedere sulle sue gambe, accogliendomi fra le sue braccia forti.
"Sono così stanca papà, mi chiedo sempre che senso abbia continuare ad andare avanti per fare finta di niente"
"Posso capire come ti senti, a volte mi facevo la stessa domanda. Ma trovavo sempre un motivo per non arrendermi"
"E se non trovo un motivo?"
"Ce l'hai sempre fatta Abby, perché non dovresti farcela proprio ora? Non abbatterti se hai trovato un piccolo incidente sul tuo percorso, e non permettere agli altri di togliere quel magnifico sorriso che hai. Stringi i denti e cammina a testa alta, mostra quanto sei forte" mi dice rassicurandomi.
Lo ha sempre fatto. Mi ha sempre incoraggiata a non mollare tutto alla prima difficoltà.
Lui non è soltanto il mio papà, è troppe cose per poterle racchiudere in una sola parola. Sin da bambina lo ammiravo per il suo coraggio, è stato sempre il mio motivo di vanto.
È stato il mio compagno di giochi, il mio eroe. È stato la mia mamma, il mio migliore amico.
È colui che con un bacio ha curato come per magia ogni mia ferita, grande o piccola. Colui che ha asciugato ogni mia lacrima e che ha messo tutto se stesso per realizzare ogni mio sogno e anche capriccio. È colui che mai mi ha fatto mancare qualcosa. È colui che mi ha insegnato ad andare sulla bicicletta. Colui che ha assistito ad ogni mio saggio di danza, e che più orgoglioso che mai, si è alzato in piedi battendo forte le mani. È colui che mi ha stretto la mano, e che mi ha protetta dal mondo circostante.
È colui che ha sempre creduto in me, quando tutti hanno smesso di farlo.
"È stata la mamma a mettere equilibrio alla tua vita? È stata lei il tuo motivo per non farti più quella domanda, e andare a dormire con tranquillità?"
"In parte si, soprattutto quando avevo la sicurezza che la mattina seguente l'avrei trovata nel letto accanto a me. Quando lei era con me, mi sentivo indistruttibile. Ma lo sei anche tu. Ricordo quando ti ho tenuta in braccio per la prima volta, non credevo che avrei mai potuto provare tanta felicità" mi dice con un leggero sorriso sul volto, mentre con la mente ripercorre quei momenti.
Lascio un lungo sospiro e mi stringo a lui, chiudendo gli occhi.
Il nostro piccolo momento viene interrotto da Maddison la furia, che fa la sua entrata da film, agitando le mani euforica.
"Perdonami Nathan, ma lei adesso viene con me. Abbiamo un lavoro da svolgere" dice misteriosa, trascinandomi come suo solito fare di sopra.
"Da quando hai tutta questa confidenza con mio padre? E perché entri in casa mia, come se fosse anche la tua da una vita?" Le chiedo perplessa.
"Ti ho portato un abito che ho comprato qualche tempo fa, e che anche se mi costa ammetterlo, sta meglio a te. Io metterò questo" mi dice posando due vestiti sul mio letto.
"Hai ignorato la mia domanda, e poi che me ne faccio di un abito? Dove dobbiamo andare?" Chiedo particolarmente confusa.
"Non dirmi che ti sei dimenticata della festa che ci sarà questa sera? Ma dove hai la testa? E dire che mi hai anche aiutata a procurarmi quel prezioso invito" mi dice con aria sconvolta.
"Eravamo rimaste che ci saresti andata solamente tu, cosa dovrei fare io?"
"Oh ho scoperto che ci sarà anche Brooklyn, e perciò ne ho portato anche uno per te! Sarò una fantastica sorella maggiore" si vanta, porgendomi quel pezzo di carta tenuto benissimo.
Nel sentire il suo nome improvvisamente mi tremano le mani.
"Credo che per questa volta passerò, preferisco rimanere a casa, tra le coperte del mio soffice lettone"
"Puoi scordartelo. E rilassati un po', sei sempre così tesa e giù di morale. Sai quanti vorrebbero tornare a sedici anni?" Mi dice lanciandomi un'occhiata.
"Solo a me poteva capitare una pazza come te, che avrò mai fatto di male" borbottò sparendo in bagno.
Dopo quasi due ore passate a prepararci e discutere su ogni cosa possibile e immaginabile, finalmente riesco ad uscire viva da casa.
Ha superato tutto con estrema agilità, tanto che potrebbe benissimo fare l'attrice. Non appena entriamo nella palestra della scuola, il mio sguardo si posa sulla parte che preferisco di ogni festa: il banco dei dolci.
"Eccolo lì, questa sera è dannatamente sexy" commenta osservando Chesley, mordendosi le labbra.
"Non sei l'unica a notarlo" le dico indicando con un cenno della testa Kylie, poco distante da lui che balla in modo provocante.
Scatta dritta e si incammina a passi svelti nella direzione del ragazzo, fregandosene altamente delle persone che stanno in mezzo.
Si avvicina a lui con un ampio sorriso, noto che si scambiano parole che a causa della musica non riesco a comprendere, ma non sembra andare male.
Prendo una bibita a caso da dietro di me, e credo che passerò il resto della serata in questo modo.
"In questo momento mentre tu stai qui a riempirti di queste schifezze, Brooklyn ha già trovato qualcuna con cui sostituirti" mi dice, quella persona che ho sempre paragonato ad un terribile incubo, con una risatina.
Sposto lo sguardo sulla pista da ballo e lo sorprendo in compagnia di una ragazza a chiacchierare sorridente.
"Come ci si sente ad essere rimpiazzati così, da un giorno all'altro, senza minima fatica?" Mi chiede, senza accennare alcuna intenzione di lasciarmi in pace.
"Non sono tutti come te. Non pensavo che mai l'avrei detto, ma sono felice che tu l'abbia fatto con me tempo fa. Mi sono accorta che certe persone, come te, non si meritano niente. Tanto meno la mia attenzione o il mio amore" gli dico superandolo. Spingo la porta ed esco fuori nel cortile della scuola, respirando a fondo l'aria fresca.
"Patetica, devo forse ricordarti cosa mi dicevi qualche mese fa?" Continua, seguendomi.
"Cosa vuoi da me? Perché non mi lasci stare?" Gli domando alzando il tono della voce.
"Voglio fartela pagare, e non mi fermerò finché non ti vedrò marcire. Vederti piangere è così ripagante" mi dice con una mano sul cuore, afferrando con forza il mio braccio.
"Tu sei pazzo" dico dimenandomi.
"Non mi piace affatto questo comportamento che hai assunto nei miei confronti, devi portarmi rispetto" dice stringendomi il viso.
"Speravo rimanessi via ancora per un bel un po'. Al di là di ciò che sia successo fra di voi, hai sbagliato se credevi di poter trattare Abby in questo modo" esclama una voce dietro di noi, ma non riesco a vedere chi è, perché Sean mi spinge a terra prima di esser colpito.
"Ti cacci sempre nei guai" mi sgrida Maddison, aiutandomi ad alzarmi. Ma appena lo faccio, sento dolore ovunque.
"Chesley, amico, non farai mica sul serio?" Gli domanda lui allungando le mani per proteggersi.
"Parlavi di ricordare, ma a quanto pare quello che ha bisogno di una bella rinfrescata sei tu. Non siamo mai stati amici, e mai lo saremmo" gli dice a denti stretti stringendogli la maglia.
"Che sta succedendo?" Chiede l'unica persona che mancava all'appello. L'unica persona capace di far battere il mio cuore soltanto nel sentire la sua voce.
"Fattelo spiegare dal tuo amico del cuore" gli risponde Chesley, parecchio irritato, venendo nella nostra direzione.
"Andiamocene via" ci dice, facendoci salire sulla sua macchina. Faccio in tempo ad osservarlo per qualche attimo, mentre guarda in questa direzione infastidito.