"Permesso. Santo cielo, fatemi passare!" Sento poco distante da me, una voce femminile. Speravo vivamente in una giornata tranquilla.
Ed invece eccola lì, puntuale, che mi viene in contro con la sua camminata decisa agitando i suoi amati capelli."Mi stavo giusto chiedendo dove fossi finita. Sono ben venti minuti che ti aspetto, devi smetterla di dormire così tanto" mi rimprovera trascinandomi all'interno della scuola.
"Potresti andare più piano? Il mio zaino pesa, e riesco benissimo a camminare anche se non ci sei tu a tenermi" le dico in tono scocciato.
"Potresti stare zitta? E voi che avete da guardare?" Chiede a un gruppetto di ragazze che guardavano curiose nella nostra direzione.
"Senti, non voglio più fare sta cosa. Ho come uno strano presentimento che-"
"Eccola lì, usa il tuo più grande talento" mi dice dandomi una pacca sulla schiena.
"Che talento?" Le chiedo perplessa.
"Quello di parlare di continuo senza fermarti mai" mi dice sorridendo furba, prima di spingermi in classe.
Respiro a fondo e mi avvicino a lei, che in questo momento è concentrata a leggere un quaderno, probabilmente di appunti.
"Hey Kylie!" Esclamo piazzandomi davanti a lei, con un sorriso palesemente falso.
"Ciao Abby" mi risponde distrattamente, senza distogliere gli occhi dalla sua lettura. Picchietto il dito sul banco nervosa, alla ricerca di un argomento sensato di cui parlare, ma un colpo di tosse dietro di me mi interrompe.
"Si, come stai? L'ultima volta che ci siamo viste non eri particolarmente felice, e così ho pensato: >." Inizio a parlare a velocemente, senza neanche pensare a se il mio discorso ha senso o meno.
Notando che non mi degna di uno sguardo, sposto la sua borsa nel ripiano di sotto del banco, facendo attenzione che non si accorga di nulla.
"Oggi ti trovo più carina del solito! Questo maglioncino turchese è fantastico, e anche le unghie non sono male!" Continuo lanciando un'occhiata a Maddison, sotto di me che cerca freneticamente quel dannato invito.
Quando finalmente lo trova, lo infila in tasca e silenziosa indietreggia. Stavo giusto per andarmene via, finché non inciampa su una sedia e cade a terra, rumorosamente.
"Che succede?" Chiede Kylie, spostando lo sguardo da me a lei stranita.
"La sedia! Scusala ma è alquanto imbranata. L'accompagno fuori, si sarà fatta male" dico gesticolando, aiutandola ad alzarsi da terra.
"L'ho preso, ce l'ho fatta. Sono un genio!" Esulta improvvisando un balletto, e mi chiedo come ci riesca sui tacchi.
"Ho rischiato la mia vita per questo stupido pezzo di carta, mi devi un enorme favore" le dico lasciando un sospiro di sollievo.
"Non fare la drammatica. E comunque, tanto per precisare, quel maglione era orribile. E quelle unghie ancora di più! Chi è che si dipinge le unghie di verde?" Mi chiede sconcertata.
"Non erano poi così brutte..."
"Abby" mi richiama guardandomi con uno sguardo che fa intendere.
"Okay, erano inguaribili. Ma se a lei piacciono, a te che problema fanno?"
"Nulla, anzi meglio, si rende ridicola da sola" dice felice, facendo una giravolta in mezzo al corridoio.
"Che ne dici se mi iscrivo al corso di danza? Ho scoperto che anche lui ne fa parte. Oppure potrei iscrivermi a cheerleading, così farei il tifo per lui ad ogni sua partita" mi dice con aria sognante.
"Non pensi che potrebbe scambiarti per qualche pazza? Io credo che sarebbe più semplice se tu ci parlassi, sa a malapena che esisti" le dico riflettendo.
"No! Dev'essere lui a parlarmi, non sarò io a fare il primo passo. Per ora mi limito ad ammirarlo ed a assicurarmi che nessuna di avvicini" dice più convinta che mai, andando via a testa alta.
Smettila di pensarci, continuo a ripetermi in mente, mentre ripenso a ciò che mi ha detto ieri sera Sean. Il modo in cui mi ha guardata mi ha fatta rabbrividire.
Sento questa angoscia dentro di me, come se fosse un avvertimento. Come se fosse un chiaro segnale che la mia felicità è stata tutta un'illusione.
"Come mai così pensierosa già dalla mattina?" Mi domanda Brooklyn sedendosi al mio fianco, sul pavimento freddo.
Mi limito ad alzare le spalle, non sapendo proprio a cosa rispondere per giustificare il mio calo d'umore.
"È tutto okay? Ieri sei scappata via e non ti sei più fatta sentire. È successo qualcosa?" Mi chiede. Il fatto che si sia preoccupato per me mi fa sorridere.
"Avevo solo un po' di mal di testa, è tutto okay" gli dico cercando di sforzarmi nel sorridere.
"Ho capito che non ti va di parlare, non ti forzo. Ma se c'è qualcosa che ti preoccupa puoi dirlo a me" mi dice appagando la testa sul muro, dietro di noi.
Credo che Sean abbia ragione, nessuno può salvarmi, neanche Brooklyn può farlo.
"Vorrei tanto sapere cosa c'è dentro alla tua testolina. Posso aiutarti" aggiunge guardandomi con il suo sguardo intenso.
"No, non puoi" gli dico con voce tremante.
"Perché ne sei tanto sicura se non mi hai neanche detto cosa ti fa stare male?" Mi chiede.
"Una persona piena di problemi come me non può essere aiutata. Dovresti essere a lezione, non qui con me"
"Invece so che sono nel posto giusto. Io penso che la maggior parte dei tuoi problemi sono solo delle tue fantasie. Ti fai influenzare spesso dalle opinioni della gente, che più delle volte sono sciocchezze."
"Sono sempre stata sbagliata, sono piena di difetti. La mia vita è piena di problemi e non voglio trasportarti in tutto questo"
"Pensi che tenendomi lontano da te risolverai le cose?"
"Penso che sia meglio per entrambi. Non dovresti sprecare il tuo tempo con me, non ne usciresti piede" gli dico asciugandomi gli occhi.
"Non sono d'accordo con te, ma se è questo ciò che vuoi, va bene" mi risponde in un sospiro, alzandosi da terra.
"Si" dico solamente, abbassando il viso.
"In caso cambiassi idea sai dove trovarmi, sono sempre pronto ad aspettarti" mi dice prima di scomparire via.
Era l'unica persona che aveva il potere di farmi stare bene con poco, eppure sentivo che tenendolo accanto a me lo avrei solamente stressato con le mie paranoie, sarei stata solo un peso per lui.