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1252 Words
Questa mattina, mentre mi giro e rigiro fra le coperte mi rendo conto di quanto io sia diventata senza neanche accorgermene, dipendente da lui. Me ne sono accorta quando prima ancora di aprire gli occhi è stato il mio primo pensiero. Me ne sono accorta quando il suo sorriso è stata la prima immagine che mi è apparsa in mente. L'ho capito quando andare a scuola è diventato un motivo per vederlo più tempo. L'ho capito da come, senza farlo a posta, mi incanto a guardarlo anche per diversi minuti, e non stancarmi. Ogni volta che incrocio il suo sguardo mi succede qualcosa di strano: non riesco più a controllarmi. Improvvisamente non riesco più né a parlare né a pensare con lucidità. "Spero non sorridi così a tutti, altrimenti mi tocca rinchiuderti da qualche parte" mi dice mentre finisce di fumare la sua sigaretta. "Che dici, perché mai?" Gli dico ridacchiando. "Te l'ho già detto, ma lo ripeterò ogni volta se è necessario. Sei molto bella quando sorridi" mi dice, e nel farlo sembra esser completamente tranquillo e sincero. "Soprattutto dopo che te lo dico" aggiunge sorridendo anche lui. Abbasso la testa e cerco di coprirmi il viso con i capelli, non so mai come reagire ad un complimento. "Adesso ho matematica e purtroppo devo andare, spero di farcela e di non crollare sul banco" mi dice dandomi un bacio sulla guancia. "Devi farcela, non vorrai ripetere nuovamente la terza, vero?" Gli chiedo sistemandomi lo zaino sulle spalle. "Non c'è pericolo, sono un genio, non succede niente per una lezione in meno" mi dice sicuro di se, ridendo leggermente. "Certo, ci vediamo più tardi" gli dico salutandolo prima di avviarmi verso il mio armadietto. Trovo a dir poco fastidioso il modo in cui le persone ci fissano, pronte a discutere su ogni cosa che facciamo. "E così vi siete riappacificati, sei stata brava a convincerlo sta volta." Esclama Sean dietro di me facendomi prendere uno spavento. "Non sai niente di noi, del nostro rapporto e del perché ci eravamo momentaneamente allontanati" gli dico mentre continuo a prendere l'occorrente per la lezione. "Sarà stato sicuramente per un tuo capriccio. Brooklyn ha ceduto soltanto perché gli fai pena. In fondo, l'hai notato anche tu che ultimamente va molto d'accordo con una brunetta abbastanza sexy" mi dice stando appoggiato agli armadietti accanto ai miei. "Questo te l'ha detto lui?" Gli chiedo parecchio irritata dalla sua presenza. "No, ma ne sono sicuro. Sei così ingenua piccola Abby" mi dice toccandomi la guancia. Mi sposto immediatamente e lo guardo con una smorfia. "Io sarò ingenua, ma standoti accanto per tanto tempo ho imparato a conoscerti meglio di chiunque altro. Anche se mi sarebbero bastati pochi minuti per capire che razza di persona sei. Trovo squallide le persone come te, che si divertono a giocare sui sentimenti degli altri. Anche su quelli dei propri amici, come Brooklyn. Cosa pensi che direbbe, se sapesse cosa stai facendo?" "Io lo faccio soltanto per il suo bene" si giustifica. "Se per fargli del bene intendi allontanarlo dalle persone di cui ha bisogno allora hai capito davvero poco" "Tu pensi che lui abbia bisogno di te? Non sapevo che adesso fossi così tanto sicura di te stessa!" Commenta stupito, battendo le mani. "Penso anche che prima o poi riceverai indietro tutto il male che stai facendo" aggiungo voltandogli le spalle. Molte volte ho usato la parola odio senza esser a conoscenza del reale significato della parola. Eppure ora mentre lo penso, sono sicura di odiarlo con tutta me stessa. Provo tale disgusto nei suoi confronti per tutto ciò che mi ha fatto passare. Per aver calpestato i miei sentimenti senza esitare. Per aver rovinato una parte fondamentale della mia vita. Chiudo gli occhi e prendo un bel respiro, mi siedo nel mio posto e cerco di svuotare la mia testa da qualunque pensiero e di concentrarmi sulle parole della professoressa. So che il suo obbiettivo è proprio quello di buttarmi giù un'altra volta e per questo non glielo lascerò fare una seconda volta. So anche che non potrò contare sempre su qualcuno, se non su me stessa. Penso che è meglio cavarsela senza l'aiuto di nessuno cosicché io non possa aspettarmi niente di più. Soltanto io e la mia volontà. In un certo senso è triste non avere fiducia su di qualcuno per paura che prima o poi esso se ne possa andare, lasciandomi sola. Ho paura, ne sono consapevole. Rimango costantemente in allerta con la perenne sensazione di esser tradita. Di esser rimpiazzata. Di non esser abbastanza. "Abby!" Sento chiamarmi, ritorno alla realtà e soltanto ora mi rendo conto che la campanella è suonata e che sono rimasta immobile con lo sguardo perso nel vuoto. "Si, dimmi" rispondo a Maddison che mi sventola una mano davanti agli occhi. "Si può sapere cosa ti prende ora? Hai intenzione di rimanere qui a contemplare il nulla o vieni fuori con me?" Mi domanda "Certo, andiamo" le dico distrattamente. "Comunque dove sei sparita dopo la partita? Non ti ho più trovata" mi dice camminando accanto a me. "Io? Veramente sei tu quella che è scappata senza avvisarmi! Dove sei andata?" Le chiedo tornando in me, curiosa più che mai. Mi guarda e le sue labbra si aprono in un enorme sorriso, mentre stringe le mani al petto. "L'ho fermato e gli ho detto che è stato grandioso, ci ho provato per tutto il tempo e la cosa entusiasmante sai qual è?" Mi chiede emozionata. "No?" "Che lui c'è stato, non ha fatto altro che sorridermi. Mi ha detto che gli piacerebbe se un giorno passassimo una giornata assieme" mi dice strattonandomi. "Veramente?" Chiedo sorpresa "Si, ho fatto esattamente la tua faccia. Sono stati i quindici minuti più belli della mia vita. Devo assolutamente trovare un vestito che lo lasci senza fiato, mi sta meglio il rosso o il nero?" Mi domanda spostandosi i capelli di lato. "Credo il nero. Secondo me dovresti stare serena. Insomma, non vorrei che lo spaventassi con questa tua euforia" mi azzardo a dirle. "Cosa vorresti dire con questo? Anzi, stavo considerando l'idea di andarci in abito da sposa, ma poi ci ho ripensato" mi dice fin troppo seria. "Meno male! Quando te ne sei andata Kylie mi ha fermata e mi ha detto qualcosa che è suonata come minaccia" le racconto senza pensarci. Non so esattamente per quale motivo io mi sia confidata più volte con lei. Pur non conoscendola sento come se posso contare su di lei. "Seriamente? E cosa ti avrebbe detto?" Mi chiede con una risatina. "Mi ha chiesto prima se ti stavo aiutando, ma quando le ho chiesto in cosa mi ha aggredita dicendomi di non fare la finta tonta. E prima di andarsene mi ha detto di starne fuori perché non avrà pietà per nessuno" le spiego. "Peccato non l'abbia detto a me, ma cosa ci si può aspettare da una come lei?! Quel poco di cervello che ha lo usa per scegliere quei maglioni orribili che si mette" commenta facendomi ridere. "Sapete che il mio udito funziona perfettamente? Non siete neanche furbe da assicurarvi che non ci sia qualcuno che vi ascolta" ci dice colei, facendomi sbiancare. "Oh ma non è un segreto ciò che stavamo dicendo, non vedo perché dovrei assicurarmi che qualcuno non ascolti. Anzi, oggi mi sento gentile e se vuoi posso ripetertelo. Nel caso non avessi sentito bene: >" le dice lei mandandole un bacio con le mani.
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