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1219 Words
Sono trascorse tre settimane, le tre settimane più impegnative da quando sono qui. Mi sono buttata a capofitto sui libri scolastici e ho messo tutta me stessa per recuperare e migliorare i miei voti. Ci ho messo tutta la mia concentrazione e fra una cosa, l'altra, e la compagnia di Brooklyn il tempo sembra esser letteralmente volato. Come se fosse passato con la stessa velocità di un battito di ciglia. Abbiamo passato diversi pomeriggi insieme, e nonostante non abbiamo fatto niente di particolare, sono stati momenti piacevoli. Abbiamo ascoltato musica ad altissimo volume dalle cuffie durante una lezione di lingue e quasi non ci siamo fatti scoprire, mi ha aiutata a risolvere certi problemi matematici per me impossibili, siamo andati a correre con Ice che mi trasportava qua e là. Abbiamo passato ogni viaggio verso scuola cantando a squarciagola ogni canzone che conoscevamo della radio. "Tu mi stai portando verso la cattiva strada" rido, cercando inutilmente di riprendere fiato. Eravamo di ritorno verso casa e ha avuto la brillante idea di fare uno scherzo ad una povera anziana che attraversava sulle strisce pedonali: ha lanciato un urlo, simile a quello di una persona a cui è appena successo qualcosa, e lei soltanto quando si è accorta della messinscena ce ne ha dette di tutti i colori. "La sua faccia spaventata è stata qualcosa di fantastico" dice lui continuando a ridere. Stiamo vagando per il centro della città, senza una meta ben precisa, senza nessuna preoccupazione. Era da tanto che non sentivo questa sensazione simile alla libertà, era da tanto che non mi sentivo felice come mi sento ora, che non piangevo dal ridere come in questo momento. Camminiamo l'uno affianco all'altra con due bibite fresche in mano ed ogni tanto si diverte a darmi qualche colpo, facendomi finire contro persone che si voltano per lanciarmi occhiate. "Brook finiscila" lo sgrido cercando di apparire seria, fallendo miseramente. Ci fermiamo su una panchina e ci sediamo per riposarci. Si appoggia con un gomito sullo schienale e rimane immobile a guardarmi negli occhi con quel sorriso capace di farmi sciogliere, mentre i suoi capelli vengono scompigliati dal vento. Sono passati mesi da quando ci siamo conosciuti e mi è bastato un secondo per accorgermi di esser innamorata di lui. Ciò che mi ha colpita a primo impatto è stata sicuramente la sua bellezza. Ma non una di quelle solite bellezze, la sua è particolare. Ma non mi sono innamorata del suo aspetto esteriore, mi sono innamorata di lui quando si è trovato davanti le mie debolezze e non se n'è approfittato. Quando ha avuto a che fare con la parte peggiore di me, quella piena di difetti, e mi ha accettata comunque. Così come sono. Mi sono innamorata di lui perché dopo tanto, è riuscito a ridarmi un sorriso, un motivo per alzarmi la mattina, è riuscito a farmi sentire nuovamente viva. E ci vuole coraggio con una complicata come me. Con una che evita sempre qualcosa per paura di rischiare. Con una che quando è nervosa per qualcosa se la prende anche con chi non ha colpa. "Brooklyn, cosa siamo io e te? Gli amici non si comportano nel modo in cui ci comportiamo noi due" gli chiedo cercando una risposta a questa domanda che da un po' mi tormenta. "Non lo so, però mi piace questo nostro rapporto. Anche se di una cosa ne sono sicuro: non siamo amici e mai lo saremo" mi dice giocherellando con le punte dei miei capelli. Sospira prima di ricominciare. "So cosa stai cercando di dirmi, ci ho pensato anche io parecchie volte. E sono arrivato alla conclusione che fra due fidanzati e noi due l'unica differenza è che noi non lo siamo" mi dice ridacchiando. "Credo che tu abbia ragione" dico con voce bassa. "Oh uff, quando sono con te sono capace di dire certe frasi così ridicole" esclama leggermente imbarazzato. Sorrido divertita a corto di parole e ciò che succede dopo accade velocemente, mi afferra per il mento e mi bacia. Per la prima volta senza preoccuparsi minimamente del fatto che siamo esposti agli sguardi della gente. I suoi baci mi hanno sempre provocato uno strano effetto, dal primo, fino all'ultimo. Solo quando si scosta dalle mie labbra e riapro gli occhi mi accorgo di quanto si sia fatto tardi. Il cielo sta diventando sempre più buio. "Forse dovremmo tornare a casa" dico un po' dispiaciuta, vorrei non finisse mai questa giornata. Annuisce e assieme ci incamminiamo nella strada di ritorno. Ogni tanto noto qualche ragazza che si volta a guardarlo e solo in questi momenti mi rendo conto di quanto io sia stata fortunata. "Devo essermi dimenticato le luci accese, strano" commenta notando casa sua illuminata. Gira le chiavi nella serratura e quando entra, immediatamente ci accorgiamo di non essercele dimenticate, ma che qualcuno le ha riaccese. E quel qualcuno è proprio davanti a noi che ci osserva con un'espressione severa in volta. "Finalmente, pensavo fossi a lavoro" dice sua madre con un tono duro, senza neanche salutare. "No, oggi era il mio giorno libero" gli risponde lui, mentre lei si accomoda sulla poltrona. "Tu sei?" Mi chiede chiudendo leggermente gli occhi, come se si stesse sforzando di ricordarsi di me, mentre mi osserva. "Abby" rispondo. "L'hai già conosciuta, l'ho portata alla festa con me" interviene Brooklyn. "Oh è la stessa? Scusami ma sei parecchio diversa" ride facendo riferimento sicuramente al mio abbigliamento. "Tra l'altro mio figlio ha l'abitudine di cambiare amiche molto spesso" aggiunge. "Questo tuo ricordo risale all'ultima volta che ci siamo visti, cioè quattro anni fa. E lei è la mia ragazza" dice, intromettendosi nuovamente. "Addirittura! Voi giovani siete così frettolosi, ma capisco vogliate divertirvi. Cosa ne capite voi dell'amore!" Esclama "Forse siamo giovani come dice e non abbiamo esperienza, ma possiamo provarlo. L'amore non è un sentimento per grandi!" Ribatto infastidita. "Che modi, chi ti credi di essere per alzare il tono con me?" Mi chiede diventando rossa in viso. Mi innervosisce parecchio il suo comportamento nei miei confronti. È palese che non le piaccio. "Non puoi piombare in casa mia e dubitare dei nostri sentimenti, che sia amore o meno. Tra l'altro è buffo sentir dire certe frasi da te che non mi hai mai dimostrato nessun segno d'affetto" le dice Brooklyn, alzandosi dal divano. "Questa ragazzina non solo ti sta dando di volta al cervello ma ti sta mettendo contro di me. Contro tua madre!" "Non dire sciocchezze! Ti stai mettendo contro di me da sola! E se vuoi stare in casa mia allora devi portare rispetto anche per le persone a cui tengo. A me non sono mai piaciuti i tuoi fidanzati, ma non ho mai fatto nessuna scenata" gride lui. Non l'ho mai visto così arrabbiato. "Io voglio solo il tuo bene Brooklyn. Tu hai bisogno di una donna degna di stare al tuo fianco, con un certo stile e fascino" riprova. "Tu non vuoi il mio bene, non l'hai mai voluto. Sei sempre stata una persona superficiale. Ma io ho bisogno di una donna che mi sappia amare, che mi possa rendere felice!" "Cambierai idea" gli dice quasi come una minaccia, prima di uscire di casa e sbattere la porta dietro di lei. Stringo forte i pugni e punto gli occhi davanti a me costringendomi di non piangere. Non ora, non qui.  
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