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1448 Words
Sean's pov. Quando chiudo la chiamata, ripongo il cellulare dentro alla tasca dei miei jeans, e mi guardo attorno. "Ciao Sean" mi saluta, baciandomi sulle guance. "Di cosa voleva parlarmi?" Le chiedo incrociando le braccia. "Ora te lo dico subito, non qui però. È meglio se ci sediamo laggiù" mi dice indicando una panchina in fondo al cortile della scuola. "Sono preoccupata per mio figlio, non so se ci hai fatto caso ma ultimamente sta frequentando questa certa.." "Abby?" "Si, esattamente" "Gliene stavo parlando proprio sta mattina, e sembra esser parecchio preso" le confido. "È questo che mi preoccupa, a me questa ragazza non piace proprio. E anche se so che è solo una cotta passeggera quella di mio figlio, non vorrei che si complicassero le cose" "Perché me lo sta dicendo?" Le chiedo leggermente confuso da tutto ciò. "Perché ho bisogno del tuo aiuto. Tu sei il suo migliore amico e sei la persona più adatta" mi risponde con un sorriso carico di cattiveria. "Se ciò che ha intenzione di fare comprende far del male a quella ragazzina ingenua, non posso fare a meno che accettare. Ho un conto in sospeso con lei" "Oh, allora credo che andremo molto d'accordo noi due" mi dice stringendo la mia mano. Abby' pov. Erano ormai mesi che non mi capitava più, che ci passavo sopra o che almeno ci provavo, eppure eccomi di nuovo qui. Davanti al mio specchio ad osservare il mio riflesso. Più mi guardo e più mi viene in mente da chiedermi cosa ho di sbagliato. Perché proprio a me tutto questo? Chiudo gli occhi e mi sembra di risentirla, quella sensazione orribile che provavo. Mi sembra come se fosse riniziato tutto, o ancora peggio, come se non fosse mai finita. Mi sembra di rivivere tutte quelle giornate che mai scorderò. Odiavo addormentarmi, sapevo che sarebbe presto arrivata la mattina, un nuovo giorno da affrontare. E ogni mattina mi sentivo sempre peggio, a momenti mi arrendevo. Non trovavo un motivo esatto per alzarmi, per andare a scuola. Quel posto che ci dovrebbe far sentire a nostro agio, ma che invece ci fa sentire esattamente al contrario. Non mi piaceva quel posto sempre affollato, e tutt'ora continua a non piacermi. Le persone mi guardavano spesso come se io fossi di una razza inferiore a loro. Mi giudicavano senza conoscermi, e trovavano ogni difetto un ogni cosa che facevo. Ogni volta che qualcuno rideva mi sentivo presa in discussione. Lo facevano sempre, per cui non trovavo un motivo per cui non credere che non ce l'avessero con me. "Cosa ho che non va?" Sussurro iniziando a vedere tutto attorno a me leggermente sfocato. "È successo qualcosa?" Sento chiedere poco distante da me. Quando mi volto sorprendo la mamma di Maddison appoggiata sulla porta della mia stanza. "No, niente" rispondo asciugando velocemente le mie guance. "Ti ho osservata in questi dieci minuti che hai passato fra i tuoi pensieri, mi sei sembrata parecchio affranta. Lo vedo nei tuoi occhi che qualcosa non va" mi dice sedendosi sul mio letto. "Capisco benissimo che forse non hai voglia di parlare, soprattutto a me. Mi dispiace per il modo sgradevole in cui sei venuta a conoscenza di me e capisco anche il tuo atteggiamento nei miei confronti, anzi mi sembra piuttosto naturale. Tuo padre ti ama molto, sei stata la prima cosa di cui mi ha parlato. Mi raccontò di quanta paura avesse nel parlarti di questo, avrebbe dovuto parlartene soltanto quando tra noi due ci sarebbe stato qualcosa di più serio. Però non voglio che tu pensi che io voglia in qualche modo approfittarmi di lui. Io sto accanto a tuo padre semplicemente perché lo amo. Adesso starai sicuramente pensando: >, però posso assicurarti che è così. Sono sicura che tu possa capirmi. A volte mi sentivo persa, ma tuo padre entrando nella mia vita è stato in grado di cancellare le mie sofferenze." "Non l'ho pensato" le confido, distogliendo lo sguardo. In risposta mi sorride teneramente. "Ti va di dirmi cosa ti turba? Qualcuno ti ha ferita?" "Una persona ha puntualizzato ancora una volta sul fatto che il mio aspetto fisico non sia dei migliori, so di non esser chissà quale bellezza, e che ci sono sicuramente ragazze migliori di me che meriterebbero il mio ragazzo più di me" "Ma se il tuo ragazzo ha scelto te e non tutte quelle ragazze di cui parli ci sarà sicuramente un motivo valido che saprà spiegarti. "Quei motivi a quanto pare li vede soltanto lui allora, perché il resto delle persone vede soltanto cose cattive in me" ribatto. "Là fuori è pieno di gente pronta a criticarti Abby, qualunque cosa che tu faccia, che sia buona o cattiva. Ma non per questo devi abbatterti. Non devi andare bene agli altri ma solo a te stessa, perché solo credendo in te stessa potrai andare avanti" mi dice. "E penso che non ne valga la pena stare qui a piangere per persone che in questo momento saranno sicuramente da qualche parte a divertirsi. Non lasciar dire a persone che non conoscono nulla di te quanto secondo loro vali. Solo tu puoi saperlo, perché solo tu conosci ciò che hai dovuto passare realmente" aggiunge. Lo percepisco da come mi parla che ciò me lo sta dicendo con il cuore. "Si" rispondo non sapendo veramente cos'altro dire. "Sai perché ti dico questo? Non per farmi gli affari tuoi, ma perché anche io come te per un periodo ho creduto a tutto ciò che mi dicevano, trascurando completamente me stessa. Ma poi ho capito che se non avrei fatto qualcosa me ne sarei pentita. Perché non saranno quelle persone a ridarti questi anni, queste giornate che tu passi a soffrire. Devi passarci sopra, a testa alta, perché nessuno è più importante di altri. Vivi la vita che vuoi ricordare" mi dice accarezzando i miei capelli. "Grazie" sussurro sentendomi decisamente meglio. "Devo andare da una parte.. puoi dirlo tu a mio padre?" Le chiedo prendendo frettolosamente la mia borsa e il mio cellulare. "Certo" la sento rispondere con un sorriso. Percorro la strada correndo il più velocemente possibile, fregandomene del vento fresco che mi arriva sulla faccia e dei passanti che mi guardano in modo strano. Quando arrivo nel bar, busso freneticamente sulla porta chiusa. Essendo ormai tardi, staranno sicuramente finendo di sistemare il tutto prima di tornare a casa. "Abby, che ci fai qui?" Mi chiede sorpreso, ma senza risponderlo mi butto fra le sue braccia stringendolo con tutte le mie forze. Passano pochi secondi prima che mi avvolga il corpo. Il mio corpo si riempie di milioni di brividi e il mio respiro si blocca, come se potessi dimenticare da un momento all'altro come si fa. "Stai bene?" Domanda fra i miei capelli. "Non sono mai stata meglio di ora" rispondo con sincerità, lasciando un lungo sospiro di sollievo. Mi sorride e dopo essersi guardato attorno mi prende per mano e mi trascina all'interno del locale. Afferra la scopa e inizialmente penso che debba riprendere a pulire, ma cambio idea quando sale sul piccolo palco in fondo alla sala e improvvisa una coreografia a ritmo di musica. Scoppio letteralmente a ridere quando ondeggia con i fianchi con un'espressione buffa sul viso. "Vorresti dire che non sono bravo? Perché non sali e mi fai vedere se ci riesci meglio?" Mi chiede furbo. "Mi sono appena ricordata che ho una cosa importante da fare, perciò ti saluto..." gli dico divertita, tornando verso la porta. Lo sento spostare qualcosa e poco dopo appare dietro di me. Prosegue in direzione della sua macchina continuando a inventare strani passi che alimentano solamente la mia risata. "Come mai oggi sei così allegro?" Gli chiedo, ma in risposta mi afferra il viso e inizia a stamparmi baci su tutta la faccia. "Forse dovrei iscrivermi al corso di danza della scuola, diventerei sicuramente il più bravo e inizierei a fare tour per il mondo-" "Oddio, io non ne sono così sicura. Sai, sei molto bravo a tenere il vassoio con tutte quelle bibite, in equilibrio su una mano" gli dico cercando di non ridere nuovamente. "Faccio finta di non averti sentita solamente perché sono di buon umore, non ti avrei mai perdonata!" Mi dice mettendo in moto. Sfreccia ad alta velocità come un pazzo, e quando ci fermiamo al semaforo ritorno a respirare. Abbassa un finestrino ed inizia a fermare persone a caso. "Hei ciao! Abby è la mia fidanzata!" Grida ad un signore che attraversava con tutta calma le strisce pedonali. Nonostante più delle volte io sia incerta su tutto, sono sicura che lui fa parte delle cose di cui voglio ricordare della mia vita.  
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