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1024 Words
Avanza spedita e l'afferra per i capelli, trascinandola al centro nel corridoio, sotto gli occhi di tutti. "Hai superato il limite!" le dice con rabbia spingendola con forza. Kylie si alza e reagisce in difesa buttandola a terra. Continuano ad azzuffarsi e a dirsi parole pesanti senza accennare alcuna voglia di smetterla. "Perché non ritorni da dove sei venuta? Non c'è posto qui per le poco di buono come te" le dice Kylie con un sorriso strafottente. "Non sono io quella che è venuta a scuola praticamente nuda e che ci prova spudoratamente nel corridoio con un ragazzo impegnato" ribatte lei. "Maddison, basta" le dice Chesley cercando di ristabilire la calma, allontanandole. "E voi che avete da guardare? Sempre a farvi gli affari degli altri!" Grida alle persone presenti, furiosa. Sbuffa sonoramente e si passa una mano tra i capelli per dargli una sistemata. "Ti è andata bene per oggi" minaccia Kylie prima di andarsene via. "Ma chi credi di esserti con queste frasi? Se pensi che di farmi paura, posso raggiungerti e darti un'altra lezione!" Urla rossa di rabbia. "Io direi che per oggi va bene così, se vi avessero lasciate una delle due sarebbe finita in ospedale" le dico io, intromettendomi. "L'avrei fatta finire direttamente sotto terra, ce la vedo meglio" commenta irritata. Prende il suo zaino e se ne va, lasciando Chesley solo. Io e Brooklyn ci scambiamo un'occhiata, seguita da mio un mio sospiro. Insieme usciamo sul cortile e ci sediamo in una parte isolata dal resto degli studenti. Ci sdraiamo vicini sull'erba ma lui rimane comunque silenzioso, assorto nei suoi pensieri. "Come vi siete conosciuti tu e Sean?" Gli domando. "Perché?" Chiede alzando lo sguardo su di me. "Tu conosci più cose su di me. Nonostante tu sia il mio ragazzo so veramente poche cose, semplice curiosità" Rispondo con sincerità. "Abbiamo frequentato tutte le scuole assieme, siamo andati d'accordo fin da subito. Quando mi sono trasferito in questa casa, lontano dai miei genitori, lui mi ha aiutato tantissimo in ogni cosa. Abbiamo condiviso tutto, tra di noi c'è sempre stato rispetto. Credo tu abbia presente quel tipo di amicizia forte, che metteresti prima di ogni cosa. Un amico che reputi più come un fratello, che ti capisce anche senza dover necessariamente parlare. Con cui ti puoi divertire senza fare grandi cose" mi dice con un leggero sorriso sul volto. Ascoltando le sue parole mi rendo conto di quanto lui tenga a Sean, ogni mia speranza di potergli far aprire gli occhi si spezza. Non riuscirei neanche, saprei che in qualche modo ne rimarrebbe anche ferito. Mi piacerebbe tanto avere un tipo di amicizia come quella che ha descritto Brooklyn, sembra quasi di star parlando di una persona diversa. "Come mai sei scappato da casa tua? Quanti anni avevi?" Continuo a chiedere, a lui non sembra dare fastidio. "Avevo quindici anni, quasi sedici. Non sopportavo più di dover dividere lo spazio con delle persone che si credevano genitori, ma che di tali avevano ben poco. Non mi facevano sentire libero, pretendevano di decidere su di me su ogni questione. Mi facevano sentire un burattino. Con loro mi sentivo trascurato, non gli importava dei miei sentimenti ma solo far bella figura davanti ai loro amici. Perciò una sera ho preso il giusto indispensabile come vestiti e qualche oggetto a cui ero affezionato. Mi ero conservato abbastanza soldi per potermi comprare una casa, di quelli i miei genitori ne avevano e ne hanno ancora tanti" mi racconta. "E hai avuto difficoltà inizialmente? Cosa hanno detto quando non ti hanno visto tornare?" "Erano abituati alle mie scappatelle, per cui credo che non si erano preoccupati minimamente. Forse non ci crederai ma ero felicissimo di aver finalmente uno spazio tutto mio, senza regole, vivere in autonomia. Dopo qualche giorno ho ricevuto una chiamata di mia madre e quando le ho risposto sembrava anche preoccupata. Aveva cercato in ogni modo di convincermi a tornare da loro ma le avevo detto chiaramente che sarei rimasto lì, costi quel che costi. Non voleva si sapesse in giro, aveva paura di apparire agli occhi di tutti come una mamma sgradevole e senza cuore. Ma essendo minorenne ha comunque dovuto seguirmi per quel minimo. Ogni tanto tenta ancora di costruire la mia vita come meglio piace a lei, hai potuto assistere di persona e notare che ciò che dico è la verità" conclude. "Non posso che biasimarti a questo punto. Comunque sei stato abbastanza coraggioso" "Beh si. Ero già molto maturo per quella età, abbastanza da badare a me stesso. Ma comunque non mancavano le solite cose tipiche dell'adolescenza. Nel primo mese avevo organizzato quasi due feste a settimana, ci divertivamo da pazzi" mi dice ridendo mentre guarda davanti a se, ripercorrendo probabilmente quei ricordi. "Non puoi dire di essertela passata male nonostante ciò che è successo con i tuoi genitori" "No, mai detto infatti. Non sono quel tipo di persona che rimugina sul passato. Amo questa sensazione di libertà" "Quanto vorrei vivere anche io con la tua stessa spensieratezza, provare ciò di cui hai raccontato" dico sospirare nuovamente. "E che aspetti? Se stai sempre a pensarci non ci riuscirai mai. Pensala come se questo fosse l'ultimo tuo giorno e fai tutto ciò che vuoi, senza preoccuparti di fare bene o di come possano pensarla gli altri" mi dice mettendosi seduto. Mi affascina il suo modo di ragionare, in fondo mi ha sempre dato l'idea di uno a cui non importa delle persone circostanti e del loro parere, né uno che segue degli schemi. Sin dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti l'ho sempre visto agire senza ripensamenti. "Qualunque cosa? Pur essendo la più assurda?" Gli chiedo alzandomi anche io, imitando la sua posizione. "Qualunque, male che vada ci sarò io a coprirti o se vuoi, posso farti compagnia. In due è tutto più bello" mi dice riflettendo. "Scappiamo, solo per oggi. Voglio passare il resto della giornata con te, un po' come la scorsa volta" dico sicura di me stessa. "Sei pronta a passare una serata super divertente assieme al sottoscritto? Ti serve solamente un cambio, niente di più" mi avvisa porgendomi una mano. "Prontissima" sorrido afferrandogliela.  
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