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Sono sempre stata una ragazzina ubbidiente. Non ho mai nascosto niente a mio padre, gli ho sempre detto qualunque cosa mi riguarda e in questo momento lui si starà sicuramente chiedendo dove sono finita mentre io mi diverto un modo assieme a Brooklyn. Un parco dei divertimenti è la nostra prima tappa, mi ha portata su ogni gioco possibile. Dalle montagne russe alle giostre più strane, che mi mettono tanta paura da farmi tremare, anche se poi si rivelano uno spasso. Mentre corro dietro di lui, fuori, nello spiazzo dove la sua macchina sta parcheggiata prendo un forte respiro per cercar di placcare la mia risata. Sento la felicità scorrere nelle mie vene, tale da farmi volteggiare nell'aria. Apro lo sportello e mi siedo al suo fianco. Appoggia la testa sul sedile e gira la testa per guardarmi, con quel suo sorriso luminoso che amo da impazzire. "Stavo pensando che non abbiamo ancora neanche una foto, è il momento di farcene qualcuna" mi dice prendendo il suo IPhone. Mi avvicino a lui, sedendomi praticamente sopra le sue gambe, e sorridiamo sinceri all'obiettivo. Presi dal gioco le cinquanta foto che la succedono ci ritraggono con espressioni buffissime. Sono sicura che sorriderò quando tornerò a rivederle. Allungo una mano verso la radio, l'accento e giro fra i canali finché non trovo la canzone perfetta. La mia preferita in assoluto. Alzo il volume al massimo, mentre canto mi sento completamente a mio agio. Quando chiudo gli occhi non posso far a meno di pensare al ragazzo accanto a me. > (amare è l'unica cosa che ci fa sentire vivi) E non posso far a meno di dargli ragione. Non avrei mai pensato di provare tante emozioni, nello stesso momento e tanto farti da farmi vibrare il cuore per un periodo che sembra esser infinito. Non credo abbia mai sorriso così tanto in così poche ore, senza neanche pensarci. > (amare può guarire, amare può riparare la tua anima) E non pensavo che il mio cuore sarebbe potuto tornare a battere, onestamente. Lo avevano calpestato troppe persone. Eppure Brooklyn è stato in grado di aggiustare ogni mia ferita. > (puoi tenermi, accanto al battito del tuo cuore, dove dovrei essere. Conservalo nel profondo della tua anima) > (quando sono lontano, mi ricorderò come mi hai baciato. Sotto il lampione della sesta strada. Ascoltandoti sussurrare attraverso il telefono "aspetta che torno a casa") Riapro gli occhi al rumore della macchina che si ferma e lo seguo giù. Prende una scatola che teneva nei sedili posteriori e ci dirigiamo in un posto tranquillo, a contatto con la natura. "Tutto questo movimento mi ha fatto venire una gran fame" commenta lui sedendosi a terra. "Anche a me" ridacchio aiutandolo a sistemare fuori tutto ciò che ha portato con se. Qualche panino farcito, acqua e delle bibite strane. "Assaggia questa" mi dice passandomene una. Il liquido all'interno è di un verdolino strano, incerta lo avvicino alla bocca bene bevo un sorso. Inizialmente sembra aver un buon gusto ma poco dopo mi ritrovo a sputare tutto per quanto è disgustoso il sapore. "È terribile!" Esclamo mentre lui scoppia in una fragorosa risata per la smorfia che ho fatto. "Avrei dovuto registrarti, hai fatto una faccia davvero troppo buffa per non ridere" mi dice divertito. Quando finiamo di mangiare ci fermiamo qualche minuto per riposarci, stesi uno accanto all'altra. Mi metto comoda mentre ascolto ciò che mi racconta. "Promettimi che mi porterai in tutti questi posti belli di cui mi stai parlando" gli dico giocherellando con le dita della sua mano. "Ti porterò ovunque, anche in posti dove non sono mai stato e faremmo tante nuove cose assieme." Mi dice stringendo la mia mano alla sua. Un gesto che per quanto possa sembrare naturale è capace di aumentare il mio battito cardiaco. Si mette su un fianco, sorretto da un gomito, e mi guarda silenzioso. Non penso mi stancherei mai di questo suo modo di guardarmi. Nei suoi occhi scatta una scintilla e nel momento esatto in cui si abbassa per unire le sue labbra alle mie, tutto attorno a noi scompare. Il suo bacio è caldo, umido e travolgente. In questo momento non riesco a ricordare neanche il mio nome per quanto sono intense le sensazioni che sto provando. Senza mai staccare la sua mano dalla mia mi aiuta ad alzarmi e passeggiamo con tranquillità. Non poteva capitare giornata migliore di questa, nonostante ormai il sole sta sparendo, si sta benissimo. Sul cielo non c'è traccia delle nuvole. "Dove mi stai portando adesso?" Gli domando curiosa. "In un posto che ti ho promesso, che ti piacerà tantissimo" mi dice misterioso. Camminiamo per altri venti minuti buoni finché non ci ritroviamo davanti ad uno spiazzo. Attraversiamo degli alberi e davanti a noi si presenta una specie di paradiso terrestre. Una lunga distesa di sabbia bianca e infondo il mare, colorato dai raggi del sole che tramonta. "È bellissimo!" Esclamo sorpresa. "Lo so. Ricordi? Ti avevo promesso che ti avrei portata al mare e che avremmo fatto un bagno di notte." Mi dice sorridendo. "Anche se sono un po' sbadata, questa cosa me la ricordo ancora perfettamente. Eravamo alla festa di natale che avevano organizzato i tuoi genitori. Quando abbiamo rubato quei vassoi pieni di cibo e ci siamo ingozzati per bene" dico ripercorrendo questo ricordo impresso nella mia mente. Ciò che mi ricordo meglio di tutto è quando ha ammesso davanti a sua madre che per lui sono qualcosa. Si toglie le scarpe e io lo imito. In un'altra occasione mi sarei sicuramente lamentata per il leggero umido della spiaggia sotto ai miei piedi, eppure adesso mi ritrovo a correre senza pensieri. Appoggia le sue cose a terra e si toglie sia la maglia che i pantaloni rimanendo solo con i boxer. "Che fai? Non vieni?" Mi chiede notando che sono rimasta immobile. "È solo che non mi sono portata il costume, non pensavo mi servisse per questo il cambio di cui mi hai parlato" gli spiego. "Non importa, non c'è nessuno qui a parte noi due" mi dice rassicurandomi. Scaccio via ogni preoccupazione e proprio come ha fatto lui mi spoglio, rimanendo in intimo. "Quanto sei bella" mi dice sfiorando la fronte con le sue labbra. Mi lascio andare contro al suo petto e inspiro, beandomi di quel buon profumo che sa di lui. "Al mio tre ci buttiamo, sarà un po' fredda. Sei pronta?" Mi dice riprendendo la mia mano. "Si, facciamolo" dico sicura di me. Il mio corpo viene percorso da un brivido. Qualche secondo dopo ci ritroviamo dentro all'acqua, avvinghiati. Mi sembra una follia tutto questo, ma mi piace talmente tanto che lo rifarei daccapo senza esitare. Usciti dall'acqua ci avvolgiamo agli asciugamani che aveva preso Brook appositamente e corriamo con le nostre cose in mano. Poco ci importa se stiamo tremando dal freddo, nel silenzio che ci circonda le nostre risate echeggiano. Mi volto verso di lui e ciò che accade dopo, succede troppo in fretta per poter calcolare qualcosa. Lo sento urlare il mio nome con tutta la sua voce per poi sentirmi scaraventare a terra. Sento un gran rumore fastidioso e la mia mente sembra scollegarsi per un periodo indefinito. Quando ritrovo la forza per aprire gli occhi mi guardo attorno, e con la poca luce che c'è, vedo il suo corpo a qualche metro di distanza dal mio. "Brook?" Lo chiamo con la voce instabile. "Brooklyn" lo richiamo inginocchiandomi davanti a lui. Lo svuoto per le braccia ripetute volte, chiamandolo in continuazione ma da lui non ricevo alcuno segnale. "Brook, apri gli occhi, ti prego" gli dico sentendo le lacrime scendere lungo le mie guance. "Tu non puoi lasciarmi sola, io ho bisogno di te. Io ti amo"
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