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Sono passate dieci ore e ventitré minuti da quando mi hanno messa su questo letto e mi hanno impedito di alzarmi, lasciandomi sola in questa stanza buia e triste. Vorrei tanto fosse solo un incubo questo che sto vivendo, ma non ho ancora chiuso occhio e la situazione non sembra migliorare affatto. Adesso sono passate dieci ore e ventiquattro minuti da quando ho iniziato a fissare la porta con la speranza che arrivasse qualcuno per darmi sue notizie. Decido perciò di testa mia di alzarmi, nonostante il leggero dolore che sento ad una gamba, e di andare a cercarlo. Percorro l'intero corridoio fin al reparto maschile, mi guardo attorno e osservo ogni stanza presente alla ricerca del suo inconfondibile viso. Quando finalmente lo intravedo, non è esattamente come lo immaginavo. Ciò che riesco a vedere del suo corpo è coperto da ferite. Mi siedo accanto a lui e mi lascio pervadere da un senso di colpa devastante. Qualunque cosa sia successa lui è in queste condizioni per avermi protetta. È su questo letto per un mio stupido desiderio di passare una giornata diversa dalle altre. Una giornata che per colpa mia è finita in tragedia. Se non gli avessi chiesto niente non saremo mai finiti in questa situazione e staremo entrambi felici. "Che ci fai qui stupida ragazzina?" Sento chiedermi alle mie spalle. Percepisco tanto odio in quelle parole. La mamma di Brooklyn si piazza davanti a me con un'espressione infuriata sul volto e mi spinge senza preoccupazioni fuori dalla stanza. "Voglio solo sapere come sta, non ho fatto niente di male" rispondo con le poche forze che ho in corpo. "Hai anche il coraggio di presentarti? Se mio figlio sta così è solo ed esclusivamente a causa tua. Gli avevo detto che gli avresti fatto soltanto del male e da perfetto testardo non mi ha dato retta. Ha ignorato il consiglio di una madre che vuole solo il suo bene! Perciò non te lo ripeterò due volte, stai lontana da lui e non rivolgergli più la parola" mi minaccia con un tono carico di cattiveria. Afferra la maniglia della porta e me la sbatte letteralmente in faccia. Ciò che sto provando ora è peggio di qualsiasi altra cosa, un coltello al petto avrebbe fatto sicuramente meno male. Come può chiedermi di star lontana dall'unica persona che è riuscita a tenermi in piedi? Dall'unica persona in grado di farmi sentire bene? Dall'unica di cui ho bisogno? Ritorno indietro sui miei passi e aspetto che non ci sia nessuno nei paraggi per scoppiare in un pianto interminabile e disperato. "Abby, tesoro mio!" Sento esclamare, in lontananza vedo mio padre che scatta su di me e mi sorregge prima che cada sulle mie stesse gambe. Mi stringe forte fra le sue braccia come se volesse proteggermi da qualunque cosa mi stia facendo del male. "Dio mio quanto mi hai fatto preoccupare, ho avuto tanta paura Abby. Ho pensato al peggio. Perché non mi hai avvisato? Perché non mi hai mandato neanche un messaggio?" Mi chiede prendendomi il viso fra le mani. "Mi dispiace tanto papà" gli dico fra i miei singhiozzi. Mi brucia terribilmente tanto la gola. "Non importa, tu stai bene ed è questo quello che conta. Ma per favore, non farmi mai più stare così in pensiero" mi dice baciandomi la fronte. Senza smettere di tenermi mi accompagna fino al letto e mi fa sedere su di esso. Posso vedere nei suoi occhi la tensione, la paura. Si allontana da me e rincorre un medico che è passato accanto alla mia stanza, sicuramente per chiedergli della mia situazione. Sento bussare alla porta e quando mi volto trovo Maddison a guardarmi con un'espressione che non le ho mai visto in volto. Entra silenziosa e si siede sul mio letto, stando attenta a non toccarmi. "Appena ha chiamato tuo padre sono corsa qui, perché non mi hai detto nulla? Sai che ti avrei coperta in qualche modo. Quando non ti ha vista tornare da scuola tuo padre ha inizia ad agitarsi, continuava a ripetere che non era da te questo comportamento. E quando ha saputo cosa ti è successo per poco non è svenuto" "Potete stare tranquilli, io sto bene" rispondo tenendo lo sguardo fisso su un punto indefinito. "Non stai per niente bene! È successo qualcosa? Brooklyn sta bene? Lui era con te giusto?" Mi chiede allarmata. "Si, era con me ed è solo grazie a lui se non sono stata schiacciata contro l'asfalto. Eppure l'avrei preferito, piuttosto che vederlo in quello stato" "Non dire sciocchezze, non sarebbe dovuto succedere a nessuno dei due!" Mi dice scuotendo la testa. "Piccola, i medici hanno detto che fortunatamente non ti è capitato niente di grave. Qualche graffio innocuo alla gamba che guarirà presto, mi hanno permesso di riportarti a casa dopo gli ultimi controlli" mi avvisa mio padre più sereno. "Guarda il lato positivo! Ti lascerà sicuramente qualche giorno a casa per riprenderti" mi dice Maddison, cercando di sdrammatizzare un po'. - Mio padre sembra esser tornato quello di prima. L'ansia che potrebbe succedermi qualcosa da un momento all'altro è tornata ad impossessarsi di mio padre. Mi sta accanto persino quando vado al bagno, semplicemente per far pipì. Mi fa pensare che si sia pentito di essersi lasciato andare con me in questi ultimi anni, tornerà ad essere iper protettivo. E non posso che biasimarlo. "Perché non mangi? Non hai fatto neanche colazione, ti sentirai male" mi chiede osservando il mio piatto di minestra ancora intatto. "Te l'ho detto papà, non riesco a mangiare. Ho lo stomaco chiuso" gli dico per l'ennesima volta. "Va bene, però te la lascio da parte nel caso ne voglia più tardi. Così è pronta per esser scaldata" mi dice ritirando il piatto. "Se non ti dispiace vorrei andare a stendermi un po', se non mi senti non preoccuparti, significa che sono riuscita a dormire" gli dico cercando di farlo stare più tranquillo. Salgo con attenzione le scale e mi chiudo in camera mia, lasciando uscire un lungo sospiro. Mi siedo davanti alla mi finestra e osservo quella davanti a me con la speranza che si affacci per dirmi che va tutto bene. Sento la mia porta aprirsi, per la millesima volta nel giro di un'ora e so anche già di chi si tratta. "Ti ha mandata mio padre, non è così? Si preoccupa davvero troppo. Sto alla grande" dico senza distogliere lo sguardo da casa sua. "Si è accorto che lo stai solo prendendo in giro, mi ha chiesto di stare con te e di farti distrarre un po'. Mi ha confidato che non ti vedeva così triste da tempo" mi dice raggiungendomi. "Sono passata a trovarlo.." aggiunge poi e i miei occhi scattano attenti su di lei. "Come sta? È migliorato? Ci hai parlato? Dimmi che non ha nulla di grave" le dico freneticamente, quasi implorandola. "Si è svegliato e la prima cosa che ha chiesto appena ha aperto gli occhi è stata proprio dove fossi. Ho dovuto far finta di non sentire la sua domanda, perché non so realmente cosa rispondere. Ti aspettava" "Come ti è sembrato?" Le domando. "Mi hanno detto che la macchina ha frenato in tempo per non fargli troppo male. Ha un braccio fasciato e ha delle ferite, alcune meno lievi e altre che richiedono delle cure su parte del corpo. Credo gli abbiano messo anche punti alla testa" mi spiega e mi sento lievemente più sollevata. "Non ti hanno detto quanto rimarrà?" Continuo a chiederle. "Questo non lo so, ma non dovrebbe starci troppo tempo. Ma stai tranquilla, appena posso ci ritorno" mi dice con un sorriso incoraggiante. "Grazie" sussurro appoggiando la mia testa contro la parete.
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