IN RIVA AL MARE, DI NOTTE-3

2931 Words
«Se n’è andato. Dev’essere tornato al bar» ha detto Lucio. Con uno strattone ho lasciato la mano del mio amico e ho attraversato di corsa la doppia carreggiata. «L’anema ’e chi t’è muort!» ha imprecato uno sporgendosi dal finestrino di una Centoventicinque. Mi ha evitata per miracolo! In effetti manco avevo guardato il semaforo prima di fiondarmi verso l’Hermes. Gli amici erano di nuovo quasi tutti lì. Meno Imma e Willy, ovvio. C’era pure Andrea. Gli son corsa vicino. L’ho abbracciato. Mi son seduta sulle sue ginocchia. Aveva la fronte sudata. «Ehi, quanta foga!» si dava un contegno. Ma la voce gli usciva diversa. Credevo stesse per piangere. Naturalmente si tratteneva. Gli uomini hanno ’sta fissazione di mostrarsi duri. A me non darebbe fastidio un uomo che piange. Non lo biasimerei. Semmai lo riterrei sincero… Dopo poco è ricomparso Lucio. «Allora, li hai trovati?» «No.» Ha guardato me accoccolata sulle gambe di Andrea. E io gli ho indirizzato un grazie con gli occhi. Ho sentito il cuore di Andrea saltargli in petto! Povero amore mio! «Glielo fai finire quel gelato?!» sfotteva Paolo riferito a me che stavo ancora in grembo ad Andrea. «Vaffanculo!» Gli dava fastidio che stessi seduta sopra Andrea?! Poteva evitare di fare lo stronzo! Mi sarebbe piaciuto tanto descrivergli per filo e per segno l’attività in cui era impegnata la sua Imma in quel momento! Se non ci fosse stato Andrea, lo avrei trascinato presso la Ritmo e gli avrei sbattuto in faccia la verità! Poi avrei voluto vedere se ancora si sarebbe sentito impazzire per lei! Ho stretto più forte Andrea. Poi, senza alzarmi dalle sue ginocchia, ho preso la sua coppa dal tavolino: «Davvero, Andrea, finiscilo sennò si scioglie!» «Non mi va» ha detto. Poi ha guardato oltre i miei capelli. Ma che guardava?... Da non crederci: Imma!! «Mi porti una Coca-Cola?» ha detto alla ragazza del bar. Poi a noi: «Ho una sete! Stasera fa proprio caldo! Ho la gola secca!» E rideva... «Willy?» ha chiesto una delle amiche del coatto. «È andato via.» Signore Santo!!! Era tornata dopo aver… manco ci voglio pensare!... senza passare in bagno a pulirsi! Sghignazzava, e beveva come niente fosse! Per un po’ Andrea s’è fatto schermo con le mie chiome. Ero felice di essere io a proteggerlo dalla vergogna. È vero che nessuno sapeva, ma lui aveva visto tutto e adesso quella puttana pareva facesse apposta a sbellicarsi sguaiata alle cazzate che sparavano gli amici ignari. «Vado a casa» ha detto Andrea tutto a un tratto. Quasi mi ha fatta ribaltare sollevandosi con slancio dalla sedia. «Già andiamo via?!» lo ha guardato Imma con occhioni verdi fidanzatoni. Spudorata! Intanto s’era accomodata sulle ginocchia di Gianfranco che, poveraccio, quasi non respirava, secco com’è, con quel culone premuto sul diaframma! «Io vado. Tu resta finché vuoi» ha ribattuto lui. Asciutto. Bravo! Lei semplicemente s’è girata di spalle a leccare tutta allusiva il cono di Gianfranco. Paolo osservava. Era all’oscuro dei fatti, ma percepiva baruffa tra Imma e Andrea e ci godeva. Coglione! «Vuoi che ti accompagni?» mi sono offerta. «No.» Mi sono rimessa a sedere. «Che gusti hai preso?» ha domandato Imma a Paolo. «Fragola, limone e pistacchio.» «Sei rimasto ai Mondiali di Spagna!» Imma pensa… pensava che ’sti tre gusti, solo perché insieme formano il tricolore bianco-rosso-verde, siano legati ai Mondiali di due anni fa. Forse a suo tempo qualcuno le avrà detto che la gente li preferiva le volte che giocava l’Italia. Magari nell’82 si ripassava qualche gelataio! A me pare ’na stronzata! “…’cause she’s living in the love of the common people smiles from the heart of a family man Daddy’s gonna buy you a dream cling you Mama’s gonna love you just as much as she can…” 5 Me ne sono andata pure io. E, a parte Andrea, ho rivisto tutti solo il giorno dopo alla stazione dei Carabinieri quando ci hanno interrogati per ricostruire gli ultimi momenti di Imma. Non ho raccontato la storia di lei e Willy. Lucio ha detto che è meglio tacerla, non tanto per la memoria di Imma, piuttosto per non inguaiare Andrea che, dopotutto, è il ragazzo della vittima. Fidanzati e mariti, si sa, sono sempre i primi sospettati quando muore ammazzata una donna di… larghe vedute! I Carabinieri ci hanno sentiti separatamente e son sembrati soddisfatti delle nostre risposte. Non hanno fermato nessuno, grazie a Dio. Andrea ha deciso di far presto ritorno a Napoli. Pure Paolo vuole tornare a Roma. Gli altri, i gaetani, adesso evitano di farsi vedere all’Hermes, alla Francese o al Supergelo con chi come me è rimasto, per eludere l’onta di essere additati quali amici-della-povera-morta-ammazzata. Povera. Chi se ne va giovane e di morte violenta gode sempre di istantanea amnistia morale. A ogni modo, qualcuno deve essere stato a spaccare la testa a Imma in quel luogo da infratto che lei conosceva bene e tante volte aveva descritto come posto difficilmente accessibile ai disturbatori e incomparabile per il panorama mozzafiato, soprattutto all’ora del tramonto. * * * Andrea è partito per Napoli. Dalla sera dell’Hermes a oggi, sono cinque giorni, lo avrò sentito dire sì e no una dozzina di parole. Non credo fosse così innamorato di Imma da soffrire tanto profondamente. Per carità, era il suo ragazzo, la fine che lei ha fatto è stata terrificante… ma lui, come Lucio e me, l’aveva vista bene in macchina con Willy! Ancora non mi capacito del fatto che non si sia mossa di pezzo o non abbia tentato almeno di mascherare quanto stava facendo… Perciò, cavolo, innamorato o no, in Andrea dovrebbe essere scattato qualcosa! Turbamento, rabbia… Ho tanta paura che questi sentimenti messi insieme possano averlo condotto al misfatto. Oltre alla performance di Imma con Willy, ai Carabinieri ho taciuto un’altra cosa: quando Andrea se n’è andato via dall’Hermes e non ha voluto che lo accompagnassi, ero molto preoccupata. Temevo potesse compiere un atto sconsiderato o quantomeno non fosse ben presente a se stesso per guidare la moto fino a Minturno. Volevo raccomandargli prudenza e l’ho seguito. Lo vedevo a distanza andare verso il parcheggio del Municipio dove aveva la moto. È rimasto un po’ fermo accanto al motorino, come pensasse. Poi è salito in sella, ma non ha preso la strada che avrebbe dovuto imboccare per tornare a casa. Andava praticamente in direzione opposta, su verso la chiesa di San Paolo. Oltre sarebbe arrivato a Serapo. Perché? Non sapevo che fare. Eppure qualcosa dovevo fare… Ho visto là vicino una bicicletta incustodita. Piccola… Una Dolly da bambino. Mi sono fatta coraggio e l’ho presa. Ho risalito Via Armando Diaz. Sono arrivata a Piazza Trieste. C’è sempre poca gente da queste parti, la sera. Sono tutti a Gaeta vecchia o ai bar di Montesecco. La sagoma squadrata della chiesa si stagliava contro la notte rischiarata da una luna piena favolosa. Andrea non era lì. Ho proseguito per Via Venezia fino alla Via Marina, il lungomare di Serapo. Anche se non aveva senso, da qui Andrea avrebbe potuto ancora girare su Via Firenze e riprendere il lungomare Caboto e quindi la litoranea… Se aveva fatto così, però, non avrei avuto modo di raggiungerlo. Non mi restava che andarmene a casa… Rimuginavo. Cercavo di mettere in ordine le idee e soprattutto i sentimenti… Come potevo agire, a partire dal giorno seguente, per propormi seriamente ad Andrea quale alternativa a Imma che lo aveva svilito. Improvvisamente mi sono ricordata della bicicletta che stavo caricando a mano. Non mi serviva più. L’ho abbandonata accanto al palo di un lampione. Camminavo. Pensavo. Sentivo i grilli allegri. Soltanto una decina di giorni fa ero in questo stesso punto, seduta sul muretto con papà a negare che mi piacesse Paolo. Che stronzo, Paolo! Degno di Imma che gli piaceva tanto! Sarebbe bello se le cose andassero sempre per il verso giusto e le coppie si formassero per affinità: Paolo sarebbe stato felice con Imma e io con Andrea… Camminavo. Pensavo. Poi all’altezza del Lido Aurora ho visto qualcosa con la coda dell’occhio che mi ha inchiodata al suolo: il Malaguti Fifty di Andrea! L’ho riconosciuto perché tempo fa, con il pennarello dorato indelebile, avevo trasformato in un cuore il puntino sulla i del Fifty scritto sul telaio. Andrea si era incazzato e così non gli ho mai rivelato di esser stata io. Il motorino era il suo ma lui non c’era. Non era bloccato con la catena, perciò non poteva essere lontano. Mi sono guardata intorno con un senso di disagio. Non dissimile dal freddo che sentivo l’altro giorno dopo la fuga di Paolo. Alla fine l’ho visto. Stava in una delle cabine telefoniche intorno a cui la sera si accalcano i villeggianti come noi a cui i locatari stagionali non concedono l’uso dell’apparecchio nella casa affittata. Parlava. Animatamente. «Quella l’ammazzo! Io quella l’ammazzo!!» ripeteva. Mi ha fatto paura. Cioè, non paura… non so come spiegarlo, un malessere… Ho avuto la sensazione che non avrebbe gradito sapere che ero lì. Così sono corsa via. Ho attraversato la strada e senza voltarmi ho preso Via Serapide. Il 36, dove alloggiamo, è subito sul lato sinistro. Mamma stava sul balcone a fumare una sigaretta. Mi ha vista e ha detto: «Adesso ti apro». E dopo qualche secondo il citofono ha gracchiato. Sono entrata. Ho fatto le scale due a due. La casa era al buio. Per via delle zanzare. C’era solo la luminescenza azzurrina del televisore portatile dinanzi a cui papà era intento – non so proprio come faccia! – a seguire Speciale Tg1. Miriam dormiva. Al mare si scatena tutto il giorno e la sera è cotta. Tutto normale. «Sei tornata prima!» ha detto papà. A mio padre dà fastidio se resto zitta quando mi rivolge una domanda. Non stavolta. I problemi di qualche giorno fa, secondo loro, sono rientrati. Tutto normale. Mi sono sforzata, ho recitato e ai loro occhi sono tornata la solita Maria pazzerella, quella che adesso è allegra e subito dopo malinconica. Ma io non sono più quella. Questa estate ha segnato il mio passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. Volente o nolente, Paolo ha lacerato il bozzolo in cui era rinchiusa la crisalide della mia femminilità. Non credevo che la lingua di un uomo potesse accendere sensazioni tanto intense, indomabili… Mi ha fatto piangere. Di gioia, quella sera sulla spiaggia. Di paura, quella stessa notte, perché mi sono scoperta improvvisamente sola. Quell’orgasmo mi ha catapultata in una dimensione affascinante e sconosciuta dove non ci sono le mani di mamma e papà a cui aggrapparmi… Colori forti, elettrici, musiche seducenti, odori, sapori, promesse… Ma ci stavo immersa da sola! Pure lui, presentivo, se ne sarebbe andato. Ed è stato così. E io non potevo tornare indietro! Adesso la terribile fine di Imma apre le porte a un altro incubo. Un incubo innescato pure dal mio immedicabile senso di colpa. Quando l’abbiamo beccata nella Ritmo con Willy, ho pensato che Andrea non avrebbe inteso subire oltre. L’avrebbe lasciata e io avrei potuto farmi avanti con lui. Sarebbe stato fantastico, perché avrei anche assestato un sonoro schiaffo morale a quel cialtrone di Paolo! Il mio cinismo è stato punito. Quella frase… “io l’ammazzo!”… m’ha iniettato un dubbio affilato come uno stiletto. Mai troverò il coraggio di domandare ad Andrea se l’ha uccisa lui. E seppure lo trovassi, la risposta non restituirebbe al suo ritratto i connotati amati in silenzio da quando ero poco più di una bambinetta. L’arma che ha sfondato la testa di Imma ha sfigurato pure il volto di Andrea. Perché Andrea stava con Imma. La amava. E lo ribadiva con puntiglio a quanti, compresa io, cercavamo di aprirgli gli occhi. Un amore bistrattato, umiliato, deriso può trasformarsi in odio… Con chi parlava al telefono quella sera? Cosa ha fatto dopo quella telefonata? Perché non è tornato subito a Minturno come aveva detto?! Oddio! Non ce la faccio più… Veramente vorrei azzerare tutto e tornare nel mondo fatato di Miriam! Ma a sbarrarmi il sentiero a ritroso ci sarà sempre Paolo. Ci saranno quelle scosse che mi liquefacevano l’anima, quella smania di aprirmi, di darmi… quel desiderio bifronte di essere violata per poter avvolgere, inglobare, nutrire… “Stare insieme a te è stata una partita. Va bene, hai vinto tu e tutto il resto è vita. Ma se penso che l’amore è darsi tutto dal profondo, in questa nostra storia sono io che vado a fondo. Ci vorrebbe un amico per poterti dimenticare, ci vorrebbe un amico per dimenticare il male…” 6 * * * (Roma, novembre 1984) Non riesco a immaginare Gaeta d’inverno. Non ci sono mai stata. Per me Gaeta è azzurro. Mare e cielo uniti in un amplesso profumato di lantane, buganvillee e sole. Non riesco a vederla offuscata dietro un velo di mestizia novembrina. Il mare è un magnifico abito da sera che s’indossa per un ballo sfavillante e poi si ripone in guardaroba in attesa di un’altra occasione all’altezza. Non mi figuro la spiaggia deserta, senza noi di giorno abbacinati dalla luce assoluta, corpi caldi odorosi di curiosità e di crema solare, di notte argentati al lume della luna. Baci rubati, sogni, sospiri, delusioni… Andrea che suona Cat Stevens con la chitarra “Oh baby baby it’s a wild world It’s hard to get by just upon a smile Oh baby baby it’s a wild world I’ll always remember you like a child, girl…” 7 Non riesco a immaginare Gaeta d’inverno. Eppure proprio di Gaeta oggi, 5 novembre, parlano i giornali: TROVATO L’ASSASSINO DELLA GIOVANE IMMACOLATA D’ACUNTO, grida un articolo in cronaca! Non è stato uno spasimante respinto, rivela la stampa. Nemmeno un amante tradito. Non è stato… Andrea!! È stato uno squallido ladro. Imma portava sempre una catenina d’oro con un ciondolo pure d’oro massiccio. Un gioiello appartenuto a sua nonna, diceva. Il ciondolo era un piccolo portaritratti che si apriva e si chiudeva a libretto e dentro, raccontava ma non lo aveva mai aperto in nostra presenza, c’erano le foto dei suoi nonni che erano morti. Era stata molto legata ai nonni, Imma. Praticamente l’avevano cresciuta loro perché i genitori erano separati e la mamma, con cui lei viveva, doveva lavorare sodo. Dopo la loro morte, Imma aveva avuto problemi con la madre, aveva cominciato ad abusare della libertà, ma in memoria dei nonni portava sempre al collo il monile. Nessuno di noi si era ricordato del gioiello quando siamo stati interrogati dagli inquirenti. Davamo per scontato, conoscendo Imma, che fosse morta in conseguenza del suo contegno libertino. Il luogo del ritrovamento, poi, le falesie del Monte Orlando che corrispondono un pochino al nostro Gianicolo o a luoghi simili frequentati da coppie desiderose di privacy, rafforzava la deduzione. Nessuno aveva pensato alla catenina, tranne la madre che, evidentemente, ne ha segnalata l’assenza ai Carabinieri. Conosco il ladro assassino! Peppino Di Nitto. Un viscidone che gestisce una specie di baracca su una caletta vicino Scauri. Affitta sdraio, ombrelloni e ha una ghiacciaia con gelati confezionati e qualche bevanda. Me lo ricordo perché una volta Imma s’era fatta rimorchiare in barca da Bruno, Cosimo e Luigi. Io stavo su un’altra barca con Andrea, Daniela, Arianna, Roby e l’altro Paolo, quello geloso. Si erano allontanati e, stando a quanto Bruno avrebbe poi raccontato ad Andrea, se la erano fatta a turno tutti e tre!! Arrivati in prossimità di Scauri, Imma aveva detto che voleva rientrare ma i ragazzi insistevano che era ancora presto. Siccome la costa era vicinissima, Imma si era tuffata e aveva raggiunto a nuoto la spiaggetta dove c’è l’esercizio del viscido. L’articolo dice che ha cinquantacinque anni, ma sembrano di più perché è di quei tipi segaligni arrostiti dal sole che da maggio a ottobre vivono praticamente in calzoncini da bagno. Quella volta, ha rivelato Imma in un secondo momento, lei aveva chiesto a Di Nitto un passaggio in macchina. Noi maligni, specie Bruno che conosceva meglio il tipo e lo descriveva come uno che sì e no si alza dalla sedia per andare a pisciare, abbiamo fatto un sacco di insinuazioni su come Imma possa averlo ringraziato per il passaggio in auto fino a Gaeta. Non so davvero come Imma abbia risarcito Di Nitto, né se lo avesse rivisto altre volte. Sta di fatto che il tipo – che pare sia sommerso dai debiti – potrebbe aver adocchiato la catena d’oro con il ciondolo e potrebbe essersi riproposto di rubarla alla prima occasione. Imma non aveva il motorino, si muoveva sempre con Andrea. E comunque non le era difficile rimediare qualcuno disposto a farla montare in moto, non fosse che per sentirsi perforare la schiena dai capezzoli sempre in tiro! “Nei miei tiretti non ci sta manco un reggiseno!” si vantava. Quella fatidica sera Andrea era andato via prima del tempo… Forse Di Nitto passava in macchina e l’ha vista… Che siano andati a fare alle falesie, preferisco ignorarlo. Voglio credere che lui ce l’abbia condotta contro la sua volontà. Chissà che non l’abbia stordita o addirittura già uccisa prima di arrivare lassù. È stata una buona mossa per sviare le indagini, non c’è che dire. Ma avidità e pigrizia hanno fatto scattare le manette intorno ai polsi del vigliacco! I soldi gli urgevano e avrà pensato che quattro mesi bastassero a far dimenticare Imma. Se avesse preso un treno e fosse andato almeno a Napoli o a Roma a vendere il gioiello, forse se la sarebbe cavata. Invece si è spinto soltanto fino a Formia. È andato da Mirante, la gioielleria più conosciuta del paese!! E qui, purtroppo per lui, ha trovato il titolare e suo nipote, un liceale che aveva avuto un flirt con Imma pochi mesi prima. Ha riconosciuto subito l’oggetto anche se, ovviamente, il criminale aveva asportato le piccole fotografie all’interno del ciondolo. Ha convinto il nonno ad acquistarlo e con lui lo ha consegnato ai Carabinieri insieme con la copia di una ricevuta pretesa per l’acquisto. Peppino di Nitto oltre che assassino è pure stupido! L’idea che Andrea potesse essere un omicida sta svanendo. Ma non so quando tornerò a vederlo come lo vedevo prima. Non riesco a immaginare Gaeta d’inverno. Non mi figuro la spiaggia deserta, senza noi. L’estate scorsa ha marcato il mio passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Ho pianto, per questo. E piango. Nella seducente foresta di colori, suoni, profumi e sapori in cui vago da quel primo orgasmo. Sola. “Vivere con te è stata una partita Il gioco è stato duro Comunque sia finita Ma sarà la notte magica O forse l’emozione Io mi ritrovo solo Davanti al tuo portone Ci vorrebbe un amico Per poterti dimenticare Ci vorrebbe un amico per dimenticare il male Ci vorrebbe un amico Qui per sempre al mio fianco Ci vorrebbe un amico nel dolore e nel rimpianto…” In riva al mare, di notte
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