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1085 Words
ero davanti alla porta del ufficio suono e ... mi viene ad aprire lui ... "ti aspettavo " mi dice quasi ansioso mi faceva strano vederlo così "ansioso di vedermi?" chiedo in modo accattivante "sempre"dice un attimo prima di baciarmi trascinandomi dentro attraversiamo il corridoio sempre attaccati e lo sento chiudere la porta dello studio con un calcio "drew credo che ...non sia il caso .." "e sempre il caso "replica spogliandomi questa volta eravamo così presi che finiamo per farlo a terra rotolandoci sul morbido tappeto di pelliccia un ondata di disperazione mi assale. stavo sbagliando? non lo sapevo .. sapevo solo che si mia volontà stavo lasciando l uomo perfetto che avevo sempre sognato, la famiglia perfetta, la possibilità di trovare mio padre e di conoscerlo , e che stavo costringendo mio figlio ad avere il mio stesso destino. ERO UNA STRONZA? forse si ERO DISPERATA? sicuramente ERA UNA PAZZIA? forse... lo guardo mangiare mi aveva portato in un piccolo ristorante appartato e romantico anche se era mezzogiorno c'erano poche persone e un mazzetto di fiori sul tavolo . a un tratto vengo presa dal terrore di sbagliare . mancavano solo tre ore poi non si sarebbe più potuto tornare indietro... abbasso gli occhi sul mio piatto intatto non l avevo praticamente toccato ..alzo gli occhi sentendomi osservata e lui mi guarda sorridendo anche se quasi subito il suo sorriso si spegne vedendo il mio piatto "non ti piace?" chiede preoccupato "no sono solo agitata mi succede sempre così " era solo una mezza verità era vero che quando ero nervosa non mangiavo ,ma questa volta era diverso.. "e perché sei agitata?" chiede avvicinandosi "più tardi accompagno mia madre in clinica mi ha chiamato ieri il medico dicendo che domani deve iniziare un nuovo trattamento e che prima gli devono fare le analisi" dico mentendo "e solo questo?" chiede ancora "no ! e che ho dovuto dire ai tuoi che l anno richiamata a lavoro e non c'è la faccio...non c'è la faccio a dire bugie...io non sono così..scusami" avevo detto queste ultime parole in lacrime così era scappata in bagno dove vomito un altra volta non so se per il nervosismo,la gravidanza o altro ... mi ricompongo non volevo passare quest' ultima uscita a piangere ne a litigare, ritocco il trucco e torno da lui . mentre mi avvicino lo guardo "ma cosa stai facendo scema !" mi dice una voce dentro di me "sto cercando di sopravvivere" rispondo io "cretina 2000 volte cretina" dice la mia voce interiore quasi deridendomi ma io non gli do retta e mi avvicino a quell' uomo bellissimo che era mio marito colgo mentre mi siedo al suo fianco lo sguardo d invidia che mi rivolge una ragazza poco più in là una gelosia ceca mi spinge a baciarlo con passione davanti a tutti "passato?" chiede sbigottito non saprei dire se per il bagno o per prima "si" dico appoggiandomi a lui respiro quel profumo intenso e inconfondibile che parlava di lui e lui mi avvicina ancora di più facendomi sedere su di lui lo guardo e decido di provare a vedere cosa avrebbe detto.. solo per capire se sbagliavo . "vuoi sapere cosa ho fatto oggi ?" "cos hai fatto?" mi chiede divertito dal mio tono "ho decorato la nostra stanza con le decorazioni natalizie compreso il bagno e lo studio,anche se nello studio ho messo solo qualcosa lo so che non ti piace avere cianfrusaglie in giro quanto lavori " mentre parlavo la mia voce aveva assunto un tono quasi euforico mi piaceva il Natale era l unica festa che avevamo sempre festeggiato insieme con mia madre e che trovavo sempre regali sotto l albero anche se per qualche anno avevo scritto a babbo natale che non volevo regali volevo solo il mio papà... "solo questo?" mi chiede "no poi siccome ero stanchissima mi sono stesa sul letto e mi sono addormentato e ho fatto un sogno"lo guardo in attesa forse non era il posto giusto per parlare di questo,ma almeno avrei avuto una reazione .. "che sogno?" "ho sognato che avevamo un bambino" "un bambino!" dice stupito "si sai a volte le coppie sposate sentono il bisogno di avere un figlio e ..." cerco di dire ,ma già la sua espressione era tutto un dire.. "a ma basti tu ,non voglio altro" mi risponde baciandomi,ma il mio cuore era diventato di ghiaccio AVEVO RAGIONE AVEVO SEMPRE AVUTO RAGIONE ora non sapevo se essere contenta di non essere come gli altri che si erano lasciati ingannare o se dovessi essere triste non per lui che mi aveva chiesto di mentire ai suoi cari,ma per me e per quello che sarebbe successo. cerco di svincolarmi da lui ,ma lui non lo permette "dove stai andando?" mi chiede guardandomi attentamente "devo andare !" lui guarda l orologio e sospirando con rammarico dice aspettiamo altri dieci minuti poi se vuoi ti porto io a casa" "no no non c'è bisogno gli ho detto di tenersi pronta così quando arrivo l accompagno " "allora ci vediamo stasera.vuoi che usciamo? andiamo a ballare?" mi chiede "no non stasera !" rispondo con il cuore in gola "ok andiamo!" mi riporta in ufficio e aspetto cercando di non essere troppo nervosa l autista per quei pochi minuti che ci rimangono sto il più possibile fra le sue braccia avrei voluto che le cose sarebbero andate diversamente eppure non avevo fatto nulla per cambiare quello che stava succedendo. quando suonano il citofono quasi tremo di paura era arrivato il momento lo sentivo ...il telefono del ufficio suona " signore c'è l autista sotto che aspetta sua moglie" "si fallo aspettare!"risponde mettendo giù "e arrivato?" chiedo terrorizzata "si, ma non scendere subito" "devo andare" replico se non sarei andata subito non l avrei più fatto.. ci baciamo ancora diverse volte prima che mi lasci e mi accompagna fino a sotto alla macchina dopo aver parlato con l autista e raccomandato di andare piano mi guarda ancora prima di dire "a dopo" non rispondo lo bacio sulla guancia e entro in macchina solo allora mi lasciò andare a dire "addio" una volta in macchina torno a casa il tempo necessario di prendere tutto il necessario e andare via . mi faccio accompagnare fino alla gelateria dove l aveva presa qualche giorno prima da lì alla clinica erano quasi 100 metri per cui li facciamo a piedi "sei sicura?" mi chiede mia madre mentre attraversiamo il giardino della clinica "si sono sicura!"
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