Chapter 3

2671 Words
Canepa scatta in piedi smettendo di grattare la testa al pappagallo che, sul tavolo, sbocconcella i semi che gli passa delicatamente la governante. Corradi osserva la scena senza parlare, poi si toglie il bastoncino di liquirizia dalle labbra e si rivolge alla donna: “Buongiorno…ci siamo già conosciuti: quattro anni fa. Rammenta?”. “Sì maresciallo, ricordo perfettamente: fu quando la signora ricevette quelle orribili telefonate… ma lei risolse tutto, scoprendo quel depravato che…”. I carabinieri più giovani si guardano con aria stupita, allora non erano ancora in servizio, e nel loro cervello passa la stessa idea: la vittima, anche se più giovane, aveva allora già superato i novanta… *** Il giovane uomo sta passando e ripassando quasi furiosamente un vetusto tagliaerba su un prato semi bruciato dal sole, antistante una facciata movimentata da un variegato insieme di torri, arcate, colonnine e figure irrealmente mostruose. Si ferma per sciogliersi il foulard che porta intorno al collo ed asciugarsi il sudore che gli cola copiosamente dal cranio rasato, e che gli ha già inzuppato la canottiera che indossa insieme a stinti calzoni blu. Abbassando lo sguardo sulle elegantissime Church’s ai suoi piedi sorride maligno, gli sembrano scandalizzate dall’oltraggio subito, colme come sono di frammenti d’erba frantumata: “Dal milleottocentosettantatré ambasciatrici mondiali della scarpa artigianale anglosassone...” scimmiottando l’affettato commesso della boutique ove le aveva acquistate “...duecentocinquanta passaggi di lavorazione e otto settimane per crearvi... ancora qualche ora e sarete servite del tutto… altro che rispedirvi in Inghilterra per una accurata revisione e farvi tornare fra tre mesi come nuove... vi caccerò via, bastarde che non siete altro… dopo la figura che mi avete fatto l’altra sera…”. Un settantenne alto e distinto, scese le scale del castelletto eclettico progettato nel 1914 da Gino Coppedè, gli arriva alle spalle, apostrofandolo: “Nando, cosa fai, parli con le scarpe? è l’una passata, pianta lì e vai a mangiare qualcosa!”. L’interpellato si gira, affrontando l’uomo che lo guarda ironico: “’Ste bastarde…non hai sentito cosa mi ha detto sabato una di quelle troie che hai invitato per cercare di vendere qualche opera?”. E mentre l’altro scuote la testa sorridendo prosegue lo sfogo: “Che non ho l’aspetto dell’artista maledetto che si sarebbe aspettata… e mentre cercavo di metterle la lingua in bocca mi ha respinto, dicendo che avrei dovuto crescere ancora un po’… che lei non si sarebbe abbassata a baciare un piccolo lord con le scarpe di suo nonno”. Mentre il padrone di casa si avvia sconcertato alla sua macchina il giovane ricomincia a spingere zoppicando la falciatrice, a completamento della tortura e distruzione delle responsabili delle ferite arrecate al suo amor proprio. *** “Allora a che punto siamo… la scientifica?”. Domanda Corradi. “Li ho avvisati” risponde Anselmi “dovrebbero essere qui a momenti… ho informato anche la procura, arriverà il magistrato di turno”. “Va bene”. “Ah maresciallo” aggiunge il giovane “ho chiamato anche il medico legale, pochi minuti e... ”. “Dov’è la vittima?” interviene Mariano. “Nella camera da letto, venite”. E Canepa, seguito da Corradi e dal suo braccio destro, esce dalla cucina ed affronta la rampa in legno che conduce al piano superiore. Raggiunto il pianerottolo supera una delle soglie pesantemente fasciate in rovere: il primo impatto visivo è con l’arredo in puro stile ‘razionalista’, probabilmente quanto di più elegante e moderno potesse trovarsi negli anni trenta. Il maresciallo, seguito da Mariano, si ferma al centro dell’ampia stanza, accanto al letto matrimoniale, quindi si avvicina alla finestra, sul lato opposto dell’entrata: sullo scendiletto, rannicchiato, il corpo dell’anziana padrona di casa, la candida camicia da notte in lino ricamato macchiata dall’abbondante fuoriuscita di sangue proveniente dalla mortale ferita alla testa. *** La ragazza dalla pelle ambrata, i capelli raccolti in una treccia nerissima, è intenta a compilare un foglio fitto di quesiti. La sua concentrazione è tale da non farle percepire i passi alle sue spalle e sobbalza quasi quando una mano le sottrae l’oggetto della sua attenzione. Non osa alzare gli occhi intelligenti quando il padre strappa in minuscoli pezzi la sua domanda di ammissione alle prove per accedere al numero chiuso della facoltà di medicina. *** “Cosa mi racconta Dr. Landi?”. Corradi si è rivolto al patologo che si sta sfilando i guanti in lattice: ha appena esaminato con attenzione la defunta signora Gaetani. “Frattura dell’osso temporale e forse di un paio di vertebre cervicali… sembra che i danni siano derivati dall’aver urtato lo spigolo del comodino e dalla conseguente caduta a terra, ma non ne sono sicuro. Faccia terminare il lavoro ai ragazzi della scientifica, e portatemi il corpo in obitorio: sarò più preciso”. “A che ora può essere successo?”. Chiede l’investigatore, il reganisso ad un lato della bocca. “Tra trenta e trentacinque ore fa, è difficile stabilirlo ora”. Corradi guarda l’orologio e, quasi a se stesso: “Tra l’una e le sei di ieri, comunque di notte” poi, rivolto al medico “la ringrazio, come al solito… mi farò vivo al più presto”. “Non ne dubito” risponde sorridendo il dottor Landi “arrivederla”. *** Cinque ragazzine escono quasi di corsa dal cancello del liceo Martin Luther King; fino ad un minuto prima erano impegnate in una traduzione dal greco, ultima verifica prima della fine delle lezioni e l’inizio delle vacanze. Giunte alla fermata dell’autobus formano un capannello, gli zaini a comporre un cerchio multicolore. “Allora è deciso, partiamo tutte insieme”. Esclama una, capelli chiari ed occhi azzurri. “Itzi” le risponde la più alta “i miei genitori non sembrano molto convinti: sarebbe la prima volta che viaggio senza di loro…”. “Non ti preoccupare Mary, farò parlare i miei con i tuoi, li convinceranno”. Replica la prima. “Mia mamma ha già detto di sì” interviene la terza, i capelli ondulati e gli occhi scuri “rimane mio padre”. “Irma, tuo papà ti adora, non farà problemi” la rassicura quella apparentemente più grande delle altre “piuttosto, per i soldi come facciamo?”. Maria aggiunge: “Ha ragione Ica, qualcosa ci daranno, ma non abbastanza per…”. “è vero, e poi controlleranno dove siamo…” rincara Irma, che aggiunge, rivolta all’ultima “Fra, i tuoi come reagirebbero?”. “Se dovessero scoprire...” risponde seria “non voglio neanche pensarci”. “Non vi preoccupate, ha pensato a tutto la vecchia... Itzel”. *** “Canepa” chiama Corradi, affacciato alla balaustra. “Comandi” risponde il collaboratore, dal piano di sotto. “Dov’è il testamento di cui mi hai parlato?”. “L’ho riposto nella scrivania, su nello studio”. “Mostramelo”. Salendo i gradini due a due il vicebrigadiere raggiunge il maresciallo e lo conduce in una stanza adiacente la camera da letto: un vano dalle pareti interamente occupate da scaffali colmi di libri. Il maresciallo, osservando il giovane aprire l’antica ribaltina e prendervi una busta da cui estrae le ultime volontà della padrona di casa, chiede: “Era in un cassettino?”. “No, qui sul ripiano interno, in bella vista”. “L’hai sempre maneggiata così, senza guanti?”. Canepa, avvampando: “Non sapevamo ancora di condurre indagini, si pensava ad un incidente…”. “E se pensavi ad un incidente perché sei andato a mettere il naso qui dentro?”. “Non ero persuaso, e mentre i soccorritori giravano intorno al corpo, per non stare con le mani in mano…”. “La prossima volta che dovesse succedere ti prenderò personalmente a calci in culo: al corso non ti hanno insegnato che i luoghi di indagine sono cruciali e non vanno contaminati? Che i locali, gli oggetti... anche la polvere possono essere testimoni? Secondo te perché ci dotano di guanti di cotone... forse per non lasciare tracce estranee, cosa dici? Credi che alla squadra scientifica indossino tute bianche monouso perché per loro è sempre carnevale? Adesso tienimi tu quel foglio davanti, cerchiamo almeno di limitare i danni”. Inforcati occhiali da lettura Corradi ne scorre rapidamente il contenuto, poi: “Mariano”. Al corpulento brigadiere che gli si materializza accanto, notes alla mano: “Prendi nota di queste persone: ne voglio le generalità complete, indirizzi e telefoni, al più presto; inizia dalla governante, dovrebbe conoscerli tutti… ah, chiama il comando, quando arrivo voglio il fascicolo Gaetani sulla scrivania”. Quindi, rivolgendosi nuovamente al giovane: “La scientifica sta iniziando i rilievi, sarà un lavoro lungo, la casa è grande. Aspetta che arrivi il magistrato, è questione di poco: fatti autorizzare alla rimozione della salma, poi perquisisci la casa palmo a palmo, con cura assoluta, mi hai capito?”. “Certo maresciallo e Anselmi?”. “Rimarrà qui con te. infilatevi guanti e sovra-scarpe, non fate casini, rimettete a posto quello che tirate fuori, non toccate le finestre… se la vecchia è stata assassinata da qualche parte saranno entrati… la porta era chiusa dall’interno”. “Cosa devo cercare?”. “Vedi di trovare quei diari… e qualsiasi altro documento che ti sembri utile in qualche modo”. Corradi scende le scale, fa un cenno al militare appena assolto e, uscito dalla villetta, entra in macchina. Al giovane sedutosi al posto di guida: “Portami al comando, poi vattene a casa, dai tuoi… ti chiamerò io quando potrai tornare al servizio effettivo”. *** La coppia è seduta al tavolino di un bar all’aperto, in un elegante complesso con piscina e yacht club sul lago, a poca distanza dalla casa di lei. La donna è elegante, ma l’abito sobrio non nasconde la corporatura tarchiata e i polpacci robusti, il viso abbronzato è solcato da rughe. Il suo compagno è forse di quindici anni più giovane: alto, il fisico asciutto, gli avambracci coperti da elaborati tatuaggi, i capelli lunghi incorniciano un volto dai tratti decisi. “Fabio, adesso non posso darti quel che mi chiedi: gli alimenti che mi passa mio marito sono appena sufficienti per me e Jil, il conto in banca è asciutto… ma dammi un po’ di tempo, vedrai che potrò aiutarti”. Il giovane osserva sorridendo la piega amara della bocca di lei, poi: “Marzia, io sono onesto…”. “Lo so caro”. “Non mi interrompere. Voglio dire che sono stato sincero con te fin dall’inizio, la nostra relazione si basa su pochi elementi ben chiari: ci piace stare insieme per fare sesso… tu mi hai detto di non avere problemi di tipo economico, al contrario di me… ed io ho fatto tutto quel che mi hai chiesto”. L’uomo si guarda in giro per controllare che nessuno lo ascolti, poi prosegue: “Tutto… e sai a cosa mi riferisco. Ed ora tu mi dici che non puoi darmi nemmeno quei quattro soldi che ti ho chiesto?”. *** Corradi è seduto alla sua scrivania al comando operativo, nel forte di San Giuliano, in via Gobetti. Inforcati gli occhiali e messo un bastoncino di liquirizia tra i denti, per combattere la voglia di fumare, apre il fascicolo del caso che aveva seguito quattro anni prima, su precisa richiesta del suo colonnello. La signora Gaetani gli aveva dichiarato di ricevere telefonate notturne che la inquietavano gravemente. Lo sguardo ed il carattere di quella novantenne, lucida ed elegante, gli avevano fatto capire che non fosse un’anziana in cerca d’attenzione. Gli aveva dettagliatamente riferito gli orari delle chiamate, descritto la voce dell’uomo, i rumori di sottofondo… ottenuto il controllo della linea telefonica avevano individuato la cabina da cui venivano, ogni giorno alla stessa ora, effettuate le telefonate, e sorpreso un ragioniere sessantenne, sposato e con un figlio ancora a carico, in flagranza. L’uomo si era chiuso in un ostinato mutismo ed aveva subito una condanna non scontata grazie alla fedina penale immacolata… si era fatto trasferire in un’altra sede, cambiando città. La molestia era cessata, il suo superiore gli aveva dato ancora una volta una patta sulla spalla e la vecchia lo aveva ringraziato: da allora non la aveva più sentita. Sul contenuto delle telefonate non si era riuscito a fare adeguata chiarezza: la Gaetani aveva dichiarato nella denuncia come la voce, seppur con tono minaccioso, non pronunciasse parole intellegibili. Il ragioniere non aveva pronunciato verbo, né prima né durante né dopo il processo, neppure a sua discolpa. Il suo avvocato aveva basato la difesa sulla mancanza di prove per condannare il suo cliente per molestie e, tanto meno, per minacce. Ma il suo assistito non lo aveva certo aiutato… il capo chino si era ostinatamente rifiutato di dare spiegazioni. A Corradi, che ora si sfila gli occhiali, abbandonandosi sullo schienale della poltrona, con gli occhi al soffitto, riemergono prepotenti i dubbi sorti allora: doveva parlare con quell’uomo. *** La maestra di catechismo, parcheggiata la sua utilitaria nel piazzale davanti alla chiesa, vi entra a passo svelto. Non sono ancora le quattro, ma le piace essere sempre in anticipo. Trasferisce il fascio di quaderni dal braccio destro al sinistro, per farsi un rapido segno della croce, poi si avvia alla canonica, impaziente di sottoporre a don Raimondo gli elaborati dei ragazzini che il prete le ha affidato per prepararli alla comunione. Entrata nell’ufficio ingombro di carte, un grande ritratto di papa Wojtyla dietro la scrivania, due più piccoli con le immagini di Ratzinger e di Bergoglio, non trova traccia dell’anziano parroco. Posati i quaderni si guarda intorno domandandosi dove possa essere: eppure aveva dato appuntamento, a lei e ad Albiana, la maestra più esperta che aveva affiancato. Un rumore proveniente dalla stanza accanto le colpisce i sensi già tesi: non riesce a definirlo, ma ad un tratto un gemito soffocato la preoccupa tanto da spingerla a dischiudere la porta. La scena che appare le provoca un tremore irrefrenabile, cosa di cui soffre fin da bambina quando è sottoposta ad emozioni improvvise: il prelato, i calzoni calati fino ai piedi, è accanto al suo letto, sul quale, prona, la gonna sollevata fino ai fianchi, l’anziana collega sembra apprezzare mugolando le ripetute spinte che le vengono inferte da tergo. *** I giovani carabinieri in divisa, cercando di non interferire con il lavoro dei colleghi della scientifica, stanno da ore setacciando meticolosamente ogni cassetto di villa Emilia. Canepa si ritrova ancora davanti al secrétaire ove aveva trovato il testamento: ogni incartamento riposto dall’anziana è sistemato in perfetto ordine nelle due file di cassettini disposte alle estremità della struttura interna. La corrispondenza dell’ultimo anno legata con un fiocco verde, fatture divise per fornitori e scadenza, assicurazioni ed altri documenti inerenti la casa, rendiconti bancari… ma i “diari”? Tra le due file di tiretti una nicchia poco profonda tagliata a metà da una mensola, dalla quale il militare inizia a togliere il contenuto: una boccetta di inchiostro, un tampone assorbente, una piccola stecca di ceralacca, un sigillo, una busta contenente francobolli, un notes in marocchino contenente indirizzi e telefoni. Il carabiniere rimane perplesso, estrae un cassettino e lo posiziona all’interno del “tunnel” appena liberato: ne rimane fuori quasi la metà. Presa saldamente tra le mani l’estremità della mensola la tira a sé, estraendola dalle guide, poi, con la punta delle dita, inizia a tastare ogni angolo… nulla. Non contento si allontana di un passo, notando che l’intero mobile gravita su un tappeto: prova a tirarlo e, senza sforzo, lo scrittoio si sposta verso di lui. Nel retro un piccolo sportello: all’interno alcuni quaderni ed una lettera sigillata, tenuti insieme da un nastro nero. *** Dallo studio veterinario è appena uscita una signora elegante con un piccolo terrier al guinzaglio. L’uomo in camice che l’ha accompagnata alla porta si rivolge al giovane seduto in sala d’aspetto, una gabbietta contenente un micio tra le gambe: “Mi dia cinque minuti e la farò accomodare, devo fare una telefonata”. Rientrato e chiusa la porta il corpulento uomo di mezz’età alza la cornetta e, composto velocemente un numero: “Mirco, ho bisogno che tu mi faccia una consegna... entro stasera”. Poi aggiunge, a risposta dell’interlocutore: “Lo so, ma sai che pagherò tutto... per favore, fammi questo piacere... va bene, grazie... a più tardi”. *** Corradi è semisdraiato sulla sua poltrona, le gambe allungate sotto la scrivania, la testa dai capelli brizzolati lievemente inclinata a destra per sostenere la cornetta appoggiata alla spalla: “No grazie Benito... sono stanco, non mi sento di fare tutti quei chilometri” all’interruzione del suo interlocutore replica “sì, sono sicuro... e non mancherà l’occasione di accettare il tuo invito... Mi ci vorrebbe una donna? Ah, ma forse non te l’ho detto...” mentre parla l’investigatore cerca di focalizzare, mentalmente, le espressioni facciali dell’amico “da qualche tempo viene da me una deliziosa romena, si chiama Mioara: mi aiuta nelle pulizie e, prima di andarsene, mi prepara da mangiare... Non intendevi quello? Beh, prima o poi mi troverò...” e, a nuova incalzante domanda “che fine ha fatto? Ho preferito lasciar perdere, che si dedicasse a recuperare il rapporto con il figlio... suo marito l’ha riaccolta in casa... sì, hai ragione, me ne dovrei trovare una come Teresa: vuol dire che quando divorzierete me la sposerò io!” sorride alla sfilza di colorite imprecazioni in siciliano dell’uomo all’altro capo del filo poi, a nuova richiesta “è stato assolto e riprenderà servizio, sono sollevato” e ancora “no, Mariano è sempre dello stesso umore...”. Poi chiede, guardando l’orologio: “Come mai sei ancora a casa? Oggi non vai a prendere tuo nipote all’asilo?”. “Ah va tua moglie... no no, non voglio scaricarti, anzi mi fa piacere sentirti così interessato al mio stato e a quello dei miei colleghi… d’altra parte, come ‘nonno’...”. Sopita la risata dell’amico risponde alla sua ultima raccomandazione “Va bene, cercherò di non fumare”. Interrotta la comunicazione il maresciallo alza gli occhi al soffitto, perdendosi per qualche minuto a ricordare il suo primo incontro con Benito ad Aubagne, per la commemorazione di Camerone... in quale anno? I suoi pensieri sono interrotti dallo squillo del telefono: “Pronto Corradi”. “Maresciallo, ho trovato i diari”. La voce di Canepa è emozionata, si aspetta un complimento. “Li vedrò domani, per oggi abbiamo lavorato tutti abbastanza” lo delude il superiore, che conclude “passa domani mattina: io me ne vado a casa”. *** 1 Vedi: A. d’Amaro La farfalla dalle ali rosse (Fratelli Frilli Editori 2008). 2 Vedi: A. d’amaro, La Controbanda (Fratelli Frilli Editori 2007).
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