Capitolo 12

1579 Words
Ryan's Pov «Mi spieghi cosa diamine ti è passato per la testa?» Furono queste le parole con cui Brooke iniziò a farmi una delle sue solite ramanzine che solitamente ascoltavo ma che raramente mettevo in pratica. «Credevo lo stesse prendendo in giro.» mi difesi, camminando accanto a lei. «E dovevi dimostrarlo davanti a tutti? Cosa ti cambiava prenderla da parte e chiedergli come stessero le cose?» Non le risposi poiché ero sicuro lo sapesse da sé. «Te lo dico io. Volevi restituirle il favore, non è così? Lei ti ha umiliato, se così vogliamo dire perché non è stata una vera e propria umiliazione, davanti ai nostri compagni e tu hai pensato bene di riservarle lo stretto trattamento? Sei un bambino sotto questo aspetto, Ryan.» Mi passai una mano tra i capelli, frustato. Darle torto sarebbe stato negare una realtà a tutti gli effetti, ma sentire la mia migliore difendere quella che era una sconosciuta piuttosto che prendere le parti del suo migliore amico, mostrava ancora una volta quanto la sua presenza avesse fottuto il cervello a tutti. Tyler aveva preso le sue difese, Brooke adesso stava facendo lo stesso. «Volevo solo che Tyler sapesse con chi stesse avendo a che fare. Se Destiny lo avesse ferito ed io non avessi fatto niente per evitarlo considerando ciò che sapevo, non me lo sarei mai perdonato. E neanche lui.» «Dovresti scusarti.» «Con Tyler? Ho intenzione di farlo.» «Con Destiny, Ryan.» «Scordatelo.» Lei mi guardò male ed io mi spiegai. «So di aver sbagliato, ma quella ragazza nasconde qualcosa. È troppo buona per esserlo davvero.» «Perché ti ostini a cercare del marcio in lei, Ry? Credevo steste provando ad andare d'accordo.» Naturalmente avevo raccontato a Brooke di aver incontrato Destiny in palestra, non c'era nulla che non le dicessi. Lei si era mostrata entusiasta all'idea che potessimo essere tutti amici, ma a quanto pare l'avevo delusa prima del previsto. «Non puoi andare pienamente d'accordo con qualcuno simile a te.» «Stai dicendo che tu e Destiny vi assomigliate?» «Siamo identici, Brooke. Sfacciati, strafottenti, indifferenti e senza peli sulla lingua. È una me al femminile, con gli occhi verdi ed i capelli più chiari. E se ne accorgerà anche Tyler, tempo al tempo.» le promisi mentre lei sospirava. Tyler's Pov Calcolai la distanza dalla palla alla rete prima di calciarla. Quando entrò e si posizionò all'angolino, andai a riprenderla. Dovevo migliorare il tiro, volevo che fosse perfetto. Nell'andarla a riprendere, mi accorsi di non essere solo nel campo da calcio. Ryan era in piedi vicino l'entrata, una sigaretta in bocca e le mani nelle tasche dei pantaloni. Guardandolo, mi tornò in mente quello che aveva fatto nel pomeriggio a Destiny. Accusarla davanti a tutti e mostrare quelle foto era stato un colpo basso anche per lui. Mi ero illuso che sarebbe andato d'accordo con lei o che quantomeno ci avrebbe provato. Ma, per quanto riguardavano i fatti, Ryan stava facendo esattamente il contrario. Presi il pallone in mano e, tornando sui miei passi, lo posai al centro del campo da gioco. Poi lo passai a Ryan che lo bloccò con un piede. Lui era aveva un talento per il basket ma anche a calcio sapeva il fatto suo. In silenzio, iniziammo a passarci il pallone. Volevo che si prendesse il tempo per capire dove avesse sbagliato così da scusarsi. Ryan parlò dopo pochi minuti. «Mi dispiace per oggi, Tyler. Non volevo deluderti, volevo soltanto che capissi chi hai affianco ma a quanto pare non l'ho capito neanche io.» mormorò, passandomi la palla. «Pensavo ti stesse mentendo e che per lei fosse tutto un gioco. Infondo di lei so poco e niente.» aggiunse, pentito. Calciai il pallone nella sua direzione, nascondendo un piccolo sorriso. Ryan aveva naturalmente sbagliato i modi, ma dietro quel comportamento c'era il desiderio di proteggermi. Avrebbe potuto benissimo venirlo a dire a me piuttosto che mettere in atto quel teatrino, ma non potevo essere arrabbiato con lui perché l'aveva fatto per me. Le sue intenzioni era buone, le premesse da cui era partito completamente errate. «Potevi venire da me e dirmelo. Non c'era bisogno che lo facessi davanti a tutti.» gli feci notare, lasciando trasparire la mia calma. «Non sei arrabbiato?» mi guardò, sorpreso ed io scossi la testa. «Volevi aiutarmi, no?» Ryan annuì. «Ma mi sono fregato da solo.» continuò lui ed io confermai. Non era la prima volta che Ryan commetteva cazzate simili. Era diventato quasi consuetudine per lui scusarsi dopo essersene accorto e per me perdonarlo. Ci sarebbe voluto molto di più per arrabbiarmi con lui. «La prossima volta, invece che agire d'impulso, parlamene. Non lasciare che la rabbia o la confusione ti dominino, ma prenditi un attimo e rifletti. D'accordo?» Nel frattempo mi ero avvicinato a lui. Ryan annuì ed io lo abbracciai. «Cosa intendi fare con Destiny?» domandai, tornando a palleggiare. «Ignorarla?» propose. «E far finta di non averle dato della doppiogiochista davanti a tutti?» replicai. «Parlarle?» «Così da litigarci nuovamente?» «Porgerle le mie scuse?» Annuii. «Credi che le accetterà?» Ryan si torturò il labbro. Sorrisi. «Non è quella che credi tu. Destiny non porta rancore, dovresti fare lo stesso.» Ryan si grattò la nuca. Il campo da calcio iniziò a riempirsi di atleti così invitai Ryan a sedersi sugli spalti. Lui mi assecondò ma quando vide Destiny entrare nel campo da calcio si voltò verso di me. «Volevi chiederle scusa, no?» «Volevo preparami un discorso, qualcosa da dirle prima di parlarci.» Aprì le braccia, preso in contropiede. «Non ne hai bisogno. Vai da lei e cerca di non fare lo stronzo.» «Ci proverò.» sospirò, avviandosi verso di lei. Ryan's pov Non ero mai stato un tipo taciturno, soprattutto con le ragazze. Riuscivo sempre a trovare un argomento con cui iniziare la nostra serata e farle sentire a loro agio prima di finirci a letto. In quel momento però lo diventai. Destiny aveva preso posto sull'ultimo degli spalti e con una mano stava salutando Tyler. La guardai e lei si accorse del mio sguardo addosso, ma non lo sostenne. Si concentrò sul suo telefono, ignorandomi completamente. Era il minimo dopo quello che le avevo fatto, ma la sua indifferenza fu ciò che mi spinse a parlarle. Salii i gradoni e presi posto vicino a lei. I capelli biondi le ricadevano lunghi sulla schiena, il maglione nero risaltava il suo fisico minuto ed i jeans bianchi le sue gambe lunghe. «Hai bisogno di altre foto? Ne ho alcune più carine di quelle che hai mostrato.» Guardò dritto davanti a sé ed io desiderai ardentemente che si voltasse a guardarmi. Non era arrabbiata, o se lo era lo nascondeva alla perfezione. «No, nessuna foto. Volevo scusarmi per aver dato spettacolo oggi.» Si voltò ed io mi immobilizzai quando mi guardò. Fissai i miei nei suoi e nel farlo mi accorsi di quanto fossero verdi. «Quanto ti ha dato Tyler per venirti a scusare?» mi guardò di sottecchi, ma si vedeva lontano un miglio che mi stesse prendendo in giro. «Non ricordo gli zeri.» scherzai e lei accennò un sorriso. Non avevo mai chiesto scusa in vita mia. Con lei era più facile di quanto sembrasse. «Mi sarei scusato a prescindere, supporto o non supporto da parte di Tyler.» ammisi qualche minuto dopo. «Credevi davvero fossi in grado di prenderlo in giro?» chiese, tornando a guardarmi. Lessi estrema curiosità ed un pizzico di delusione nei suoi occhi. «Non ti conosco, potresti essere in grado di fare qualsiasi cosa.» «E non credi dovesti trascorrere del tempo con me, capire come sono fatta, prima di farti un'idea tua?» «Sbaglio raramente se ti interessa.» replicai, guardandola. «Ma questa volta credo d'aver toppato alla grande.» Vidi Tyler guardarci dal campo ed alzai un pollice per mostrargli come stesse andando la conversazione. «Avrei fatto lo stesso.» disse ad un certo punto. «Cosa?» Aggrottai le sopracciglia. Per un attimo avevo perso il filo del discorso. «Se avessi scoperto la nuova ragazza del mio migliore amico farsi etichettare in quel modo da un ragazzo che non era Chase, avrei fatto lo stesso. Magari non avrei reso partecipe mezza scuola, ma mi sarei comportata allo stesso identico modo.» «Quella è stato un colpo basso, lo ammetto. Non avevo digerito il fatto che mi avessi tenuto testa e rimesso al mio posto davanti ai nostri compagni così ho voluto riservarti lo stesso trattamento.» ammisi. Lei era stata sincera con me, meritava che lo fossi anche io. «Non ti è andata benissimo eh?.» «No, affatto.» confermai e lei rise. «Siete molto legati, voi due.» Ammiccai verso il suo telefono illuminato da un messaggio di Chase. Annuì ed un sorriso spontaneo le incorniciò le labbra. «È un fratello per me. Senza, sarei persa.» rispose al messaggio, ma il sorrise rimase. «Mi dispiace ancora aver frainteso.» mi scusai nuovamente, grattandomi la nuca. «È passata ormai, non preoccuparti.» sorrise, ponendo fine alla discussione. Per la prima volta in vita mia avrei voluto che continuasse a parlare. Anche del tempo o di quanto fosse azzurro il cielo. Mi era venuta improvvisamente voglia di conoscerla, di sentirla ridere di nuovo e di sapere come fosse la sua vita prima di trasferirsi. Cercai un altro argomento di cui parlare, ma quando notai Tyler avvicinarsi a noi capii che quel privilegio non spettava a me, bensì al mio migliore amico. Una strana sensazione mi colpì lo stomaco. Tyler la baciò sulle labbra e Destiny sorrise. Sentendomi di troppo, li salutai e me ne andai con la testa piena di pensieri e lo stomaco in subbuglio.
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