Capitolo 13

2233 Words
Tyler's Pov «Chiamala, Tyler.» «Non vedo perché spetti a me quando potresti benissimo farlo tu.» «A me non risponde.» «Cosa ti fa credere che con me sarà diverso?» «Sei il suo ragazzo, ti risponderà a prescindere.» Scossi la testa ed accennai un timido sorriso, consapevole che non potesse vedermi. Prima di chiamare me, Hope aveva chiamato Destiny svariate volte senza alcun successo. Non volendo arrendersi, aveva composto il mio numero convincendosi del fatto che io potessi destarla da ciò che stava facendo. «Dille di richiamarmi e tenere acceso il cellulare. Devo ancora trovare il vestito per questa sera e mi serve il suo aiuto.» «Non chiamavi Brooke per questo genere di cose?» «Destiny non mi giudica, Brooke ci si diverte. Ciao, Tyler.» Attaccai la chiamata e composi il numero della mia ragazza. Se non rispondeva al telefono o stava dormendo o probabilmente era uscita senza portarselo dietro. Partì la segreteria telefonica ed io attaccai. Mi alzai dal divano, presi le chiavi di casa, controllai che i piccoli stessero dormendo e che mia madre fosse sveglia prima di uscire. L'aria fresca di Seattle mi colpì il viso ed io tirai su la zip della felpa che indossavo. Il cielo era leggermente nuvoloso ma speravo si riprendesse per la festa che si sarebbe svolta quella sera stessa. Nonostante fosse all'interno, era sempre preferibile che il tempo non giocasse brutti tiri. Prima di passare da Destiny, mi fermai in pasticceria. Se stava dormendo e le avessi portato dei cornetti, avrebbe sorriso ed io avevo bisogno di vederla sorridere. Se fosse uscita, li avrebbe mangiati al suo rientro. Quando spinsi la porta per entrare ed il campanellino suonò, segnalando l'entrata di un cliente, Barry comparve da dietro la porta di servizio. Un largo sorriso si fece spazio sulle sue labbra grandi e screpolate. Barry era sempre stato un amico di famiglia. Con la sua statura bassa, la corporatura robusta e la simpatia idilliaca Barry entrava con facilità nel cuore delle persone. Era una delle persone migliori che avessi mai conosciuto. «Figliolo, come te la passi?» Barry incrociò le braccia sul petto, guardandomi. I suoi occhi scuri e rigati da rughe scrutarono la mia figura. Quegli stessi occhi mi avevano visto crescere, muovere i primi passi, andare a scuola, fare dei nuovi amici, maturare. Ricambiai il suo sorriso e gli risposi. «Non potrebbe andare meglio.» Mi guardò curioso. «Cos'è successo?» «Ho incontrato una ragazza.» «Ne sei circondato.» mi fece notare ed io sorrisi. «Lei è diversa.» Non era la prima volta che mi capitava di sorridere come un idiota quando parlavo di Destiny. «Cosa la rende diversa dalle altre, allora?» «Ha carattere, la testa sulle spalle e non ha problemi a dire le cose come stanno.» «È una tosta, quindi.» Annuii. «Ma allo stesso tempo, è talmente buona che se le sue parole feriscono troppo, nonostante siano vere al 100%, chiede scusa lei. È pazzesca e...» «Te ne sei innamorato.» Sorrisi e Berry sorrise a sua volta. «Immagino tu sia qui anche per lei. Cosa prendi?» Gli elencai la mia ordinazione e lui preparò ciò che gli avevo chiesto. Pagai, dimezzato perché per Barry ero come un nipote, e lo salutai. Mi fermai sulla soglia quando Barry disse una frase che avrei fatto bene a tenere a mente. «Tienitela stretta. Quelle come lei o te lo sposi o te lo porti dentro per sempre.» Camminai velocemente sul marciapiede per evitare che i cornetti si raffreddassero e diventassero meno buoni. Raggiunsi il suo vialetto e suonai al portone di casa sua, che chiamarla casa era un insulto. Era immensa tanto da ospitare me, la mia famiglia, quella di Ryan, di Brooke e di Hope. Aspettai qualche minuto ma nessuno venne ad aprirmi. Poggiai l'orecchio contro la porta per verificare se effettivamente non ci fosse nessuno. Sentii un rumore di passi indistinto, appartenenti sicuramente ad un bambino. Con la coda dell'occhio notai la tendina della finestra spostarsi leggermente e lasciare intravedere il viso di una bambina simile a Destiny. Alzai una mano verso di lei e le sorrisi, ma lei scostò la tendina e scomparve in casa. Rimasi titubante davanti alla porta di casa. Ero indeciso tra l'andarmene e aspettare lì. Dopotutto non mi conosceva, non sapeva chi fossi, se non mi avesse aperto l'avrei capito. Ero sul punto di girare i tacchi e tornarmene a casa quando la porta si aprì leggermente. La bambina mi guardò circospetta. Mi abbassai alla sua altezza e le sorrisi. «Chi sei?» I suoi occhi vispi rimasero fissi sulla mia figura. «Un amico di Destiny.» «Lei lo sa?» Risi ed annuii. «Sono per noi quelli?» la sua attenzione si spostò sui cornetti. Annuii ancora e lei fece scattare la porta sui cardini. Scostò la porta completamente ed entrai, richiudendola alle mie spalle. Rimasi senza fiato. Un'enorme scalinata posta al centro dell'ingresso portava al piano superiore che, considerando la maestosità dell'esterno e l'ampiezza dell'interno, poteva contare 5 stanze su ogni lato del corridoio. La maggior parte dei mobilia erano color beige e svariate tv al plasma tappezzavano le pareti di ogni stanza. «Destiny sta dormendo, comunque.» «Posso andare da lei?» ammiccai verso le scale. «Sei il suo ragazzo, vero? Tyler mi sembra che ti chiami.» Annuii, sorridendo. «Tu invece?» «Chloe.» La bambina mi porse la piccola mano ed io la strinsi. «Piacere mio, Chloe.» Chloe sorrise. «La sua camera è la seconda a destra del corridoio.» «Grazie, piccolina.» Sfilai un cornetto semplice, non sapevo che gusti prediligesse, dal vassoio e glielo passai. Lei sorrise e mi ringraziò, poi trotterellò in cucina. Salii le scale e raggiunsi camera di Destiny. Abbassai la maniglia ed entrai. Destiny dormiva rannicchiata su se stessa, metà dei suoi capelli biondi sfioravano il pavimento. Le coperte erano state calciate via, mentre un leggero lenzuolo le copriva la parte inferiore del corpo. La sua camera era arredata in maniera semplice. Poster di cantanti tappezzavano le pareti, la scrivania era ricolma di quaderni, l'enorme libreria in mogano aveva qualche libro fuori posto. Sorrisi nel vederla raggomitolata come un feto nel grembo della madre e mi avvicinai alla finestra per permettere alla luce del giorno di rischiarare la stanza. Destiny strinse gli occhi ma non si svegliò. Mi sedetti allora al lato sinistro del letto e le accarezzai il viso. Destiny sorrise nel sogno. Socchiuse gli occhi quando le sfiorai i capelli con i polpastrelli. I suoi pozzi verdi assonnati incontrarono i miei occhi scuri. «Buongiorno.» mormorai, a pochi centimetri dalla sua bocca. «Ciao.» Destiny si stiracchiò, accennando un sorriso. I segni del cuscino sul viso e l'espressione completamente rilassata mostravano quanto fosse stato gratificante aver passato l'intera mattinata a dormire. «Cos'è questo profumino?» I suoi occhi scesero sul vassoio che avevo poggiato sul comodino accanto al suo letto e si illuminarono quando capì cosa contenesse. «Mi hai portato la colazione?» Annuii, facendola sorridere. Destiny mi abbracciò ed io risi quando mi definì il ragazzo migliore del mondo. «Ti aspetto giù con Chloe.» le baciai una guancia. «L'hai conosciuta?» Destiny sorrise, sedendosi sul letto. Il mio sguardo finì sulle sue gambe nude. «Sì, ti assomiglia un casino.» ammisi, concentrandomi su altro. «Spero tu non lo intenda caratterialmente perché in quel caso la porta è quella.» Destiny mi fece l'occhiolino, indicando la porta. Risi. «Esattamente quello che intendevo.» Destiny mi spintonò giocosamente ed io mi lasciai spingere. Prendendola alla sprovvista, la sollevai dalle cosce. Destiny intrecciò le braccia dietro il mio collo e, dopo aver emesso un piccolo verso di sorpresa, le lasciai un piccolo bacio sulle labbra. «Ti lascio vestire.» le mormorai, mettendola giù e raggiungendo la sorella intenta a guardare la televisione. Mi sedetti su uno degli sgabelli in cucina, aspettando che Destiny scendesse. Mi guardai attorno, chiedendomi inconsciamente che lavoro facessero i genitori di Destiny per avere una casa così spaziosa. I miei pensieri vennero interrotti dal suono di un campanello. Scesi dallo sgabello ed andai ad aprire io. Chloe era talmente presa dal cartone animato che neanche lo aveva sentito. Aprii la porta ed un ragazzo moro riempì la mia visuale. Gli occhiali da sole neri gli coprivano gli occhi, le labbra carnose erano arricciate in un sorriso divertito ed i capelli imperlati di gel gli davano un'aria sbarazzina. «Tu saresti?» Si tolse gli occhiali e se li mise in testa. «Tyler.» Alla pronuncia di quel nome, gli occhi del ragazzo di fecero curiosi. «Tyler eh? Io sono Chase.» Mi porse la mano ed io la strinsi. Ecco chi era! Il migliore amico di Destiny. «Mi lasci passare o hai intenzione di farmi rimanere fuori tutto il tempo?» chiese, canzonatorio. Mi spostai e lo lasciai passare. Chloe si voltò nella nostra direzione e, quando notò Chase nell'ingresso, lasciò perdere ciò che stava facendo per corrergli incontro. «Ciao, principessa.» Chase si abbassò e la prese in braccio. Chloe gli toccò le guance, gliele strinse e lo abbracciò. Destiny scese le scale proprio in quel momento con il vassoio dei cornetti in mano. «Spero siano ancora caldi.» mi sorrise, ma ben presto il suo sguardo finì su Chase che sorridendo la stava guardando. «Non ci credo!» Destiny gli finì tra le braccia e Chase la prese in braccio. In quel momento mi sentii in imbarazzo. Mi grattai la nuca e mi appoggiai contro la porta, impotente. «Hai detto che saresti arrivato domani.» Chase la rimise giù. «Volevo farti una sorpresa.» replicò, baciandole una guancia. «Ci sei riuscito.» Destiny sorrise. Si accorse di me in un angolino e non perse tempo a fare le presentazioni. «Da quante state insieme?» «Quasi un mese.» rispondemmo all'unisono. Le sorrisi e lei ricambiò. «Niente di serio, quindi.» disse Chase con nonchalance. Lo guardai torvo e Destiny gli diede una gomitata. «Sono cornetti quelli? Avevo giusto un po' di fame. Vieni, Chloe.» Chase prese il vassoio dalle mani di Destiny e raggiunse la cucina dopo essersi guardato attorno per qualche minuto. Destiny li seguì con lo sguardo, poi guardò me. «A saperlo, ne avrei presi di più.» buttai lì, riferendomi ai cornetti. «Perdonalo, Chase crede che gli sia tutto dovuto.» «Nessun problema.» «Che ne pensi?» Destiny giocherellò con un bracciale stretto al polso. Ci teneva alla mia opinione, lo capii da come impaziente attendeva una mia risposta. «È leggermente invadente, ma si vede lontano un miglio che tiene a te più di ogni altra cosa. Sarà anche egoista, ma ti vuole bene ed è questo che a me importa.» sorrisi e Destiny mi baciò una guancia. «Andiamo a fare colazione, vieni.» Destiny mi fece segno di seguirla in cucina. «Quello al cioccolato prendilo tu, dolcezza.» ci interruppe Chase, indicandole uno dei cornetti rimasti. «Fortuna che sei il mio migliore amico altrimenti a quest'ora ti avrei già cacciato di casa.» Chase le mandò un bacio volante e finì il cornetto. Era diverso da come me lo aveva descritto. Era invadente, protettivo, egoista ed anche leggermente stronzo. Un mix che mandava in tilt le ragazze. Il mio telefono squillò, ricordandomi del perché fossi lì. Destiny mi guardò curiosa ed io le spiegai perché mi stessero chiamando. «Hope deve ancora trovare il vestito per stasera e si chiedeva se tu potessi accompagnarla.» Destiny strabuzzò gli occhi. «Che ore sono?» «Quasi l'una.» «Merda, dovevo essere da lei un'ora fa.» Destiny scese dal bancone su cui era seduta e si lavò le mani. Salì in camera sua e scese dopo qualche minuto con un giacchetto indosso e le scarpe ai piedi. Chase la guardava divertito. «Non riesco a credere di essermene dimenticata.» «Pensare a me annebbia tutti gli altri pensieri, non fartene una colpa.» Chase le sorrise. «Piuttosto che fare queste battute squallide, ti va di accompagnarmi?» «Dove mi porti, tesoro?» «Al centro commerciale.» Chase impallidì. «Preferirei rimanere con Chloe.» «No, ha un po' di alterazione. Rischieresti di ammalarti.» «Non ho scampo, quindi?» «Mi dispiace.» Destiny gli sorrise e gli indicò la porta. «Vuoi che resti io con lei?» proposi sorridendo a Chloe. «Mi faresti un enorme favore.» «Perfetto, allora.» «Ti adoro.» dichiarò, baciandomi a stampo sulle labbra. Quando chiuse la porta alle sue spalle, guardai Chloe. «Che si fa, piccola?» accennai un sorriso quando si alzò per sistemare i resti della colazione della sorella. «Bordelloo.» replicò lei ed io scoppiai a ridere. Rimasi con Chloe fino a quando Destiny rientrò, circa due ore e mezza dopo. Al termine del cartone animato, Chloe mi mostrò la sua camera. Mi sedetti sul letto e sfogliai i fogli pieni di disegni fatti da lei che prese dalla libreria. Tracciai i contorni delle figure da lei disegnate e rimasi stupito dalla sua bravura. Dopo essermici complimentato, mi presentò la sua collezione di peluches. Aveva dato un nome ad ognuno di questi. Mi presentai a mia volta cercando di non ridere quando, al turno di un'orsacchiotto rossastro, Chloe ingrossò la voce ed imitò un vecchio burbero. Un particolare che mi saltò gli occhi fu vedere tutti i peluches seduti vicino a qualcun altro e lui in disparte. «Come mai non ha qualcuno anche lui?» commentai, indicando l'ultimo dei peluche. «Non gli piace stare con gli altri.» Curioso, gli chiesi perché. «Non pensa di meritarsi la compagnia altrui perciò tratta male tutti e rimane da solo.» «Perché lo pensa?» «Perché nessuno gli ha mai dimostrato di meritarsela.» Istintivamente pensai a Ryan che si comportava allo stesso identico modo di quell'orsacchiotto. E sperai con tutto il cuore che potesse trovare anche lui una persona che lo avrebbe amato a prescindere dal suo carattere, dai suoi trascorsi e da se stesso.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD