XVIII. Ester cara la tua lettera mi ha sbalordita. Per quanto temessi per te il contatto quasi quotidiano con quell’operaio così straordinario, così, quasi direi, inverosimile, da crederlo un eroe da leggenda, pure non avrei mai pensato che dovesse accendersi così fulmineo, il sentimento, che ora minaccia di dominarti e governarti. Se lo ami? E lo chiedi?.... Diamine, Ester mia, mi sembra davvero che tu non abbia bisogno di sibille per spiegare l’arcano del tuo cuore. Secondo me, tu lo ami, e tanto più quanto maggiormente ti sono mancati intorno i soliti svaghi a cui ti aveva abituata la vita di città, e gli omaggi segreti o palesi che si tributavano a la tua fulgida bellezza bruna. Quando ti è mancata la lusinga dell’ammirazione che destavi, magari solo passando per la via, ti è torna

