XXXII. Q uella sera Ester, dopo d’aver desinato con la sola compagnia del cane, si era messa a sedere presso la finestra per godere un po’ di pace dopo il tumulto di pensieri e di sentimenti che l’avevano sorpresa agitata e disgustata. Che cosa era venuto in mente al Sig. Ruggeri di farle lì per lì una proposta di matrimonio?... Perchè aveva aspettato di trovarla sola?... perchè non si era rivolto a Carlo?... «Uomo senza tatto, senza finezza! uomo volgare! — sussurrò al cane che le si era accucciato davanti e le aveva messo il testone in grembo. E ricordava, come se le riudisse nell’aria tenuamente illuminata del salottino, le parole del giovane industriale imbottito di quattrini e di volgarità insieme. «Sono ricco — le aveva detto — sono libero e posso scegliermi la sposa che mi pare

