2. Accetto, ma ad una condizione

1482 Words
Le sedie degli ospedali in genere non erano molto scomode- si disse-ma Evelyn iniziava ad odiarle; non faceva che cambiare posizione e a provare un insopportabile voglia di entrare in quella stanza dove i medici stavano controllando gia da un'ora zia Rose. Per un secondo, si chiese se fosse solo la sua sedia ad essere cosí rigida, perché quella in cui l'uomo dormiva beatamente, pareva una soffice poltrona.  Lentamente si voltó per guardarlo e fu quasi accecata dall'oro di quei capelli. Il sole sembrava aver attraversato la finestra solo per il piacere di poterli accarazzare e giocare con quei fili dorati, ma Evelyn socchiuse le palpebre, riuscendo infine, ad abituarsi alla forte luce e continuó ad osservarlo con più attenzione . Il viso sembrava gentile e buono, ma i tratti della mascella cosí definiti, tradivano l'immagine di quel momento: un angelo che dormiva cullato dal sole. Le spalle larghe, messe in evidenza dalla giacca blu scuro, enfatizzavano la vita stretta, coperta dal panciotto di seta grigio fumo. La camicia bianca era stata sbottonata per via della stanchezza ed Eve si sentí in colpa per quell'uomo, in fondo non doveva nemmeno rimanere lí con lei, anzi, -pensó- aveva fatto fin troppo. Si alzó e fece qualche passo verso di lui. Voleva svegliarlo e ringraziarlo per la sua gentilezza, ma per qualche motivo si bloccó. Il suo viso sembrò ancora piú stanco visto da vicino. Forse -si chiese- avrebbe dovuto lasciarlo riposare, almeno non sarebbe stata costretta ad intrattenere una conversazione con uno sconosciuto. Gli occhi dell'uomo si aprirono di colpo ed Eve percepí il cuore battere piú velocemente per lo spavento, eppure rimase immobile a fissarlo. I suoi occhi erano verdi, ma non di un semplice verde, Evelyn non aveva mai visto un colore cosí acceso e brillante, ma qualcosa le diceva, che non era poi una tonalitá cosí sconosciuta; si avvicinó di piú per guardarli meglio, come se stesse osservando le ali colorate di una farfalla. Eve non poteva credere che quella tonalitá, le ricordasse cosí tanto i prati che ammirava dalla sua stanza al sorgere del sole. Amava guardarli, per ore ed ore; riusciva certe volte a vedersi correre libera dagli sguardi , accarezzata dall'aria e dalle punte delicate della vegetazione. L'uomo sbatté le palpebre piú volte ed Eve sentí il peso della pazzia di quel momento colpirla come uno schiaffo. Si allontanó di scatto, piena d'imbarazzo. Era rimasta in piedi e per di piú stava fissando un uomo che non conosceva. -perdonatemi- Riuscí a borbottare infine. Sentiva le guance bruciare insieme al suo orgoglio e pregó fino all'ultimo che non l'avesse vista nessuno, ma proprio mentre si voltava, intrecció lo sguardo carico di sdegno e ammonimento, di alcune signore. -non arrossisca signorina Sherlton, non é la prima che una donna desideri  toccare parti del mio corpo-  Le sopracciglia sottili di Eve, quasi si unirono per l'indecenza di quelle parole. Un angelo? - chiese furiosa- quello era un demonio. -di che state parlando?! Io volevo solo svegliarvi e poi voi...voi- -io,cosa?- la interruppe con un largo sbadiglio. Max sorrise divertito vedendo come la furia della donna prendesse vita sul suo viso. Aveva la pelle simile alla porcellana, osservó studiandola meglio e il piccolo neo marrone, vicino la bocca, attirava continuamente l' attenzione sulle labbra. Notò che profumava di ciliegie- si disse- ma lo attribuì subito alle confetture che aveva visto preparare a pochi metri dall'ospedale da alcune donne. -sedetevi signorina Sherlton o desiderate mostrare ulteriormente le vostri doti da attrice?- Max sorrise alle donne sedute a pochi metri da lui, e rivolse nuovamente l'attenzione alla "donna cuffietta". -l'unico attore qui, siete voi signore. Non vi toccherei mai!- Sussurró sprezzante mentre cercava di darsi un contegno, ma cosí facendo, non fece altro che aumentare le risa di quell'uomo dalle labbra schifosamente belle e troppo libere- ammise Eve. -non direste cosí se vi toccassi in zone più sensibili- -per l'amor del cielo!Ma chi siete?-sussurrò portandosi più vicino possibile all'uomo. Non le importava da dove venisse quel folle, ma lei in quella città ci viveva e le voci in piazza si diffondevano più veloci di una lepre in fuga- si disse-, tutti si conoscevano fra di loro, ma oggi quell'uomo sembrava presentare la novità del giorno su cui tutti avrebbero messo bocca. Max iniziava a trovare quella situazione esilarante, ma d'altronde aveva davanti a se una vergine campagnola-si disse- ma doveva ammettere che il grigio di quegli occhi lo incantava. Somigliava ad una delle bambole che vedeva nelle vetrine in città, ma ben lontana dalla loro eleganza e stile- si corresse-. Eve lo vide ancora mostrare quella dentatura perfetta e si chiese come avesse fatto madre natura a sprecare cosí tanta bellezza. - sono il conte di Berkshire, Maximilian Highins- le prese una mano e lentamente, la portó alle sue labbra, ma Eve riuscí ad interrompere quel contatto ritirandola, come se si fosse scottata. Max non si offese e continuó a parlare come se niente fosse. -Mi manda vostro padre, signorina, il signor Edmund Sherlton. Sono venuto per riportarla a casa- Eve sentí le gambe cederle e fu costretta a sedersi. Sua zia aveva ragione, non stava diventando pazza, ma voleva evitare che la sua vita venisse distrutta e la libertá strappata via da mani estranee. Avrebbe dovuto ascoltarla e lasciarsi trascinare senza fare domande. No,si disse, non sarebbe andata da nessuna parte. Aveva impiegato quasi tutta la vita ad accettare di non avere un padre e una madre. Anche se pur entrambi in vita, per lei erano morti da tanto, troppo tempo. Provava odio per quelle persone e adesso ancor di piú. Avevano mandato quel damerino forzuto a riportarla in una vita che non era sua, che non aveva mai assaggiato ne toccato. -Casa, dite? Io sono giá a casa mio signore- disse guardandolo negli occhi. - e nessuno mi porterá via di qui- Eve vide il sorriso del conte scemare ed iniziare a prenderla sul serio. -ascoltate signorina, per quanto possa condividere il vostro disprezzo nei confronti di vostro padre, voi verrete con me, che vi piaccia o no.- -se appoggiate il mio disprezzo, mi domando come possiate eseguire i suoi ordini. Non so quanto vi abbia pagato ma potremmo trovare un accordo e..- -impossibile. Vostro padre sa di essere molto ... persuasivo- Max non si lasció coinvolgere dal dolore che aveva letto nei suoi occhi e quando vide una piccola speranza galleggiare in quelle iridi ghiaccio, si sentí quasi in colpa. -Bene. Potete tornare benissimo da dove siete venuto e vi pregherei se non mandaste i miei saluti a quell'uomo. Arrivederci- Eve si alzó con i pugni ancora stretti, con l'intenzione di scappare da quell'uomo e dalle sue parole, ma proprio quando iniziò a camminare i dottori uscirono da quella stanza. - la signorina Evelyn Sherlton?- Chiese uno dei medici. -S-si- riuscí a dire. Sentiva ancora il panico di pochi minuti prima appesantirle la lingua e non vedeva l'ora di vedere Rose. - parenti?- continuó il dottore, scrivendo qualcosa su un foglio di carta, in attesa, che Il conte rispondesse alla domanda. -Parente. Sono sua nipote-  Dichiaró irritata. L'uomo la studió per alcuni secondi prima di spiegarle la situazione. -La signora Rifth, ha bisogno di maggiori attenzioni e cure.- Eve fece per ribattere ma il medico zittí le sue proteste.- Ovviamente, non dubito delle vostre attenzioni signorina, ma mi riferisco ad una casa di estremo riposo per gli anziani. Sua zia ha diversi problemi con l'ansia e quindi, tende a farsi manipolare completamente dal panico. Inutile aggiungere che questo ha pesato molto sulla sua salute- -di che state parlando? Mia zia non verrá rinchiusa in uno di quei edifici!- -salve- intervenne il conte facendola spostare di qualche centimetro.-non mi sono ancora presentato, sono Il marito della signora Sherlton, Maximilian Highins. Mia moglie preferisce portare il suo cognome, capite?- disse,  facendo un gesto che facesse comprendere meglio il caratteraccio di Evelyn. -moglie!?- sussurró allarmata, quando invece, avrebbe voluto urlarlo. -mi scusi, avevo capito..-  -non si preoccupi.- Max sorrise facendo venire ancora una volta, la pelle d'oca ad Eve. - Deve perdonare mia moglie, si sente ancora sconvolta per aver visto sua zia in quelle condizioni- -certo é comprensibile-  -dunque é questa l'unica soluzione che ci proponete?- Il medico si aggiustó i piccoli occhiali,mentre riprendeva a scrivere su quel pezzo di carta.  -proprio cosí. Ecco- diede un foglio al conte e quel gesto non fece che farla infuriare maggiormente. -voi! Come avete osato? Datemi quel foglio!- - suvvià!quel medico non vi avrebbe lasciato rivedere vostra zia se non ci fossi stato io. Avrebbe preferito trasferirla nelle mani di chissà quale pazza esperta pur di allontanarla da voi.- Disse porgendole il pezzo di carta. "Dott. Lucas Horwook." Che avesse ragione? -si chiese- che le condizioni di zia Rose fossero peggiorate a casa sua?  Se così fosse stato Evelyn avrebbe fatto di tutto pur di aiutare l'unica persona che sembrava averla accettata in questo mondo.
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