Evelyn camminava in una muta riflessione, lasciando volutamente indietro il conte. Non poteva credere con quanta facilità quell'uomo le avesse detto di incontrare suo padre, ma quello che più la irritava era l'idea di non avere nessuna soluzione in mente. Doveva seguirlo se voleva che le condizioni di Rose tornassero alla normalità.
-Miss Sherlton?- chiamò Max, facendola innervosire maggiormente.
-verrò con voi, ma ad una condizione- disse guardandolo furente.
-condizione? Voi non siete nella posizione di dettar..-
-si invece- lo zittí prontamente Evelyn - lui vuole me, non dimenticatelo Milord-
Max dovette ammettere che la campagnola era intelligente ed aveva anche una bella dentatura nonostante le origini. Ma non smise un secondo di studiarle la cuffietta. Iniziava a temere seriamente che fosse calva. Eppure le sopracciglia erano sottoli e scure, che fossero neri?
-il matrimonio non verrá consumato e la nostra unione durerá una settimana. Non di piú-
-cosa? - il conte avanzó verso di lei, sorridendole quasi come se avesse formulato un' esilarante battuta -vostro padre ha giá pensato anche a questo. Rimarrá sotto il nostro stesso tetto, per cinque mesi. A quanto pare, aveva previsto le vostre mosse e se mi è concesso dirlo, ho una reputazione da difendere-
Evelyn sbuffó esasperata. Come al solito, la fortuna non era mai sua amica, ma lei non gli avrebbe permesso di essere comandata da uno sconosciuto. Voleva averla su quella carrozza? Bene! Ma alle sue condizioni. In fondo, conoscere il volto di Edmund era per lei un prezzo troppo alto da pagare, specialmente se la visita prevedeva di sposare un complice del padre.
-suvvia! Non penserete che io sia ancora vergine! Immaginate se la voce si spargesse... o peggio! Se pensassero che sia ormai fuori uso!-
Quella donna iniziava a dargli sui nervi, pensó Max. Non si era mai sentito che qualcuno rifiutasse una notte di totale appagamento con il donnaiolo di Londra. Il conte avrebbe voluto alzarle le gonne e verificare personalmente se possedeva ció che solo una femmina poteva avere. Si sentí offeso e la parola "rifiuto" non faceva parte delle adorazioni di cui le donne lo riempivano continuamente.
-come vi ho giá detto, non toccheró mai il vostro corpo, ma faró il modo che la situazione rimanga segreta, se vi puó... consolare. Inoltre, saremo entrambi liberi di andare dove vogliamo e con chi. Non é una cattiva proposta se ci pensate. Dunque, accettate?-provò ancora Evelyn, guardandolo in attesa. Riteneva la reazione del conte troppo esagerata. Non era brutto e questo lei lo sapeva. Era l'uomo più bello che avesse mai visto o almeno sognato fra i suoi romanzi d'amore ed anche una suora, si disse, avrebbe capito che quell'uomo, sfruttasse al meglio questo sfacciato dono di madre natura.
Non ne sarebbe stata gelosa, non avrebbe avuto alcun senso esserlo dato che per lui, non avrebbe nutrito alcun sentimento simile all'amore.
-non farete di me un alce- la guardó con maggiore rabbia. Max pensava che tutto questo fosse impossibile, qualsiasi donna avrebbe ucciso per prendere il suo posto e lei pensava giá a tradirlo?.
-chi ha parlato d'alce?- chiese stupita Eve.
Ingenua. Era astuta ma, fortunatamente per lui, era ingenua e questo lo lasció ulteriormente sorpreso. infondo, aveva sempre conosciuto e preferito la compagnia di donne esperte e passionali alle vergini inesperte e rigide. Si consideró pazzo al solo pensiero di trovarla interessante. Evelyn non lo voleva, era piú che evidente, ma per qualche motivo, dentro l'ospedale, l'aveva vista osservarlo e quasi studiarlo con non poco apprezzamento.
-Accetto- disse infine -ma, avrei anch'io una condizione-
Tentó ancora quasi per disperazione, poté ammettere divertita Evelyn.
- oh! aspettate! com'é che avevate detto?- sorrise portandosi un dito sul mento - oh si!- esclamó, mentre un sorriso furbo si faceva spazio fra le labbra di Eve.
-voi non siete nella posizione di dettare alcuna condizione. Ho detto bene mio signore?-
Eve smise di colpo di sorridere e continuó a camminare, ma questa volta piú svelta. Riprese a respirare regolarmente solo dopo essersi allontanata una decina di metri dal conte. Non poteva credere a quello che aveva fatto e a come si era comportata. Lo sguardo furioso con cui le aveva sfiorato le labbra le fece girare la testa e mancare l'aria. Aveva ammirato ancora una volta i suoi occhi, cascandoci quasi per il desiderio di farlo. Era pericolosamente bello ma non abbastanza da farle dimenticare per conto di chi era venuto, e che l'avrebbe condotta da Edmund, suo padre. Evelyn amava sua zia, era la sua famiglia e adesso che suo padre stava cercando di portarla lontano da lei, questa volta, non avrebbe deciso per il suo futuro. Non era piú una bambina, non aveva piú paura del suo passato, adesso, si disse, avrebbe combattuto e avrebbe anche vinto. Ma dal modo in cui le tremavano le mani, si chiese se il coraggio sarebbe stato ancora dalla sua parte una volta visto quel volto.
Max fú costretto a tacere. Il dito che Eve aveva lentamente portato vicino le labbra rosee e ben pronunciate, l'aveva in qualche modo fatto infuriare maggiormente. Era una donna cocciuta e lui sentiva sempre di piú il bisogno di tornare alle sue vecchie abitudini e rilassarsi finalmente.
Peró, concluse, che Evelyn era davvero figlia di Edmud Sherlton.
Sapeva come farsi ascoltare anche se ancora giovane ma gli occhi erano totalmente diversi da quelli del padre troppo scuri e manipolatori.
Ripensó a come l'aveva messo a posto e si lasciò andare ad un'imprecazione, dando un calcio ad un cespuglio. Max non accettava l'idea che quella donna gli avesse dato degli ordini, specialmente quando l'aveva ammutolito, voltandogli oglito le spalle. Pensó alle sue provocazioni, agli occhi carichi di derisione che l'avevano costretto a cedere e a sottostare alle sue regole.
Giuró che gliel'avrebbe fatta pagare. L'avrebbe portata a supplicarlo di possederla, di toccarla, di baciarla e lui l'avrebbe rifiutata con lo stesso sguardo con cui lei lo aveva cacciato.
-Che la guerra cominci donna cuffietta-
disse sorridendo al vento.
Casa Rifth 5:02 a.m.
Evelyn ascoltava quell'assordante silenzio da ore ormai, seduta sulla poltrona blu dai braccioli scoloriti.La valigia era pronta e la cuoca era stata mandata a casa con il denaro che avrebbe dovuto ricevere quel mese. Tutto era pronto, pensó ancora, eppure, niente nella sua vita era mai stato al suo posto. La sua identitá, cosí poco conosciuta, l'aveva portata spesso a guardarsi allo specchio e a provare ad immaginare i volti di sua madre e suo padre. Che avesse ereditato da lei gli occhi freddi e privi di emozione? O erano quelli del padre? Ed il viso? Quel neo orribile era forse di sua nonna o del nonno?. Ricordava quante volte voleva trovare risposte dalla zia, ma il coraggio le veniva sempre meno. Era proprio in quell'età che aveva iniziato a capire che l'ignoto aveva un calore rassicurante dove poter immaginare tutto quello che si desiderava. Rose non le aveva mai privato nulla, anzi, l'aveva presa con se senza chiedere nulla in cambio. Non poteva avere figli e questo per una donna vedova e desiderosa di amare, era un vero e proprio dono dal cielo. Amava Evelyn come se fosse sua figlia e non faceva altro che dimostrarlo anche quando i soldi mancavano e molte sere , con la sua finta emicrania, rinunciava ai pasti per sfamare la nipote.
Erano sole, lo erano sempre state eppure, sembrava che la solitudine interiore, potesse essere leggermente placata dalla compagnia che le due si facevano l'un l'altra. Rose pur essendo la sorella di Edmund, doveva essere il suo l'opposto-si disse- lei non sarebbe stata mai capace di abbandonarla.
-Eve!- chiamó qualcuno dalla porta -sono io! Jemie! -
Evelyn si alzó subito dalla poltrona e corse ad aprire.
-ho mollato il signor Collins non appena ho saputo. Ti prego dimmi che é uno scherzo-
L'abbracció subito il ragazzo. Jamie era il suo migliore amico da tanto ormai e non sarebbe stato giusto andarsene senza nemmeno abbracciarlo ancora una volta.
Alto e con i suoi occhi dolci ,Jamie le era stato sempre vicino anche dopo il matrimonio con la splendida Lillian.
-dovresti portare piú rispetto al signor George - Evelyn sorrise asciugandosi una lacrima - é pur sempre il tuo capo Jemie-
Si separó dal suo abbraccio e il viso triste dell'uomo le fece scendere un'altra lacrima.
Jemie la riprese di nuovo fra le sue braccia e le accarezzó le spalle.
-mio suocero é troppo vecchio Evelyn, vedrai che non si accorgerá della mia assenza-
-ti ringrazio- Riuscí a dire, asciugandosi le lacrime col piccolo quadrato di cotone.
-come sta Lillian?-
-molto incinta- disse facendola sedere sulla poltrona.
-Agosto sta per terminare e Settembre si avvicina sempre di piú. Scommetto che sará un bel maschietto e tu un ottimo padre- sorrise, mentre ripensava al panico di Jemie quel giorno al lago, quando Lillian gli fece trovare delle piccole scarpette di lana nel cestino da pranzo. La moglie le raccontò più tardi, di come Jemie aveva travolto la domestica e pestato la zampa al povero Sam, solo per raggiungere la stanza di Lillian.
-Evelyn quella valigia.. fai sul serio quindi?-
Eve annuí silenziosamente e con qualche difficoltá riuscí a raccontare di suo padre e del trasferimento di zia Rose, ma del conte e del suo matrimonio, preferí tacere. Si sarebbe preoccupato ulteriormente, quando, invece, avrebbe dovuto preoccuparsi di sua moglie e del suocero consumato dall'etá, proprio come la casa di Evelyn. Max aveva ragione, la casa stava cadendo lentamenti a pezzi insieme alle sue certezze.
-si. Le condizioni di zia Rose sono diventate molto delicate.. ed ho bisogno dell'aiuto di mio padre-
Una fitta le attraversó lo stomaco. Chiamare quell'uomo padre e mentire al suo unico amico, era troppo per lei. Avrebbe voluto sparire dalla faccia della terra, senza che nessuno la vedesse.
- lo chiami padre?!- le urló furioso - non posso credere che tu stia chiedendo soldi a quell'uomo!-
-Jemie- lo richiamó,cercando di tranquillizzarlo - ti prego, si tratta di Rose..-
-no Evelyn, non ti credo. Quell'uomo ti ha abbandonata ! non hai alcun legame con lui! Ti prego ripensaci! quello che stai facendo è pura follia!-
Gli occhi di Jemie la guardavano come se fosse un'estranea. Eve non poteva credere a quello che stava accadendo. Stava perdendo Jemie, la sua fiducia e la sua amicizia in meno di cinque minuti. Mentire non le aveva mai fatto cosí male come adesso; si sentiva distrutta e legata ad un silenzio che non aveva fine ed aumentava la rabbia dell'amico.
- Bene! dato che non vuoi dirmi la verità, non ho intenzione di ascoltare altre menzogne-
Jemie si avvicinò alla porta di casa, in attesa che l'amica lo fermasse ma Eve sprofondó le unghia nel divano e rimase a guardarlo.
-buon viaggio Evelyn. Prenditi cura di te- la voce stanca e triste di Jemie le arrivó all'orecchio come una canzone malinconica e tremendamente triste.
La porta si richiuse alle sue spalle nello stesso momento in cui Eve caló lo sguardo sul pavimento.
Era così che avrebbe dovuto sentirsi in tutti quegli anni senza Rose e Jamie? Si domandó, mentre allentava la presa sul bracciolo. Altre lacrime le uscirono incontrollate e per lei fu un vero sollievo ritrovarsi sola, ma sapeva che Jemie aveva ragione, la sua era una vera follia; se solo ieri avesse provato a fermare il conte, sua zia starebbe riposando nella sua stanza e suo padre avrebbe assaporato il gusto difficile della sconfitta. Lo stesso gusto che per anni l'aveva tormentata insieme a quelle stupide domande di autocommiserazione. Cos'avevano trovato di sbagliato in lei?
Sentiva la testa dolerle ma non aveva alcuna importanza, pensò. Niente poteva farle più male, nulla l'avrebbe fermata nel riportare Rose a casa. Ma quello che adesso si sentiva di aver perso, era la sua famiglia.