-Evelyn? Siete in casa?-
Eve si asciugó velocemente le lacrime e cercó di trattenerne altre che pizzicavano gli occhi per avere accesso. Era possibile che fosse tornato? Si domandó correndo verso la porta. Se cosí fosse stato, cosa gli avrebbe detto? Come avrebbe chiesto il suo perdono?Scosse la testa, ricordandosi che quello non era di certo il principale problema. Era il suo migliore amico! -diamine!- Avrebbe capito e non l'avrebbe giudicata , anzi l'avrebbe aiutata! pensó felice. Decise di dirgli tutto e di obbligarlo a non alzare alcun dito verso il conte. Gli avrebbe promesso il suo ritorno insieme alla zia, anche se avrebbe comunque perso la nascita di suo figlio. Ma almeno-si disse- non gli avrebbe piú mentito. Si sistemó il leggero abito verde di cotone, il piú comodo che avesse e il piú adatto per il lungo viaggio in carrozza di quella mattina. Fece un ultimo respiro profondo e posó la mano sul pomello consumato.
-Jemie!- Aprí la porta sorridendo
-oh..- riconobbe subito lo sguardo calcolatore di quell'uomo e non riuscí a tattenere la delusione. Era il conte. Impeccabile nella sua giacca nera di chissá quale tessuto; aderente , studiata proprio per non essere abbottonata. Un brivido di disagio le percorse la schiena, quando vide un breve tratto del petto abbronzato del conte. La camicia era stata lasciata leggermente aperta per via del vento caldo del Newcastle ed Eve ,seppur abituata alla temperatura estiva della contea, sentiva esageratamente caldo in tutto il corpo. Dovette ammettere che anche se quell'uomo avesse indossato un panciotto a righe rosso e bianco, con dei pantaloni ciliegia, sarebbe risultato comunque bello. -no, non sono Jemie. Mi dispiace rovinare il vostro sorriso- Max entró, ignorando qualsiasi forma di educazione impartitagli gia dalla caduta dei primi denti da latte da bambino. -sono venuto a prenderla Miss Evelyn-
-Miss Sherlton-
Lo corresse ancora una volta con voce rigida. Evitó d'incontrare appositamente gli occhi del conte e andó a prendere a la valigia.
Non avrebbe mostrato lo stato umiliante dei suoi occhi arrossati dal pianto.
Max prese la valigia di Eve nello stesso momento in cui le sue dita si allungavano verso la borsa. Lo sguardo di rimprovero che le lanció lo fece quasi ridere, ma si trattenne dal non farlo. Scatenare l'ira di una donna richiedeva una sostanziosa dose di calma, simile a quella di un santo, ma Max iniziava a pensare che quella donna mangiasse santi e preti per colazione. Sembrava impossibile per lui riuscire a non offenderla o farla arrabbiare. Jemie aveva chiamato sorridente; che fosse il fidanzato?Non aveva importanza-si disse- sarebbe diventata sua moglie e poi l'avrebbe lasciata libera di saltellare fra le colline con chiunque volesse, ma non prima di averla sedotta e poi rifiutata. Mentre lei gli dava le spalle, si permise qualche secondo per studiarla meglio. Il vestito che Eve indossava sarebbe stata la prima cosa a cui avrebbe dato fuoco una volta arrivati a Londra -giuró-. Una lunga fila di bottoncini chiudevano ermeticamente la schiena fino a metá collo e portava le maniche lunghe. Max si chiese se avesse rubato quell'abito ad una suora. Speró per lei di non vederla svenire per il caldo che avrebbe patito durante il viaggio in carrozza.
Evelyn si sentí improvvisamente toccare il collo e voltandosi di scatto, percepí le guance bruciare.
Non poteva credere quanto potesse essere maleducato quell'uomo. Le stava fissando il corpo, senza alcuna vergogna, con uno sguardo attento ed indagatore che la mandó nel panico.
-s-sono p-pronta-
Riuscí a dire, e senza guardarlo uscí dalla casa. No -si disse- non era affatto pronta, non aveva nemmeno eseguito gli ultimi controlli delle stanze, e non aveva salutato come si deve la sua casa.
Il conte invece, era rimasto sconcertato nel vedere gli stessi bottoncini, coprire qualsiasi scollatura potesse esserci sul vestito di Evelyn. Nemmeno se fosse stata un regalo di natale pensò, mentre rideva del vestito.
Una volta uscito anche lui dalla vecchia casa, fu felice di consegnare la pesante valigia a Jeckings, un uomo noto per essere discreto.
-É troppo maleducato chiederle cosa vi siete portata in quella borsa?-
Disse notando solo in quel momento come l'attenzione di Eve era completamente rivolta alla sua carrozza. Sembrava fosse affascinata dal bronzo delle pareti e quando si avvicinó per osservare gli interni di pelle chiara, Max apprezzó lo stupore dilatare gli occhi grigi.
-vi piace?- le sussurró all'orecchio.
Eve indietreggió di tre passi, spaventata dal contatto caldo del suo respiro sulla sua pelle.
-é accettabile- cercó di mostrarsi indifferente, ma le sue guance non erano d'accordo.
Il conte le sorrideva come se le avesse letto il pensiero e senza dire nulla la invitó a salire. Non aveva mai visto un mezzo di trasporto simile a quello che aveva davanti. I vetri erano lucidi e circondati da alcune decorazioni in oro, i cavalli erano neri ed incredibilmente enormi ed un uomo le si era inchinato senza dire nulla. Era un uomo basso e magro ma con un volto severo e alquanto rigido - notò Eve- da mettere la pelle d'oca. Non appena entró nella carrozza, si sentí invadere dall'odore pungente della pelle, ed una brocca piena d'acqua con ghiaccio era posta in un ripiano creato all'interno della parete, insieme a due tazze di porcellana ornate da piccoli fiori verdi e rosa.
Eve fu disturbata dai colpi del conte per far partire i cavalli e s'impose di non guardare oltre lo strato spesso del vetro. La sua casa, i prati verdi e Jemie.. tutto sembrava svanire ancor piú veloce dell'andamento frenetico con cui la carrozza viaggiava. Non poteva ancora credere in quello che stava facendo e che avrebbe fatto.
-andrá tutto bene. Fidatevi di me-
Eve incontró il suo sguardo fermo, uno di quelli che avrebbe saputo dare forza e sostegno, ma per lei non fu cosí. Non voleva fidarsi di lui e mai lo avrebbe fatto.
-perché dovrei?-
Chiese guardandolo freddamente.
-perché in fondo, siamo sulla stessa barca mal ferma-
Eve non poteva dargli torto. Aveva capito che il desiderio di sposarla era simile alla nausea provata dopo aver mangiato una torta di mele andata a male.
-avevate detto di provare disprezzo verso mio padre, perché? Perché allora volete sposarmi?-
-vi trovo molto.. - Max accavalló elegantemente la gamba sull'altra, come se volesse prendere tempo- vivace e la vostra cuffietta é talmente bella che ve la ruberei.-
Lo sforzo del conte di trattenere inutilmente una risata la offese piú del suo falso complimento. Poteva dirle che somigliava ad una mucca da latte, ma lei non gli avrebbe reso l'insulto facile.
-e voi possedete un sorriso deliziosamente smielato e scommetterei, inoltre, che le proporzioni del vostro mento siano invidiate da tutta la nobiltà maschile londinese; eppure non vi sposerei comunque.-
Disse sfidandolo offesa. -Signore, ad essere onesta, non sembrate essere un uomo che brama le cure amorevoli di una moglie.. non solo di una almeno. Dunque perché lo fate?-
Eve in cuor suo sapeva di aver detto un mucchio di bugie: il mento era deciso e assolutamente perfetto ed il sorriso di quell'uomo era capace di rubare consecutivamente i cuori di dieci donne felicemente sposate, ma non il suo. Dire che Maximilian Highins fosse un uomo dal semplice aspetto, era una grossa bugia,- pensò- aveva l'aria dell'uomo che aveva tutto nelle sue mani, eppure qualcosa lo aveva portato a sottostare ad un patto cosí assurdo, da aumentare le domande di Eve.
Il conte non smise di sorridere e si sbottonó il quarto bottone della camicia.
-mi sembra di avervi giá accennato quanto vostro padre sia persuasivo..o sbaglio- disse lentamente, mentre si allungava verso la brocca.
Eve capì le intenzioni del conte, ma lei non si sarebbe mostrata di certo incline a stare ai suoi giochi- si disse-. Cercava di distrarla e di confonderla, ma seppur non essere mai stata corteggiata in vita sua, Eve non era una stupida, e tendeva a fidarsi più della mente che del cuore.
-Non so come quell'uomo sia riuscito a tenervi in pugno-disse guardandolo seria in viso.-ma penso che la ragione sia più sentimentale di quanto pensassi-.
-Ebbene, vostro padre ed io abbiamo un accordo. Vi sposeró e vi faró felice. Questo é tutto signorina Evelyn-
Max smise improvvisamente di sorridere e si concentró sul bicchiere. Le ultime parole che aveva pronunciato sembravano avergli ordinato di non continuare ed Eve preferí non sfidarlo ulteriormente. Lo spazio fra i due era cosí limitato che l'idea di scatenare una guerra priva di una via di fuga, era decisamente impensabile, ma inconsapevolmente Maximilian aveva confermato i dubbi di Eve, non si trattava di una questione semplice per cui sarebbe bastato del denaro, c'era molto altro che il conte voleva proteggere-si disse-.
Volse quindi lo sguardo verso il finestrino e cercó di cacciare l'istinto di guardarlo in viso.
-avete sete?-
Max aveva colto subito l'interrogatorio di Eve, ma non poteva permettere che anche quella donna sapesse di Michael, eppure sembrò inziare a provare simpatia per le discussioni accese che si formavano ogni qual volta aveva provato ad addolcirla. Forse avrebbe dovuto evitare di mettere in ballo la sua cuffietta- si corresse- ma non poteva cedere alla tentazione di scoprire cosa ci fosse sotto quel fazzoletto ricamato.
-no- disse senza guardarlo.
-ne siete sicura?- non riusciva a smettere di studiarle quei piccoli bottoni assassini.
- lo dico per voi. Sotto il vostro vestito, perfino l'inferno vorrebbe un po' di fresco -
Evelyn si voltó trinciandolo con lo sguardo ma Max non riusciva a controllare il divertimento nel vedere il viso della donna esplodere in mille colori.
-siete.. siete..-
-bello? Attraente? Affascinante? A..-
Elencava, esibendosi in uno di quei sorrisi di chi sapeva di essere desiderabile da tutto il genere umano.
-assolutamente maleducato, prepotente, mascalzone, egocentrico ed insopportabile!- tagliò corto Evelyn.
-mi adorate cosí tanto dunque?-
Eve rispose alle sue risate con un urlo stridulo pieno di disperazione. Non sarebbe mai riuscita a calmarsi durante il viaggio, non con la snervante compagnia del conte Maximillian Highins - si disse-.