VIMarco mi attendeva ormai da qualche minuto al “nostro” tavolino. Nascondeva il viso dietro la prima pagina di uno di quei giornali gratuiti che si potevano recuperare ogni mattina negli angoli di alcune delle vie del centro città o in alcuni luoghi strategici, di grande passaggio. D’altronde non costavano nulla anche se l’approfondimento delle notizie trattate era praticamente assente. Mentre mi avvicinai al mio obiettivo misi a fuoco un’altra foto di Bambi e per poco non feci cadere il vassoio sul quale avevo poggiato un pranzo ipercalorico scaccia problemi. Mi sedetti e affondai, dopo averli cosparsi con una sventagliata di formaggio, la forchetta in un piatto di oleosi spaghetti. “Buon appetito”. L’augurio di Marco non aveva un tono proprio benevolo, d’altronde lui stava consuman

