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Brunilde fece il suo ingresso negli studi televisivi in via Bainsizza.
C’era fermento, in quanto l’emittente era in procinto di trasferirsi a Gornate e da poco aveva avuto inizio l’imballaggio del materiale. Superò la catasta di scatoloni addossati alla parete e percorse il corridoio fino alla sala trasmissione. Sedette dietro la scrivania e posò i fogli delle notizie. Due operatori dietro le telecamere si stavano sistemando le cuffie.
«C’è una notizia dell’ultima ora!», esclamò un assistente, facendo irruzione nello studio. Le passò un foglio volante.
«D’accordo». Brunilde la mise in coda alle altre.
«Pronti? Tre, due, uno…». La regia diede il segnale di partenza. Uno dei cameraman fece un primo piano sul volto di Brunilde, poi ampliò il campo a mezzobusto.
«Buonasera. Vediamo subito i titoli del nostro giornale».
Brunilde lesse col consueto tono professionale le varie notizie della giornata da quelle di cronaca locale a quelle economiche e sportive.
***
Dal salotto, Alice seguiva distrattamente il telegiornale, dalla tivù sintonizzata su quel canale.
«E, per finire, una notizia dell’ultima ora: è stato rinvenuto, qualche ora fa, nel parco di Villa Mirabello, il cadavere di una giovane donna, uccisa a coltellate. Sconosciuti ancora movente e assassino. Si tratta di Eva Borghi, di ventisette anni.»
Quel nome esplose come un colpo di carabina nella testa di Alice, che volse immediatamente lo sguardo allo schermo.
***
Brunilde raccolse i fogli dalla scrivania e li raggruppò, ordinandoli nella solita cartelletta. Sulla sigla finale del TG, la sua immagine uscì di campo.
La responsabile delle televendite fece il suo ingresso nello studio, pronta a sostituirla.
«Ciao, come te la passi?».
Brunilde si volse verso quella voce.
Mara era la migliore amica di Brunilde. Era una giovane donna, indipendente, single in attesa di incontrare l’uomo giusto. Ma di uomini giusti sembravano essercene rimasti ben pochi, a suo dire, e quei pochi erano già tutti sposati, cosicché sarebbe rimasta single ancora a lungo. Eppure Mara, a detta di tutti, era una donna molto bella e affascinante: alta, formosa, una massa di ricci ramati, gli occhi di un verde intenso, uno sguardo felino da far cascare qualunque uomo ai suoi piedi.
«Credi che Giorgio si seccherebbe, se venissi da me più tardi?», le domandò, sistemandosi gli orecchini ai lobi. Le donavano molto quelle perle: conferivano luce al suo viso.
«Credo proprio di sì». La conferma di Brunilde arrivò pronta e solenne.
«Ma perché deve essere sempre così rompicoglioni?».
«Che cosa pretendi? Che cambi a sessant’anni suonati?». Brunilde era ormai rassegnata. Dopo gli innumerevoli rifiuti, davanti a certe sue richieste, aveva smesso di avanzarne di nuove, onde evitare di sentirsi dire di no e di sentirsi conseguentemente frustrata per la sua incapacità di ribellarsi a quell’assurda restrizione.
In redazione, la notizia dell’ultima ora aveva suscitato grande interesse. Ornella, la responsabile della cronaca nera, stava buttando giù due righe sull’omicidio. A tratti si fermava per riflettere. Si rigirava, di tanto in tanto, tra le dita una ciocca dei corti capelli biondi per poi riprendere a battere sui tasti. Un paio di riposa-vista dalla montatura rossa incorniciava due occhi vivaci quanto la sua intelligenza e perspicacia.
Brunilde le si avvicinò. «Brutta faccenda, vero?»
«Puoi ben dirlo!», commentò quella, senza distogliere gli occhi dal computer. «Chissà se si trattava di una squillo? Non mi stupirebbe affatto». Si fermò un istante. «Che peccato! Era comunque una bella ragazza!», osservò Ornella, mostrando all’amica la foto della vittima sul monitor del pc. «Un vero peccato, non trovi?».
Lo sguardo di Brunilde rimase calamitato da quelle immagini. «Mio Dio!», esclamò, sbiancando in volto.
«Che ti prende?».
«Ma questa ragazza l’avevo vista proprio oggi!».
«Cosa? Ne sei sicura?». Ornella prese ad agitarsi sulla sedia girevole. Si voltò verso di lei, tolse gli occhiali e la fissò dritta in faccia. «Ne sei sicura?», ripeté.
«Certamente, più che sicura!».