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462 Words
1La bizzarra alchimia della mente umana supera ogni immaginazione, ma benché lo sapesse, non si soffermò un solo istante a chiedersi perché gli fosse balenato il ritornello di una canzone: «…sorridete, gli spari sopra, sono per noi!1». D’istinto invece, catalogò quei due botti che avevano sovrastato le grida, come gli stessi della Glock 17 di pochi attimi prima, ma da un’altra angolazione. Se non erano della stessa, erano di sua sorella gemella: una pratica, maneggevole e precisa calibro nove per ventuno, capace di una nutrita riserva di confetti nel caricatore. Considerò che colui o coloro che la impugnavano non si sarebbero mai fermati per prendere la mira e piazzargliene uno in mezzo alla schiena tra i pochi passanti che si trovavano sul marciapiede, benché fosse a soli trenta metri di distanza. Senz’altro avrebbero volutamente mirato al cielo, non giovava a nessuno un innocente coinvolto, men che meno a loro. Un terzo botto, in contemporanea allo schizzare in frantumi dello specchietto retrovisore di un’auto parcheggiata sulla via a un metro da lui, gli fece repentinamente cambiare opinione. L’adrenalina che già gli scorreva copiosa nelle vene, accelerò come per impulso del turbo, scacciando quel velo che gli stava scendendo sugli occhi. Calcolò il traffico all’incrocio a cui si stava approssimando e attraversò la strada a sei corsie in diagonale. Era appena scattato il semaforo e le auto già avevano impegnato le loro corsie quando se lo trovarono davanti. Un coro di clacson si levò rabbioso e disordinato tra inchiodate e insulti, ma aveva guadagnato incolume il marciapiede opposto. Proseguì incurante di uno stridio più prolungato alle sue spalle, seguito da un tonfo sordo e un lamento soffocato: uno in meno, si disse archiviando il dato. Altre urla dal fiato corto, giungevano alle sue spalle evidenziando che non era ancora finita. Si infilò a perdifiato nella prima traversa e già svoltando l’angolo intravvide in fondo alla via, la staccionata di cemento che separava la strada dai binari. La raggiunse e la superò con un balzo, guardandosi intorno in cerca di un’insperata opportunità. Alcune decine di metri più in là, un convoglio stava uscendo dalla stazione e si era fermato, in attesa che un altro, proveniente dalla direzione opposta, completasse la sua manovra. La vista era sempre più annebbiata, l’adrenalina era sopraffatta dalla stanchezza o chissà da cosa altro. Strinse i denti disperato, si aggrappò alla maniglia dell’ultima carrozza e con sorpresa lo sportello si aprì. Si issò nel vagone dando fondo alle sue ultime energie. Con un gesto attribuibile all’istinto condizionato, richiuse senza neppure rendersene conto, cancellando la traccia del suo passaggio. Aprì la porta dei servizi igienici che si trovava davanti a lui, vi si richiuse dentro e crollò sul pavimento tra un mix di urina e cloro che gli perforava le narici.
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