Mirko Addesa: Tu cosa fai stasera?

1269 Words
Mirko Addesa Tu cosa fai stasera?Oggi, ore 15:00, casa Si dice che i gatti abbiano sette vite. La donna ne ha una sola. Ma il solo fatto che sia capace di infatuazioni o disprezzo può renderla letale. Io sono di poco verbo e mi attengo agli accadimenti, magari alle idee che si sovrappongono ai miei fatti, alle autocertificazioni che mi spingono al mio fine: uccidere. Un domani mi definiranno seriale e questa la trovo una cosa inopportuna. Ho un piercing al seno. Non un codice a barre in ogni altrove. Sarà il loro primo errore, quello di definirmi qualcosa. Perché qualcosa non è mai qualcuno. Vanto tanti tentativi di identikit, più di chiunque altro al mondo. Mi hanno disegnata con le più anomale fattezze possibili. Ma sono immagini del nulla. Ancora non sanno chi sono. Eppure, sarei una donna semplice, volto vispo e paffutello, cicciottella al punto giusto, capelli sempre raccolti in una coda banale e abiti da collegiale. Invece no, sono una gran figa. Da lasciare senza fiato. Per questo amo nascondermi. L’invisibilità è l’arma che mi dà protezione e che mi riposa l’anima. Sono visibile solo quando attuo la mia arte, creando capolavori, che esulano dalla banalità dei macellai, per elevarsi alla capacità dei geni. Divento percettibile agli occhi delle mie vittime. Io, dolce carnefice di donne dal cuore inutile. Mi amano, arrivano all’invaghimento totale e io le adoro, sacrificandole. Venti giorni prima, ore 22:30, fuori casa Oggi ho deciso di seguire il mio istinto. È una prova del fuoco e spero di non dovermi bruciare. Ora sto incrociando i suoi occhi, verdi, grandi, dolci. È il suo modo di chiedere. La sconosciuta interprete del mio primo delitto ha carnagione chiara, delicata. Mi è piaciuto sceglierla. Se fossi un uomo le farei del sesso, la violenterei. Ma la cosa mal si addice alla mia superba e fluttuante femminilità. Così, rispondo alla sua dolcezza timida con carezze accennate, accentuate dal sorriso, dal mio sorriso. Che non è un ghigno qualsiasi, è una strettoia che imprime gioie o dolori, a seconda del tempo e del bisogno. So di piacerle. È già sulla strada asfaltata verso di me, verso il tutto ed il nulla. Sto comprando la sua anima. In contanti, senza alcuna rata. Non sono una finanziaria. Sono l’angelo e il suo diavolo. L’amore e l’odio che ne deriva. Sono io. Oggi, ore 16:00, cucina, pressi lavabo Continuo a lavare le mie mani. Sono pulite, ma sanno di sangue, ombra di sangue. Non si vede ma è dentro, fra le nocche ne sento scorrere un fiume, infinito. Ieri notte, su un muro era scritto: “Prendi me, Regina”. Era per me, loro non lo sanno. Era calligrafia di femmina, ma chiunque, passando, avrebbe pensato ad un uomo. Certe cose si sentono, si parla di me, comincio ad avere seguaci, donne che vorrebbero amare e non sanno come, che credono in me. Hanno capito che se sapranno conquistarmi sarà per sempre, fino a morirne. Venti giorni prima, ore 23:45, casa di lei. L’altra. Parlava di uomini, continuamente, troppi. Era come pensavo. Il suo aspetto angelico istigava alla violenza sessuale. Mancava di quella superbia che rende una donna femmina, che ne identifica l’essenza. Era una preda troppo facile per ogni uomo, anche uno stupido avrebbe potuto prenderla. Fin troppo banale. Fosse dipeso da me, l’avrei fatta fuori in un attimo. Ma volevo aspettare, capire. Non sono mica una qualsiasi, io. Certo che, come prima vittima, avevo scelto davvero una stupida. Tendente all’innamoramento precoce. Roba buona per farsi piangere addosso sulle pagine di un social network. Non certo nella vita reale. Probabile che le sue conoscenze fossero alquanto annoiate dalle sue pseudo avventure. Ora ero io il suo bersaglio mobile. Illusa, era lei il mio centro a cerchi concentrici da colpire con le freccette. Oggi, ore 17:00, casa, camera, letto, cuscino Ho solo piume ricoperte da tessuto, da accarezzare in questo pomeriggio di pensieri sconci. Sono questi i momenti ansiosi che mi spingono al delitto. E al flagello che ne consegue. La mia casa è il mio castigo, la mia galera. Loro non sanno, ma ho già una seggiola e un letto a castello in una cella, con indosso un pigiamino a righe verticali. Venti giorni prima, ore 00:00 casa di lei, della vittima Ci ho messo davvero poco e senza far rumore. Ora la appenderò come un agnello al soffitto. La troveranno così. Pronti alle foto, ai flash, alle congetture. Non sono ancora un mito. Ma lo diventerò. Mi spiace per questa piccola stella. Ma che senso aveva per lei la vita? Sono convinta di averle fatto del bene, togliendola da questo mondo. Già, una femmina che ama gli uomini e anela a condividere il talamo con una sconosciuta, non ha alcun motivo per vivere. L’avrei torturata. Ma non avrebbe compreso. Allora, fine. Oggi, ore 18:30, bagno, specchio a falde larghe Indosso un rosso vermiglio. Le mie labbra sono leggermente screpolate. Non vorrei si notasse troppo. Sono una donna, fanatica, vanitosa e arrapante. Questo mi piace, come i tacchi alti, che mi fanno sentire fatalmente ladra di istinti altrui. Gli uomini mi osservano, mi scrutano, ogni particolare del mio corpo non sfugge alle loro pupille eccitate. Di fronte ad una donna come me si chinano per allacciare le scarpe, per evitare il mio rossetto. Chi mi rimborserà i minuti persi a girare e rigirare intorno alla mia bocca? Sanno fare i duri con le novizie quando dovrebbero esserlo con le sataniche ossessioni di una donna vera. Mi preparo al meglio. I fili scuri fra i capelli biondi sono leggere sfoglie di anarchica voluttà. Pensiero fra file di parole (intervallo) Faccio la differenza ma non sono la differenza. Sono addizione, non sottrazione. Venti giorni prima, ore 01:00, casa, doccia calda La sottile schiuma accarezza il mio corpo. Sono Venere assassina. Felice. Le gocce di acqua calda mi sorseggiano, mi palpano. Come se volessero partecipare al mio inesistente ed invisibile amplesso. Godo di cose piccole, io. Non ho bisogno di grandi eventi. Oggi, ore 21:30, casa, armadio, vestiti, scarpe, tacchi La perfezione non è frutto di stratagemmi. La perfettibilità si veste di lusso. Io ho bisogno di un vestitino semplice. Le mie forme si intravedono. Stanotte sentirò la bava colare dietro i miei tacchi. Anche se è soltanto il superfluo piacere di chi potrebbe avere tutto, ma si concede al peggio, solo al peggio. Non ho tempo per amare. Nemmeno per odiare. Ne troverò spiccioli per agire. Diciannove, diciotto, diciassette, sedici, quindici, quattordici, tredici… (pausa), dodici, undici, dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, IERI Mi chiedo sempre se io sia una persona normale. In un certo senso sì, in un altro no. Cosa ho fatto in questo lasso di tempo lo lascio immaginare. Ho cercato vittime d’amore, da odiare, amare e ancora odiare e ancora, all’infinito. E ho capito che l’amore passa nel mezzo della cruna di un ago, il sesso nel mezzo di una galleria, la passione nel mezzo di poche ore, l’odio resiste ad una vita intera. Oggi mi giudicano la parte migliore e peggiore di me stessa. E non mi condannano. Quando colpisco è solo per annullare le vie periferiche che portano vita. Lascio che il cuore muoia di affanni, come i battiti angosciosi degli amori fluttuanti. Non di un colpo letale, secco e incisivo. Io non sono cattiva. Oggi, ore 00:00, ascensore di casa, pensiero Io credo di essere bellissima, il mio specchio sorrideva, quello dell’elevatore sogghigna, qualcuno mi guarderà a lungo. In fondo, nessun demone potrà mai essere più bello di una donna. E tu, dico a te, tu cosa fai stasera???
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