Brasile – Stato di Paraná - Città di Paranaguá – martedì 22 maggio 2012 - “Abitazione di Vincenzo”
La pioggia caduta, ininterrottamente, nei giorni passati era cessata ed un caldo sole stava rischiarando il cielo.
«Finalmente un po’ di luce radiosa!» si disse Vincenzo, aprendo le persiane di casa.
L’aria era calda e stava asciugando tutto, anche i suoi cattivi pensieri. Vi è da considerare che a Paranaguá in maggio la stagione corrisponde a quella dell’autunno italiano ma il clima era cambiato anche lì, ai tropici. Di giorno il termometro segnava ventiquattro gradi ma di notte la temperatura precipitava a dieci e talvolta anche meno. Potevano esserci rare giornate di freddo intenso quando il vento del Polo Sud, proveniente dalla confinante Argentina, arrivava portando giornate di gelo. Il fenomeno durava una settimana o due ma poi le piogge cadevano, quale variazione sul tema, così come era accaduto di recente. La fine di questo processo meteorologico coincideva con il tepore diurno che tornava a scaldare la pelle ed asciugava tutto, riportando anche il buon umore negli animi delle persone lunatiche come era Vincenzo. Egli soffriva da tempo di depressione e la bipolarità, tipica di questo male, alternava in lui momenti di calma ad altri di aggressività. La luce era per lui un elemento basilare ed il suo stato d’animo ne veniva influenzato. Un cielo carico di nubi scure incideva negativamente, facendogli vedere ogni cosa pessimisticamente. Per contro, una giornata piena di sole lo rendeva felice, ottimista speranzoso in un futuro migliore.
«Oggi ho voglia di pesce fresco…» pensò tra sé e sé, e poi: «… andrò al mercato municipale, vicino al porto.»
Nei pressi della Rua João Régis giunti poco prima della riva, si imbocca la Rua da Praia nel Centro Storico della città. Lì si erge la costruzione del “Mercado Municipal Brasílio Abud” intitolato ad un precedente Sindaco di Paranaguá. Occupa un’area di 2150 metri quadrati, avendo all’interno diversi box per la vendita del pescato. La zona riservata ai box dei prodotti ittici è quella più visitata dai turisti ma anche dagli abitanti della città.
Vincenzo si diresse verso il banco del quale era un abituale cliente. Gestiva quella rivendita di pesce una famiglia composta da marito, moglie ed un figlio. La signora era usa dare consigli sul pescato ed, a richiesta, indicava anche gustose ricette con le quali cucinare ogni tipo di pesce. Quel giorno c’era in offerta un pesce che, in Brasile, si chiama “Tainha”.
Il nome scientifico di questo pesce grigio argentato è “Mugil cephalus”, conosciuto comunemente come Cefalo o Muggine, è un pesce appartenente alla famiglia Mugilidae. Il suo areale è vastissimo, infatti vive in tutte le acque tropicali e temperate calde del mondo (distribuzione circum-tropicale), in Europa è diffuso a nord fino al Golfo di Guascogna. È una specie eurialina, in grado di sopportare ampie variazioni di salinità tanto che lo si ritrova regolarmente sia in acque marine, sia in quelle dolci, ma anche salmastre. È in grado di vivere anche in ambienti inquinati, infatti si trova frequentemente all’interno dei porti. Vive in branchi (soprattutto i giovani). Lo si incontra molto dove ci siano fondi duri o manufatti ma non disdegna anche i fondi completamente molli purché la profondità dell’acqua sia sufficientemente bassa. In Brasile la “Tainha” vive buona parte della sua vita nella “Lagoa dos Patos” (nel Rio Grande do Sul), ma nei mesi invernali migra in direzione del Nord per realizzare il proprio ciclo riproduttivo annuale.
Nel Sud del Brasile, la pesca è realizzata, esclusivamente, nei mesi che vanno da maggio a luglio: ecco il perché in quel mese di maggio vi era dovizia di questo pesce ed era iniziata l’offerta, a prezzo accettabile, sui banchi della pescheria del mercato municipale di Paranaguá.
Vincenzo rammentava che anche in Italia questo tipo di pesce viene cucinato in molti modi. Uno di questi prevedeva la “cottura al cartoccio” dentro il forno. Il tipo di cefalo più adatto ad essere scambiato con un altro pesce più nobile, la spigola, era quello con le tacche dorate dietro le zone branchiali ma in Brasile quella variante non la si trovava. Dona Flor, la proprietaria del banco del pesce, aveva insegnato a Vincenzo un’altra ricetta: A tainha no sal grosso.
«Ne comprerò una di almeno un chilo e mezzo e la cucinerò al forno, coperta dal sale grosso» si disse, quasi ad alta voce. Dona Flor, che da dietro il banco aveva capito, prese una bella tainha con la pezzatura richiesta, la pesò e, dopo averla incartata, la porse a quel suo affezionato cliente estrangeiro.
Vincenzo, dopo aver pagato, prese il pacchetto e, soddisfatto, si avviò verso casa. Il sole continuava a sorridergli dall’alto del cielo e la giornata gli pareva piena di belle e saporite promesse. A volte basta poco per rendere felice un uomo abituato a vivere solitario.