Chapter 3

2007 Words
«Lo sapevo che l’avresti detto Aldo. Questo perché , per prima cosa, sei un cinico bastardo con il cuore nei cellulari e nei PC. » Aldo annuì soddisfatto «e poi tu non ne hai una e quindi non devi parlare, non sapendo nulla dell' argomento.» «Hai finito?» chiese il ragazzo. «E sei anche prevedibile.» «Ok, sorrise Aldo, vero. Sono prevedibile e non ho una donna. Eppure vivo bene. Guarda i problemi che danno.» Mario interruppe i due: «Sì, le donne danno problemi, ma cosa faremmo senza di loro?» «Seghe!» disse Giulio. Continuò poi: «Io con Federica sto benissimo, andiamo d’accordo e tutte le rare volte che litighiamo facciamo la pace dopo poco, e non sai quanto sia bello fare la pace.» «Cioè te la fai. Ho capito, ho capito.» «Aldo, può essere che pensi solo a quello? Guarda che le donne sono come noi, non in senso anatomico certo, ma per quanto riguarda il resto a volte ci battono di gran lunga.» disse Mario. Aldo rimase silenzioso, poi rise in maniera cattiva pensando che erano tutte cazzate. Amava i suoi amici ma erano così terribilmente idealisti e romantici quando si parlava del genere femminile. La verità era ben altra. Il fatto era che il giovane non sapeva cosa volesse dire “amore” né cosa significasse soffrire per qualcuno a cui si tenesse davvero. O così pareva. Una volta aveva avuto un cane, un bellissimo dalmata costato abbastanza che aveva chiamato Mr Stencht, e pensava davvero di amarlo di cuore, ricambiato, dato che il cagnone aveva una vera passione per il ragazzo. Eppure, dopo che ebbe abbaiato tutta una notte , non facendogli chiudere occhio, aveva preso una grave decisione. Il giorno seguente l’aveva scambiato con un palmare della Compaq che aveva apprezzato più del quadrupede e la notte aveva dormito benissimo, senza guaiti che rompevano le palle e senza alcun senso di colpa, alla faccia degli animalisti e di tutti quei coglioni che amano gli animali. Questo perché Aldo non credeva nell’amore, e non ci credeva per il semplice fatto che non amava sé stesso. Ciò portava a disprezzare l’amore e a esaltare l’amicizia, anche se a modo suo gli sarebbe piaciuto avere una ragazza, ma per tipi strani come lui, forse, non erano ancora nate quelle adatte. Anzi sì, ma... ecco perché alla fine aveva deciso di circondarsi di amici e di dare il proprio amore alla tecnologia, a lui più congeniale. Ogni innovazione tecnologica doveva essere sua. Cellulari nuovi, lettori DVD, registratori analogici, PC sempre più potenti, macchine fotografiche digitali tutto doveva passare nelle sue mani vogliose. Nella sua camera c’erano tutte le console di nuova generazione, compresa la strana e discussa Tyrant della Benq, dal prezzo esorbitante. I soldi per lui non erano un problema. Era un tecno maniaco e sapeva bene come fare soldi facili truffando i polli su Ebay. Era un vero signore della compravendita online e della truffa mediatica che gli era andata quasi sempre bene. Disprezzava le autovetture, se si doveva muovere faceva tutto a piedi o in bicicletta o sfruttando suo cugino e gli amici, troppo buoni per mandarlo a quel paese. Si guardò nella tasca e tirò fuori i toscani, contenuti in un porta sigari con una stella comunista sopra, da cui non si separava mai. Stava per accendersene uno, quando Mario disse: «Aspettate, ho qui una cosetta che mi ha portato mia sorella Sara dal college in Inghilterra, si chiama, mi pare… uhm, direi hashish.» Aldo disse: «Cosa essere Buana? Tabacco speciale?» E poi rise come un cretino. «Sì, di quello che fa vedere il mondo in maniera differente. Accensione!» Giulio ribatté «Dunque, io non fumo e lo sapete, voglio diventare medico e poi fumare quando si fa sport non è il massimo ma…» «E basta!» disse Mario «La vuoi o ce la fumiamo noi?» «Se mi avessi fatto finire ti avrei detto “Ma comunque ’sti cazzi, passa qui.» Aldo aggiunse: «Non credo che vedremo il mondo in maniera differente, sempre una merda rimane, comunque passala qui, dai!» «Sempre negativo, sempre a lamentarti, sempre a brontolare. Ti conosco da quasi mezza vita e non hai mai detto niente di positivo!» sbraitò Giulio. Si sedette vicino all’amico e gli diede uno scappellotto sul collo. Aldo rispose con un cazzotto sulla spalla. Poi risero, accesero e lentamente cominciarono a fumare. L’erba non piaceva né ad Aldo né a Giulio, per motivi differenti. Al primo non piaceva non avere il controllo delle proprie sensazioni: «Rischi di abbassare la guardia e sei finito.» diceva. Al secondo invece non andavano proprio giù ledroghe, per questioni di principio, anche se per un periodo della sua vita era stato trascinato nelle bevute furiose di birra e nel futuro gli si prospettava la caffeina come droga suprema. «Ehi, mi sento strano, mi pare di volare, volare...» «Piantala!» disse Aldo «Te voli anche senza bisogno di questa merda.» E lanciò la sua canna lontano. Giulio mormorò: «Io mi sento un po' intontito... ma sono molto rilassanti e sto avendo un’erezione...» «Stammi lontano» rispose Aldo, e cominciarono a ridere. «Ragazzi, godiamocela finché dura, perché il prossimo anno...» «Già, il prossimo anno sarà una bella ammazzata, perfino per noi tre.» Aldo disse in un sussurro «Non è il prossimo anno che mi spaventa, ma ciò che accadrà dopo il liceo. Cosa farò io? Forse mi ucciderò.» commentò tetro il ragazzo, ma nessuno gli badò. «Io so cosa fare!» esplose Giulio «Farò il dottore e dopo qualche sacrificio avrò anche un sacco di soldi, sposerò Federica e vivremo felici fino a che Dio vorrà.» Aldo sputò lontano. «Sì, Dio...» «Io invece» annunciò Mario, ignorando il cugino «credo che farò l’archeologo. Mi piacerebbe proprio viaggiare e scoprire nuove civiltà affinché il mondo sappia ed esca dall’ignoranza in cui vive. Potrei trovare i resti di Atlantide o entrare nelle piramidi e scoprire tesori, cose stupende e affascinanti. Inoltre » proseguì «proprio adesso nelle zone di guerra stanno riscoprendo strane strutture che sembrano essere pre-cristiane, con statue inquietanti e murali bellissimi, fatto questo che apre la porta a nuove e interessanti teorie! Ne sono totalmente affascinato, come potete immaginare!» Aldo cominciò a ridere e poi disse: «Voi vi siete già programmati la vita, ma guardatevi: avete solo diciassette anni, che ne sapete voi di cosa davvero ci riservi il futuro? Io, naturalmente spero per voi che i vostri sogni si realizzino, ma può anche darsi che fra un anno scoppi una nuova guerra del Golfo e questa volta ci saranno testate nucleari così potremmo morire tutti» «Aldo, ma vaffanculo eh? È estate, non abbiamo niente da fare e tu te ne esci con la morte e la guerra?» «Non parlo senza sapere. Vi ricordate di Massimiliano? Lui voleva fare il notaio, avere una barca di soldi, andare a donne fino a farsi male alle palle, abitare in una villa con tre piscine. Sapete dov’ è ora? Sottoterra a fare da cibo ai simpatici amici vermi. Ucciso da un pirata della strada completamente ubriaco che non si è nemmeno fermato, mentre tornava dall’Università. Puff, sogni sparsi sull’asfalto. Cosa rimane poi? Foto di amici, libri non finiti, qualche euro nel portamonete lasciato a casa, testi di studio con dentro delle notazioni, videogiochi non finiti, tessere sanitarie, patente, passaporto, cartacce e poco altro. Così per Max addio sogni di gloria. In fondo non siamo altro che questo no? Cibo per vermi…» Piombò il silenzio su di loro. Poi Aldo si alzò in piedi e disse «Scusate, ma è colpa di questa fottuta chiesa se mi sono un attimo incupito. La religione con tutte le sue imposizioni mi fa schifo e mi fa incazzare. Ecco, guardate quello stupido ornamento da chiesa! A che serve?A nulla, tanto se c’è un Dio, cosa che non credo, non si cura affatto di noi.» Mentre così parlava si avvicino all’altare e gli diede un forte calcio, facendosi male: gridò per il dolore, e preso dalla foga continuò a sciorinare una serie di bestemmie da osteria mentre Mario rideva senza più riuscire a fermarsi. Giulio si alzò per tentare di fermarlo, ma gli girò la testa e cadde a terra inebetito. Il cugino di Aldo rise più forte tenendosi la pancia, poi all’ennesimo calcio accompagnato da una bestemmia il basamento dell’altare si spostò un po' all’indietro e lasciò intravedere qualcosa sotto, Aldo smise di tempestare di calci l’altare e si chinò a vedere. Il sudore gli scivolava sulla testa glabra. Si inginocchiò un po’ di più, osservò perplesso e poi disse: «Ehi futuro archeologo, vieni un po' qui…» Mario si calmò un poco, anche se scoppi di risa ogni tanto lo squassavano, e si avvicinò ad Aldo, cosa che fece anche Giulio che miracolosamente si era rimesso in piedi, pur avendo un colorito pallido più del solito. «Qualcosa di voluminoso è sepolto qui. Che dite, lo tiriamo fuori?» Aldo iniziò a sbottonarsi i pantaloni alla battuta dell'amico il quale rise, poi ricomponendosi disse «Facciamolo fare a Mario.» Mario, esaltato e con il petto gonfio di orgoglio, si chinò, recuperò un cucchiaio da gelato abbandonato lì vicino e con estrema cura scavò intorno alla cosa. Dopo un po' tirò fuori dal terreno una statuina. Rappresentava una figura umana ma aveva un paio di corna sulla testa e un sorriso sornione. Ricordava vagamente Gesù Cristo, e sinceramente lo stomaco gli si strinse in una morsa di disgusto. In mano aveva una campanella color scarlatto e nell’altra mano invece aveva un lungo spadone. I piedi erano umani ma sembrava che intorno a quello destro ci fosse una specie di tentacolo. Sul basamento erano scritte delle parole che Mario lesse ad alta voce: TANASA URGI RIFOCOLAE. Delicatamente la poggiò sull’altare disfatto e semi cadente. «Che diavolo è?» «Una statuina no?» «Grazie al cazzo. Ma a che serve?» «Una statua serve a… un sacco di cose, che vuoi che ne sappia io?» «Complimenti! La strada verso l’archeologia ti è aperta. Sarai un archeologo preciso e dettagliato nelle tue scoperte» disse Aldo. Mario sorrise sommessamente. «Comunque levamela dalla vista, per favore, disse Giulio, il solo vederla mi fa stare poco bene.» «Cazzate! Quella è l'erba scadente di Mario.» disse Aldo, prendendo il cucchiaino dalla mano del cugino, «Ma visto che ci siamo, vediamo se in quella buca c’è dell’altro.» Dopo un po’ Aldo trovò un cartiglio. «Non ci credo, ci sono anche le istruzioni.» «Fai piano, chissà da quanto è sepolto lì dentro, potrebbe sbriciolarsi.» «Allora prendilo tu, se si rompe mi darete la colpa in eterno.» «Ho capito, ho capito, lo prendo io» disse Giulio. Delicatamente lo estrasse e lo poggiò sull’altare. Lo aprì con estrema cura. Qualcosa c’era scritto, anche se non del tutto leggibile. «Lo leggo?» «No: strappalo e metti i pezzi di carta nel culo per tamponare le fuoriuscite di merda sulle mutande!» «Coraggio,così sapremo cosa è questa roba.» intervenne Giulio «Non è che per caso è il Vaporetto?» «Bafometto, ignorante. E poi veniva adorato dai templari,e questi erano francescani!» precisò Mario. «Sì, va bene, ma chi ci vieta di pensare che dopo i francescani qualche setta può aver portato qui un nuovo culto malvagio e…» Mario sbuffò come a dire che il cugino non sapeva proprio nulla ed era meglio che tacesse. Cosa che Aldo fece. Giulio iniziò la lettura: Bagabilaca bachabe lamac cahi achababe karreljos lamac lamec bachalias cabahagy sabalyos baryolas lagoz atha cabyolas samahac et camyolas harrahya....Veni domine liberator, dona nobis potestatem. Te adoramus et veneramus. Dona nobis sapientiam «Sicuro! Ora è tutto più chiaro.» Mario si avvicinò alla pergamena e l’esaminò. « È latino e forse arabo,non so… non mi piace...» Improvvisamente calò il silenzio. Non un suono si sentiva provenire da fuori. I tre amici si guardarono per un secondo negli occhi, ponendosi una muta domanda e fu in quel momento che la campanella nella mano della statuina emise un debole tintinnio. I tre si guardarono perplessi, Aldo stava per parlare quando il sole si oscurò. «Che succede? Un’improvvisa cazzo di tempesta?» «C'era il sole fino a poco fa…» «Adesso non c'è più.» Giulio disse di nuovo «Non mi piace. Sentite, andiamo via, ok?» «Per me va bene» disse Mario con un’ espressione turbata sul volto. «Siete dei cagasotto» ribatté Aldo, ma era inquieto anche lui e fu il primo a dirigersi verso la porta sfasciata della chiesetta. Si alzò il vento all’ improvviso, mentre i tre amici uscivano all’aperto. La temperatura si era abbassata e il sole era sparito.«Meglio andare prima che ci colga il diluvio.» «Ok...oh cazzo!» «Che c’è?» chiese Giulio «Ho lasciato i sigari dentro. Aspettatemi,torno subito.» e rientrò in chiesa. Rimasti soli, i due amici espressero a parole i loro pensieri interrotti di poco prima. «Cosa pensi che sia?» chiese Giulio. «Si pensa che i francescani qui stanziati adorassero un’entità malefica, potrebbe essere quello.» rispose Mario. «Francescani? Io direi piuttosto qualche setta satanica di qui vicino, sai che ce ne sono tante no?» «Ma quel cartiglio? Come poteva essere ancora intatto dopo tanto tempo? E a cosa serviva?» «Forse era un’invocazione alla divinità ma perché sia rimasto intatto il foglio di carta, questo non lo so, a meno che non sia così antico come sembra» «Credi in un falso?» «Non so che dirti amico mio, davvero.» Rimasero pensosi per un momento, poi il futuro medico disse «Credo che dovremmo portarla in visione a Don Eugenio.» «Tu credi? Chiediamo ad Aldo prima, meglio sentire anche lui.»
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