2. Dicembre 2013

833 Words
2. Dicembre 2013 La Vigilia di Natale Miriam aveva aiutato il personale della casa di cura ad allestire il Presepe. Più che la moglie di un paziente stava diventando una delle volontarie della casa, Federico era quasi sempre incosciente e lei non compativa più di stare solo seduta a guardarlo. Era inginocchiata per terra e stava posizionando uno ad uno i sassolini di ghiaia del sentiero che portava alla capanna. «Ciao Miriam.» Riconobbe immediatamente la voce e, voltandosi, vide infatti Manrico in piedi dietro di sé. «Ciao» rispose alzandosi. «Sono passato a salutare.» «La direttrice è nel suo studio.» «Ci sono già passato. Volevo vedere se c'eri tu.» «Sì, ci sono» sorrise Miriam. «Sono stato a Oxford per un ciclo di conferenze, ti ho preso una cosa» disse le allungandole un piccolo pacchettino verde legato con un nastro rosso. «Grazie.» Miriam si sedette sul divanetto e lo scartò, dentro c'era una scatolina di tè. «Tè, che gentile.» «Sono quasi le cinque» suggerì Manrico. «Tea time?» colse lei. Si avviarono in cucina dove Miriam preparò il tè. Stesso rito, stesse tazze, stesso tavolo sotto la finestra che dava sul giardino. «Ho ripreso a lavorare» spiegò Manrico «non credevo di riuscirci.» «Davvero? Perché?» «A parte i momenti in cui tengo conferenze, normalmente il mio è un lavoro molto solitario. Dopo il funerale non riuscivo a immaginare di restare da solo. Temevo di spezzarmi. I miei figli sono rimasti a casa una settimana e poi sono tornati all'università. Il giorno che sono partiti ero terrorizzato. Poi ho acceso il computer e cominciato a scaricare la posta e non mi sono spezzato. Non ancora.» «Federico è alla fine. Fra un po' toccherà a me.» Verità brutali, sintetiche e senza filtri, perché non c'era bisogno di fingere o usare giri di parole. In quello spazio, in quel tempo, in quelle relazioni prive di 'educazione' non si perdeva tempo a costruire frasi in cui la verità fosse da cercare. Il tempo rotolò via verso la sera parlando e ascoltando. Infine Miriam andò nella stanza di suo marito, gli diede un bacio al quale lui non rispose e gli sussurrò che si sarebbero visti il giorno dopo. Manrico l'accompagnò alla macchina e le diede un bacio sulla fronte per augurarle buon Natale. Miriam avvertì quel bacio come qualcosa di molto intimo. Pensò vagamente che sarebbe stato troppo intimo al di fuori della bolla che era sempre più tesa, ma poi salì in auto e guidò fino a casa. Federico lasciò questo mondo la sera di Santo Stefano. Miriam era uscita per tornare a casa, ma arrivata alla macchina si era accorta di non avere le chiavi nella borsa. Era tornata indietro e le aveva trovate sul comodino, non ricordava nemmeno di avercele messe. Si era riseduta un attimo accanto a suo marito. Era molto diverso da quando era ancora partecipe della propria vita, solo le mani erano le stesse, più pallide, ma sempre belle e lunghe. Erano le mani che l'avevano sposata, amata e toccata per quasi vent'anni. Lei insinuò la propria mano calda e viva sotto quella fredda di Federico: «Proteggimi» implorò. Lui l'accarezzò lievemente. «Volevo invecchiare con te...» le sussurrò. Erano giorni che non diceva una frase così lunga. Miriam pensò che avesse risparmiato le forze per quella dichiarazione. «Anche io.» «Ti amo, Miriam. Spero di avertelo detto abbastanza.» «Sì, non ne ho mai dubitato.» «Mi hai reso felice.» «Anche tu.» Poi il respiro cessò, il cuore smise di battere, la vita terrena era finita. Miriam lo capì immediatamente, nonostante Federico fosse praticamente immobile da giorni, la bolla era scoppiata. O meglio la falla si era allargata e l'aria usciva a rotta di collo. Si guardò intorno come se lo spirito di vita di Federico fosse ancora lì, aleggiante, come se lo si potesse acchiappare per rincanalarlo in quel corpo sfinito che giaceva nel letto. Ma non c'era traccia di quell'anima, sembrava letteralmente estinta. La stanza era uguale a prima, gli oggetti erano allo stesso posto. I vestiti inutili di Federico posati sulla spalliera del letto, le chiavi della macchina sul comodino. Rimase lì immobile per un tempo che non si sarebbe potuto misurare. Sperava che quell'anima ci ripensasse e ritornasse dentro, ma non accadde e fu costretta a rassegnarsi e fare i conti che di Federico, sul lato della vita terrena, era rimasto solo il corpo. Lo accarezzò. Lo baciò con foga, come non faceva da tempo perché temeva di fargli male, gli scompigliò i capelli. Soffiò sui suoi occhi chiusi per farglieli aprire. L'anestetico che era stato vivere nella bolla aveva procrastinato l'urto, ma ora era cominciata la caduta. La chiesetta settecentesca adiacente alla casa di cura era gremita per il funerale. Il fratello di Federico aveva insistito molto per celebrare il funerale nella chiesa parrocchiale che era molto più grande, ma Miriam non aveva voluto sentir ragioni. Voleva che fosse lì. In cima alla collina a un passo dal Cielo. Manrico era arrivato quando la chiesa era quasi piena e si era messo in piedi in fondo. Vedeva Miriam seduta con le sue tre figlie accanto. Mila piangeva. Le due più grandi erano immobili. Quando il feretro uscì, Miriam gli passò accanto, si guardarono e lei gli sorrise. Il corteo si mosse lento verso il cimitero. Manrico la seguì con lo sguardo fino a che gli fu possibile, poi andò alla macchina.
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