3. 2014

764 Words
3. 2014 2014 Dopo il dolore arrivò come una fucilata. Non ci fu nemmeno il tempo di provare a scansarsi. Colpita e affondata. Miriam precipitò come se fosse finita sott'acqua e lì rimase. A lungo. Sott'acqua i rumori sono attutiti, le forme irregolari, ci si muove in assenza di gravità, si fluttua. Prese quindi a fluttuare, da casa al lavoro, dal lavoro a casa. Si rendeva conto che era molto strano essere riuscita a mantenere il controllo finché Federico era stato in vita e non riuscirci dopo. Eppure stava succedendo così. Le sfuggivano le riunioni a scuola, gli allenamenti, i trasporti delle figlie, tutti gli appuntamenti erano un guazzabuglio di date e numeri mescolati in un cappello. Nessuna delle figlie si lamentava quando arrivava a prenderle con mezz'ora di ritardo all'allenamento di pallavolo o saltava di netto qualche appuntamento. Lei si scusava e si asciugava le lacrime cercando di non farsi vedere. Toccò il fondo la sera che dimenticò di andare a prendere la pagella di Mila a scuola. Capì che si era di nuovo dimenticata qualcosa di importante quando vide la bambina venirle incontro sul vialetto di casa. Cosa aveva saltato stavolta? Poi scorse la delusione sul viso di Mila. «Non sei andata a scuola vero?» domandò la piccola. A scuola? Perché? Nemmeno ora le veniva in mente perché ci sarebbe dovuta andare. «La mia pagella» l'aiutò Mila. «Oh... scusa! Scusa!» Guardò l'orologio, erano le otto passate, sicuramente la scuola era chiusa da un pezzo. Il giorno dopo tutti avrebbero avuto la loro pagella tranne Mila. Miriam non disse altro. Perché non c'era altro da dire. Mila andò a rifugiarsi nell'armadio di Federico, era lì che si nascondeva quando la nostalgia o lo sbandamento erano troppo travolgenti, si accucciò tra i suoi vestiti e cominciò a parlargli. «Papà ti prego... rimanda indietro la mamma.» Miriam sentì quella preghiera un po' per caso. Sapeva che Mila andava spesso a sedersi dentro l'armadio di suo padre per sentire fisicamente la sua presenza, l'odore dei suoi vestiti, il profumo della sua colonia, ma quella richiesta non l'aveva mai sentita e la colpì come un'altra fucilata. E fu la spinta per tornare a galla. Basta apnea. Prima che ti scoppino i polmoni, devi uscire dall'acqua. In quella lunghissima notte, Miriam decise che era ora di tornare in superficie, qualunque cosa volesse dire riemergere. La vita vegetativa aveva reso le sue figlie orfane del tutto, soprattutto Mila. Le toccava dunque esporsi. Sentire i commenti. Rispondere alle banalità della gente che ti dà consigli su come passare il lutto. Al diavolo la diplomazia, le convenzioni, le ipocrisie e la buona educazione. Sarebbe tornata a galla sì, ma con nuove regole. La donna che scese dal letto la mattina seguente era molto sveglia, nonostante non avesse dormito quasi nulla. Si vestì. Con cura. Come non faceva da mesi. Andò a scuola alle sette e trenta, quando la segreteria apriva, e implorò la segretaria di consegnarle la pagella di Mila, l'unica non ritirata. Evidentemente, nonostante le regole ferree, l'impiegata intuì che poteva, anzi doveva, fare un'eccezione e consegnare a Miriam la pagella di sua figlia. Poi Miriam si precipitò a casa, tirò giù dal letto Mila e le consegnò la sua bellissima pagella. «Sei stata bravissima, amore, e io non mi merito una bambina così brava, ma ti prometto che non sarò più distratta o assente.» Mila si stiracchiò sonnolenta e prese la sua pagella. La guardò appena, ma era felice. «Come hai fatto a fartela dare?» «Ho detto la verità. Che mi sono dimenticata e che tu ci tenevi molto. La segretaria non ha battuto ciglio e me l'ha data. Stamattina andiamo a festeggiare, colazione al bar e poi a scuola. Arriveremo un po' in ritardo, ma chi se ne frega. Okay?» Mila sorrise e incrociò le dita: forse la mamma era tornata. Era tornata, ma non era la stessa mamma di prima. Quel modello di pacatezza e raziocinio del quale Miriam andava tanto fiera era scomparso. Al suo posto c'era una donna determinata, dinamica e senza peli sulla lingua. Per attraversare il mare del lutto e del dolore ci voleva una corazza e la donna che era prima non ce l'aveva. O meglio, aveva la corazza sbagliata, quella del raziocinio e dell'equilibrio. Gran cose il raziocinio e l'equilibrio, ma portano inevitabilmente a farsi troppe domande e a mettersi troppo spesso nei panni altrui. Beh per un po' avrebbe indossato solo i propri di panni. Fu un anno di furore. Dopo il torpore dell'apnea, ci fu la lotta furibonda per restare a galla. Non era normale nemmeno quello, le sue figlie se ne rendevano conto, ma era comunque meglio di prima, di quando ciondolava per casa senza rendersi del tutto conto di cosa le stesse succedendo intorno. «Intanto è tornata» diceva Mila a Federico da dentro l'armadio «poi tornerà come prima.»
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