57 Annibale uscì pallido dalla terapia intensiva. Tolse camice, calzari e cuffia. Daniele, seduto esattamente come l’aveva lasciato, stringeva nel pugno il crocefisso che teneva appeso al collo e aveva gli occhi lucidi. «Allora?» domandò Tosco. Al era in coma. «La prognosi è riservata. I medici non si sbottonano. Il cuore non va neanche a spingerlo, i reni sono messi da schifo e il fegato è spappolato» Annibale fece il punto con voce mogia. «E poi altra roba ancora». «Ce la fa?» brontolò Tosco. «Non lo so». Non gli avevano dato grandi speranze. Daniele guardò Annibale. Come faceva a tornare alla Cantina, mettersi dietro al bancone e fare finta di niente? La voce si sarebbe sparsa, in un attimo tutti gli avrebbero chiesto di Al. Erano vent’anni che loro due facevano coppia negli stes

