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1432 Words
“Vieni, balliamo.” Il deejay aveva scelto proprio quel momento per passare a una musica dal ritmo meno lugubre e più orecchiabile, sulla quale fosse più semplice ballare. Non lo fu altrettanto trovare uno spazio in cui inserirsi, ma Bill riuscì a farsi largo, come se la sua sola presenza, imponente ed elegante, inducesse la gente ad allontanarsi in soggezione. Per quanto la riguardava, più vicini erano, meglio si sarebbe sentita. Abbandonandosi alla melodia concitata e trascinante, Alice socchiuse gli occhi e prese a ondeggiare sinuosa, giocando con i propri lunghi capelli castani, che ricaddero leggeri sulla schiena. Ballare le era sempre piaciuto, ma quella sera voleva esibirsi per lui: mostrargli la sua femminilità dolce e travolgente, nella speranza che, entro poco, lui le chiedesse di andare a casa. Insieme. Purtroppo, però, il tempo trascorreva e Bill non la stava sfiorando né abbracciando e neppure le si era spiaccicato addosso tutto eccitato. Ebbe il terrore di averlo perso nella ressa e aguzzò la vista per ritrovarlo, invece, proprio davanti a sé. Serio e immobile, la studiava con un’espressione tanto intensa da farle contrarre lo stomaco. I suoi occhi erano diventati due pozze nere, profonde e magnetiche. Una strana energia, tanto evidente da essere quasi tangibile, si stava sprigionando dal suo corpo, facendolo apparire in qualche modo meno reale e più pericoloso. “C’è qualcosa che non va?” domandò perplessa. “Io… Niente, non importa.” La sua voce fu quasi un sussurro, eppure le vibrò dentro, facendo risuonare, una dopo l’altra, tutte le sue paure. La trovava troppo diversa dal suo tipo? Lei forse non era abbastanza per lui? Le lacrime minacciarono di affacciarsi, ma Alice le ricacciò indietro e, gonfia d’orgoglio, lo ignorò, continuando a ballare. Funzionò. Bill emerse pian piano dal suo torpore e, muovendo alcuni passi in modo rigido, le si accostò. “Perdona la mia goffaggine. È passato così tanto tempo dall’ultima volta che ho ballato, che ho il terrore di pestarti i piedi.” La dolcezza insita in quelle poche parole la spiazzò: voleva credergli con tutta se stessa, ma temeva potesse mentire e lei doveva proteggere il suo cuore, prima di tutto. “Non devo piacerti per forza. Sei libero di andartene quando vuoi. Troverò qualcun altro con cui trascorrere la notte.” Lasciò che l’allusione echeggiasse nell’aria, quindi richiuse gli occhi per non vederlo andar via. Invece, con una presa d’acciaio, lui la strinse a sé, si chinò sui suoi capelli e ne odorò il profumo alla vaniglia, inspirando a fondo in modo un tantino esagerato. Le sue mani iniziarono a muoversi sulla schiena di Alice, tracciando figure astratte, quasi stessero dipingendo. La sensazione fu nuova e inebriante per lei, che infatti sentì scivolare via le ultime remore. Dandosi coraggio, fece scorrere le mani su di lui, dal torace scolpito fino al collo lungo e aggraziato. Con i palmi, gli accarezzò il mento, risalì lungo le guance lisce e, dopo aver solleticato le orecchie, infilò le dita tra i capelli morbidi, attirandolo di più verso di sé. Di nuovo il corpo di Bill parve vibrare di quella potente, inspiegabile energia. Lo stava eccitando? Bene, l’intenzione era proprio quella. Come se fosse il movimento più naturale del mondo, riportò le proprie mani verso il basso e, una volta arrivate là dove, sotto la camicia, poteva avvertire con distinzione i capezzoli inturgiditi, li titillò appena. Quindi si esibì in tutta una serie di mosse, ancheggiando, sfiorandolo, stuzzicando il suo interesse a ritmo di musica. Bill fece aderire i loro corpi accaldati e, come per magia, iniziarono a vibrare insieme. La frenesia crescente della canzone li indusse a restare incollati, finché lui non la prese per farla voltare di schiena. Afferrò una grossa ciocca dei capelli di Alice e le tirò indietro la testa, scoprendole il collo. Si chinò e, mentre lei si preparava a un languido bacio, Bill la sorprese, fingendo di morderla a bocca aperta, come un vampiro. Lei sospirò a lungo e sperò di non apparire troppo ridicola. Le sue reazioni, però, erano genuine e incontrollabili, perché sentiva di essere attratta alla follia da Bill e, quando si spinse all’indietro col bacino, avvertì con chiarezza quanto lui lo fosse a sua volta. In quel momento, non le importò più di essere sfacciata, né che qualcuno potesse giudicarla una donna facile. Voleva godersi ogni istante e al diavolo cosa avrebbero pensato gli altri! Aveva un bisogno struggente di sentirlo addosso, pronto, voglioso, capace di qualunque follia. Persino di prenderla davanti a tutti, nel bel mezzo della pista da ballo. Così qualche istante dopo, approfittando di un calo delle luci, cedette al desiderio e, incurante delle conseguenze, prese le grandi mani di Bill e se le portò sui seni, che lui afferrò e strizzò come se non attendesse altro. Come prima, le sfuggì un gridolino incoerente e acuto, seguito da un mormorio di puro piacere. La lingua e i denti di Bill eseguirono uno splendido numero tra il collo e l’orecchio e, mentre il battito del suo cuore subiva un’improvvisa impennata, lei gli cedette il controllo. Fu allora che Bill la fece voltare verso di sé e la baciò. Non appena le loro labbra si toccarono, la terra smise di girare e il tempo rallentò, fino a fermarsi. Avvinghiati in una stretta appassionata, si persero in un bacio che sembrava non voler finire mai. Per lunghi momenti le loro bocche, calde e affamate, si nutrirono l’una dell’altra, senza mai separarsi né stancarsi. A volte Alice si ricordava di dover respirare, ma Bill non gliene dava il tempo, preso com’era a divorarla intera. Era come se avesse trovato la sua droga preferita e non avesse intenzione di disintossicarsi. “Aspetta!” riuscì a dirgli, boccheggiando per incamerare un po’ di ossigeno. Sul suo volto si dipinse un’espressione di curiosità, subito rimpiazzata da un’altra di piena comprensione, quando la vide portarsi una mano al petto, che si sollevava e abbassava in rapida successione. “Ti chiedo scusa, a volte dimentico quanto io possa essere… ossessivo.” “Vorrei solo prendere un po’ fiato, non mi lamentavo mica!” “No, infatti, ma… È che quando mi piace qualcosa, e succede di rado, la voglio fino in fondo.” Le sue parole trasudavano desiderio e il suo corpo, ancora così vicino, dimostrava quanto fossero sincere. Alice decise di prendere il toro per le corna. “Recupero la mia borsa e andiamo?” Bill sorrise radioso, mostrando una fila di denti bianchi e curati. “Ho una stanza in un hotel qui vicino. Raggiungi l’uscita, se non ti spiace, penserò io alla tua borsa e alla mia giacca.” “Fa’ presto.” Da vero gentiluomo, prese le sue mani, le baciò e si allontanò in tutta fretta. Solo in quel momento, vedendolo perdersi nella calca, Alice ricordò di non essere arrivata da sola. Come da accordi, si avvicinò alla prima delle sue amiche che riuscì a trovare; nel caso specifico Gina, che era intenta ad ascoltare le appassionanti avventure di un presunto cacciatore di vampiri, seduto accanto a lei, col torace nudo e gli addominali così scolpiti da sembrare piccoli lingotti. Le comunicò che sarebbe andata via con Bill e temette che Gina le augurasse buona fortuna, ma l’amica era troppo presa dalle sue nuove conoscenze per badare a lei. E Alice, che non aveva intenzione di lasciare nulla al caso, la salutò in fretta. Quindi, poiché era a due passi dalla porta, si voltò per cercare Bill. Lo vide mentre, con la sua borsa in mano, discuteva animatamente con un uomo grassoccio e calvo. Per meglio dire, l’uomo parlava in modo concitato e Bill se ne stava ad ascoltare, impassibile. Poi quell’individuo disse qualcos’altro, facendo un passo indietro e un’espressione feroce si dipinse sul bellissimo volto di Bill. Fulmineo, agguantò il poveretto all’altezza della trachea e strinse. I piedi dell’uomo si sollevarono dal pavimento e lui implorò, farfugliando come poteva. Bill lo tenne sospeso qualche altro secondo, quindi lasciò la presa e si pulì la mano sui pantaloni, come avesse toccato dell’immondizia. Mormorò a denti stretti qualcosa e l’uomo, massaggiandosi il collo arrossato, inchinò più volte la pelata per ringraziarlo. Infine si lanciò a passo svelto nella folla danzante e scomparve. Alice distolse con rapidità lo sguardo. Non le piaceva quello che aveva visto. Per niente. Se c’erano cose che odiava, erano la prepotenza e la violenza. E aveva visto entrambe in Bill, in modo inequivocabile. Stava iniziando a riconsiderare la decisione che aveva preso, quando lui la raggiunse e, senza perdere altro tempo, se la tirò dietro, fuori dalla baraonda mascherata e dentro la notte oscura.
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