4)Serve un passaggio?

2708 Words
Trascina la mano sulla mi felpa, fino a raggiungere il mio gomito e afferrarlo con tanta forza che temo prima o poi possa romperlo come un pezzo di canna. Evito di guardarmi intorno in cerca di aiuto e stringo i denti, dato che ci troviamo in un bar appartato e abbastanza nascosto dall'attenzione dei presenti. «Lasciami.»-alzo il mento, senza spostarmi di un millimetro dalla sia faccia: «Non ti metti più quei pantaloncini che mi facevano impazzire...»-sussurra, trascinandomi sul suo corpo, mentre il cameriere interviene con un tono di voce preoccupato: «Amico...»-distolgo gli occhi da Paul, per poi portarli sul giovane aldilà del bancone. Non appena lo faccio, noto che di fronte a lui Matthew è ancora presente, adesso senza la biondina, mentre svuota il bicchiere senza calcolarmi. Eppure sono certa che abbia ascoltato tutto, a prescindere dal volume della musica e dalla sua espressione disinteressata. Bastardo! Non sarei dovuta uscire dal mio nascondiglio: sarei stata capace di rinchiudermi in camera mia per il resto della mia vita pur di non scontrarmi di nuovo con Paul. Mi arrendo di poter essere salvata da questa situazione, mentre l'uomo, che mi tiene ancora per il gomito, si alza in piedi, facendomi perdere un battito, ma contemporaneamente Matthew alle sue spalle lo imita, lasciando la sedia con il bicchiere vuoto in mano. Non so per quale motivo continuo a tenere d'occhio quello stronzo che non muove un dito per aiutarmi, mentre faccio per porre resistenza a Paul che prova a farmi alzare. «Fai la brava...»inizia a dire, ma non fa in tempo a concludere che, in un gesto rapido, Matthew alza il braccio e colpisce Paul alla nuca con il bicchiere in mano, mentre i pezzetti di vetro si spargono per terra. Spalanco al bocca e mi alzo immediatamente in piedi, portando una mano sul viso, mentre gli occhi di Matthew finiscono nei miei. «Porco...»-Paul si alza immediatamente in piedi per trovarsi di fronte all'altro, ma si blocca immediatamente quando sembra riconoscere chi ha di fronte. È l'ultima parola che lascia la sua bocca prima di allontanarsi, dopo avermi lanciato un'ultima occhiata da brividi. Alcuni dei presenti hanno goduto la scena e bisbigliano cose incomprensibili tra di loro, mentre altri fanno finta di niente. Come se non fosse successo nulla Matthew si siede di nuovo: «Un altro.»- ordina al cameriere con un tono freddo e minaccioso, mentre io lo guardo dall'alto scioccata, con la stessa espressione del giovane, che scuote la testa dopo un po' di tempo, per poi iniziare a servirlo. Sposto lo sguardo da lui al bicchiere rotto per terra, fino al momento in cui mi accorgo che finalmente nessuno ci guarda più come prima. Avrebbe potuto uccidere Paul, e solo l'idea che sarebbe potuto succedere per liberarmi da lui mi fa sentire dannatamente in colpa. Avrei voluto che intervenisse, ma non in questo modo:se al posto suo ci fosse stato qualcun altro, sicuramente non sarebbe finita così bene, ma è evidente che Paul conosce Matthew e, per un motivo a me ignoto, non gli è saltato al collo come pensavo avrebbe fatto. Non so se ringraziarlo o urlargli in faccia per essere stato tanto impulsivo che in questo momento avremmo potuto avere bisogno dell'ambulanza, ma non riesco a fiatare ugualmente, mentre mi ritorno a sedermi lentamente. Continuo a guardare il suo profilo dai lineamenti definiti e solo ora noto i muscoli del collo contratti: approfitto della sua distrazione per fissarlo e memorizzare i particolari del suo viso. Ha i capelli rasati come Dwayne Johnson, mentre gli occhi sono quasi verdi. Non è un verde qualunque, ma è una strana tonalità così scura che gli dà l'aria da uomo minaccioso. Invece le labbra carnose lo rendono attraente: da ieri mattina non le ho mai viste rosee, ma sempre accese di un colore invitante «Sembri una pecora nera in mezzo agli angeli di Victoria's Secret.»-sobbalzo nel sentire la sua voce roca, quindi scuoto la testa per realizzare le sue parole, mentre continua a non guardarmi. Aggrotto la fronte alle sue parole, ma poi mi limito ad alzare gli occhi al cielo, senza rispondere, dato che è l'ennesima persona che offende il mio look stasera. «Lui ti dà fastidio?»-la sua domanda mi lascia perplessa, ma capisco che si riferisce all'uomo che è fuggito poco fa grazie a lui. Serro la mascella, mentre continua a fissare la sua bibita: ha fatto lo stronzo dalla prima volta che ci siamo visti, mentre ora fa il protettivo e si fa gli affari miei. «Avevo ordinato un altro cocktail.»- distolgo gli occhi dalla figura di Matthew e lancio un'occhiataccia al giovane cameriere innocente, mentre la musica riprende ad assordarmi. «La mia felpa non rientra nei tuoi gusti?»-trovo il coraggio di rivolgergli la parola, anche se mi ha detto di stare attenta a ciò che dico quando mi trovo davanti a lui. La mia domanda lo porta a girarsi completamente verso di me, incrociando il mio sguardo per un millesimo di secondo, per poi farmi i raggi x dalla testa ai piedi con le sue pupille chiare: si sofferma su ogni parte del mio corpo minuto, per poi ritornare a guardarmi e passare la lingua tra le labbra. «Anzi.»-si limita a dire, alzando un angolo della bocca, per poi concludere sfacciatamente-«Ti rende eccitante.» Mi perdo in quella visione, mentre la sua reazione fa aumentare il mio battito cardiaco, ma vengo distratta dal bicchiere che scivola davanti a me. «Non mi vedrai mai senza, mettitelo in testa.»-ritorno alla realtà e mi accorgo che quell'espressione ha un solo significato sulla faccia di un uomo. «Credi che voglia di scoparti?»-alza un sopracciglio, dandomi una migliore visuale delle sue pozzanghere. Mi limito ad alzare le spalle, mentre mordo l'interno della guancia per non sentirmi colpita dal suo tono ironico: mi sta sbattendo in faccia di fare schifo. «Al massimo saresti il mio migliore amico.»-scatto la testa verso l'alto alle sue parole, pronta a insultarlo in tre lingue diverse, ma mi blocco nel vedere il suo sorriso da vicino. Cavoli! «Non andremmo mai d'accordo a prescindere.»-trovo il coraggio di respirare, fissando la coppia di fossette agli angoli della sua bocca. «Come mai?»- porta il bicchiere alle labbra, divertito dal mio atteggiamento. «Siamo diversi.»-le parole escono spontaneamente dalla mia bocca, mentre porto lo sguardo all'altro bicchiere di fronte a lui:« A te piace il whisky, io preferisco il Mojito.»-alzo il mento in segno di orgoglio, sparando la prima cosa che mi viene in mente, mentre porto gli occhi sul mio drink. «A me piace anche il Mojito.»-non si toglie quella smorfia provocatoria, mettendomi sempre più a disagio. «Ma io odio il Whisky.»- lo guardo dritto negli occhi, mentre lui ingerisce la parte restante del liquido tutto d'un fiato, senza nemmeno stringere gli occhi per il bruciore. Alza di nuovo un angolo della bocca, ritornando a guardarmi incuriosito, ma dalle sue labbra non esce una parola, mentre reggo i suoi occhi sfacciatamente. «Come mai ti sei trasferito a Seattle?»-chiedo, per poi tirarmi uno schiaffo mentalmente, dato che mi sto facendo gli affari suoi. Mi basta vedere il sorriso morire sulle sue labbra e le vene del suo collo gonfiarsi per capire che la sua risposta non sarà piacevole. «Come mai sei orfana?»-la sua domanda mi colpisce, come mi aspettavo, quindi faccio per ribattere, arrabbiata quanto lui, ma la sua attenzione è catturata dalla biondina di poco fa, che circonda il collo di Matthew con un braccio e sussurra qualcosa al suo orecchio. Distolgo gli occhi a quella visuale e ritorno a godere il mio rum, cercando di non pensare alle sue parole fredde. Come mai sei orfana? Cioè: 'come mai sei stata abbandonata come uno straccio?' o 'come mai nessuno ti ha voluta come figlia?' Poteva semplicemente tirarmi un pugno come ha fatto con Paul, oppure minacciarmi di chiudere la bocca di nuovo, ma non pormi quella domanda. «Non sono orfana.»-sussurro tra me e me, accorgendomi che è già andato via con la sua donna, lasciando la sedia vuota. Ricordo molte cose della mia infanzia meglio di cosa ho mangiato stamattina, ma non perché sono stata trattata male, anzi, se potessi ritornerei indietro nel tempo e mi rifiuterei di crescere. C'era solo una suora malvagia al Saint Cabrini Home(*2) : tutti temevano e subivano le torture della Mary Nun, che chiamavamo tutti Bloody Mary, anche se allora non ne capivo il motivo, ma io ero l'unica a cui quella donna non faceva del male, grazie a lui... Sento gli occhi inumidirsi al ricordo di vent'anni fa, quando pensavo che il mondo fosse come la sala dei giochi in cui io e mio fratello eravamo soliti trascorrere le giornate, ma poi ritiro le lacrime per la promessa che ho fatto a me stessa. Faccio un salto sulla sedia quando Tessa prende il posto di Matthew con un'espressione compiaciuta in viso: mi accorgo di aver bevuto solo metà del mio Mojito quando me lo ruba, ma la lascio fare, per poi ritornare a fissare la gente in pista. «Pensavo saresti già stata in bagno con qualcuno a...»-la interrompo con un'espressione schifata: «Tessa!»-la riprendo, ma, in tutta risposta, scoppia a ridere, per poi alzarsi dalla sedia con il bicchiere in mano e indicarmi di seguirla. Non ci penso due volte, prima di immergermi nella folla insieme a lei, ma capisco le sue intenzioni quando comincia a muoversi al ritmo della musica, facendomi spalancare gli occhi. Non riesco a reggere l'alcool e perdo la capacità di ragionare dopo un bicchiere di vino, ma non per questo ora mi scatenerò davanti agli occhi di tutti i presenti. «Rilassati!»-urla vicino al mio orecchio, facendomi assumere una smorfia di fastidio, per poi continuare-«Sono tutti ubriachi, lasciati andare!»-lo dice quasi rimproverandomi, mentre mi volge la schiena e inizia fare di piccoli saltelli. Rido alle sue mosse, capendo che la più ubriaca di tutti è proprio lei, quindi faccio per andarmene non appena si allontana di pochi metri, ma vengo bloccata da un braccio che si poggia sotto il mio petto e tirata indietro. Spalanco gli occhi a quel tocco e sento il sangue fermarsi nelle vene, immaginando che si possa trattare di Paul: «Ti sei già annoiata?»-roteo gli occhi al cielo e mi giro velocemente quando mi accorgo che quella voce appartiene a Taylor. «Mi hai spaventata, idiota!»-gli urlo in faccia, guardarmi intorno, con l'impressione di essere fissata. «Eppure ti facevo una tosta.»-porta la mano sui miei capelli, scompigliandoli. «Balliamo?»-chiede subito dopo, mentre mi porge la mano come se mi stesse inviando a ballare un valzer: scuoto la testa alle sue parole, ma il suo sguardo si sposta a due metri di distanza da noi, mentre alza una mano. Seguo la direzione dei suoi occhi per notare che sta salutando la biondina di Matthew, che lo accarezzo mentre lui è ritornato a sedersi al solito posto del bar, con gli occhi persi per terra. Serro la mascella nel vederlo così sereno e menefreghista, mentre la sua domanda ritorna a ripetersi nella mia mente. «Dai!»-insiste, mentre scuoto di nuovo la testa e faccio per andarmene: «Non voglio far ingelosire la tua ragazza.»-cerco di convincerlo, ma non mi lascia voltargli le spalle, rispondendo immediatamente: «È già scappata.»-non riesco a trattenere una risata mentre urla nel mio orecchio. Scoppio a ridere come non ho fatto da non so quanti giorni, mentre lui ne approfitto spudoratamente e mi afferra le mani, portandole in alto e costringendomi a muoverle. Continuo a ridere come un'adolescente che vuole farsi notare dal ragazzo a pochi metri di distanza e non riesco a fermarmi nemmeno quando inizio a imitare i suoi passi. Mi lascio andare alla voce di Fergie, cantando a squarciagola insieme a Taylor e svuotando la testa da ogni pensiero, mentre faccio delle giravolte talmente rapide da farmi perdere l'equilibrio. I took a pill in Ibiza segue La la Love, facendomi alzare le braccia e dimenticare della presenza di Taylor, che ha già trovato una nuova conquista. Il rum inizia a fare effetto e mi sento molto più leggera di mezz'ora fa: lascio alcune ciocche dei miei capelli lunghi solleticarmi il viso, per poi aprire gli occhi di scatto quando mi sento sfiorare la schiena. Raddrizzo la colonna vertebrale e mi giro rapidamente, pronta all'attacco, ma non trovo nessuno che dia importanza alla mia presenza, quindi mi rendo conto che è stata una mia impressione, dato che ultimamente ho le manie di persecuzione. Alzo le spalle e riprendo a respirare normalmente, seguendo di nuovo la musica ad altissimo volume, ma questa volta con gli occhi aperti e attenti a non perdere di vista Taylor o Tessa. Nel guardarmi intorno i miei occhi finiscono al bar, dove becco Matthew fissarmi con insistenza: non si è mosso dalla sedia, anche se ora volge la schiena al banco,poggiandovi sopra un gomito, mentre solleva l'altro braccio per ingerire altro liquido giallognolo. Riesco a percepire il suo sguardo attento anche da lontano, ma non distolglie gli occhi nemmeno quando si accorge che lo sto guardando. Continuo a muovermi a prescindere dal disagio che mi fa provare l'idea di essere osservata, anche se decido di dargli le spalle. Cerco di distrarmi, muovendo i fianchi al ritmo della musica, ma non riesco a togliere dalla testa l'immagine di Matthew che riduce un bicchiere di vetro in mille frammenti sulla testa di Paul: mordo il labbro inferiore mentre chiudo gli occhi, ripetendo la scena e trattenendo un sorriso. Dovrei odiarlo per essere stato così aggressivo, ma infondo mi ha aiutata e, per quanto possa essere impulsivo e orgoglioso, si meritava un ringraziamento da parte mia. Invece abbiamo parlato di tutto fuorché di Paul e di ciò che era successo poco prima. «Dobbiamo andare!»-la voce di Tessa supera il volume della musica vicino al mio orecchio, quindi corrugo la fronte, fermandomi per prendere il telefono dalla tasca, per poi notare che si è fatto davvero molto tardi: «Domani devo andare a lavorare presto.»-continua, mentre io annuisco alle sue parole. «È solo mezzanotte.»-Taylor si intromette, indicando l'orologio intorno al suo posto. «A domani.»-Tessa evita i suoi lamenti per dargli un bacio sulla guancia barcollando, mentre io mi limito ad alzare il mento per salutarlo. Ho voglia di uscire da questo posto dal momento in cui ci ho messo piede, ma esco contenta di non aver combinato nulla di cui pentirmi il giorno dopo. Tessa scoppia a ridere alle mie spalle, il che mi fa aggrottare la fronte e girarmi verso di lei: solo ora noto gli occhi della mia amica iniettati di sangue, quindi spalanco la bocca: «Che ti sei fumata stasera?»-chiedo, ma come risposta ricevo un'altra risata goffa, mentre continua a cercare qualcosa nelle tasche. «Ho perso le chiavi!»-urla, mentre assume un'espressione offesa e incrocia le braccia sotto al petto come una bambina. Stringo le dita in un pugno, mentre maledico il momento in cui ho deciso di accettare il suo invito. Non poteva andare tutto per il verso giusto, soprattutto perché mi sono fidata di Tessa e Taylor. «Serve un passaggio?»-alzo la testa di scatto nel sentire una voce roca e mi guardo intorno fino a quando non becco la figura di Matthew appoggiato a un pilastro all'entrata della casa. Stringo i denti, notando la sua espressione divertita, mentre le sue labbra si increspano intorno a una sigaretta. «Si!»-Tessa urla immediatamente con una voce stridula, ma gli lancio un'occhiataccia: «Dallo alla biondina.»-dico con un tono distaccato, per poi iniziare a frugare nelle tasche della mia amica, che cerca di spingermi lontano dal suo corpo, ma fortunatamente riesco a trovare le chiavi della sua auto. «Non dicevo a te.»-assume un'espressione seria, il che mi lascia leggermente perplessa, mentre i suoi occhi finiscono sulla figura di Tessa, più sorpresa di me, ma il suo stupore si trasforma in un sorriso malizioso, mentre si avvicina all'uomo, che a sua volta butta la sigaretta per terra. «Tessa!»-faccio per fermarla, ma lei non si ferma: «Hai la patente, puoi prendere la mia macchina.»- propone, ora improvvisamente più lucida. Faccio per parlare per convincerla di fermarsi, ma Matthew si avvicina e poggia una mano sulla parte bassa della sua schiena. Rimango impalata in mezzo al cortile quando mi sorpassano e lasciano sola davanti a una vecchia Volkswagen e con un paio di chiavi in mano, mentre i miei occhi finiscono sulle spalle larghe di Matthew che aiuta Tessa a entrare nella sua Discovery.
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