Tessa ha sempre avuto ragione, soprattutto quando mi insulta e si prende gioco di me per i miei atteggiamenti rozzi.
'Non mi sorprenderei se sotto quei jeans ci fossero dei genitali maschili.'- ripete ogni volta che mi rifiuto di prenderle in prestito una minigonna o uno dei suoi vestiti stretti.
Sbuffo, continuando a guardarmi allo specchio da quasi tre minuti, per poi decidere di andare alla festa di Taylor così, con la stessa felpa che indossavo ieri e un paio di pantaloni dal colore grigio spento.
Lascio i capelli coprirmi le spalle in onde morbide, come risultato della crocchia disordinata in cui li avevo legati fino a poco tempo fa, ma decido di mantenere il viso pulito e senza alcuna traccia di trucco.
Inclino la testa davanti al mio riflesso, per poi portare gli occhi all'orologio appeso al muro della mia piccola camera, sopra il letto singolo.
«Non sono mai stata più presentabile di oggi.»-alzo il mento orgogliosa, mentre parlo tra me e me, per poi avviarmi verso la porta del mio appartamento, pensando a come evitare il mio nuovo vicino di casa.
Sono riuscita a nascondermi da lui tutto il giorno in palestra e ho cercato di rendermi il più invisibile possibile, anche se non ci sono riuscita del tutto, dopo aver asciugato tre bicchieri di Mojito al solito bar: ho solo consigliato a Taylor, al suo appuntamento settimanale nel mio ufficio, di evitare di avere relazioni intime per un mese intero, perché solo così potrebbe aumentare la massa muscolare.
E ci ha creduto.
Rido mentalmente, mentre penso all'espressione del suo viso in quel momento e afferro la maniglia nell'esatto momento in cui qualcuno bussa insistentemente.
Faccio una smorfia di fastidio, pensando al modo peggiore per affrontare colui che vuole sfondarmi la porta, ma poi noto che è solo la mia amica, quindi alzo gli occhi al cielo.
«Stavo per prenderti a schiaffi.»-la informo, per poi lasciarla entrare nel mio appartamento e sedersi sul divano, mentre aggrotta la fronte.
«Solo William bussa in quel modo.»-spiego, facendole piegare i latti della bocca in un sorriso, ma continua a rimanere in silenzio, picchiettando il pavimento con la punta del piede:
«È tardi, vogliamo andare?»-indico la porta, alzando un sopracciglio.
«Dove? In un funerale?»-mi guarda dalla testa ai piedi, quindi le punto l'indice contro, mentre lei sbuffa.
«Se ti vergogni di andare in giro con una come me, fai finta di non conoscermi.»-le lancio un'occhiataccia, per poi distogliere gli occhi dai suoi, mentre mi guarda quasi con pietà.
Non ci mette molto per alzarsi in piedi e venirmi incontro con le braccia spalancate, quindi la lascio abbracciarmi e baciare la mia guancia, anche se infastidita dal suo gesto.
«Come vuoi.»-dice, ritornando a sorridere, per poi seguirmi verso la porta.
Non m'importa di quello che pensa la gente, non m'importa che fuori ci sia un clima caldissimo, perché non voglio esporre un centimetro della mia pelle a prescindere... e lei lo sa.
Chiudo la porta alle spalle, per poi attraversare il corridoio in fretta.
Mi viene la pelle d'oca quando leggo la tabella che informa che l'ascensore non è funzionante, il che significa che devo scendere attraverso le scale, situate immediatamente vicino ad esso.
«Non...»-provo a supplicarla di ritornare indietro, ma mi sembra di aver perso completamente la capacità di parlare.
Nell'esatto momento in cui spalanco gli occhi verso le scale, la figura di Matthew compare dall'ombra che avvolge gli scalini a quest'ora.
«Tranquilla, l'ho visto uscire.»-sobbalzo quando la mano di Tessa si poggia sulla mia spalla e mi scappa un gemito di paura, che cerco di sopprimere quando noto l'uomo di fronte a me guardarmi con un cipiglio.
Vorrei urlargli di farsi gli affari suoi, ma i suoi occhi non si staccano dai miei mentre sale gli scalini.
E sono così spaventosamente ipnotizzanti che per un attimo mi dimentico della presenza della mia amica al mio fianco e il corridoio è dominato solo dal rumore dei suoi passi. Sembra voglia capire cosa mi stia passando per la testa, molto probabilmente mi vede come una pazza che ha paura di scendere le scale, anche se non abbandona la sua espressione seria mentre ci supera.
«Sei sicura?»-ritorno alla realtà, scuotendo la testa rapidamente, ma non ricevo alcuna risposta da Tessa, il che mi porta a volgere gli occhi dalla sua parte, beccandola a fissare l'uomo alle mie spalle.
«Ti preferivo lesbica.»-indurisco lo sguardo, ma non sembra ascoltarmi, continuando a guardare Matthew come se fosse stata stregata da lui.
Le tiro uno schiaffo leggero all'altezza delle spalle per farla uscire da quello stato:
«Lo conosci?»-balbetta, mentre inizia a scendere i gradini.
Prendo un forte respiro e la seguo, fidandomi di lei: ero solita attraversare queste scale ogni giorno, sempre entusiasta di bussare all'appartamento segnato dall'incisione ferrea 34C sulla porta d'ingresso.
«Purtroppo.»-sospiro, mentre le mie gambe tremano per l'ansia, quando riconosco l'entrata in legno di ciliegio.
«Me lo fai conoscere?»-la sua domanda mi fa assumere una smorfia di disgusto, quindi ritorno a lanciarle un'occhiataccia:
«Te lo scordi!»-esclamo, alzando la voce più del dovuto, mentre finalmente arriviamo al primo piano.
«Perchè no?»-mette il broncio, come se le avessi impedito di conoscere l'amore della sua vita.
«Perchè...»-faccio per rispondere immediatamente, ma non mi viene in mente alcuna giustificazione.
Può starmi antipatico, anche se non lo conosco per niente, e può anche intimorirmi, ma non tanto da impedirmi di presentarlo a Tessa.
Tra l'altro, per quanto poco so di lui, il suo carattere coincide alla perfezione con quello della mia amica e starebbero davvero bene insieme, dato che a entrambi piace apparire e avere come passatempo preferito il sesso, che io invece trovo come un'offesa all'essere femminile.
«Perchè?»-mi guarda con un'espressione maliziosa che non riesco a decifrare, mentre alza un sopracciglio.
«Perchè non mi piace quel tipo.»-sputo acida, alzando gli occhi al cielo mentalmente, per non essere riuscita a trovare una menzogna migliore.
«Non ti piaceva nemmeno Ashton, ma me lo hai presentato ugualmente.»-socchiude gli occhi, ma poi si allontana dal mio corpo, raggiungendo la parte opposta della sua Volkswagen(*1).
Apro la portiera, approfittando della sua lontananza e distrazione per mettere in moto il cervello:
«Ho capito. Non te lo rubo.»-annuisce, alzando le mani all'altezza delle spalle, in segno di resa, senza abbandonare il ghigno malizioso, non appena mi siedo al suo fianco.
Spalanco le palpebre quando realizzo le sue parole, per poi assumere un'espressione arrabbiata:
«Senti, se vuoi conoscerlo, non me ne frega un cazzo! Puoi presentarti da sola!»-alzo la voce e incrocio le braccia al petto, per poi iniziare a guardare fuori dalla finestra.
«Sei così tenera!»-inizia a dire con uno sguardo addolcito, ma evito di risponderle e accendo la radio per non mandarla a quel paese e godermi la serata, anche se dubito che ciò possa accadere.
È da anni che non esco dalla porta del mio appartamento, se non per andare a lavorare la mattina: Hardin non si è mai preso la briga di invitarmi a uscire, sapendo che preferisco chiudermi dentro casa come una talpa.
Non so perché ho accettato: forse ne ho abbastanza degli insulti e prese in giro di Tessa, ma anche perché voglio vedere la faccia delusa di Taylor, che ha scommesso con Hardin che non sarei andata in una festa fino ad almeno quarant'anni.
«Senti caldo?»-la voce di Tessa ritorna ad essere seria, mentre mi guarda di sottecchi, palesemente preoccupata, dato che sono vestita come se oggi fosse il 31 di dicembre.
Scuoto la testa e ritorno a guardare i palazzi scorrere davanti ai miei occhi, anche se in realtà non vedo l'ora di uscire dall'auto per prendere una boccata d'aria fresca.
«Non sono mai stata a casa di Taylor.»-prende di nuovo la parola, cambiando argomento.
«Sai almeno dove stiamo andando?»-chiedo senza girarmi.
«Conosco il quartiere.»-annuisce alle sue parole, sicura di sé.
Non rispondo e godo in silenzio la voce di Bazzi, chiudendo gli occhi, ma non prima di aver beccato un uomo tirare un pugno a un giovane sul marciapiede.
Affondo le unghia nella coscia, immergendomi in pensieri che normalmente cerco di evitare: non odio la violenza ma coloro che la usano, ed è uno dei motivi per cui odio anche me stessa.
Mi guardo intorno, fissando il suo appartamento grazioso e ospitante: sfoggio un sorriso sincero, mentre mi aggiusto il vestito che ho comprato appositamente per lui, approfittando del fatto che si è allontanato per portare il vino in tavola.
«Non ti facevo un grande cuoco.»-arrossisco quando prende posto di fronte a me, mentre mi fissa con una grande ammirazione, mettendomi a disagio.
«Ci sono molte cose che non sai di me.»-si aggiusta la cravatta, rivolgendomi uno sguardo che mi fa morire il sorriso sulle labbra.
Faccio un salto sul sedile quando la musica si fa improvvisamente più alta e mi accorgo di trovarmi davanti alla casa del mio amico:
«Non è stato poi così difficile trovare la sua casa.»- Tessa alza le spalle e va in cerca di un parcheggio, mentre io fisso il cortile pieno di donne dagli abiti corti e dalle gambe chilometriche, come la mia amica, quindi mi pento immediatamente di aver accettato l'invito di Taylor.
«Erano escluse le donne in carne, per caso?»-borbotto tra me e me, mentre Tessa scoppia a ridere, fermando finalmente l'auto.
Non mi è familiare la puzza del sudore mischiato all'alcool, ma ora che ne sto avendo esperienza, posso dire che non mi piace affatto.
Le mie narici vengono infastidite a tal punto che all'entrata chiudo le narici, afferrando il naso tra il pollice e l'indice per evitare di vomitare sul pavimento ligneo della casa di Taylor.
Tessa mi indica di seguirla con un cenno della testa, me evita di parlarmi, dato che mi sarebbe impossibile ascoltarla per il volume assordante della musica, il che mi costringe a trattenere la voglia di picchiare il dj.
Mentre cerco di non perdere d'occhio la mia amica, mi guardo intorno, trovandomi completamente fuori posto tra donne che saltano come se fossero indemoniate, e mi chiedo quanto debba essere ricca la famiglia di Taylor.
Più che una casa, mi sembra di trovarmi in un castello moderno, con grandi scalinate che portano chissà dove al piano superiore, mentre il pianoterra è dominato solo da questo gigantesco salone.
Per un momento penso di aver perso Tessa e inizio a impanicarmi, ma poi mi rilasso quando becco con gli occhi una ciocca di capelli biondi e ricci.
Mi affretto ad affiancarla di nuovo mentre ci avviciniamo al bancone di un mini bar, dove un giovane ragazzo dalla faccia colma di piercing ci accoglie con un'espressione scocciata.
«Eccola!»-sento Tessa urlare vicino al mio orecchio, per poi continuare-«Non farò tardi, aspettami qui, se vuoi, oppure divertiti in giro.»-sono le parole che capisco uscire dalla sua bocca, mentre fugge senza aspettare che io replichi.
Alzo gli occhi al cielo, per poi abbassare le braccia lungo i fianchi e voltarmi verso le bibite.
Non ci penso due volte prima di ordinare il mio cocktail preferito, anche se aspetto un quarto d'ora per ricevere un bicchiere colmo di rum e menta e mi sono trattenuta dal sostituirlo e preparare il mio drink da sola.
Prendo finalmente posto sullo sgabello, afferrando il cocktail tra le dita e voltando le spalle al cameriere drogato, per fissare la gente che si esibisce davanti ai miei occhi.
Noto di essere stata la prima a inaugurare l'apertura del bar, quando in seguito si affiancano altri invitati, in particolar modo uomini che mi guardano di sottecchi, facendomi venire voglia di allontanarmi da lì.
Faccio per abbandonare il bicchiere sul banco in marmo scuro, ma mi blocco alla vista di Matthew e Taylor, entrambi in compagnia di una modella alta almeno due metri.
Socchiudo gli occhi quando incrocio lo sguardo del mio amico, che, a differenza di Matthew, nota la mia presenza e mi rivolge un sorriso accogliente.
Seguo con la coda dell'occhio l'altro, che prende posto a due metri di distanza e spalanca le gambe per accogliervi la biondina, la quale, a sua volta, porta le braccia intorno al collo di Matthew, nascondendogli il viso con i suoi capelli.
«Ho perso la scommessa!»-Taylor assume un espressione seria, facendomi ritornare alla realtà e guardarlo dritto negli occhi, mentre trattengo una risata, portando il drink sotto il naso.
«Già.»-dico, mentre i suoi occhi vagano dalla mia testa alla punta dei miei piedi, quindi porto gli occhi al soffitto-«Non dirmi che mi aspettavi con un vestito addosso.»-socchiudo gli occhi, ingerendo l'ultima goccia di liquido nel bicchiere, mentre il succo di limetta mi porta a stringere gli occhi per l'acidità.
«Non potevi essere più bella.»-mi fa l'occhiolino nell'esatto momento in cui viene lasciato solo dalla ragazza che lo accompagnava poco fa, che si immerge nella folla, alzando le braccia all'aria.
«Certo.»-ironizzo per non arrossire alla sua sfacciataggine, per poi continuare-«La tua dama ti sta chiamando.»-indico la donna, tra le sue amiche, quindi Taylor non ci mette molto prima di scappare verso di lei, lasciando la sedia vuota.
Fisso quest'ultima per un po' di tempo, pensando a come mi sia già annoiata, soprattutto per le strane occhiate che ricevo, ma poi la sedia viene occupata, quindi distolgo gli occhi, alzo una mano per richiamare l'attenzione del cameriere e ordinare un altro bicchiere.
Non appena il giovane si volta dalla mia parte, l'uomo al mio fianco prende sfacciatamente la parola:
«Un altro drink per la signorina...»-mi indica con in il pollice, per poi incrociare il mio sguardo-«Offro io.»-aggiunge, facendomi serrare la mascella quando porta una mano sotto il mio mento:
«Togli la mano.»- mi soffermo su ogni singola parola, mentre il mio petto si alza e abbassa rapidamente quando mi accorgo di chi ho di fronte.
Stringo il bicchiere vuoto tra le dite, non aspettandomi di trovarlo qui stasera: mi tremano le gambe pensando all'ultima volta che l'ho avuta a questa distanza dalla mia faccia.
Ma Paul non si arrende facilmente, e lo dimostra il fatto che mi insegue anche dopo due anni da quel maledetto giorno.
Scoppia a ridere a due centimetri di distanza dal mio naso, mentre faccio di tutto pur di non mostrarmi debole davanti ai suoi occhi sporchi: tutto di lui mi fa schifo, dal modo in cui guarda il mio corpo al modo in cui pensa di toccarmi con le sue luride mani.