Capitolo 4 amorepatia, sulla stessa barca

4452 Words
Pov Enrico. Giovedì 7:50 Due giorni. 48 ore. 2.880 minuti. 172.800 secondi . Questo è il tempo che ho passato lontano da lei. Cercando di evitarla. Come lo so? Perché ho contato ogni dannato secondo. Ho passato i pomeriggi contro il sacco da boxe. La sera contro l'alcol . E la notte contro la sua immagine che si è impossessata della mia mente. Come le altre mattine. Sono appoggiato alla mia moto. Con Sharon che mi bacia. Mi sporca. E lo sguardo fisso su di lei. La guardo mentre fuma quella dannata sigaretta. Dannata perché vorrei essere io cazzo, quella sigaretta che prende tra le labbra. Socchiuse. Le stringe e succhia forte la nicotina. Mi fotte il cervello cazzo. E non solo. Sharon:" Amore, come è arzillo Stamattina." Tiene la mano sul mio pacco. Beandosi orgogliosa del mia erezione, già evidente. Pensa che è sull'attenti per lei. Povera stupida. E sull'attenti per quell'essere perfetto. Che butta via la sigaretta spenta, dandomi le spalle. Mostrando quel culo paradisiaco. Ha un jeans strappato chiaro. Una camicia aperta. Con sotto un top nero aderente e scollato. Intravedo ogni sua curva. Morbida e perfetta. Fottutamente perfetta. Ma perché non è volgare? Perché non sembra una puttana? Perché lei sembra sempre acqua santa? Mentre io continuo a sentirmi il diavolo. È così fottutamente bella, da volerla odiare. Semplicemente perché mi sta correndo il cervello. Sharon:" Mmmmm. Ho voglia." Potrei provarci. Portarla in un angolo nascosto, o un lurido bagno, e scoparla. Ma non ne uscirei soddisfatto. Ci ho già provato. E ho pensato a Cristal tutto il tempo. Come ieri sera, in un bagno del locale. Mentre mi scopavo una bionda tettone e provocante. Stavo quasi per venire. Immaginando di avere Cristal tra le mani. Poi la ragazza, di cui non so il nome, ha parlato. E la magia e scomparsa come anche la mia voglia. Il mio corpo si è rifiutato. Una cosa mai successa prima. Fan culo. Enrico:" Io no." La sposto e vado verso la scuola. Dove lei è appena entrata. La osservo, la studio, la voglio. È diventata la mia ossessione. Mi fermo all'entrata dove posso guardarla indisturbato. Se non fosse per Sharon, che mi sta attaccata al culo come una zecca. Enrico:" Sharon inizia ad andare. Io arrivo tra poco." Lei sorride, un po' infastidita dalla mia freddezza. Ma non si impone. Sharon:" Si amore." Cristal perché tu non puoi essere così ubidiente e stupida? Se fosse così. Io non starei impazzendo per te. Se fossi come le altre, io non ti vorrei così tanto. Sharon se ne va sculettando. I ragazzi la guardano e fischiano. Ma a me poco me ne frega. Non sento nessun tipo di gelosia verso Sharon. Torno a guardare Cristal. Mentre parla con la amica sorridente. Cristal perché a me non dedichi i tuoi sorrisi? Perché non mi guardi? Perché non mi cerchi, come invece faccio io? Sto diventando pazzo. Gian:" Così la consumi." Si mette tranquillo vicino a me. Incrociando le braccia al petto. Mentre io non lo degno di un sguardo. Enrico:" È l'unica cosa che mi permetto di fare. Guardarla da lontano." Si. Ho confessato tutto a Gian. Era inutile mentire a vuoto. Anche perché i miei amici, lo hanno capito subito. Gian:" Contento tu. Pero non ti lamentare se poi te la rubano." Mi indica con il mento un ragazzo. Che soghigna, mentre guarda Cristal, leccandosi le labbra. Appena lei gli dà le spalle. Lo storno piega il capo, fischiando per il suo culo da urlo. Cosa che a me, fa saltare i nervi, e stringere i pugni. Il ragazzo si allontana dagli amici. Urlando verso Cristal. Pavonnegiadosi a gran coglione. Xx:" Ei bambola. Perché non ti fai un giro con me." Lei ne meno si volta. Mostrandogli il terzo dito, senza guardarlo. Cristal:" Perché non faccio beneficienza ai coglioni." L'amica l'affianca, anche lei mostrando il terzo dito al povero cretino, che se la ride con i suoi amichetti. Rideresti così, se ti rompessi tutti i denti? Marti:" Gira a largo stronzetto. Qui non c'è nulla per te.." Le due ragazze se ne vanno, eleganti e sorridenti. Dandosi il cinque soddisfatte.. Ma il ragazzo non si arrende, toccandosi volgarmente il cavallo dei pantaloni. Tornando a parlare con gli amici.. Xx:" Tanto le becco all'uscita. E vedrete come se lo fanno il giro. Chiederanno anche il bis, ve lo dico io." Stringo i pugni. Solo al pensiero di quelle luride mani su di lei. Il sangue mi ribolla nelle vene prepotente. Sentimenti mai provati prima, mi penetrano il cervello. Possessività e gelosia. Gian:" Gli facciamo il culo adesso o dopo?" Guardo confuso il mio amico. Che sembra furioso quanto me, per il commento dello stronzo. Le cose sono due: O gli piace Cristal. Cosa alquanto Impossibile. O il mio amico aspira alla amica. Più probabile. Avrò tempo per scoprirlo. Ora voglio solo sfogare tutta la mia rabbia, su quella merdina. Enrico:" Andiamo." Io e Gian seguiamo lo stronzino e l'amichetto in giardino. Dove tranquillo si preparano, per fumarsi una sigaretta. Gli prendo la spalla e lo faccio girare. Mi guarda furioso e scocciato, per essere stato disturbato. Non ha capito che quella sigaretta, gliela faccio ingoiare. Xx:" Che cazzo vuoi?" Sorrido, stringendo il pugno sul suo coletto ordinato e stirato Enrico:"Chiarire una cosa." Gli tiro un pugno che lo fa finire a terra con il labbro spaccato. Mentre l'amico salta all'indietro spaventato. Enrico:" Prova ad avvicinarti a Cristal..." Il mio amico fa un passo in avanti. Gian :" E alla sua amica." Lo guardo male, facendolo indietreggiare di nuovo. Mentre alza le mani, scusandosi per avermi interrotto. Enrico:" E la sua amica... E questo sarà il minimo. Hai capito?" Lui annuisce, portandosi una mano alla bocca. Tremando come un povero cucciolo indifeso, davanti a un Pitbull. Ora faceva il gradasso, ma ora che mi ha riconosciuto, se la sotto per la pura. Perché sa chi sono, e quanta poca pazienza ho. Diciamo che a scuola la mia reputazione non è delle migliori. Anzi ho la nomina di cattiva ragazzo. Cosa che allontana le scocciature. Quindi ben venga. Lo lasciamo lì ed entriamo. Diretti verso il terrazzo. Ormai è tardi per entrare alla prima ora. Enrico:" Così ti piace la nanetta e?" Lo stuzzico, mentre finalmente arriviamo alla porta del terrezzo. Gian:" Che ti posso dire? Ha una grinta e una bellezza, che me lo fanno diventare duro all'istante." Lo fermo e lo guardo in faccia, con un sopracciglio alzato. Non puoi mentirmi amico. Anche tu come me. Sei un libro aperto. E nei tuoi occhi, non c'è solo attrazione fisica. Enrico:" Quanto la vuoi da uno a dieci?" Lui sorride, abbassando lo sguardo, ingoiando a vuoto. Con la faccia da: " mi hai beccato". Gian:" Assai amico. Assai. Quei capelli biondo cenere. Quel fisico da piccola donna. Quegli occhi color Nutella da cerbiatto. E quella bocca. Dio cosa le farei a quella bocca. La bacierei per ore. E poi hai visto come è piccola? Potrei metterla in tasca e tenerla sempre vicina. Ha una grinta... È una tigre. E ti ho detto tutto." Parla a raffica, facendo gli occhi a cuoricini. Facendo gesti confusi e così buffi. Che non posso non ridere. Enrico:" Bel casino. Siamo sulla stessa barca. Bella merda." Ci sediamo appoggiati al muretto. Mi accendo una sigaretta. Mentre lui sembra avere una illuminazione. Ricordarsi qualcosa di importante. Gian:" Approposito di barca. Che fine ha fatto Stefano?" Lo guardo confuso, aspirando un lungo tiro. Enrico:" Cosa c'entra Stefano con la barca?" Lui alza le spalle. Tornando a guardare il cielo, che oggi è così strano, da ricordarmi i suoi occhi. Maledetta la mia ossessione. Gian:" Non lo so. Ma in qualche modo dovevo tirarlo fuori." Il mio amico è così. Particolare diciamo. Anzi, un vero pazzo. Ma comunque anche io sono stranito dalla mancanza di Stefano. Enrico:"Non ne ho idea. Da questa estate è strano. Scompare per ore. E torna sempre scombussolato." Vorrei davvero sapere, cosa sta succendendo al mio amico. Vorrei si confidasse con me. Gian:" Pensi che ci dobbiamo preoccupare?" No, non credo che sia qualcosa di negativo. Ogni volta che lo vedo, ha un sorriso da orecchio a orecchio. Enrico:" Io penso che si sia trovato una donna. Ma che ancora non è pronto a dircelo." Faccio un altro tiro, sospirando un po' frustrato. Lui intanto scoppia a ridere. Mettendosi comodo. Per quanto possa essere comodo il pavimento di un terrazzo. Gian:" Insomma è vero. Siamo nella stessa barca." Enrico:" No amico. Siamo nella stessa merda." Ed è vero. L'amore è una merda. Ma fa stare così bene. Da diventare pazzi. *_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*_* Pov Cristal. Lui non è in classe. Eppure l'ho visto all'entrata. Mi ha evitato per due giorni. Dovrei esserne felice giusto? Sono io che gli ho detto di farlo. E allora perché mi sento così vuota. Marti:" Ei hai sentito per caso Paolo? Perché non è ancora arrivato?" Sorrido, ricordando il messaggio di un ora fa. - coprimi, ho un impegno importante- Cristal:" È con l'impegno." Ridiamo un po'. Per poi tornare improvvisamente serie. Per lo stesso motivo. Marti:" Quel ragazzo mi preoccupa. Ho paura che lo stronzo lo ferisca. Sai come è Paolo." Sospiro, abbassando lo sguardo sui miei appunti ordinati e precisi. Cristal:" Lo so. Ma non possiamo fare nulla. Se non appoggiarlo." Lo so bene come è fatto Paolo. Sembra tanto da botta via ma non è così. Lui ci mette anima e cuore nelle relazioni clandestine. E spesso e volentieri, i suoi amanti se ne approfittano. E questo mi dà una tale rabbia. Suona la campanella. Segnando la seconda ora in arrivo. Mentre la proff esce. Entra Paolo. Che cerca di arrivare al suo posto, nascondendosi da occhi indiscreti. Capelli arruffati. Guancie rosse. E affanno. Postumi dell'amore insomma. E faccia da colpevole fino al midollo. Si siede dietro di noi. E riprende fiato. Marti:" Allora chi è stato sotto oggi?" Lui sorride. Sembra così felice. Perché allora tutti dicono che è sbagliato? Perché se una cosa rende felici, non viene accettata? Paolo:" Un po' ciascuno, da bravi bambini." E fa l'occhiolino. Marti se la ride mentre io giro gli occhi. Senza pudore, i miei amici sono senza pudore. La porta si apre nuovamente. E Marti diventa improvvisamente seria. Mi dà una gomitata e giro anche io lo sguardo. Ecco i dei greci. E il loro ingresso. Manca solo il tappeto rosso e le trombe. Enrico come sempre mi evita e va a sedersi. Senza ne meno guardarmi. Gian invece guarda verso di me. No. Aspetta. Non guarda me. O mio Dio. Guarda Marti. Le fa l'occhiolino e va a sedersi. La mia amica, da brava stronza, gli dedica il terzo dito e torna a guardare me. Ma ha qualcosa di diverso. Uno strano luccichio negli occhi. Cristal:" O mio Dio..." Lei spalanca gli occhi, sorpresa dalla mia reazione spontanea. Marti:" Che c'è ? Ho qualcosa sulla faccia?" Paolo si solleva dal banco. Infilandosi tra di noi. Paolo:" O si troietta e anche bello grande?" Colgo subito il doppio senso, che mi fa ridere. Al contrario di Marti, che ci arriva sempre troppo tardi. Marti:" Cos'è un brufolo." Appunto. Non capisce mai le battute al volo. Paolo:" No. Gli occhi a cuoricino." In tutto questo, io sono ancora sconvolta. Ma ho bisogno di averne la certezza. Cristal:" A te piace Gian." Lei stranbuzzq gli occhi, fingendosi offesa, portandosi una mano al petto. Marti:" Ma sei impazzita? A me non piace. Perché dovrebbe piacermi? Per quei riccioli schifosamente perfetti e color Nutella? Per quegli occhi verde scuro? Quelle labbra carnose e sexy? O perché ha un fisico da mozzare il fiato. Che vorrei graffiare tutto. E mordere. E..." Balbetta partendo sparata. Per poi alla fine sussurare arrendevole. Dandomi tutte le risposte che cercavo. Con la sua voce da cotta. E gli occhi brillano. Paolo:" Basta così. È ufficiale amica mia. Hai preso una brutta malattia." Marti:" E sarebbe?" Chiedo lei, realmente preoccupata. Mentre io aspetto la grande stronzata. Paolo,:" La amore Patia. E c'è solo una cura. Lo scambio di saliva con il diretto interessato." Ecco infatti. Ma mentre io scoppio a ridere. Lei si rabbuia. Triste. E delusa. Marti:" Non scherzate ragazzi. Lui è un dio. Mentre io sono... Sono io." Gli tiro una sberla, arrabbiata davvero per le cazzate che dice. Marti:" Ei." Si massaggia la spalla colpita. Fingendo che faccia davvero male. Cristal:" Non permetterti mai più a sminuirti. Tu sei stupenda. Non ti manca niente in confronto a lui. Anzi e a lui che gli manca qualcosa." Lei sospira, abbassando lo sguardo. Marti:" E cioè?" Gli prendo il viso tra le mani alzandolo, incrociando di nuovo i nostri occhi. Cristal:" Te." Lei mi abbraccia. E io ricambio baciandole la testa. È vero lei è unica e perfetta nella sua pazzia. €__€__€__€__€__€__€__€__€ Passa anche l'intervallo. Tra una sigaretta in giardino e qualche battuta di Paolo. Chissà se ci presenterà mai il suo impegno. È ora di ginastica, materia che ho imparato ad amare solo nell'ultimo anno. Che invece odia fortemente Marti. Non portata per le attività fisiche. Sono in bagno a cambiarmi. E quando sono pronta esco, ma non trovo nessuno. Saranno sicuramente andate tutti in palestra. Quindi mi affretto a raggiungerle. Ma proprio quando sto per uscire dalla porta. Una mano mi afferra tirandomi indietro. Per poi essere appoggiata al muro. Cerco di urlare, ma una mano mi blocca la bocca. Spalanco gli occhi. Forse per istinto. Forse per vedere chi ho davanti. E davanti a me ho lui. Enrico. Ha gli occhi spalancati. Il fiatone. Ed è così vicini,  che posso sentire il suo cuore sbattere come il mio. Enrico:"Ti prego non urlare. Voglio solo parlarti. Ora levo la mano. Ma tu stai calma." Annuisco e lentamente toglie la mano dalla mia bocca. Senza però allontanarsi da me. Cristal:" Sei impazzito? Che cosa che ti è saltato in testa?" Gli urlo adosso, ancora spaventata dal suo gesto. O meglio, scossa e incazzata. Enrico:"Scusami. Ma avevo un bisogno disperato di parlarti. E non sapevo come fare." Non ci credo. Questo ragazzo non è per nulla normale. Cristal:"Magari come fanno le persone normali?" Gesticolo nervosa, balbettando per la sua vicinanza. Troppa vicinanza. Lui sorride. Forse accorgendosi del mio stato, e delle mie guancie infuocate. Enrico:" Sì, sarebbe stato più facile. Ma tu non avresti accettato di parlare con me." Le sue parole, sono aria fresca che soffia sul mio viso. Ma cerco di mantenere il controllo. Cosa non facile, fidatevi. Cristal:"Prova a chiederti il perché?" Non mi ha ancora lasciato. Siamo ancora così vicini. E sento costantemente il suo respiro su di me. Enrico:" Crystal. Ti prego. Io non ce la faccio più. Sono giorni che ti ho tengo lontana da me. Sento che potrei scoppiare." Sembra disperato e così maledettamente sincero. Ma non riesco a fidarmi di lui. Cristal:"Sì come no." Sono parole nuove. Che non gli ho mai sentito dire. Ma perché dovrei fidarmi di lui? Semplice, non devo. Enrico:" Dico sul serio Cristal. Io non lo so cosa mi prende. Ma ogni volta che ti vedo. Ogni volta che ti vedo vicino a qualcuno. Ogni volta che vedo qualcuno anche solamente sfiorarti la spalla. Io divento pazzo. E vorrei solo a prenderti sbatterti a quell'armadietti. Davanti al quale tu passi ogni mattina mentre io ti osservo. E baciarti fino allo sfinimento. Crystal. Io ho un disperato bisogno della tua bocca. Io la voglio, la voglio mia in questo momento. Ora. Adesso. Anche se tu mi dirai di no. Io non posso resistere." La sua bocca è sempre più vicino alla mia. E io entro in panico. Non so cosa fare. È normale che desideri baciarlo. Ma non voglio baciarlo così. Con tanta rabbia. Con la certezza di odiarlo di nuovo domani. Con la certezza che mi innamorerei di più. Cerco di allontanarlo. Ma lui mi stringe ancora più forte. Tenendomi la testa ferma con le mani. Una mano sulla guancia. E l'altra mano dietro la nuca, per spingermi verso di lui. E io sono in panico. Cercando qualsiasi modo per uscirne. Cristal:"Fallo. Ti basta prendere il mio corpo anche solamente con la forza? Fallo. Dimostrami quanto sei uomoDimostrami quant'è da uomo, prendersi una donna con la forza. Senza avere il suo consenso." Lui si ferma. Mi guarda Trema. I suoi occhi sono nebbia. In cui io mi sto perdendo. Non credo a una sola parola uscirà dalla mia bocca. Ma non posso rischiare di bruciarmi in lui. Vedo una strana scintilla nei suoi occhi. Ma dura pochi secondi che è già svanita. Stringe i denti per la rabbia. Poi la sfoga. Tira un pugno esattamente di fianco al mio orecchio. Facendomi sobbalzare. Il frastuono che crea il colpo. Quasi mi perfora un timpano. Poi senza dire niente. Mi guarda un'ultima volta e scappa via. Nell'istante in cui chiude la porta, io crollo a terra. L'adrenalina che avevo, fino a pochi secondi fa, svanisce dentro di me. Le gambe diventano molli, facendomi cadere a terra. Ora vorrei solo andare via. Non voglio vederlo. Non voglio uscire da questa porta. E trovarmelo davanti. Ma così gliela darei vinta quindi. Fatti forza Crystal. Stringi i denti. E andiamo ad affrontare il mio incubo peggiore. Che non è lui. Ma il mio cuore che batte all'impazzata. Ogni volta che lui è nelle mie vicinanze. Mi lavo velocemente la faccia e mi sistemo come posso. Esco fuori ma lui non c'è. E nemmeno l'ora dopo. E nemmeno all'uscita. Svanito nel nulla. Quasi mi fa pensare che sia stato tutto frutto della mia immaginazione. Eppure lui era lì. L'ho sentito. Ho sentito la sua pelle sulla mia. La mano dietro la mia nuca. E la sua carezza sulla mia guancia. Non può essere stato solo un sogno. *_*_*_*_*_*_*_*_*_*_*_* Come ogni giorno. Cerco di passare meno tempo possibile a casa. Mi cambio in fretta, pronta per andare a lavoro. Mentre preparo i due panini. Viene lanciato un sacco nero davanti a me. Francesca:" Sono vecchi vestiti invernali di tuo padre e coperte. Buttali. Non so cosa farmene." E se ne va. Come sempre, ha l'educazione di un palo nel... Io osservo il saccone, spinta da una idea geniale. Per lei sono inutili. Ma per altri no. Finisco di preparare i panini. Carico il sacco sulla spalla. Ed esco. Oggi dovrò lavorare più del dovuto. Perché domani chiuderò prima. Per iniziare il mio secondo lavoro. Si ho trovato un secondo lavoro. Come cuoca. La mia seconda passione. Martedì sera con i ragazzi. Siamo andati a mangiare in un ristorante appena aperto. Sulla vetrina ho letto. "Cercasi cuoca." Mi sono detta perché no. Infondo ho bisogno di soldi. E poi amo cucinare. Ho fatto subito domanda, e il colloquio. Ieri sera ho fatto persino  una prova. Superata alla grande. La titolare è rimasta molto soddisfatta. E mi ha detto di presentarmi domani sera. Ci sarà una cena con gente d'onore. Circa 7 persone. Sarà la mia prova decisiva. Io ho lavorato per mesi in un ristorante in Germania. Dove avevamo coperti fino a 40 persone. Quindi sette persone non saranno un problema. Mentre penso a quanto dovrò fare in culo oggi. Senza i miei amici come supporto. Arrivo da Peppe. E lì seduto sulla panchina che mi aspetta. Come succede tutti i giorni, da quando lo conosciuto. Cristal:" Buon giorno Peppe." Lui sorride, facendomi spazio di fianco a sé. Peppe:" Lo è sempre quando ti vedo." Appoggio il borsone a terra. E gli porgo il panino. Peppe:" Cosa mi hai portato oggi?" Mi siedo vicino a lui. Massaggiandomi la spalla, indolenzita dal peso del saccone. Cristal:" Un panino con formaggio." Tiriamo fuori i panini, pronti al nostro pranzo di lusso. Peppe:" Il mio preferito." Lo spezza come sempre. E l'altra metà la conserva. Forse per dopo. Vorrei chiederglielo. Ma non mi sembra opportuno. Cristal:" Lo dici tutte le volte." Lui sorride. Gustandosi il panino ad ogni morso. Peppe:" Perché qualsiasi cosa tu prepari per me è squisito." Mangio anche io il mio panino. Con molta fretta, tanto che sicuramente mi rimarrà sullo stomaco. O mi andrà di traverso. Cristal:" Mi sa tanto di ruffiano. Comunque ti ho portato delle coperte e dei vestiti. Sono un po' vecchi e qualcuno è rovinato. Ma..." Peppe:" Sono perfetti Cristal. Grazie, tu sei un angelo." Gli sorrido. Guardando l'ora sul telefono. Cazzo, è già tardi. Cristal:" Be devo andare a lavoro. Oggi sarà una lunga giornata." Sbuffo, alzandomi un po' indolenzita. Peppe:" Posso chiederti che lavoro fai?" Lo guardo curiosa. Chissà che reazione avrà. Cristal:" Te lo dico se prometti di non prendermi in giro." Lui appoggia una mano sul petto e una in alto. Peppe:" Giuro sul mio onore." Io scoppiò a ridere, e lui mi segue. Cristal:" Faccio il meccanico." Lui mi guarda confuso. Aspettando che io aggiunga altro. Ma invece non ho altro da aggiungere. Peppe:" Be è cosa c'è di strano scusa?" Gli faccio segno di guardarmi bene. Facendo anche una giravolta. Cristal:" C'è di strano che sono una donna." Lui torna serio. Sorridendomi però con fare paterno. Peppe:" Sono tutte sciocchezze. Il lavoro è lavoro. Non esiste nè razza, ne religione e ne sesso. Bisogna solo essere bravi." Ha ragione. Il lavoro nobilità l'uomo, qualsiasi esso sia. L'importante è che ti permette di portare il pane il tavola. Cerco di alleggerire la situazione, pavoneggiandomi. Cristal:" E io sono la migliore, modestamente. Ti posso chiedere che lavoro facevi tu invece?" Lui sospira, finendo il suo mezzo panino. Peppe:" Lavoravo in un cantiere navale. Come capo marro. E devo dire che ero anche bravo. Poi la ditta è andata in banca rotta. E noi siamo finiti tutti a casa. I più giovani hanno trovato qualcosa. Ma per i vecchietti come me. Non c'è molta possibilita in giro." Abbasso la testa. Mortificata. Mordendomi la mia maledetta lingua curiosa. Cristal:" Scusami non dovevo chiedertelo. Sono stata indelicata e scortese" Lui mi alza il viso. E sento per la prima volta il tocco della sua mano. Consumata e ruvida mano. Ma calda come un tocco paterno. Che a me manca da molto. Peppe:" Non abbassare mai la testa piccola. Se le cose sono dette e fatte con il cuore. Non sono mai sbagliate. Ora vai." Annuisco sorridente e scappo via. Con il cuore colmo d'amore. Grazie a un uomo che non ha nulla. Ma che con un gesto mi ha dato tanto. ____________________________ Arrivo e vedo mio padre litigare con una vecchia Punto. Cristal:" Ei papà." Lui si gira. Sudato e tutto sporco di olio e grasso. L'immagine che accompagna ogni ricordo della mia infanzia. Papà:" Ei tesoro. Sto litigando con questa dannata macchina." Mi cambio in fretta. Mettendo la salopette da lavoro. Legando i capelli, in una coda e mi avvicino. Cristal:" Quale è il problema?" Lui sbuffa, facendomi spazio per vedere la situazione. Papà:" Non ne ho idea. Il cliente dice che fa un rumore strano. E che ha problemi con il cambio." Accendo la macchina e faccio qualche prova. Capendo qual'è il problema principale. Il cambio è andato. Da cambiare. E per il rumore Be  credo che dovrò smontare il motore. Viene sicuramente da lì. Cristal:" Il cambio è andato. Facciamo una cosa. Io smonto qui. Mentre tu vai a chiamare il ricambio per i pezzi." Lui annuisce e va verso l'ufficio. Felice della pausa concessa. Mentre io mi posiziono davanti al cofano e inizio a lavorare. Sento mio padre parlare con qualcuno. Non me ne preoccupo, credo sia il ricambio. Mi sporgo verso il carrello e non volendo finisco con il sedere rialzato. Ma non ci faccio caso. Papà:" Tesoro?" Mi giro e davanti a me c'è mio padre. Ma non è solo. Merda. Papà:" Tu conosci Enrico? Il figlio di Roberto Scialli?" Enrico è davanti a me. Occhi che luccicano. E bocca aperta. Credo per lo spettacolo che gli ho offerto poco fa. Cristal:" Si. Andiamo a scuola insieme..." Poi rifletto sulle sue parole. Doppia Merda. Enrico è il figlio dell'uomo a cui dobbiamo un sacco di soldi. Questa si che è sfiga. Papà:" Ha portato la macchina per un tagliando. Pensaci tu. Io vado un secondo al ricambio." Perfetto. Lasciami da sola con il lupo papà. Bel lavoro. Lui continua a guardarmi. E io torno a lavoro. Non posso sopportare il suo sguardo. Il mio ci si perde. Cristal:" Cosa ci fai qui?" Lo sento muoversi alle mie spalle. Guardarsi intorno curioso. Enrico:" Avevo bisogno di un tagliando." Mi giro di colpo. Guardandolo con un sopracciglio alzato. Cristal:" Non prendermi in giro. Avete la migliore officina di tutto il paese in casa." Lui si ferma dal suo giro di perlustrazione. Fissando me. Enrico:" E tu come lo sai?" Merda. Dico la verità, tornando con la testa nel cofano. Cristal:" L'ho vista tanto tempo fa. Ma non cambiare discorso." Finisco di abitare il bullone. E torno a guardarlo. Ora fermo, fisso su di me. Ma sai almeno quanto mi fai tremare l'anima? Cristal:" Cosa ci fai qui?" Ora sembra nervoso, mentre si gratta la nuca. Un vizio che ha, quando prese in contropiede. Enrico:" Io... Ecco... Volevo chiederti scusa. Quello che ho fatto stamattina è stato... Non so cosa mi è preso. La notte non sto dormendo bene. Ma no. Quello che ho fatto e ingiustificabile. Quindi ti chiedo scusa." Mi ha chiesto scusa. Due volte. La cosa mi sconvolge. Non lo mai sentito pronunciare quelle parole. Sono confusa. Ma una seconda possibilità si da a tutti vero? Giusto? Non lo so. Cristal:" Va bene. Ti perdono." Tutta colpa del mio cuore. Sempre troppo buono con tutti. Enrico:" Quindi siamo amici?" Chiede speranzoso, colpendoli al cuore con il suo sorriso mozzafiato-strappamutande. Cristal:" Non ti allargare. Diciamo che non ti metterò contro, il lato omicida di Marti. Per ora." Lui ride. Una risata sana e genuina. Che contagia tutti. Anche me. Enrico:" Be mi accontento." Duo se è bello. Da farmi tremare dentro. Riprenditi Cristal, sembri una gatta in calore. Cristal:" Allora lo vuoi ancora il tagliando?" Di di no. Di di no. Enrico:" Certo." Merda. Ecco un lavoro che dovrò fare gratis. Fantastico. Cristal:" Vuoi occuparti tu del ricambio?" Lui nega, alzando le mani in segno di resa Enrico:" No fai tutto tu. Mi fido di te." Enrico, ma almeno sai quanto le tue parole pesano. Quanto mi sanno tirare giù o farmi toccare il cielo? Cristal:" Ok... Allora a domani." Ecco che comincio a balbettare. Lui sorride. Dillo che mi vuoi morta. Ammettilo stronzo dal sorriso perfetto. Enrico:" A domani Cri." E se ne va. Lasciando il suo profumo. Io torno al lavoro carica e felice. Sto sorridendo come un ebete lo so. Ma non mi interessa. Sono felice...
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD