Capitolo 3 lezione di coraggio

4092 Words
Pov Cristal Lunedì ore 7:50. La domenica è stata uno schifo. L'officina era ridotta peggio di quello che pensavo. Ci abbiamo messo tutto il giorno a pulire. Mangiando un panino al volo a mezzogiorno. Ringrazio i ragazzi per esserci stati. Altrimenti non ne sarei uscita viva. Marti:" Che palle. Io ho sonno." Sbuffa, trascinando i piedi. Paolo:" Taci non sei l'unica. Ed è inutile lamentarsi per nove mesi. Sembri una donna incinta." La sgrida, da brava mamma. Ma Marti non smette. Anzi, inizia a dare spettacolo. Marti:" Si e ho già iniziato il travaglio. Tienimi la mano." Gli prende la mano. Facendo i respiri da parto. Attirando l'attenzione di tutti. Che la guardano come se fosse una pazza. E non hanno tutti i torti. Cri:" La vuoi smettere? Ti stanno guardando tutti." Lei finalmente la smette. Avvicinandosi sorridente. Marti:" Non dire cazzate. Stanno guardando tutti i tuoi cocomeri. Me li fai toccare." Si avvicina di nuovo con le mani al mio seno. E io ancora una volta le picchio. Allontanandomi. Cri:" Ma sei fissata? Non è che sotto sotto. Sei lesbica e non me l'hai mai detto?" Lei si mette davanti a me con la mano sul cuore. E la faccia innamorata. Marti:" Mi hai scoperto. Ormai non posso più nasconderlo. Io ti amo Cristal Leboi. Io TI AMO. E amo le tue tette." Io e lei scoppiamo a ridere. Mentre Paolo si mette la mano davanti alla faccia. Esasperato. Dei tre lui è quello più serio. Ma è solo apparenza. Cristal:" Sai se non ti avessi becatto in piscina con... Come si chiamava?" Lei fa gli occhi a cuoricino. Mettendosi entrambe le mani sul petto. Marti:" Luis..." Lo dice con la voce innamorata. E io imito il vomito. Paolo:" Io lo conoscevo come... Mangia caccole." Gonfia le guancie, fingendosi offesa. Sbattendo i piedi a terra. Marti:" Non è vero. Non mangia le caccole." Le metto un braccio sulle spalle. Guanda sola con le sopracciglia sollevate. Cristal:" Ne sei sicura?" Lei abbassa la voce. Guardandosi i piedi, che incrocia tra di loro. Marti:" Forse." Io e Paolo ci guardiamo. E imitiamo di nuovo il vomito. Marti fa l'offesa mentre noi ridiamo. Ma alla fine si arrende e si unisce a noi. Driiiiiiiiin. Cazzo. Si comincia. Ammirate le porte dell'inferno che si spalancano. Altro che gravidanza. Quest'anno sarà una rettoscopia doppia. Mescolata non scecherata. Ok. Sto impazzendo. Mentre andiamo verso gli armadietti. Sento tutti gli occhi su di me. Che fastidio. Sembra che non abbiamo mai visto una donna. Credo che molti di loro, ne meno mi riconoscono. O meglio, si ricordano di me. Arrivo sana e salva all'armadietto. Forse oggi andrà bene. Sono solo paranoica. Xx:" Ei bambola sei nuova?" Ho parlato troppo presto. Un ragazzo mi urla, dall'altra parte del corridoio. Leccandosi le labbra, cercando di sembrare sexy. In realtà, sembra solo un coglione. Cristal:" No. Sono tua sorella." Chiudo lo sportello e me ne vado. Senza ne meno guardarlo. Affiancata dai miei best. Che mi danno il cinque sorridendo. Xx:" Ti ritroverò." Di schiena gli faccio il dito medio e vado via, senza dargli attenzioni. Mentre mi in camino verso la classe. Osservo questi muri bianchi e blu. Che hanno visto: Le mie lacrime. Le umiliazioni. La sofferenza. Che hanno visto una me, fragile e insicura. Molto diversa da chi sono oggi. E tutti se ne renderanno conto. Ho finito di subire le loro offese. Ho finito di soffrire, per la loro ignoranza. Arriviamo nella nostra nuova classe. Che ci accoglierà per tutto l'anno scolastico. Non ha nulla di diversa dalle altre. Semplicemente qui passeremo il nostro ultimo anno. Forse è questo che la rende diversa. Ci sediamo vicino alla finestra, nella penultima fila. Come abbiamo sempre fatto dai tempi delle medie. Io vicino ad essa. Marti al mio fianco. E Paolo dietro di me. La classe si riempie e cominciano gli sguardi e le chiacchiere sotto voce. "È lei." "No è impossibile." "Guarda come è cambiata." "Secondo me, si è rifatta." "Secondo me non è lei." Sto per perdere la pazienza. E rispondere per le rime. Ma Marti mi anticipa. Alzandosi e sbattendo i pugni sul banco. Marti:" È lei va bene? E no, non si è rifatta. Quei meloni sono tutta roba sua. Ora se avete finito. State zitte." Tutti rimangono in silenzio. Ma per poco. Dopo 2 secondi ricomincia le chiacchiere. E Marti torna seduta. Sbuffando nervosa. Marti:" Giuro che le spello quelle galline. Una a una." Sorrido, infondo anche se siamo prossime alla maturità. Certe cose non cambieranno mai. Cristal:" Stai calma Marti. È inutile. Le papere non sanno fare altro che Quak Quak." Paolo si sporge dal suo banco. Posizionandosi con il viso tra noi. Paolo:" Cristal ha ragione. Stai calma. Non vorrai una nota già il primo giorno?" Lei mette il broncio. Mentre noi ridiamo sotto i baffi. Prof:" State zitti e seduti." O mio Dio. Non può essere lei. Mi avvicino all'orecchio di Marti. Cercando di non farmi beccare dalla strega. Cristal:" Ma è ancora viva?" Marti:" Si. Te l'avevo detto io che è una mummia." Paolo:" Si. Attente alla sua maledizione." Mentre noi ridacchiamo di nascosto. Bussano alla porta. Facendo irritare la mummia. Prof:" Ecco i soliti ritardatari. Avanti." La porta si apre. Ed io mi abbasso, cercando di nascondermi più che posso. Il mio cuore soffoca nel petto. Quando esemplare di Dio greco entra. Maglietta nera aderente, per far notare il corpo perfetto. Jeans classico strappato. Da far sognare di strapparlo ancora. Lui posa subito gli occhi su di me. Come se avessi una freccia luminosa sulla testa. Sorride soddisfatto, sicuramente per le mie guance infuocate. Sa l'effetto che mi fa. Sa che mi sta facendo fremere. Ma non gliel'ha darò vinta. Quindi distolgo lo sguardo, concentrandomi sulla prof. Prof:" Ti va bene che è il primo giorno. Ma non sarò più clemente con te. Quindi fila a sederti." Enrico, bello come sempre. Con il suo sorriso, da sono il re del mondo. Si va a sedere proprio nel banco di fianco al mio. Meno male che c'è Marti. Altrimenti sarebbe stata una tortura. La prima ora è stata come stare sotto i riflettori Ustionante. Sentivo lo sguardo di tutti. Soprattutto quello di Enrico. Che mi guarda con uno sguardo malizioso e dannatamente sexy. Per poi sussurare qualcosa ai suoi amichetti dietro. Alla fine della prima ora. Durante il cambio. Noi non ci muoviamo. Chiacchiero con Marti, cercando di non guardare Enrico. Se non fosse che un frastuono attira l'attenzione di tutta la classe. La ragazza di fianco a Enrico viene spodestata in male modo. Da una bionda ossigenata. Sharon:" Non permetterti  mai più di sederti al mio posto. Di Fianco al mio ragazzo." E come dimenticarsi di lei. Vi presento Sharon. La più stronza, più antipatica, più succhia ca.... Sangue. Di tutta la scuola. Esemplare di donna con mammelle e glutei plastificati. Grazie al portafoglio del Papino. Capelli biondi così tante volte tinti e massacrati. Che se si ascolta bene, lì si può sentire gridare pieta. Viso truccato dall'intera produzione della Pupa. E corpo rigorosamente non coperto. Marti:" O mio Dio. Forse è diventata povera. E non può più comprarsi dei vestiti per coprirsi." Lo dice con una tale faccia. Che non riesco a trattenermi dal ridere. Paolo:" Facciamo una raccolta fondi? Copriamo la troia!" Tutto detto sottovoce. Non per paura, ormai non ho più paura di quella gallina. Semplicemente per evitare che mi noti già alla seconda ora. Comunque completiamo la presentazione. Questo esemplare vi renderà la vita un inferno motivata da. Soldi, popolarità e bellezza. Insomma un palo nel culo per me... Tornando a noi... La ragazza terrorizzata si alza e corre al banco più lontano. Sharon si siede e inizia  mangiare la faccia di Enrico. Senza ne meno dirgli ciao. Annotare: oltre a succhia sangue, aggiungere cannibale. Ma comunque, a lui non dispiace. Anzi la stringe a sé, toccandola come se volesse scoparsela su quella sedia. Disgustoso. E... Doloroso. Ipocrita come sono. Vorrei davvero esserci io, al posto di Sharon. Ma questo non sarà mai possibile. Comincia anche la seconda ora. Noiosa matematica, con cui non andrò mai d'accordo. Prendo appunti per tutta l'ora. Sono molto brava a scuola. Ma non sono il tipico topo da biblioteca, che studia per piacere. Semplicemente se voglio andare all'università. Ho bisogno di una borsa di studio. Quindi la mia media deve essere molto alta. Continuo a sentire lo sguardo di lui addosso. Lo osservo, con la coda dell'occhio, mentre passa un fogliettino a Marti, per me. Lei lo guarda con sfida. Lo stropiccia e se lo infila in bocca. Per poi girarsi verso di me e sputarlo. Marti:" Ble. Chissà dove a messo la mano. Che ha usato per passarmelo." Si pulisce la lingua usando un fazzoletto. Ed io decido di inferire. Giusto per divertirmi un po'. Cristal:" Magari ci si è grattato le palle." Lei fa una faccia schifata. Spalancando gli occhi, strofinando la lingua con più forza. Marti:" O mio Dio. Ora vomito. Dio mi sento male. E se mi avesse passato qualche malattia venerea? O mio Dio sto per morire. Lascio tutto a voi ragazzi. E al mio gatto fuffi." Dopo uno sguardo di intesa. Scoppiamo a ridere, attirando l'attenzione del proff. Prof:" Se avete così tanta  voglia di ridere. Perché non fate ridere anche noi? Su parlate voi tre la dietro." Ed ecco tutti lì sguardi su di noi. Su di me. Anche quello di Sharon. Merda. Marti si alza in piedi. Fiera e sicura della sua spiegazione. Marti:" Veramente è una cosa seria. Parlavamo di tutte le malattie veneree che potrebbe avere Enrico. Sa, dovrebbe fargli una lezione di sesso protetto." L'intera classe ride. Compreso Enrico, che lo nasconde dietro la mano. Ma io lo vedo che ride, dal movimento lento del suo petto. Che sale e scende, in un dolce movimento. Sono decisamente patetica. Comunque, l'unica che non ride è Sharon. Che si alza per affrontare Marti. Sharon:" Come ti permetti. Tu lurida bastar..." Io mi alzo e mi paro davanti a Marti. Indicandola furiosa. Fregandomene di finire in presidenza, per averle spaccato la faccia. Cristal:" Prova a finire la frase. E io ti strappo quel parrucchino di capelli secchi che ti ritrovi." Lei mi guarda stringendo gli occhi. Mi dispiace Cara. Ma non ho più paura di te. Sharon:" Tu sei..." Enrico:" Basta Sharon. Stai esagerando. Torna seduta e zitta." Sharon da bravo bamboncino torna al suo posto. E io torno al mio. Con ancora i pugni stretti. Ho bisogno di una sigaretta. Si, ne ho decisamente bisogno. Paolo:" Sbaglio o ti ha difesa?." In realtà non ci avevo fatto caso. Troppo presa dall'istinto omicida. Marti:" Si per entrare meglio nelle tue mutande." Io non rispondo. È vero, mi ha difeso. Ma il mio cuore è corazzato. Non gli basteranno due movine da principe azzurro per entrarci. Perché chiariamo una cosa. Lui è tutt'altro che il principe azzurro. "_"_"_"_"_"_"_"_"_"_"_"_"_"_"_" Finalmente dopo ore di tormenti. Arriva l'intervallo. Io corro fuori dalla classe. Ho bisogno di calmarmi. Di fumare una sigaretta in santa pace. Vorrei andare in cortile. Ma la paura di incontrarlo e alta. Quindi decido di prendere un'altra strada. Cristal:" Ragazzi io vado a fumare una sigaretta su." Loro sanno che mi riferisco alla terrazza. E sanno che ho bisogno di stare un po' da sola. Quindi annuiscono e ci dividiamo. Finalmente arrivò alla terrazza. Che, in realtà è vietata agli studenti. Ma chi se ne frega. Mi accendo una sigaretta e faccio un lungo tiro. Il fumo scivola nella mia gola. Fino ad arrivare ai miei polmoni. Al mio cervello. Dandomi  sollievo. Facendomi respirare un po' di pace. Almeno finché non sento la sua voce. Enrico:" Finalmente non mi puoi più scappare." È dietro di me. Così mi giro. Pronta a dirgliene quattro. Grande errore la superbia. Il credermi abbastanza forte per affrontarlo. Perché questo stronzo deve essere così perfetto? Riprenditi Cri. Lui non ti deve toccare. In nessun modo. Cristal:" Io non sto scappando." Ha uno strano luccichio negli occhi. Quegli occhi meravigliosi. Che ora mi guardano come un lupo, guarda un docile coniglietto. Enrico:"  La dice lunga, il fatto che mi hai evitato tutta la mattina." Io sorrido, si nuovo sicura di me. Ricordandomi la scena della seconda ora. Cristal:" Sai non volevo disturbare il mangia faccia con Sharon." Lui sorride. Dio quanto è bello il suo sorriso. È la chiave per ogni mutanda. Enrico:" Non avresti disturbato nulla." Momento di silenzio. Lui mi guarda e dentro sto morendo. Ho passato anni a sognare quello sguardo su di me. Ed ora... Ora mi fa paura. Enrico:" Devo ammetterlo. Sei veramente molto bella" La bolla in cui stavo fluttuando. Sognando chissà quale storia d'amore, esplode. Rendendomi furiosa. Cristal:" O andiamo. Non mi prendere per il culo Enrico." Lui sembra confuso dal mio comportamento. Posso capirlo, nessuno gli dice di no. Enrico:" No, dico davvero. Sei diventata veramente bella." Lo guardo. Fumo contro tempesta. La sua sicurezza contro la mia. Lui non si rende conto di quanto lo sto odiando in questo momento. Cristal:" Sono la stessa ragazza meno donna, che hai torturato per anni." Fa la faccia da innocente. Da angelo. Ma io conosco il diavolo che c'è dietro. Non mi incanti più. Enrico:" Io non sono più quello di allora. Sono cambiato. Se me ne dessi la possibilità, te lo dimostrerei." Ok ora sono incazzata nera. Mi sento presa per il culo. Un insulto alla mia intelligenza. Cristal:" Pensi davvero che io mi beva le tue cazzate? Tu vuoi solamente avere quello che desideri. Per poi buttarlo via." Si avvicina a me. Con quel fare seducente. Con quel sorriso dolce. Che promette molto, lasciandoti nulla. Enrico:" Non è così Cristal. Tu sei diversa." Mi allontano, iniziando a gesticolare. Cercando la forza di non picchiarlo. E di non baciarlo. Cristal:" Oh mio Dio Enrico. Ma fai sul serio? Mi credi davvero così stupida? Io conosco il tuo modo di fare. Te l'ho visto fare 1000 volte. Con 1000 ragazze diverse. Fai il tenero e il dolce e conquisti. E una volta avuto quello che vuoi, le butti via. Come se non valessero niente per te. Mi dispiace ma io non ho intenzione di diventare un trofeo sul tuo caminetto." Faccio per andarmene. Ma lui si para davanti alla porta. Mi afferra dai fianchi e mi ci sbatte contro. I nostri visi sono poco lontani e sento nell'aria, il suo desiderio di baciarmi. E lo stesso che ho io. I respiri di tabacco e menta entrano in collisione. Dio che tentazione. Il mio corpo lo vuole. Il mio cervello combatte. E il mio cuore... Smette di battere. Come il mio respiro. Enrico:" Perché mi resisti?" La sua voce roca e sensuale. Una voce, che farebbe inginocchiare mille donne. Ma io non sono una di queste. Vuoi giocare Enrico? Bene giochiamo. Mi avvicino. Il suo viso a un palmo dal mio. Cristal:"  Io in realtà non ti resisto." Lentamente lo faccio allontanare. Facendogli  fare qualche passo indietro. Cristal:" Io desidero solo una cosa..." Afferro la maniglia. Ma lui è troppo preso dalla mia bocca, per accorgersene. Cristal:" Desidero solamente..." Continua a fissare le mie labbra. Leccandosi le sue, già pronto  alla collisione. Pensa che io lo bacerò. Che gli salterò al collo. Sta già sudando a freddo. So l'effetto che ho su di lui. Pensi che ti bacerò. Che cederò. Ma non sarà così. Cristal:" Che tu mi lasci stare e che sparisca dalla mia vista." Giro la maniglia, spalancando la porta, e scappando via. Lui cerca di afferrarmi. Ma io ormai sono fuori dalla sua portata. Appena sono abbastanza distante. Mi rifugio in una delle classi vuote. Chiudo la porta alle mie spalle. E mi ci appoggio Cadendo a sedere. Il mio cuore batte ancora all'impazzata e la mia pelle ancora trema. Mi odio per il potere che ha su di me. Mi odio perché lo desidero così tanto. Da sentirmi una stupida. >..........Pov Enrico. Prendo a pugni il sacco da boxe. Con tutta la rabbia che provo. Come se stessi prendendo a pugni le sue parole. Vere parole. È vero, ho usato mille volte quel discorso. E ha sempre funzionato. Ma non con lei. Perché lei mi conosce bene. Mentre per me è stata sempre invisibile. Mi divertivo a prenderla in giro. Solo per sentirmi più forte. Ma ora capisco che è lei quella forte. E io il misero sfigato. Che ha bisogno dell'approvazione di tutti. Per sentirsi bene. Il problema è che tutto questo. Lo capito solo quando lei ha pronunciato quelle parole. Parole maledette. "Che tu mi lasci stare e che sparisca dalla mia vista." Li ho capito quanto valgo poco in realtà. Tiro un altro pugno. Sento le nocche spaccarsi. Ma qualcos'altro si spezza dentro di me. La consapevolezza che non valgo quanto credevo. Appoggio la fronte, sudata dallo sforzo, al sacco. "Che mi hai fatto Cristal?" Ripenso alle sue labbra che soffiavano sulle mie. Ai miei denti che volevano sostituire i suoi. Mentre mordeva il labbro. E sono sicuro che non se ne è ne meno accorta. Perché lei non si rende conto di come fa girare la testa agli uomini. Io li ho visti. Sbavare e fantasticare sul suo corpo. Non me ne mai fregato nulla delle donne. Ma lei mi rende ossessivo e possessivo. Torno a tirare pugni contro il sacco. Pensando a quando oggi, mi ha baciato Sharon. È stato disgustoso. E appiccicoso. Ma anche se non avesse avuto il rossetto. Sarebbe stato lo stesso disgustoso. Anche se fosse stata un'altra. Perché nessuno ha le sue labbra. Quelle labbra. Niente in confronto ai suoi occhi. Grandi e profondi. Non ha il mondo al suo interno. Ma il mio universo. Tiro un calcio talmente forte. Che il sacco si spezza. Spezzato dalla rabbia. Rabbia a causa sua. Al potere che ha su di me. Che non ha mai avuto nessuno. Il potere di piegarmi. E spezzare il mio animo. Mi piego sulle ginocchia. Osservando la sabbia scivolare via. Come lei è scivolata dalle mie mani. Correndo via. Lo cercata, lo seguita. Mi sono arreso solo perché... Perché? Perché non sapevo cosa dirle. Lei ha pienamente ragione. Gian:" Non vorrei essere nei panni. Di chi ti ha fatto incazzare." Gian è sulla porta della mia palestra privata. Sorridendo, con fare annoiata. Mi lancia un asciugamano, e una bottiglietta d'acqua. Che io afferro al volo. Ne ho davvero bisogno. La gola arsa per l'affanno Enrico:" Non è stato nessuno." Si incammina verso di me. Lento e calcolatore. Lo stronzo mi sta studiando. Gian:" Allora è stata una donna. Quella donna." Come fai Gian? Come fai a leggermi dentro così? Indisturbato e senza il mio consenso. Enrico:" Non so di cosa stai parlando." Lo supero e mi dirigo verso la mia camera. O bisogno di una doccia. Gian:" O andiamo. Quel sacco non si è distrutto da solo..." Non lo lascio finire che mi chiudo in bagno. Appoggiando la fronte alla porta. Gian:" È inutile che scappi. Lei non è qui fuori. Ma dentro di te." Senza dargli risposta. Mi infilo sotto la doccia. Cercando un solievo che però non arrivava. Cazzo se hai ragione Gian. La vedo anche qui. In ogni goccia. In ogni mio respiro. Nel riflesso del vetro della doccia. È una maledizione. E io devo tenerla lontana. Nessuna deve  toccherà il mio cuore. Nessuno... Soprattutto lei...
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